Merkel a Roma incontra il Premier Matteo Renzi a Palazzo Chigi: “Con Germania, approccio comune su immigrazione”

Incontro a Palazzo Chigi tra Renzi e la Cancelliera Angela Merkel 'No alla chiusura dei confini'Ha avuto luogo presso Palazzo Chigi l’incontro tra il premier Matteo Renzi e la Cancelliera della Germania Angela Merkel, nel corso del cui incontro sono state messe a punto quelle che sono le strategie dei due paesi, Italia e Germania, in ambito politico, sociale ed economico.

Un importantissimo tema affrontato è stato quello relativo all’immigrazione e a tal proposito Matteo Renzi e Angela Merkel hanno anche affrontato il tema relativo alla posizione dell’Austria sul Brennero ed entrambi hanno sottolineato che proprio la minaccia della chiusura delle frontiere da parte dell’Austria è da considerare del tutto inaccettabile. Nello specifico ecco che al termine del bilaterale a Roma, Angela Merkel ha nello specifico dichiarato “Bisogna risolvere i problemi in modo diverso dalla chiusura dei confini, non possiamo chiudere i confini, sono i nostri. Dobbiamo essere leali gli uni con gli altri. L’Europa deve dimostrare che è una forza valida nel mondo. Sull’euro abbiamo fatto buoni progressi. Sull’emergenza migranti si pone la questione dei confini esterni. Dobbiamo difendere il trattato di Schengen altrimenti si rischia di ricadere nei nazionalismi. È in gioco il futuro dell’Europa” e ha poi concluso sostenendo che proprio tali frontiere vanno assolutamente tutelate altrimenti si rischia di cadere in quella che è l’ideologia del nazionalismo perdendo, continua la Merkel, ‘la libera circolazione delle persone’.

La Cancelliera della Germani ha inoltre voluto precisare che è opportuno far presente che non si tratta di una sfida della Grecia o dell’Italia oppure ancora della Germania ma che, al contrario, sono sfide che hanno un unico obiettivo finale ovvero quello del futuro dell’Europa. La Cancelliera della Germania ha poi proseguito il suo intervento sottolineando di apprezzare moltissimo il ‘Migrant Compact’ proposto dall’Italia precisando però di avere idee diverse sul finanziamento ed inoltre ha precisato che sarà possibile parlarne nel corso del consiglio Ue del mese di giugno. A proposito della questione relativa alla chiusura delle barriere austriache al Brennero il premier Matteo Renzi ha invece dichiarato “Abbiamo esplicitato netto dissenso e stupore per alcune prese di posizione degli amici austriaci verso il Brennero. Sono posizioni sbagliate e anacronistiche, contro la logica e la storia e per di più non giustificate da nessuna emergenza. Il Brennero è più di un confine, è un simbolo”.

Ma Matteo Renzi, nel corso del suo intervento, ha voluto anche rispondere al capo del partito di ultradestra che ha definito sia Renzi che la Merkel ‘scafisti di stato’ definendo tale frase “vergognosa e precisando che dovrebbe far riflettere tutte le persone per bene che ci sono in Austria. Angela Merkel e Matteo Renzi sono comunque d’accordo su una cosa ovvero che l’Europa si trova in una posizione fragile ed è opportuno gestire insieme il futuro e, la Merkel a tal proposito ha dichiarato “sono contenta che l’anno prossimo l’Italia abbia presidenza G7. L’Europa deve dimostrare che è una forza valida nel mondo”.

«Italia e Germania, sulla questione migranti, hanno cercato un approccio europeo» mentri altri Paesi «hanno pensato alla propria rotta». Giacca verde-acqua e collana in tinta, Angela Merkel a palazzo Chigi certifica il sostanziale cambio di clima nei rapporti tra Italia e Germania. Appaiono lontanissime le tensioni dello scorso gennaio quando a Berlino Matteo Renzi puntò i piedi sull’accordo con la Turchia che tanto a cuore stava alla Cancelliera.

