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Pari-senza-gol-e-spettacolo-tra-Inter-Napoli-Higuain-esce-in-barellaMauro Icardi vuole rimanere all’Inter. Il bomber argentino, gratificato la scorsa estate dal rinnovo di contratto fino al 2019 (con ingaggio superiore ai 3 milioni) e dalla fascia di capitano, si sente assolutamente coinvolto nel progetto nerazzurro, forse anche più di chi nella scala “sociale” del club gli sta sopra. Si sente simbolo del presente e del domani, è orgoglioso di aver ricevuto l’eredità di una bandiera come Javier Zanetti e ha fatto più volte presente ai dirigenti di non voler lasciare la squadra la prossima estate. Dichiarazioni private, ribadite pubblicamente, sia nei post partita che nelle interviste sui giornali. L’ultima, due giorni fa a “Il Corriere della Sera”: «Tutti gli anni si dice che devo andare via, ma poi dove volete che vada? Sono contento di stare qua, di fare il capitano». 

Ma Icardi, si sa, è anche un fan dei social network e ieri, pubblicando su Twitter e Instagram le foto della sua ultima “pazzia”, l’acquisto di una fiammante Lamborghini “nerazzurra” da 186mila euro (prezzo di listino senza optional particolari), ha voluto ribadito l’amore per la sua squadra: «Perché viviamo attorno a questi colori, perché li portiamo dentro di noi, per questo e per tanti momenti, ci siamo regalati questa nuova Huracan Spyder con i colori nerazzurri». Chi lo conosce bene giura che al ragazzo non passi proprio per la testa l’idea di lasciare – oggi – questa squadra. «Non ha la minima intenzione di cambiare maglia», ha sottolineato ieri a Radio Crc uno degli agenti di Maurito, Letterio Pino, ed è logico che queste frasi facciano riflettere, considerando che nove volte su dieci i procuratori aprono a qualsiasi scenario sul mercato.

Icardi vuole vincere all’Inter e, considerando la famiglia allargata che ha costruito con Wanda Nara (i tre figli avuti dalla moglie con Maxi Lopez più la piccola Francesca), non intende stravolgere la vita di nessuno. Inghilterra, Germania e Francia non lo attraggono, solo il fascino di Madrid, del Real o dell’Atletico del suo estimatore Simeone, potrebbero farlo vacillare, ma questo non è un pensiero attuale. Così come il club non ha in mente di cederlo. Per Thohir lui è l’immagine della società. Ovvio, se fra due mesi dovesse presentarsi una squadra con 45-50 milioni sarebbe difficile non sedersi a riflettere, ma l’obiettivo dell’Inter è quello di trattenerlo, sacrificando qualcun’altro. 

E chissà che in estate Icardi non possa abbracciare il suo connazionale Jonathan Calleri. L’Inter ha come obbiettivo un attaccante esterno (Candreva, Bellarabi o Nani in cima alla lista), ma il nome dell’ex Boca è tornato d’attualità. La storia è nota: a gennaio Calleri sembrava vicinissimo al trasferimento al Bologna, via Inter, ma poi è andato in prestito al San Paolo dopo essere diventato un giocatore del Deportivo Maldonado (club uruguaiano detenuto dal fondo Stellar). Adesso si riparla di Calleri – 7 gol in 6 gare di Libertadores – perché il suo compagno di club, Kelvin, ha dichiarato alla “Gazeta Esportiva”: «Se non mi sbaglio ha già un contratto con l’Inter». Staremo a vedere.

Alla vigilia del primo incontro con Sarri dopo i fatti di fine gennaio, Mancini preferisce guardare avanti. Solo un cenno distensivo sulla polemica nata dopo la sfida di Coppa Italia al San Paolo a causa dell’insulto omofobo del collega toscano: «E’ il passato, episodio finito. Gli stringerò la mano». Meglio guardare al futuro più o meno prossimo. Con una vittoria questa sera l’Inter si porterebbe temporaneamente a -3 dalla Roma 3ª in classifica, impegnata domani a Bergamo con l’Atalanta: «Con 18 punti a disposizione dobbiamo pensare positivo». A fine campionato si faranno i conti: «L’obiettivo mio e di Thohir è quello di migliorare la squadra ogni anno», continua Mancini, sfavorevole alla moviola in campo («Preferisco l’errore dell’arbitro e non di giudici di porta o assistenti») e stanco di affrontare quesiti sulla sua permanenza all’Inter: «Non posso rispondere ogni settimana alla stessa domanda». Ci pensa Stankovic, intervistato da Premium Sport: «Roberto ha sposato il nostro progetto, lo vedremo con noi anche l’anno prossimo». 

