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inter-cagliari-streaming-come-e-dove-vedere-siti-web-linkCOME E DOVE VEDERE STREAMING INTER – CAGLIARI GRATIS L’Inter deve “riconquistare” San Siro. Sembra un paradosso, considerato che oggi allo stadio sono attesi oltre 40mila spettatori e che la gara più bella, la Banda De Boer l’ha proprio giocata davanti ai propri tifosi con la Juventus. Il problema è che quella è stata l’eccezione: tutt’intorno ci sono stati il doppio 1-1 con Palermo e Bologna – pareggi che hanno segnato profondamente la classifica – e, soprattutto, lo 0-2 patito contro l’Hapoel Beer Sheva in Europa League. Tre indizi – anche se con gli israeliani De Boer aveva ecceduto nel turnover – fanno una prova: i nerazzurri, quando sono costretti a produrre gioco, faticano. In tutte le gare casalinghe sono andati in svantaggio e soltanto là dove nessuno se lo sarebbe mai aspettato (ovvero con la Juve) è arrivata la rimonta. Dopo quasi due mesi di necessario rodaggio (anche fisico) l’olandese ha deciso di abolire il turnover: nonostante qualche acciacco (non convocati, come peraltro previsto, Melo e Ranocchia) e le fatiche per le trasvolate oceaniche dei sudamericani, la squadra sta bene. Il momento è già decisivo e occorre affrontare i prossimi centottanta minuti – quelli con il Cagliari e quelli, ancor più fondamentali, con il Southampton – con i migliori a disposizione.

Viste le tagliole imposte dalla Uefa in Europa League, dà decisamente più affidamento la formazione che andrà in campo oggi con il Cagliari dove sono presenti tutti i “titolarissimi”. A San Siro, per la prima volta dopo la gara con la Juve, verrà ricomposto l’asse Joao Mario-Banega che ha portato in dote tre vittorie (a quella sui bianconeri vanno aggiunte Pescara ed Empoli): il portoghese è abile ed arruolato dopo aver fatto il pieno di carburante (e di fiducia) con la propria Nazionale. A Roma era andata in campo la sua controfigura – causa postumi dell’infortunio al polpaccio destro – mentre oggi Joao Mario potrà nuovamente proporsi come faro della squadra in coabitazione con Banega che invece, all’Olimpico, ha fatto rivedere le magie di Siviglia. Le perplessità sono legate a una difesa che finora non ha dato garanzie (in 8 partite su 9 giocate l’Inter è andata sotto) dove – a causa del forfait di Ranocchia – giocheranno Miranda e Murillo, entrambi reduci dagli impegni in Sud America con Brasile e Colombia (anche se il buon Jeison non è stato utilizzato), il tutto nella speranza che Borriello non confermi la tradizione, essendo Handanovic – a cui il centravanti del Cagliari ha segnato 7 gol – il suo bersaglio preferito.

Tra le novità (peraltro attese) più interessanti di giornata ci sarà il ritorno in distinta di Marcelo Brozovic dopo il purgatorio seguito all’ammutinamento con il Beer Sheva. Una decisione, quella di De Boer, che rappresenta anche un segnale di distensione nei confronti del croato – peraltro pure lui rigenerato dalle due gare da titolare giocate con la Nazionale – ma pure di buon senso: dal pieno recupero di Brozovic – considerato che Kondogbia e Joao Mario non sono in lista Uefa – passano anche le (poche) speranze di riscrivere la storia di un girone di Europa League inaugurato con due bruttissime sconfitte.

