Inchiesta Expò, irregolarità nell’appalto: scoperto sistema spartitorio

inchiesta-expo-irregolarita-nellappalto-scoperto-sistema-spartitorioCi sarebbero state delle irregolarità nell’appalto expo, un vero e proprio sistema spartitorio degli appalti, una spartizione di massima dei lavori relativi alla Sanità ed a Infrastrutture e costruzioni di Grandi Opere. Sostanzialmente è questo quanto si legge nel verbale diffuso nella giornata di ieri dall’Imprenditore Piegiorgio Baita. L’inchiesta in questione era stata aperta due anni fa, ovvero nel 2014 e come anticipato, era incentrata sulle presunte irregolarità connesse all’appalto della piastra dei servizi di Expo.

Risultano ad oggi indagate cinque persone, tra cui gli ex manager di Expo Angelo Paris ed Antonio Acerbo. Nel verbale, ancora, si legge che nonostante gli sforzi investigativi non si è giunti a provare l’esistenza di tangenti, anche se nell’aggiudicazione del principale appalto di Expo 2015, la piastra da 272 milioni sulla quale sono stati costruiti i padiglioni, vi sarebbero tante e diverse anomalie ed irregolarità amministrative.Bisognerà attendere il prossimo 11 novembre, per cercare di capire l’opinione dei pm, chiamati a decidere se accogliere o respingere o integrare con supplementi investigativi l’archiviazione chiesta 9 mesi fa dai Pm Filippini-Pellicano-Polizi.Nell’inchiesta milanese c’è un personaggio alquanto particolare accusato di millantato credito e appropriazione indebita.

È il faccendiere Alessandro Raineri, bresciano di 73 anni, titolare di un’anonima azienda vinicola, che avrebbe svolto questo lavoro di intermediazione dietro cospicui compensi, perfino in monete d’oro acquistate in Vaticano.Sembra proprio che nel momento in cui si sono aperti i cantieri dell’Expo, questo ha rappresentato un’occasione davvero unica per le cosche mafiose, le quali hanno trovato terreno fertile per potersi inserire nei lavori con i subappalti.Nello specifico le cosche che avevano interesse ai lavori dell’Expo 2015, erano impegnati ad identificare funzionari pubblici o anche privati che potessero in qualche garantire loro un inserimento negli appalti, e una volta inseriti con ogni certezza nell’affare, bisognava corrompere alcuni funzionari per non essere estromessi dall’appalto a causa di una documentazione davvero ristretta.Il gip di Milano Andrea Ghinetti non ha accolto la richiesta di archiviazione inoltrata dalla Procura dell’inchiesta aperta nel 2014 con al centro presunte irregolarità sull’appalto “Piastra dei servizi” di Expo, la gara più rilevante e del valore di 149 milioni di euro.

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