Oggi atterra Thohir in una fase calda della trattativa con i nuovi soci cinesi: sono tre le due diligence effettuate dopo l’affidamento del mandato a Goldman Sachs. Un portavoce Pirelli ieri ha smentito che il gruppo della Bicocca sia al lavoro per far entrare ChemChina nell’Inter, scenario alternativo a quello di un investitore portato da Thohir. Questa sera primo contatto tra il proprietario indonesiano e Massimo Moratti in tribuna a San Siro. Domani sera possibile cena tra i due per fare il punto sulle offerte arrivate dal Paese asiatico: sul tavolo anche gli accordi stipulati a novembre 2013 che potrebbero essere modificati per consentire l’ingresso di nuovi soggetti. L’accelerazione definitiva è attesa per fine stagione, da giugno in poi. Ma già in questa fase, all’interno del club a livello di gestione amministrativa, regna la cautela tipica che precede novità significative. Nuovo round settimana prossima: Thohir partirà lunedì diretto in Francia per attività legate a Mahaka Group, ma tornerà giovedì o venerdì. Al di là delle trattative sulle quote societarie, l’Inter guarda comunque all’Estremo Oriente. A breve sarà inaugurata una seconda Academy in Cina oltre a quella già in funzione a Shanghai. La nuova frontiera è tracciata.

E sconto fu. Non quanto s’aspettavano Higuain ed il Napoli, però la Corte Sportiva d’Appello ha ridotto da 4 a 3 le giornate di squalifica che il giudice sportivo aveva inizialmente comminato all’attaccante argentino dopo l’espulsione subita durante Udinese-Napoli. Il disappunto del club azzurro è racchiuso in poche righe, diffuse nella serata di ieri attraverso un comunicato: «Prendiamo atto della decisione della Corte Sportiva di Appello, osservando come sia mancato il coraggio di fare davvero chiarezza e restituire, al calciatore e alla Società, Giustizia. Si è persa un’occasione per dare credibilità all’intero sistema. Siamo profondamente delusi». Il verdetto è stato adottato a sezioni riunite dal collegio presieduto da Gerardo Mastrandrea, dopo aver ritenuto il ricorso presentato dal club azzurro “parzialmente fondato” e pertanto l’ha accolto riducendo la sanzione a 3 giornate effettive di gara, lasciando inalterata l’ammenda di 20mila euro.  

 A conti fatti, il Pipita potrà essere in campo tra due lunedì, il 25 aprile all’Olimpico nella supersfida contro la Roma. Decisiva è stata la sua deposizione, l’ultimo ad intervenire nel corso dell’udienza durata 50 minuti. «Ho sempre rispettato le regole nella mia vita. Trovo la sanzione di quattro giornate ingiusta e pesante, anche perché non volevo insultare nessuno. Prima di Udinese-Napoli ho giocato 430 partite da professionista e sono stato espulso per somma di ammonizioni una sola volta, quando giocavo nel Real Madrid», risoluto e convincente è stato il bomber azzurro, nei dieci minuti davanti ai giudici della Corte e durante i quali ha parlato anche del suo comportamento in questa stagione: prima dell’espulsione di Udine, aveva ricevuto solo due cartellini gialli, in campionato il 6 gennaio contro il Torino e ai quarti di finale di Coppa Italia contro l’Inter.

La fase dibattimentale aveva avuto inizio con un intervento del presidente Aurelio De Laurentiis, abile nel fare leva sulla condotta del bomber, mai particolarmente polemico e falloso. Il resto l’ha fatto l’avvocato Mattia Grassani, uno dei più preparati in materia di giustizia sportiva. La strategia vincente è stata quella di alleggerire la posizione di Higuain in merito alle espressioni utilizzate e trascritte dall’arbitro Irrati nel referto, ed evidenziare l’assenza di intenzioni intimidatorie nella condotta del suo assistito. In particolare, l’avvocato Grassani ha insistito sul termine “vergognoso” rivolto dal calciatore a Irrati che nel suo referto aveva parlato di “lieve spinta che non arrecava dolore fisico”, derubricandolo da “condotta ingiuriosa” ad “atteggiamento irrispettoso». Higuain ha fatto subito ritorno a Napoli e oggi riprenderà ad allenarsi, da solo mentre la squadra giocherà contro l’Inter, per farsi trovare pronto per il big match dell’Olimpico. Altri dieci giorni di sacrificio e poi il Pipita tornerà per il gran finale: potrà giocare le ultime 4 partite, anche per provare a battere il record di reti (35) stabilito da Nordhal 67 anni fa.