Come era logico aspettarsi, Edgardo Bauza, ct dell’Argentina, ha smentito con forza che ci sia Leo Messi dietro la mancata convocazione di Mauro Icardi nella Selección: «E’ una menzogna dire che ci sono giocatori che non possono essere convocati perché non piacciono ad altri – ha tuonato Bauza a “Fox Sports Argentina” -. Certamente convocherei Icardi, non ci sono problemi né con lui non nessuno. Per il momento preferisco Higuain perché è uno che continua a migliorare e ho anche Alario che è il futuro. Il problema è il tempo di lavoro, bisogna arrangiarsi». Che Higuain oggi sia davanti a Icardi non è uno scandalo, anzi, piuttosto fanno rumore le scelte di inserire in un reparto che vanta giocatori del calibro di Messi, Aguero e Dybala, gente come il suddetto Alario (24 anni, dunque più “vecchio” del 23enne Icardi) o Pratto (28 anni, oggi all’Atletico Mineiro e in passato un’esperienza non indimenticabile al Genoa), rispetto a un Icardi che, come ha spiegato ieri il “Principe” Diego Milito, «a 23 anni ha segnato 60 gol nell’Inter e che ora sta giocando a grandi livelli». Oggi piuttosto la Curva Nord potrebbe togliersi qualche sassolino con il capitano tramite qualche striscione ad hoc: gli ultrà non hanno gradito quanto scritto nell’autobiografia da Icardi circa i fatti di Reggio Emilia, quando ci furono scintille tra l’argentino, Guarin e gli ultrà dopo il ko col Sassuolo.

Icardi sarà regolarmente al suo posto al centro dell’attacco, così come Jonathan Biabiany sarà in tribuna. Già, perché per l’ala francese si tratta della quinta esclusione di fila. Non ci sarà stato un episodio grave come quello che ha portato alla scelta di tenere fuori per alcune settimane Brozovic, ma è difficile non parlare di caso. Biabiany ha giocato solo un’ora nella debacle interna con l’Hapoel e da allora è uscito dai radar. Per lui è certa la cessione a gennaio, si parla di un ricco trasferimento in Cina allo Jiangsu (club di Suning), ma bisognerà vedere se il dirette interessato dirà sì visto il trattamento finora ricevuto.

Aggrappati all’ultimo confronto in campionato. Cagliari che espugnò Milano a settembre 2014: 4-1 ed Ekdal mattatore con una tripletta e Zeman allora in panca. Dunque, se vuole può. Gli attori protagonisti sono radicalmente cambiati e per i rossoblù vi è stata annata “sabatica” in cadetteria. Tornato Isla dall’altra parte dell’Oceano dopo aver espletato gli impegni col Cile disputando 180’ filati in 2 partite, («ma gioca Munari, per evitare sovraccarichi» dice il mister), Rastelli si ritrova con la rosa al completo, al netto degli infortunati (Farias, Joao Pedro e Ionita). Le divagazioni da bandire, mentre l’approccio con la gara in trasferta va esaminato nel dettaglio, per evitare figure barbine come allo Juventus Stadium tre giornate fa. Storari rientra dalla porta principale e si riprende il posto fra i pali. Ancora Rastelli in vena: «Vi sarà una novità in attacco». Si scinde dunque il duo SauBorriello. Giannetti o Melchiorri dall’inizio, rebus sino alla fine. Cagliari senza paura per sbloccarsi fuori Sardegna. «Avrei voluto preparare questa sfida in altro modo.- confida l’allenatore – Sino a mercoledì ho avuto a disposizione solo 12 giocatori tra infortunati e convocati nelle varie Nazionali. Peccato, anche se far parte della squadra che rappresenta il proprio paese è motivo di orgoglio e ti da la carica. Ci serve la partita perfetta. Per me l’Inter, qualitativamente, ha addirittura qualcosa in più della Juventus. Ma hanno qualche imperfezione e dovremo esser bravi ad infilarci nelle piccole cose che devono ancora sistemare. L’Inter ha i suoi punti di forza sulle corsie esterne, mentre Banega e Joao Mario non danno riferimenti. Per noi 10 punti in sette partite sono tanti. Spero che i miei interpretino la gara come fanno in casa». Per la statistica, Borriello ha la sua vittima preferita in Handanovic (7 reti in carriera al portiere sloveno).

Frank De Boer ha fretta e non vuole che l’Inter perda contatto dalla zona Cham- pions League. «E’ fondamentale battere il Cagliari» ha detto ieri in una conferenza stampa nella quale ha lanciato almeno un paio di messaggi importanti. Primo messaggio: il turn over utilizzato finora in Europa (ottenendo risultati pessimi) va in soffitta «perché, quando un giocatore sta bene, non è un problema metterlo in campo ogni tre giorni. I nostri hanno buona condizione e contro il Southampton non dobbiamo vincere una volta, ma due». Secondo messaggio: non ha intenzione di cambiare il suo calcio adattandolo a quello dell’avversario di turno «perché la Juventus, la Roma e il Napoli non lo fanno. Stiamo costruendo qualcosa e dobbiamo rimanere noi stessi, andare avanti per la nostra strada, con il nostro stile».