Ora l’intesa c’è, funziona, ed è destinata a fare “scuola” per frenare l’arrivo di migranti da altri confini dell’Europa. «Occorre difendere la frontiere esterne per evitare di ricadere nei nazionalisti», ammonisce la Merkel che aRomaè arrivata ieri mattina per incontrare il presidente del Consiglio e domani Papa Francesco in occasione della consegna del premio Carlo Magno. Nella Capitale sono anche arrivati i massimi vertici delle istituzioni europee, il presidente della Commissione Juncker, del Parlamento europeo Schulz e del Consiglio europeo Tusk.

Renzi li incontra dopo la Merkel e prima del saluto che rivolge in Campidoglio nella sala degli Orazi e Curiazi prima dell’avvio della tavola rotonda sul futuro dell’Unione. Ovviamente è il pranzo con la Merkel l’incontro che dà senso a quella che Renzi definisce «forte convergenza tra Italia e Germania per un approccio» sul problema migranti «carico di valori umani e dignità ma anche per offrire una proposta politica come Uese- ria, credibile e di lungo periodo».

Fuori da questo spirito europeista sono i paesi dell’est Europa che rifiutano il sistema delle quote e soprattutto l’Austria «paese amico», ripete più volte il premier, con un governo in piena campagna elettorale, ma che minacciando la chiusura del Brennero assume «posizioni sbagliate e anacronistiche, contro la logica e la storia e per di più non giustificate da nessuna emergenza. Il Brennero – sostiene – è più di un confine, è un simbolo». Anche se la Cancelliera evita di polemizzare direttamente con gli austriaci, si mostra in piena sintonia con il presidente del Consiglio: «L’Europa deve dimostrare che è una forza valida nel mondo. Sull’euro abbiamo fatto buoni progressi – aggiunge – sull’ emergenza migranti si pone la questione dei confini esterni perchè l’Europa va dal Polo Nord al Mediterraneo».

Bene quindi il “migration compact” elaborato dall’Italia, no agli eurobond per finanziarlo, ma uso del bilancio comunitario e, qualora ce ne fosse bisogno, soldi dai singoli paesi – come è accaduto per finanziare i campi turchi di accoglienza – che non verranno computati nel debito.

«Occorre una strategia per l’Africa come c’è stata per la rotta balcanica – ha insistito Renzi – abbiamo presentato un documento in merito ai nostri partner europei e ne abbiamo discusso con lo staff di Angela. Non siamo d’accordo su alcuni punti, in particolare sui finanziamenti. Noi abbiamo proposto gli eurobond», ma aggiunge in serata, va bene anche altro perché «non siamo innamorati di una o di un’altra forma di finanziamento». Apprezzamenti positivi da parte della Merkel alle riforme del governo Renzi e definisce «un contributo per l’Europa» sia il jobs act sia la cancellazione del Senato. I due non affrontano i temi più legati alla crescita e all’economia anche se Renzi non perde occasione per ricordare al presidente della Bundesbank «che non ci facciamo dire da governatori di banche straniere cosa dobbiamo fare». In Campidoglio non si lascia sfuggire l’occasione per dire – sfoggiando sulla giacca la spilletta della nuova Alfa Romeo “Giulia” – che «serve una forte scommessa sugli investimenti» perchè «se in Europa cresce solo qualcuno e non tutti, è la spia che qualcosa non va». A conferma del comune destino di Italia e Germania, paesi vicini e che debbono lavorare insieme, Renzi ricorda ad «Angela, grande tifosa del Bayern, che il prossimo anno la squadra sarà allenata da un italiano, Carlo Ancelotti» e che questo è «la dimostrazione migliore che i destini italiani e tedeschi stanno insieme».