Inter-Napoli è anche la sfida tra due allenatori, Roberto Mancini e Maurizio Sarri, che danno si sé un’immagine che più diversa l’uno dall’altro non si può. E nessuno più di Enzo Miccio, il volto di Real Time (sul canale 31 del digitale terrestre), designer, wedding planner e soprattutto grande esperto di look potrebbe dare un giudizio competente sullo stile dei due allenatori. 

 Signor Miccio, cosa ne pensa dell’immagine di Sarri e Mancini?  «Sarri è un allenatore piuttosto casual. Mancini, invece, direi che incarna perfettamente lo stile dell’uomo sia elegante che sportivo. Non è mai in maglietta, al massimo indossa una polo. Altrimenti si mette elegante. Essendo marchigiano probabilmente apprezza molto l’artigianalità di un prodotto. Direi che è abbastanza impeccabile per come si veste».  

Quindi la tuta di Sarri è bocciata senza appello? «Lui ha l’alibi dell’allenamento, ma la domenica per me è il giorno della festa anche per i calciatori. Quindi dovrebbe rispettare un dress code, tanto più che mentre si gioca la partita lui non deve giocare e nemmeno allenare. Dovrebbe rispettare un po’ di più l’etichetta, secondo me non è l’outfit giusto. La tuta è giustificata per tutti gli altri giorni». 

Considerando che Sarri allena in una città nota per la sua tradizione sartoriale, in vista di sabato sera cosa gli consiglierebbe? «Mi piacerebbe che si presentasse con un bell’abito su misura per dare uno smacco a tutti, dato che la sartoria napoletana è famosa nel mondo. È vero che la fisicità non lo aiuta molto, ma non significa che anche per lui non si possa trovare l’abito giusto. Consiglio un solo bottone e la giacca con lo scollo un pochino più aperto. Napoli è una città elegante e sono sicuro che se facesse una cosa del genere, andando al di là del suo istinto casual, verrebbe ancora più apprezzato dai napoletani». 

 Tornando a Mancini: a chi potremmo paragonarlo per il suo stile? «Facendo un paragone con un attore, direi Luca Argentero, altro uomo molto molto elegante. Mancini potrebbe fare il mentore anche dal punto di vista stilistico dei ragazzi che allena. E poi ha mantenuto una fisicità notevole».  

C’è qualche altro allenatore della Serie A che l’ha colpita per il suo stile? «Mi ricordo qualche tempo fa di essermi soffermato sul tecnico della Fiorentina, Paulo Sousa. Altro elegantone». A proposito di calciatori: alcuni sono icone di stile. 

 «Certo, le grandi maison li hanno fatti diventare brand ambassador straordinari. In passato non si sono sempre vestiti come dei lord, ma ora hanno capito che dovevano cambiare registro. Parlando di Inter, mi verrebbe da citare Danilo D’Ambrosio, che tra l’altro è napoletano. Lui è veramente supercool, si veste seguendo la tendenza».

Se la patente di big tocca alle prime cinque, dalla Juventus alla Fiorentina, per la classifica è il terzultimo big match di questo campionato: Inter-Napoli stasera, poi alla giornata numero 35 le scintille di Fiorentina-Juventus e Roma- Napoli. Mancini e Sarri stasera si giocano fiches importanti, forse decisive, ai rispettivi tavoli: quello per mantenere il 4° posto che garantisce l’accesso diretto all’Europa League (asticella normale) o per puntare ancora al 3° (asticella alta, o altissima);

quello per continuare a guardare dall’alto e da lontano la Roma in chiave 2° posto (asticella normale) o per tenere ancora viva una speranziella scudetto (asticella altissima).