ESPUGNARE SAN SIRO. Le difficoltà maggiori per i nerazzurri oggi saranno di natura psicologica perché quest’anno al Meazza hanno ottenuto un successo (contro la Juve), due pari (contro Palermo e Bologna) e un ko (contro l’Hapoel Beer Sheva) nei quattro match ufficiali disputati in casa. «Dobbiamo cambiare qualcosa – ha ripreso De Boer – perché a San Siro vogliamo sempre vincere, sia contro la grandi che contro le piccole. Con la Juve la partita è stata più aperta perché tutte e due le squadre volevano giocare e vincere. Contro le piccole invece ci sono meno spazi ed è tutto più difficile. Mi succedeva anche all’Ajax e l’importante in questi casi è avere pazienza se non si trova subito un gol». Importante sarebbe anche non passare in svantaggio, cosa successa finora in otto dei nove match ufficiali del 2016-17: «Sotto questo aspetto è necessario fare dei passi in avanti. Abbiamo parlato sia con lo staff tecnico sia con la squadra ed è arrivato il momento di disputare sempre lo stesso tipo di lavoro per tutta la gara, non solo per una parte di questa, magari dopo essere andati sotto. In alcuni momenti giochiamo bene, ma non sempre purtruppo. E soprattutto dobbiamo essere più compatti, anche se non sempre è facile. E’ necessario usare le marcature preventive, cosa che non dobbiamo fatto contro la Roma quando abbiamo subito un gol sul rilancio del loro portiere. Cresceremo con il passare delle settimane».

NIENTE TURNOVER. De Boer ha inserito tra i convocati Brozovic (perdonato dopo un mese), ma non avrà Ranocchia (out per una leggera tendinopatia al tendine d’Achille sinistro) e Andreolli stamani giocherà con la Primavera. Niente riposo dunque per Murillo e Miranda, reduci dalle convocazioni con le nazionali. Il tecnico ieri ha provato la stessa squadra che ha perso a Roma ovvero Ansaldi, Miranda, Murillo e Santon in difesa, Medel e Joao Mario in mezzo, Candreva, Ba- nega e Perisic alle spalle di Icardi. «Dobbiamo costruire bene il gioco da dietro, senza perdere palla facilmente. Certi errori vanno evitati in tutti i modi. In casa non possiamo più lasciare punti per strada se vogliamo avvicinarsi ai primi posti».

INVIATO AD APPIANO – A San Siro oggi contro il Cagliari sono attesi per la quarta volta su quattro più di40.000 spettatori (tra i 43 e i 44 mila), ma per i nerazzurri non saranno solo applausi. O almeno non saranno solo applausi per Icardi. Tra il capitano e la curva Nord si è creata una profonda frattura complice l’autobiografia presentata da Maurito in settimana.

ICARDI ACCUSA. Il sasso nello stagno lo ha gettato l’attaccante in uno dei capitoli del libro:«Dopo che avevamo perso 3-1 sul campo del Sassuolo (1 febbraio 2015, ndr) – ha scritto – i tifosi ci chiamano sotto la curva. Trovo il coraggio di affrontarli, insieme a Guarin. Mentre mi avvicino mi arrivano insulti e grida di ogni genere. Attaccato alla rete c’è un bambino che mi chiama: vuole la mia maglia. Me la tolgo e, come regalo, gliela lancio insieme ai pantaloncini. Un capo ultrà gli vola addosso, gli strappa la maglia dalle mani e me la rilancia indietro con disprezzo. In quell’istante
non l’ho più visto, lo avrei picchiato per il gesto da bastardo appena compiuto. E allora inizio a insultarlo pesantemente: “Pezzo di merda, fai il gradasso e il prepotente con un bambino per farti vedere da tutta la curva? Credi di essere forte?” Detto questo gli ho tirato la maglia in faccia. In quel momento è scoppiato il linimondo. (…) Nello spogliatoio vengo acclamato come idolo».
RISPOSTA CURVA. Oggi gliultras faranno sentire la loro risposta, ma già ieri Franco Caravi- ta, leader storico della Nord, ha tuonato: «Per noi ha finito di essere il capitano dell’In- ter. Ha detto una serie di bugie, come per esempio la storia del bambino. Non c’erano i presupposti per questa “sparata”
anche perché nessuno lo ha mai minacciato. Anzi… Forse ha voluto fare un po’ di pubblicità al libro accoltellando alla schiena i suoi tifosi. Invitiamo gli interisti a non comprare quel libro. La gente, soprattutto quando non ci sono i risultati, va rispettata».
RINNOVO MEDEL. A giorni è atteso in Italia l’agente di Medel, Fernando Felicevich. Inizierà la trattativa per il rinnovo del centrocampista.

