Ilva shock, dati allarmanti sulla salute dei bambini: pronta l’ordinanza per la chiusura dello stabilimento

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La situazione all’Ilva purtroppo non sembra essere tra le migliori ed il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno è pronto ad ordinare la chiusura dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto. “Ho già l’ordinanza di chiusura per tutto lo stabilimento da affidare al prefetto. Ho chiesto alla ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, di validare scientificamente il rapporto presentato dalla Regione Puglia che individua nell’Ilva la causa di un eccesso di malattie e mortalità a Taranto. Attendo una settimana”, ha dichiarato il sindaco durante una conferenza stampa. Purtroppo il risultato dell’indagine epidemiologica condotta dalla Regione Puglia in collaborazione con il dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio, della Asl di Taranto, di Arpa Puglia e di Ares Puglia, ha dato dei risultati sconvolgenti, e mostra una relazione di causa-effetto tra le emissioni industriali e il danno sanitario a cui risulta esposta la cittadinanza. Nello specifico tra i bambini da 0 a 14 anni residenti ai quartieri Tamburi e Paolo VI si sono registrati eccessi di ricoveri del 24% (Tamburi) e 26% (Paolo VI) per malattie respiratorie.

Sono dati inquietanti, li conosciamo soltanto oggi nonostante a quanto pare fossero pronti da mesi. Ma da sempre chiediamo il parere di una autorità al di sopra delle parti, un organo tecnico che avalli scientificamente quei dati perché l’anidride solforosa, per esempio, non la produce soltanto l’Ilva“, spiega il sindaco il quale ha aggiunto che se ci saranno conferme non si può far altro che difendere la salute dei cittadini e fermare lo stabilimento. Il dato più allarmante emerso dallo studio epidemiologico realizzato dalla Regione Puglia riguarda il boom di tumori in città legato per lo più alla produzione del siderurgico. Per fronteggiare la situazione piuttosto allarmante, la giunta regionale ha deliberato di impugnare dinanzi alla Corte costituzionale la legge 151/2016.

“Lo studio attesta una relazione tra contaminazione ambientale di origine industriale e salute della popolazione residente nell’area di Taranto; per le malattie cardiorespiratorie tale relazione si manifesta con una latenza temporale breve. Pertanto, ad una diminuzione della concentrazione ambientale delle sostanze inquinanti consegue un guadagno immediato per la salute”, si legge nella pagina del rapporto.“DEVO dire che i dati sulle malattie dei bambini mi hanno lasciato senza parole”, è questo quanto dichiarato Francesco Forastiere, dirigente del dipartimento epidemiologia della Regione Lazio.“Non vogliamo fare allarmismo” ha detto Michele Emiliano lunedì alla presentazione del report a Bari, “ma contribuire attraverso l’evidenza scientifica a definire migliori strategie”.Il Presidente della Regione Puglia aveva reclamato l’arresto della produzione nello stabilimento siderurgico di Taranto, in assenza di adeguate condizioni di sicurezza, ha aggiunto che nel corso della riunione verrà valutato se impugnare l’ultimo decreto salva-Ilva davanti alla Corte Costituzionale ed ha chiesto l’immediato intervento del Governo.

Boom di tumori a Taranto e la Regione impugna la legge salva Ilva. E’ accaduto tutto in poche ore: prima è stata presentata l’indagine che evidenzia una percentuale di ricoveri superiori al 24 per cento per chi abita vicino al siderurgico, poi la giunta regionale della Puglia ha deliberato di impugnare dinanzi alla Corte costituzionale la legge numero 151/2016, che ha convertito l’ultimo decreto legge sull’Ilva perchè “l’esclusione di qualunque strumento collaborativo con la Regione rende palesemente incostituzionale la disposizione impugnata”.

I dati più preoccupanti del rapporto riguardono i minori. Tra i bambini di età compresa tra 0-14 anni residenti a Taranto, “si sono osservati eccessi importanti per le patologie respiratorie: in particolare tra i bambini residenti al quartiere Tamburi si osserva un eccesso di ricoveri pari al 24 per cento”; una percentuale che sale “al 26% tra i bambini residenti al quartiere Paolo VI”. Sono alcuni dati contenuti nel rapporto secondo cui “c’è relazione causa-effetto tra emissioni industriali e danno sanitario”, in cui si illustrano i risultati dell’indagine epidemiologica condotta per valutare l’effetto delle sostanze tossiche di origine industriale emesse dal complesso Ilva sulla salute dei residenti.

Lo studio è stato realizzato nell’ambito delle attività del Centro Salute e Ambiente della Regione Puglia, in collaborazione con il dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio, della Asl di Taranto, di Arpa Puglia e di Ares Puglia. Il campione in studio è costituita dalle 321.356 persone residenti tra il 1 gennaio 1998 ed il 31 dicembre 2010 nei comuni di Taranto, Massafra e Statte. Tutti i soggetti sono stati seguiti fino al 31 dicembre 2014, ovvero fino alla data di morte o di emigrazione. Ad ogni individuo, sulla base dell’indirizzo di residenza, sono stati attribuiti gli indicatori della esposizione alla fonte di inquinamento presente nell’area utilizzando i risultati di modelli di dispersione in atmosfera degli inquinanti scelti come traccianti (Pm10 ed So2, ovvero polveri sottili e anidride solforosa).

Per il governatore della Regione, Michele Emiliano, i dati confermano sul piano scientifico ciò che si riteneva: “Questo studio complesso  ha indicato una connessione diretta tra aumento della mortalità per tumore e per malattie cardiovascolari, respiratorie e i picchi di innalzamento della produzione della fabbrica, anche in epoca molto recente e successiva alla contestazione di cui al capo di imputazione del processo di Taranto”.

La complessa indagine medico-statistica conferma i dati sin qui emersi sul rischio salute per gli abitanti dei quartieri a ridosso dell’acciaieria, rispetto a chi vive in zone della città meno esposte agli effetti di polveri sottili Pm10 e anidride solforosa con un andamento che coincide con il calo o la crescita della produttività dell’impianto dal 1965 ai giorni nostri (+24% ricoveri per malattie respiratorie dei bambini residenti nel quartiere Tamburi, +26%  nel quartiere Paolo VI, inoltre l’esposizione alle polveri industriali è ritenuta responsabile di un +4% di mortalità, in particolare +5% mortalità per tumore polmonare, +10% per infarto del miocardio).

Emiliano ha sottolineato come dai dati emerga che “sono necessari con immediatezza interventi dal parte del Governo sulla attività della fabbrica per evitare che questi dati sulla eccessiva mortalità siano confermati nel futuro. Si tratta – ha aggiunto Emiliano – di provvedimenti urgenti che solo il governo può utilizzare, dando istruzione ai commissari per la regolazione della attività dell’impianto. Il rapporto – ha precisato ancora il governatore –  è stato trasmesso più di una settimana fa al Presidente del Consiglio che quindi lo sta esaminando e sulla base di questi elementi cercheremo di comprendere in che maniera ridurre questo rischio per la popolazione residente. La Regione Puglia è ovviamente a disposizione del governo in termini di leale collaborazione per rendere questo processo il meno disagevole possibile.”

Secca la replica del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti: “Le autorità sanitarie, che stanno già monitorando attentamente la situazione di Taranto, esamineranno con la massima attenzione anche i dati presentati  a Bari. A Michele Emiliano ricordo che al centro del decreto legge c’è proprio la valutazione del piano ambientale come presupposto per il futuro di Ilva. C’è chi, come lui, lavora per lo sfascio e chi, come il governo, per tutelare insieme salute e occupazione”.

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