L’INTER SI GIOCA DI PIÙ Ma se

per Inter e Napoli un numero chiave è lo stesso ed è il 6, ovvero i punti di ritardo da chi le precede, la differenza sta nella vicinanza di chi insegue. E potrebbe contare non poco a livello psicologico: il Napoli è a +6 sulla Roma, l’Inter solo a + 2 sulla Fiorentina, che pure è in parabola negativa. La pura logica dice che stasera la squadra nerazzurra si gioca di più: Mancini ha ribadito di credere ancora alla Champions League il che equivale a dover vincere per forza, mentre il Napoli potrebbe valutare positiva- mente anche un pareggio. Per arrivare, a patto di battere poi il Bologna, allo scontro diretto con la Roma ancora almeno a + 4 (e con Higuain) : dunque con la teorica possibilità di farsi bastare un altro pareggio il 25 aprile.

ALLO SPECCHIO? Guardando solo ai sistemi di gioco di riferimento, tatticamente non sembra una sfida difficile da decifrare. Il Napoli per scelta di Sarri è un libro aperto – non sempre facile da leggere, però – e l’Inter per le scelte recenti di Mancini lo sta diventando: il suo camaleontismo è meno compulsivo e più

ricercato e se stasera sceglierà di specchiarsi nel Napoli con un 4- 3-3 non sarà per debolezza, ma solo perché si tratta di una rivisitazione naturale del 4-2-3-1. Ovvero l’altro sistema utilizzato nell’ultimo mese abbondante. Naturale e non traumatica, anzi quasi spontanea grazie alla duttilità di Brozovic, che dà il massimo da mezzala, ma ha movimenti funzionali alle due fasi anche da esterno destro, e addirittura da finto trequartista, nell’eventuale linea a tre alle spalle di leardi. E in quel caso Kondog- bia, sempre che rientri, potrebbe ritrovare la sua posizione preferita, in coppia con un uomo difensivo (Medel) davanti alla difesa.

VULNERABILE

La fascia destra dell’Inter può essere un territorio chiave nel risiko della partita. A Udine, due settimane fa, fu il lato debole del Napoli: per le condizioni precarie di Ghoulam, ma anche per il poco aiuto ricevuto da Hamsik e gli scompensi che ne seguirono nelle scalate combinate dello slovacco e di Insigne. Che rispetto a Callejon ha più soluzioni e qualità offensiva, ma meno attitudine a garantire copertura ed equilibri. Forse sarà lì che Mancini cercherà di colpire di più il Napoli e la scelta di Eder o Palacio come esterno destro gli garantirebbe anche continuità nella fase difensiva, e non solo pericolosità e i tagli giusti per accompagnare la spinta di D’Ambrosio.

CHI VA SU JORGINHO? Il contributo offensivo dei laterali è sempre stato un valore aggiunto per il gioco del Napoli e al contrario a lungo un’incognita per Mancini, visto che a D’Ambrosio e Nagatomo sono serviti tempo ed errori per convincerlo di essere la coppia migliore. Recentemente gli equilibri si sono modificati se non capovolti, per la stabilizzazione del rendimento dei due nerazzurri e il calo di Hysaj e Ghoulam: bloccare le loro sovrapposizioni sulle fasce è diventata ima missione dichiarata di tutte le avversarie del Napoli, quasi quanto ridurre il raggio di azione di Jorginho. E la terza chiave della sfida di stasera può essere proprio questa, ovvero chi e come si occuperà di togliere spazi e lucidità al regista di Sarri: più che Medel, che si può prevedere più stabilmente vicino ai due centrali difensivi, potrebbe essere proprio Eder (o Palacio) stringendo in mezzo. Ma in que

sto senso un aiuto importante arriverà anche dalla corsa di Brozovic, in qualunque posiz ione sarà impiegato il croato.

OCCHIO AL GABBIA La quarta variabile, tale anche perché il loro rendimento non ha una lettura sempre certa, è rappresentata dai due centravanti. Con due o tre compagni di reparto meno portati rispetto a Ljajic e Jovetic ad avere il pallone sui piedi e ad andare a calpestare le sue stesse zolle in area, Mancini spera di mettere leardi nelle condizioni migliori per mantenere la sua straordinaria percentuale realizzativa. Senza Higuain, Sarri chiederà a Gabbiadini come già contro il Verona di ricalcare per quanto possibile i movimenti dell’argentino: ne riceverà meno potenza e imprevedibilità, ma forse ancora maggiore facilità di calcio, anche da fermo. Un motivo di allarme in più per difensori e centrocampisti di Mancini nelle zone calde al limite dell’area.