INVIATO AD APPIANO – Allena la squadra Under 17 del Cagliari e gioca con Inter Fore- ver, la formazione delle Leggende dell’Inter: David Suazo, una carriera spesa con la maglia rossoblù e con quella nerazzurra, oggi però non avrà dubbi per chi tifare. «Zanetti mi perdonerà o magari mi manderà in panchina in tutte le prossime gare – ci ha detto sorridendo -, ma il mio cuore batterà per gli Cagliari. Sarò a Milano, ma non a San Siro perché il match inizierà alla stessa ora di quello della mia squadra contro il Milan. Peccato, mi sarebbe piaciuto rivedere Javier, Toldo e tanti altri amici». L’honduregno sogna un doppio blitz sardo. «Il Cagliari ha tutto per mettere in difficoltà l’Inter. Si troverà di fronte una grande avversaria e in trasferta finora i risultati non sono stati eccezionali, ma Rastelli è bravo e meritava di avere qualche punto in più in classifica. Borriello leader? Sta lavorando davvero bene e dopo la scorsa stagione un po’ così tra Carpi e Atalanta, è partito alla grande. E’ uno dei leader del gruppo».
RAMMARICO CHAMPIONS. Il Cagliari è nel suo cuore («Sono cresciuto qui e mi sono tolto parecchie soddisfazioni come la cavalcata verso la Serie A»), ma non dimentica neppure l’Inter: «Vincere il campionato 2007-08 nell’anno del centenario è stato fantastico. Un rammarico? Non ero a Madrid ad alzare la coppa perché me n’ero andato a gennaio (al Genoa, ndr), ma una presenza in quella Champions l’ho fatta. De Boer? E’ bravo ed è giusto che gli venga dato tempo per plasmare la squadra che ha in mente e per trovare continuità». Finale sulla Juventus («Dopo la campagna acquisti che ha fatto, è la favorita per il tricolore. Alle sue spalle dico Napoli, Inter e Roma») e sul Suazo allenatore: «Mi piace il 4-3-1-2 e il calcio offensivo. Nella mia carriera ho avuto la fortuna di avere grandi tecnici tra i quali Ventura, Mancini e Mourinho. A ognuno ho rubato qualcosa e adesso che ho qualche capello bianco in più, cerco di insegnarlo ai miei ragazzi».

