Morte in corsia: Infermiera di Piombino, accusata di aver ucciso 13 pazienti con l’eparina è stata scarcerata

Infermiera di Piombino, accusata di aver ucciso 13 pazienti con l'eparina è stata scarcerata

E’ stata scarcerata l’infermiera Fausta Bonino, arrestata lo scorso mese di marzo perchè ritenuta responsabile di aver ucciso tredici pazienti nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Piombino, tra il 2014 ed il 2015. L’infermiera da quanto emerso avrebbe ucciso ben tredici pazienti con iniezioni letali di eparina, una sostanza altamente tossica e dunque adesso si cerca di capire il perchè è stata scarcerata se ritenuta responsabile della morte di queste persone.

L’«arma» usata per uccidere sarebbe un farmaco non previsto dalle terapie prescritte ai pazienti ognuno dei quali era ricoverato nel reparto di rianimazione e di anestesia dell’ospedale toscano per patologie diverse tra loro. Il Tribunale del Riesame di Firenze nella giornata di ieri ha accolto la richiesta dell’avvocato Cesarina Barghini,legale dell’infermiera rinchiusa da 21 giorni nel carcere di Pisa. Bisogna capire se il Tribunale ha disposto anche delel misure alternative al carcere o se la dipendente è completamente libera e soprattutto bisognerà anche accertarsi di quelle che sono state le motivazioni che hanno spinto i giudici a revocarla misura cautelare in carcere.

Soddisfatto il legale della donna, Cesarina Barghini la quale ai microfoni dei giornalisti nella giornata di ieri ha detto: “L’importante è che l’abbiamo tirata fuori dal carcere. Sono soddisfatta soprattutto perché in questo modo sarà più facile per lei affrontare tutto ciò che abbiamo davanti».Secondo la legale la ragione della scarcerazione è “il semplice fatto che non c’erano i presupposti per l’arresto stesso. La signora Fausta è innocente“. “Ora qualcuno dovrà pagare per questa ingiusta detenzione, per l’arresto che non aveva motivo di essere” conclude la Barghini. La donna, dunque, nella giornata di ieri ha abbandonato il carcere di Pisa ed è stata direttamente lei a chiamare il marito dicendogli “Vieni a prendermi”; una volta uscita dal carcere, in compagnia del figlio, l’infermiera non ha rilasciato dichiarato ai giornalisti che l’attendevano da diverse ore.Proprio nella giornata di martedì, la commissione regionale d’indagine aveva concluso che anche se l’evento di un comportamento deliberato come questo è imprevedibile, il reparto di terapia intensiva dell’ospedale Villamarina di Piombino aveva un’organizzazione inadeguata.

La bassa percezione del rischio rispetto a ciò che stava accadendo ha fatto sì che nessun decesso sia stato considerato come un evento sentinella, il che avrebbe comportato la segnalazione al Centro gestione rischio clinico e Ministero della Salute e quindi un approfondimento immediato”, ha spiegato Tartaglia Riccardom responsabile regionale del settore Rischio clinico nel corso di una conferenza stampa effettuata con altrei professionisti come Maria Teresa De Lauretis, direttore generale della Asl Toscana nord-ovest.“Il reparto doveva in qualche modo rendersi conto che 6 morti in cento giorni alla fine del 2014 era qualcosa di anomalo” secondo la commissione. Secondo la commissione regionale gli episodi “anomali” (con deficit di sanguinamento e deficit della coagulazione) sono comparsi improvvisamente e in modo ingiustificato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.