Ritrovarsi, tre mesi dopo. Con una gran voglia di chiuderla lì, ma anche la consapevolezza che sarà impossibile. Roberto Mancini e Maurizio Sarri stasera al Meazza torneranno ad incrociarsi dopo quel poco edificante siparietto del 19 gennaio scorso. Il tecnico del Napoli a dare del «frocio» al collega, che non ci sta e malgrado la vittoria al San Paolo (prima e dopo, nessuno ci è riuscito in questa stagione) davanti alla tv parla soltanto della maleducazione dell’altro, «tanto che in Inghilterra non lo farebbero più allenare». Salvo scivolare, appena qualche giorno dopo, in un dito medio ad alcuni steward tifosi del Milan dopo essere stato espulso durante il derby.

 Perché ad accomunare i due restano la stima (professionale) reciproca, il probabile pentimento – comunque mai dichiarato – per essere andati sopra le righe quella notte e proprio le espulsioni. Statistica ben poco lusinghiera in cui Sarri vince 4-3. Per il resto i due sono agli antipodi. Uno vive in tuta (altrimenti punta sul nero), l’altro ci tiene al look e sa essere chic pure in tuta. Quello va sempre con lo stesso modulo e gli stessi undici, questo ha smontato e rimontato la squadra manco fosse il meccano. Calzona, il vice di Sarri, vendeva caffè. Sylvinho, secondo del Mancio, faceva ricami con Barcellona e Arsenal. Il toscano, che poi ha origini napoletane, scaramanzia compresa, preferisce la lettura ai social network, ama il mare ma non possiede una barca. Lo jesino ha giocato ad altissimi livelli (Maurizio si è fermato ai Dilettanti) e gestito fior di pressioni e di rimonte anche all’estero, l’altro dopo tanta provincia ha commentato il crollo di Udine ammettendo che intorno ai suoi c’è troppa attenzione. Mancio è fumantino, Sarri pure, ma anche fumatore e quando lo allontanano dalla panchina in cui pare una belva in gabbia si consola in tribuna accendendosi una sigaretta col mozzicone della precedente.

CHE PARLI IL CAMPO Resta il fatto che l’episodio di tre mesi fa non sarà facile da cancellare. Anche perché da quel giorno in ogni stadio in cui entra Mancio si becca insulti e sfottò omofobi. Ora se non altro il fenomeno è in calo. «Nessun problema a stringergli la mano» aveva detto l’interista mercoledì. Ieri in conferenza, quando temeva che non si parlasse d’altro, Mancio ha partorito un laconico «punto, fine, è un episodio che fa parte del passato». All’altro è andata di lusso, visto che come il resto del Napoli rimane in silenzio stampa dopo il caos Higuain. Ecco che forse per chiudere davvero l’episodio servirebbe una grande risposta dal campo. Perché Mancini e Sarri saranno anche agli antipodi, difficilmente andranno a cena insieme, ma negli anni hanno dimostrato di saper far giocare un buon calcio alle proprie squadre.

Non ama la moviola in campo, amerebbe rivedere rapidità di pensiero. «Dobbiamo cercare di avere lo stesso spirito mostrato contro la Juve in Coppa. Non è facile per il 3°posto, ma con 18 punti in palio…» dice Mancini.

SCALPITANO JESUS ED EDER II tecnico pensa a un 4-3-3 con la variante Brozovic tutto campista e da 4-2-3-1.1 dubbi: Murillo o Jesus e il terzo attaccante (lotta Eder-Palacio). Oggi arriva Thohir, che presto si vedrà con Moratti. «Se gli chiederò di tenere i big? Il suo obiettivo è di tutti: migliorare la squadra. In questo, fra noi, zero divergenze, come con leardi». Il bomber ha postato una foto della nuova Lamborghini nerazzurra scrivendo «i colori che ho dentro».