Sette gare da vincere prima della prossima sosta internazionale: dal Cagliari al Crotone, passando per il doppio confronto di Europa League con il Southampton. Calendario non impossibile per l’Inter (Torino al Meazza, Atalanta e Samp fuori casa gli altri impegni), obbligatorio un deciso cambio di marcia per entrare definitivamente nella
zona nobilissima della classifica e allo stesso tempo riaprire il discorso qualificazione in Coppa. Diciamo che con il Southampton potrebbero bastare anche quattro punti, salvo poi fare bottino pieno con Hapoel e Sparta Praga, meglio però portarsi avanti con il lavoro, e magari inseguire anche il primo posto nel girone.
SOLO ICARDI… «Sì, il momento è fondamentale – ammette Frank de Boer -, non possiamo più perdere troppi punti, servono vittorie in serie. Se vogliamo mantenerci vicini alle prime posizioni dobbiamo vincere, e basta. Ho comunque molta fiducia nei giocatori, per me è solo una questione di piccoli dettagli, sistemati questi potremo davvero pensare a cose importanti». Spinge De Boer, e infatti ci sarà scarsissimo turnover in questa settimana, contro Cagliari, Southampton e Atalanta. «I ragazzi sono pronti a giocare tre o quattro partite in undici giorni – continua l’olandese -, la situazione fisica è buona, dunque non vedo controindicazioni. Quando un giocatore si sente a posto, per me è scontato metterlo in campo più volte consecutivamente. Io non avevo problemi a giocare ogni tre giorni». Icar- di, Perisic, Candreva e Banega faranno dunque gli straordinari. De Boer ha bisogno soprattutto di «diversificare» la via del gol per spiccare il volo. Finora, Maurito Icardi ha infatti firmato sei delle dieci reti nerazzurre in gare ufficiali: Peri- sic (Juve e Bologna) è a quota due, un centro a testa per Ba- nega (Roma) e Palacio (a Praga), a secco per esempio Can- dreva, Eder e Joao Mario.
«NON CAMBIO» De Boer ripete «che è solo questione di tempo, di piccole cose da sistemare, poi tutto funzionerà al meglio». Ma non chiedetegli se sia magari necessario anche qualche accorgimento tattico, un’«elasticità» che è fra l’altro sembrata mancare a Roma, contro la banda Spalletti. «No, non cambio. Roma e Napoli hanno per esempio una loro identità, e non ci rinuciuano mai. Quando un tecnico vuole creare una determinata filosofia di gioco, deve continuare su quel metodo, con quel sistema. Siamo andati benissimo contro la Juventus, non vedo perchè dovremmo cambiare strada con il Cagliari». Così oggi: Handanovic in porta; Ansaldi, Miranda, Murillo e Santon dietro; Joao Mario e Medel davanti alla difesa; Candreva, Bane- ga e Perisic a ridosso di Icardi.

Tra pagina 62 e pagina 64 di «Sempre avanti, la mia storia segreta» (Sperling & Kupfer), Mauri- to Icardi rivive in maniera colorita lo scontro che ebbe nel febbraio 2015 con la Curva nerazzurra al termine di Sassuolo-Inter. Una ricostruzione forte, cruda, che non sarebbe però andata giù alla Nord, pare per nulla d’accordo su come sono stati raccontati i fatti, sul contenuto in generale: c’è allora aria di contestazione questo pomeriggio al Meazza nei confronti dell’argentino – mentre in patria, derisi da Wanda, sostengono che la mafia avrebbe offerto a Maxi Lopez di menare Mauro -, lo si capisce anche dal fermento registrato sul web.
FRASI «INCRIMINATE» Nel
suo libro, Icardi racconta per esempio di aver «trovato il coraggio di affrontare la Curva a fine gara, insieme a Guarin». Prima però «mi tolgo maglia e pantaloncini e li
regalo a un bimbo. Peccato che un capo ultrà gli vola addosso, gli strappa la maglia dalle mani e me la rilancia indietro con disprezzo. In quell’istante non ci ho più visto, lo avrei picchiato per il gesto da bastardo appena compiuto. E allora inizio a insultarlo pesantemente: “Pezzo di merda, fai il gradasso e il prepotente con un bambino per farti vedere da tutta la curva? Devi solo vergognarti, vergognatevi tutti”. Detto questo gli ho tirato la maglia in faccia. In quel momento è scoppiato il finimondo». E ancora: «Nello spogliatoio vengo acclamato come un idolo… I dirigenti temevano che i tifosi potessero aspettarmi sotto casa per farmela pagare. Ma io ero stato chiaro: “Sono pronto ad affrontarli uno a uno. Forse non sanno che sono cresciuto in uno dei quartieri sudamericani con il più alto tasso di criminalità e di morti ammazzati per strada. Quanti sono? Cinquanta, cento, duecento? Va bene, registra il mio messaggio, e faglielo sentire: porto cento criminali dall’Argentina che li ammazzano lì sul posto, poi vediamo”. Avevo sputato fuori queste frasi esagerate per far capire loro che non ero disposto a farmi piegare dalle minacce». Una settimana dopo, «un capo storico viene da me: pretende ancora le mie scuse». Icardi rispose così. «Non devo chiedere scusa a nessuno di voi, se vi va bene perfetto, altrimenti ciao… Oggi fra me e i tifosi della Nord c’è rispetto reciproco, come è giusto che sia. Anche loro hanno un ruolo importante per il successo della squadra…».