L’asse Merkel-Renzi sembra reggere, ma qualche incrinatura c’è, e si vede. Ma soprattutto ci sono i fatti: il nodo cruciale, quello della gestione dei profughi che arrivano in massa in Italia, non viene sciolto, c’è disaccordo sulla questione degli eurobond, mentre l’accordo si dimostra in particolare nel criticare «gli amici austriaci». E poi il meccanismo della redistribuzione dei profughi è farraginoso, anzi è un flop, le domande di richiesta d’asilo dall’Italia si inceppano, non riescono ad essere portate avanti. Basti pensare che a fronte di 1.666 richiedenti asilo di domande ne sono state accettate solo 543, e 233 sono ancora in attesa di risposta. Dati che parlano chiaro.
Al termine della colazione di lavoro fra i due capi di governo, a Roma, ci sono grandi dichiarazioni di intenti. Matteo Renzi sentenzia: «Non è una soluzione chiudere le frontiere». E «dare degli scafisti è una frase vergognosa», riferendosi all’espressione usata dal capo dell’Fpo, l’estrema destra dell’Austria, Heinz-Chri- stian Strache, nei confronti di Renzi e Merkel. La quale insiste: «Sono
d’accordo con Matteo, l’Europa si trova in posizione molto fragile, ma dobbiamo gestire insieme il futuro…

L’Europa deve dimostrare che è una forza valida nel mondo, dobbiamo difendere le nostre frontiere esterne senza cadere nel nazionalismo». E, naturalmente, senza abbandonare Schengen. Importante difendere il Migration compact. La differenza di visione sui finanziamenti ad un programma comune sui migranti viene sottolineata anche da Renzi, ma affrontata come questione marginale: «Noi siamo favorevoli agli eurobond, loro no, ma l’importante è avere un obiettivo comune». Anzi, per smussare ancora di più, poi aggiunge: «Non siamo innamorati di una o l’altra forma di finanziamento», ma l’importante è che «l’Europa sappia guardare all’Africa come alla sfida maggiore che abbiamo davanti».

Poi si scende nel dettaglio della polemica Ira Austria e Italia sul Brennero: «Angela conosce quanto noi, persino meglio di noi, perché lì fa le vacanze, il Sud Tirolo, è una zona che si sente profondamente europea, ma quella posizione è sbagliata, contro la logica e contro la storia», spiega Renzi, e quindi «sull’Austria abbiamo esternato il nostro netto dissenso e anche la nostra opposizione verso alcune posizioni anacronistiche e sbagliate sul Brennero dei nostri amici austriaci e soprattutto conseguenti a una situazione in cui non c’è un’emergenza». La Merkel poi loda le riforme del premier, cita quella costituzionale e il Jobs Act, mentre Renzi rimarca le connessioni fra le due economie.

Ora, mentre la questione dei finanziamenti ad un programma per l’emergenza profughi è un nodo importante la cui risoluzione Berlino non condivide con Roma, esiste anche un altro fondamentale dato reale negativo. Come hanno segnalato il Corriere della Sera e Avvenire si è rivelato come un vero e proprio flop il piano sui rifugiati firmato sei mesi fa dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, con solo 564 dei 40mila richiedenti asilo che hanno lasciato l’Italia per altri Paesi. Tradotto in percentuale, uno su settanta. La Germania ne ha presi solo 20, la Francia 137, la Spagna 18. Sono cifre evidentemente ridicole, soprattutto se si pensa che il piano prevedeva la ricollocazione di 39.600 richiedenti asilo dall’Italia, 66.400 dalla Grecia, 54.000 dall’Ungheria. L’Italia ha già 130mila presenze di immigrati, ed è già sotto pressione.

Intanto a Bruxelles continua il muro contro muro sulla questione, e tra le proposte di revisione del Trattato di Dublino l’orientamento resta quello di scegliere quella più onerosa, ossia quella che prevede che chi non accoglie paga e neppure poco: la multa per ogni profugo rifiutato sarà di 250mila euro. Subito infuriati i Paesi dell’Est Europa (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovenia). Il meccanismo è stato presentato dal commissario greco Avramopoulos secondo il quale «il vecchio regolamento di Dublino è stato ucciso dalla pressione senza precedenti». In pratica resta in piedi il meccanismo che impone al migrante di fare richiesta di asilo nel Paese di primo approdo. Come spiega Avvenire, «l’onere dell’accoglienza e della valutazione delle richieste d’asilo continuerà a spettare al primo Paese di arrivo, al pari dei rimpatri», e si capisce come l’Italia sia in affanno anche su questo fronte.

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