PUNTI FERMI Napoli senza Higuain. «Ottima squadra e Gabbiadini lo apprezzo. Se cercheremo di prenderlo? Il Napoli ha una squadra competitiva, non credo mollino lui o Mertens. D futuro? La squadra ora ha punti fermi, poi è ancora incompleta: con qualche gol in più avremmo almeno altri 6 punti». Circa 60.000 spettatori fra cui i c.t. Conte e Cacic (Croazia).

Maurizio Sarri ha convocato i 23 effettivi a disposizione per la partita di stasera. Complice l’assenza di Higuain, dunque, andrà in panchina anche Alberto Grassi che attende ancora di fare il suo esordio con il Napoli. Nessuna novità in formazione: spazio ai soliti «titolarissimi» – definizione, in verità, che piaceva soprattutto a Mazzarri – con Koulibaly che, dopo aver scontato un turno di squalifica, prenderà il posto di Chiriches ed Allan che, salvo sorprese, sarà preferito a Lopez. Lo spagnolo, però, ha qualche chance .

CALDA ACCOGLIENZA Ambiente sereno, in volo il magazziniere Starace ha strappato un sorriso pure a Gabbiadini come da foto postata su Twitter. Azzurri accolti ieri con il consueto calore dai tanti tifosi presenti a Milano, che non faranno mancare il loro incitamento stasera a San Siro, così come quelli provenienti da province e regioni vicine. I sostenitori del Napoli sai-anno concentrati essenzialmente nel settore ospiti ma anche sparsi negli altri settori dello stadio.

Campione del mondo, campione dell’Inter e campione di… social. Non quelli attuali ma di un tempo, i suoi tempi, fine anni 80, roba aggregante, vediamoci, palliamo, cose così, naturali. «Cosa dovrebbe avere quest’Inter della nostra dei record? Il carattere certamente ma anche un gruppo: noi uscivamo sempre in 4 o 5 con mogli o fidanzate, eravamo anche amici; quelli di oggi mi pare che una volta finito Pallenamento se ne vadano a casa, saluti e via». Voce del verbo socializzare. Verbo di Andrea Brehme detto Andy: il treno della sinistra, il tremendissimo mancino del TVap e dello scudetto 1988-89, legatissimo ai nerazzurri anche tramite Inter Forever e oggi agente di calciatori nella sua Germania.

Brehme, partiamo dai suoi Inter-Napoli: erano tempi da… scudetto. «Grandi sfide, Maradona e Ca- reca e tanti altri di là. Tutti campioni, quel Napoli era una squadra eccezionale. Come la nostra. Anzi, mi scusi, quella nostra Inter del Trap era speciale: noi eravamo proprio dei… mostri».

Un tuffo nell’attualitài: merita più lo scudetto il Napoli o il terzo posto l’Inter? «Il terzo posto l’Inter. Perché ne sono tifoso ma soprattutto perché questo Napoli senza Higuain vale onestamente la metà». Quindi, stasera, Inter favorita?

«Certamente senza Gonzalo per l’Inter sarà più facile, anche se Gabbiadini è forte e di elementi molto validi ce ne sono. Però quella di stasera è un’occasione che va sfruttata. Vidi la gaia del Napoli contro la Juve: grande gioco, davvero una bella squadra. Ma l’Inter, mi ripeto, stasera deve vincere». Come? «Tornando alla compattezza e forse all’umiltà viste nei tempi in cui era in testa e vinceva 1-0. A cosa è stato dovuto quello scivolamento dal primo posto in quei due mesi?

Non so, me lo dica lei… Forse si sono sentiti tutti troppo forti. Resta il fatto che stasera l’Inter deve ritrovare la vittoria, e con i tre punti arrivano tante cose insieme». Nonostante le sue rassicurazioni, Mancini non saprebbe se restare o meno l’anno prossimo.

«E’ una domanda da fare al presidente Thohir, non a me… Mancini conosce l’ambiente e in nerazzurro ha saputo vincere. Se lo ritengo una garanzia? Lo ritengo un bravissimo allenatore, ma garanzia non lo è lui come nessun altro tecnico in giro per il mondo. Per quel che è il mio parere, comunque, Mancini dovrebbe restare il prossimo anno e riprovarci se le cose non andranno come previsto». Quale giocatore le piace della squadra odierna? «Mauro leardi, moltissimo. Non ho visto il gol di testa che ha fatto a Frosinone ma si sa e si capisce che uno cori ha il gol sempre addosso, che ci sa fare là davanti».

