mercoledì , 17 gennaio 2018

Ilaria Alpi giornalista uccisa a Mogadiscio insieme al suo cameraman: assolto il somalo dopo 16 anni di carcere l’unico accusato è stato riconosciuto innocente

ilaria-alpi-giornalista-uccisa-a-mogadiscio-insieme-al-suo-cameraman-assolto-il-somalo-dopo-16-anni-di-carcereImportanti novità riguardanti il caso Ilaria Alpi la giornalista uccisa insieme al suo cameraman Miran Hrovatin, a Mogadiscio nel marzo del 1994. Nella giornata di ieri la Corte d’Appello di Perugia ha assolto il somalo Hasci Omar Hassan, dall’accusa di aver partecipato agli omicidi della giornalista e del cameraman,sentenza tra l’altro arrivata al termine del processo di revisione. Dopo 16 anni di carcere, il processo di revisione ha così definitivamente assolto il somalo, condannato alla pena detentiva con l’accusa di aver ucciso la giornalista Ilaria Alpi ed il cameraman; il somalo sin dal primo momento si è detto innocente, e la stessa cosa è stata sostenuta dalla madre della giornalista, che non ha mai creduto al suo coinvolgimento nei fatti delittuosi, ed infatti è stato assolto per “non aver commesso il fatto“. Hassan, era presente in aula insieme alla madre della Alpi; il somalo dopo aver scontato 16 anni di carcere era stato affidato ai servizi sociali.

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“Sono felice. Dopo oltre 17 anni di carcere posso dirmi innocente. Sono contento“, ha commentato Hassan dopo la sentenza. “Grazie a Dio è finita. Ora devo cercare la mia famiglia perché sono 19 anni che non la vedo e per questo ho bisogno urgentemente dei documenti. Mi hanno rovinato, mi hanno sequestrato, però grazie a Dio, all’aiuto dei giornalisti e di questi giudici oggi sono stato liberato”. Il desiderio più grande del somalo, adesso, è quello di poter rivedere la sua famiglia, visto che adesso finalmente è un uomo libero; la Corte d’appello di Perugia ha infatti disposto la revoca di qualsiasi limitazione della libertà personale del somalo. Contenta per l’esito della sentenza, invece, Luciana ovvero la madre di Ilaria Alpi, la quale ha dichiarato che finalmente dopo 16 anni Hassan è riuscito ad avere la libertà, ma al tempo stesso è molto amareggiata e depressa per la figlia. A tal riguardo, donna Luciana ha aggiunto: “Sono amareggiata perchè è come se lei e MIran Hrovatin fossero morti per il caldo che faceva a Mogadiscio.La verità non l’abbiamo e secondo me non l’avremo mai“.

La stessa ha poi aggiunto che sono passati ormai 23 anni dalla morte della figlia ed il tempo non sembra essere dalla loro e dalla sua parte.” Ora non so cosa farò. Sono stanca e non ho più voglia di farmi prendere in giro da queste persone. Perché ci hanno riempito di bugie, di depistaggi, e non hanno combinato nulla.Sono stanca e sola dopo la morte di mio marito, 6 anni fa. Non sto bene. Parlerò con mio avvocato per decidere cosa fare. Ho l’impressione che gli inquirenti non siano mai stati interessati a scoprire la verità”, ha concluso Luciana. Ilaria Alpi, 28 anni, inviata in Somalia per il Tg3, venne uccisa nel corso di una sparatoria a Mogadiscio insieme all’operatore Miran Hrovatin, 45 anni. 

Non ci sono colpevoli per l’uccisione di Maria Alpi e Miran Hrovatin. La Corte d’appello di Perugia ieri ha assolto il somalo I lasci Omar Massan, unico accusato di avere partecipato all’agguato in cui il 20 marzo 1994, a Mogadiscio, morirono la giornalista del Tg3 di 28 anni e l’operatore tv di 45. La sentenza c arrivata al termine di un processo di revisione, avviato in seguito all’intervista in esclusiva del super testimone Miro ed Ali Rage, soprannominato Celle, prima grande accusatore di Hassane poi sparito nel nulla, tanto da non presentarsi al processo.
Nonostante l’assenza in aula del supertestimone, la sua accusa resa al pubblico ministero romano fu considerata sufficiente e per Hassan arrivò una condanna definitiva a 26 anni di carcere. Da 17 anni (dal carcere) il somalo continuava inutilmente a professarsi innocente, ma nove mesi fa, per sua fortuna, “Chi l’ha visto?” aveva scovato all’estero Celle, che alle telecamere della tramissione Rai aveva spiegato di «essere stato pagato dagli italiani per accusare un somalo qualunque e aiutare a chiudere in fretta il processo»-. La roulette Rissa girò nella mente di Ahmed Ali Rage, che scelse di fare il nome di Hassan. Da quel momento, la procura di Roma non ha più abbandonato quella pista.
Il 12 gennaio 19981 lassan viene arrestato per concorso in duplice omicidio volontario, indicato quale componente del commando di sette persone che affiancò l’auto dei giornalisti e uccise Alpi e Hro- vatin. Il 20 luglio 1999 Hassan era stato assolto in primo grado, ma il 24 novembre 2000 la Corte d’assise aveva capovolto il verdetto indicando l’ergastolo, ridotto a 26 anni in Cassazione, il 26 giugno 2002, dopo altri rimbalzi giudiziari.
I genitori di Maria Alpi, che da sempre si sono battuti alla ricerca della verità, si erano da subito mostrati scettici sulla condanna di Hassan, definito dalla famiglia della giornalista «un capro espiatorio». Il papà di Maria è morto da sei anni, senza vedere che fosse fatta giustizia per la sua unica figlia. Invece la moglie anche ieri era in aula, a Perugia, ad assistere alla sentenza che ha rimandato gambe all’aria l’inchiesta, lasciando impuniti gli assassini.
«Sono molto contenta per Omar llashi Hassan che da oggi è finalmente libero», è stato il primo commento di Luciana Alpi, che ha spiegato: «Anche noi come parte civile ci siamo battuti perchè venisse riconosciuta la sua innocenza.
Tuttavia, se è una grande giornata per lui, da parte mia devo dire che sono molto amareggiata e depressa. Ormai sono convinta», ha proseguito la donna, «che sulla morte di mia figlia e di Miran Hrovatin non è stato fatto nulla a livello di indagine. Sul caso si sono alternati in 22 anni ben cinque magistrati c tre procuratori, lippure,
nessuno è riuscito a porre fine alle troppe bugie, ai troppi depistaggi che hanno caratterizzato questa vicenda».
Alla revisione di ieri si è arrivati esclusivamente per il lavoro giornalistico dell’inviata di “Chi l’ha visto?” Chiara Gazzanica. Il commento della conduttrice del programma. Federica Sciamili, è stato molto aspro: «Dopo questa brutta pagina di giustizia italiana, ora confido che vengano riaperte le indagini. Ora bisogna individuare i mandanti e i colpevoli».
Oltre ai responsabili, non è ancora stato trovato il movente del duplice omicidio. I due giornalisti erano impegnati a seguire la missione Onu «Restorc I lopc», ma in molti credono che in verità la Alpi avesse scovato un presunto traffico di anni effettuato dai pescherecci di una società italo-somala. Un mistero lungo 22 anni, sul quale poco si c lavorato e che forse non finirà mai.

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