Terzo posto? L’Inter«deve puntare allo scudetto. La Giuve è forte ma non imbattibile, mentre Napoli e Roma non mi preoccupano». Ivan bam bam Zamorano è rimasto generoso come quando faceva impazzire gli interisti sputando sangue su ogni pallone. Ora il cileno vive a Miami ma segue da vicino le vicende nerazzurre. Oggi sarà a San Siro per il match contro il Cagliari, domani i suoi ragazzini di 11-12 anni che da anni vincono la Coppa Chilectra sfideranno a Interello i pari età dell’Inter.
Zamorano, vent’anni fa proprio al Cagliari lei segnò la sua prima
rete in nerazzurro.
«Un segno del destino. Ma battere la squadra di Rastelli non sarà facile. Anche perché Isla nell’ultimo mese è cresciuto tantissimo. L’In- ter deve trovare quella continuità decisiva per stare ai vertici.
Non è facile quando cambi così spesso progetto tecnico, ma ora credo che ci sia la giusta stabilità societaria. E De Boer mi piace».
Eppure la squadra è andata in svantaggio 8 volte su 9 e a San Siro fatica.
«Era così anche ai miei tempi. Stadio unico, ma quando senti
i mormorii di disappunto dei tifosi non tutti i giocatori hanno la personalità per reagire nel modo giusto».
Un problema che non tocca Medel.
«Gary è fantastico. Nulla gli fa paura, lotta sempre ed è più tecnico di quanto si pensi. Forse a quest’Inter servirebbe qualche Medel in più».
Eppure col Cile si è preso tre turni di squalifica.
«Nei primi anni di carriera veniva spesso espulso, è migliorato tantissimo sotto questo profilo. Ma è vero che ogni tanto ci casca ancora».
Solo con una squadra di guerrieri il Cile ha potuto vincere due Coppe America di fila.
«Questa generazione è straordinaria e sta cambiando la mentalità calcistica di un intero Paese. Mio figlio Ivan de Maria, 8 anni, mi chiedeva sempre come mai non avevo vinto tanti trofei in nazionale. Poi l’ho portato con me a vedere le due finali vinte contro l’Argentina. Si sta abituando bene…».
A proposito di Argentina, come mai Icardi non viene mai convocato?
«Credo sia una questione più personale che calcistica. Farebbe molto comodo a questa squadra. Mauro è cresciuto come uomo, ancor prima che calciatore. Contro la Giuve si è battuto come uno… Zamorano».

Lei era uno che dava l’anima ma amava anche divertirsi. Ha un messaggio per Brozovic?
«Nessuno è contento quando non gioca, ma puoi arrabbiarti solo se hai la coscienza pulita. Se ogni tanto esci a divertirti, ci sta, ma il giorno dopo in allenamento devi comunque mettercela tutta».
Quello che l’Inter non ha ancora fatto in Europa League.
«Che brutte partite contro Ha- poel e Sparta! Ma a me soprattutto fa tristezza non vedere l’Inter in Champions. Detto questo, sono certo che ce la faremo a passare il girone».
Lei firmò l’ultima Coppa Uefa vinta dall’Inter, a Parigi nel ‘98.
«Il mio più bel ricordo in nerazzurro. Gol in finale e primo trofeo internazionale mai alzato da un cileno. Il massimo».
Segnò anche un certo Ronaldo.
«Fenomeno vero. Mi ricordo che con Moratti decidemmo di tirargli su il morale dopo la finale mondiale persa dandogli la mia maglia numero 9. Mi consolai con il famoso 1+8».
Moratti servirebbe ancora a questa Inter?
«Nel ‘96 mi volevano anche Bayern Monaco, Juve e Atletico, ma appena conobbi Moratti capii che Milano era il posto giusto. Lui per me è l’Inter, anche se la proprietà asiatica ha messo comunque un interista vero come Zanetti».
Il capitano del Triplete. La Juve può vincere la Champions?
«Sì, ma la vedo un gradino sotto a Barga, Real e Bayern. Al livello di City e Atletico. Squadra gestita alla grande da Simeone. Uno che prima o poi voglio vedere sulla panchina dell’Inter». Bam bam.

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