Può assomigliare un po’, detto che nessuno è uguale a nessun altro, ad Aldo Serena? «Tecnicamente credo che sia più forte Mauro, nel colpo di testa svetta certamente Aldo». Meglio cedere a eventuali sirene da 40 milioni o tenerlo resistendo ad oltranza? «leardi non va assolutamente ceduto: dev’essere la base dell’oggi e del futuro». Poco tempo fa Mario Stanic (ex Parma e Chelsea) disse che Brozovic sembra un tedesco da quanto va e corre. «E’ vero, ha ragione, ma soprattutto mi pai e un tedesco sa per cosa? Per il carattere che mostra lungo l’arco della partita». Oltre a Brozo, chi è l’elemento determinante dell’Inter? «Mi pare che Perisic abbia un peso su tutta la squadra: veramente un bravissimo giocatore».

Pronostico, banale banale. «L’Inter non può più restare fuori dalla Coppa, e soprattutto dalla Champions League dalla quale manca da troppo tempo. E’ l’Inter, e adesso deve saper sfruttare le opportunità che gli arrivano, come l’assenza stessa di Higuain. Andrebbe benissimo un 1-0».

Tornerà presto a Roma, Gonzalo Higuain. Precisamente fra nove giorni. La Roma dello stadio Olimpico, la Roma di Roma-Napoli. Distante una decina di minuti di auto, traffico permettendo, da quella frequentata ieri, via Campania, zona via Veneto, sede della Corte Sportiva d’Appello della Federcalcio. Dove i giudici hanno ascoltato le sue ragioni, decidendo di cancellare una delle quattro giornate di squalifica decise dal giudice sportivo, una riduzione della sanzione piccola ma dal peso specifico importante: il pipita potrà sfidare Pe- rotti ed E1 Sharaawi il 25 aprile in una partita che varrà un bel po’ del diritto di andare in Champions dalla porta della qualificazione diretta e non dalla finestra dei preliminari. Higuain salterà invece l’Inter stasera e il Bologna martedì.

NAPOLI ARRABBIATO II Napoli, comunque, la prende male. E in un comunicato scrive: «Prendiamo atto della decisione della Coite Sportiva di Appello, osservando come sia mancato il coraggio di fare davvero chiarezza e restituire, al calciatore e alla Società, Giustizia. Si è persa un’occasione per dare credibilità all’intero sistema. Siamo profondamente delusi». Anche Mattia Grassani, il legale del club, chiude la giornata senza esultare: «Ci aspettavamo qualcosa in più». I due turni di sconto.

SOLO «IRRISPETTOSO» Grassani è riuscito a convincere i giudici del collegio guidato da Gerardo Mastrandrea che quel «vergognoso» pronunciato dall’argentino al minuto 75 di Udi

nese-Napoli, non era diretto verso l’arbitro Massimiliano Irrati. In definitiva non si trattava di un «sei vergognoso», ma si riferiva genericamente a un contesto, a una situazione. Così si è passati dall’«ingiurioso» all’«ir- rispettoso». Niente da fare invece sulla «spinta lieve», parole

scritte dallo stesso Irrati nel referto arbitrale: per poter intaccare anche quel pezzo della decisione di Tosel si sarebbe dovuto definire l’episodio senza rilevanza disciplinare. Ma la Corte ha ritenuto che la decisione del giudice sportivo già tenesse conto dell’attenuante, cioè del

«lievemente» scritto da Irrati: una spinta brutale avrebbe provocato una squalifica dell’attaccante molto più pesante. Confermata invece l’ammenda di 20mila euro.

UN PO’ DI ROMA La delegazione del Napoli è arrivata al palazzo della giustizia sportiva del calcio qualche minuto prima di mezzogiorno. Non c’erano tifosi napoletani ad aspettare la sentenza, anzi a un certo punto è comparsa nella folla una donna con la tuta della Roma, probabilmente capitata per caso e incuriosita dal gran dispiegamento di telecamere e te- lefonini. In realtà un po’ di Roma c’era pure dentro il palazzo perché si discuteva del ricorso del club giallorosso (in questo caso la Corte ha sospeso la decisione) contro una multa di 5mila euro per Udinese-Roma.

UNA SOLA ESPULSIONE Nei 50

minuti della discussione suìì’af- faire Higuain-Irrati, oltre a Grassani, avevano preso la parola De Laurentiis e alla fine lo stesso Higuain. Mentre non era stata accettata nel dibattimento la documentazione fotografica portata dal Napoli. Il presidente aveva parlato per 10 minuti, il centravanti un po’ meno, battendo in particolare sul suo curriculum: prima di Udinese-Napoli 430 partite e una sola espulsione per somma di ammonizioni, peraltro con la maglia del Reai Madrid, contro il Siviglia, il 9 febbraio 2013. «Sono un giocatore che ha sempre rispettato le regole. Quella punizione è ingiusta e pesante». Parole che hanno convinto i giudici solo a metà: niente Bologna ma via libera per sfidare la Roma.

E venne il giorno della verità: resteranno 4 giornate di squalifica per Higuain oppure l’argentino riceverà uno sconto di pena? Oggi il verdetto, anticipato alle 12 (inizialmente era per le 13), momento in cui la Corte d’Appello Federale sarà riunita a Roma, in via Campania, per le audizioni dei ricorsi previsti in agenda. Ci sarà il presidente del collegio, Gerardo Mastrandrea, con gli altri 14 giudici che compongono la Corte a sezioni riunite per ascoltare le deduzioni delle parti che hanno presentato reclami. Il più atteso è quello depositato mercoledì dal Napoli per chiedere uno sconto sulle 4 giornate di squalifica comminate dal giudice sportivo a Gonzalo Higuain.  

La strategia legale del Napoli è stata definita in ogni dettaglio, dopo una lunga riunione negli uffici romani della Filmauro e completata con il faldone, poi presentato dall’avvocato Mattia Grassani. E’ corposo, a corredo di una linea difensiva chiarissima ed arricchita dalla presenza del ricorrente: Higuain ha chiesto di difendersi di persona. Il Pipita sarà al cospetto della commissione composta dal presidente Mastrandrea e da altri 4 giudici che provvederanno ad ascoltare le ragioni del calciatore, a sostegno della richiesta di riduzione della squalifica. Negherà ancora una volta di aver insultato il direttore di gara alla Dacia Arena o di averlo addirittura aggredito. Le mani poggiate sul petto, secondo il Pipita, sarebbero state un gesto automatico e difensivo per evitare, nella concitazione del momento, un contatto fisico maggiore. Non è confermata, invece, la partecipazione del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis: raggiungerà la sede di via Campania solo se sarà garantita anche la sua audizione. Dovrà essere il presidente Mastrandrea, nel caso, ad autorizzarlo attraverso la persona dell’avvocato Mattia Grassani. 

 Dal carteggio presentato dal Napoli verrà stralciato il materiale video, essendo accettata la prova tv in sede di ricorso, ma soltanto nelle ipotesi di scambio di persona oppure quando l’arbitro non giudica su di una situazione di fatto. Saranno accettati ed analizzati, invece, i cosiddetti “fermo immagine” per illustrare fotogramma dopo fotogramma lo svolgimento dei fatti più “caldi” nel faccia a faccia tra Higuain e l’arbitro di Udinese-Napoli. Non è escluso che il collegio, a conferma oppure a sostegno della “deposizione” del Pipita, possa decidere di sentire l’arbitro Irrati in persona, attraverso una telefonata per chiedergli maggiori spiegazioni sulla questione dibattuta delle “mani addosso”.  

Il resto lo farà il legale del club, Grassani che illustrerà il ricorso nel suo insieme, chiedendo al termine dell’arringa la riduzione di 2 turni o in via subordinata di uno soltanto. Higuain ha già saltato per squalifica Napoli-Verona e domani sera dovrà disertare anche Inter-Napoli, scontando così il secondo turno di stop. Se la squalifica sarà dimezzata, potrà essere a disposizione di Sarri per Napoli-Bologna di martedì. Al massimo, ed è l’auspico del club, sarà in campo il giorno 25 aprile, per il match-clou Roma-Napoli. Insomma, il Pipita vuole farsi trovare pronto da subito e non aspetterà nemmeno il verdetto della Corte per rientrare subito a Napoli. E’ previsto per lui un allenamento oggi pomeriggio e uno domani con il preparatore Corrado Saccone: se arriverà lo sconto di due turni, vuole farsi trovare pronto per la sfida di martedì al San Paolo contro il Bologna.

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