Salvatore Riina Junior boicottato dalle librerie, negate la vendita e la presentazione del libro da Catania a Padova

All’indomani della messa in onda dell’intervista al figlio del boss Totò Riina a Porta a Porta condotta da Bruno Vespa, è ancora polemica. Le parole del figlio del boss, ovvero Salvatore Riina Junior hanno davvero scatenato una bufera mediatica.

Il figlio del boss è stato invitato in occasione della presentazione suo libro “Riina, family life”, dove Salvatore parla del rapporto con suo padre, senza però mai affrontare l’argomento mafia. Alla domanda di Bruno Vespa su cosa sia per lui la mafia, Salvatore risponde così: “La mafia cos’è? Non me lo sono mai chiesto, non so cosa sia. Oggi la mafia può essere tutto e nulla. Omicidi e traffico di droga non sono soltanto della mafia”.

Ma dopo la messa in onda dell’intervista su Rai 1,oggi in tanti soprattutto le librerie hanno preso una decisione davvero esemplare. Nello specifico la libreria “ Vicolo stretto”, ha affisso un cartello in vetrina per informare che in quell’esercizio non si vende nè si ordina il libro di Salvatore Riina.

Il cartello con su scritto l’avviso è stato affisso da due donne titolari della libreria che hanno invitato tutti i colleghi a fare la stessa cosa. La fotografia del cartello affisso sulla porta della libreria stata pubblicata sui social ed è stata condivisa davvero da tantissimi utenti.

Una libraia di Catania che si rifiuta di vendere il libro del figlio del boss Totò Riina. La Feltrinelli che a Padova nega all’autore, Salvo Riina, di presentare il libro «Riina familylife» (EdizioniAnordest) disponibile da ieri non in tutte le librerie. Non si potrà comprare, ad esempio, a Vicolo Stretto di Catania, in via Santa Filomena. Angelina Sciacca, la titolare, in un cartello appeso fuori dalla sua libreria ha scritto: «In questa libreria non si vende il libro di Riina Junior», invitando i colleghi a fare lo stesso. All’appello ha risposto la libreria Rinascita di Sesto Fiorentino: anche qui è stato esposto un cartello con la stessa scritta. Scelte che molti hanno bollato come «censura».A Padova,dove Salvo, 39 anni, vive da quattro anni in libertà vigilata dopo aver scontato una pena di 8 anni e 4 mesi per associazione mafiosa, non potrà presentare il suo libro. Ospitare il figlio di un mafioso non rientra nelle «nostre politiche» hanno fatto sapere dalla Feltrinelli,che però il libro lo venderà eccome. Numerose le copie già prenotate. Per questo Mario Tricarico, capo delle Edizioni A nordest ha parlato di «ipocrisia» dal momento che nella stessa libreria in cui ha presentato numerosi libri si vieta la presenza del figlio del bossma non la possibilità di vendere il testo. Per questo spera di riuscire a trovare in breve tempo una libreria padovana di posta ad ospitare Salvo per la presentazione di «Riina family life».

“In questa libreria non si ordina né si vende il libro di Salvatore Riina”. E’ quanto si legge su un piccolo cartello affisso all’ingresso della libreria ‘Vicolo Stretto’ di Catania, che ha deciso di non vendere il libro ‘Riina, Family Life’ (edizioni Anordest), al centro di numerose polemiche per la partecipazione del figlio del capomafia alla trasmissione ‘Porta a Porta’.

La fotografia del cartello è stata pubblicata anche su Facebook da Angelica Sciacca, proprietaria della piccola libreria, che scrive: “Chiedo a tutti i miei colleghi di affiggere lo stesso cartello”.

“Ho pianto dopo aver letto il post pubblicato da Salvatore Borsellino. Vendere questo libro non mi sembra corretto nei confronti delle vittime di mafia e dei loro parenti. Pubblicare un libro del genere e leggere un libro del genere non suscita nessun interesse. Ho preso questa decisione perché da siciliana sento che questa è la scelta giusta”. Lo ha detto la titolare della libreria, parlando a ‘Radio Cusano Campus’, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

“Spero che la mia idea possa essere ripresa e allargarsi a macchia d’olio per espandersi ad altre librerie e, in effetti, sta accadendo – ha proseguito Angelica Sciacca -. Mi hanno chiamato molti da Palermo e anche loro stanno attaccando all’ingresso della libreria questo cartello. A tutti quelli che vogliono comprare il libro del figlio di Riina, chiedo di mettersi una mano sulla coscienza prima dell’acquisto e di pensarci bene. Sono davvero convinti di voler contribuire con il proprio denaro a una cosa del genere? Si devono chiedere se davvero vogliono leggere quel libro. La legalità e il rispetto sono le nostre linee guida”.

“Io non ho bisogno di sapere dal figlio di Riina chi era Riina, lo sappiamo tutti cosa faceva – ha aggiunto Angelica Sciacca – sicuramente non mi servirà leggere questo libro per conoscere la mafia e per capire come va combattuta. Qualcuno mi ha anche attaccato per questa mia presa di posizione. Alcuni sono entrati in negozio chiedendo il perché di quel cartello e io gli ho spiegato che la mia era una scelta etica. Altri mi accusano di volermi fare pubblicità, francamente non mi interessa. Invitare su una rete pubblica il figlio di un mafioso non mi è sembrato affatto giusto”.

Almeno un elemento positivo c’è: Salvo Riina, il figlio del capo dei capi di Cosa nostra intervistato da Bruno Vespa a Porta a Porta, non ha ricevuto nessun compenso. Almeno in questo, la Rai, è riuscita a salvare la faccia. Peccato che rischi di perderla su tutto il resto,vista l’insistenza di viale Mazzini nell’addossare al conduttore ogni responsabilità, tirando in ballo Carlo Verdelli che ha autorizzato la messa in onda, difendendone il «contenuto», volendo spianarsi la strada all’introduzione della «censura preventiva». Fra qualche mese in Rai andrà in onda solo quello che farà comodo al vertice aziendale, dunque al governo. «Siamo in una fase di transizione, Verdelli (responsabile dell’informazione,ndr) è arrivato da tre mesi, dice l’amministratore delegato della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, durante il suo intervento in commissione Antimafia in merito alla puntata di Porta a Porta con l’intervista a Riina junior, «prima abbiamo deciso di occuparci dell’informazione giornalistica in senso stretto, cioè delle testate, e poi dal primo settembre bisognerà riuscire ad avere una supervisione che lavori sui contenuti giornalistici ovunque essi siano.Da quel momento si dovrà decidere insieme». Da quel momento non ci saranno più altri «casi Riina». E, sempre da quel momento,nei talk show politici non ci saranno più ospiti sgraditi e servizi ad alto rischio come quelli di Report, il programma di Rai Tre condotto da Milena Gabanelli. «In Rai stiamo cercando di far cambiare marcia al genere dell’infotainment», spiega il numero uno della tv pubblica, «che è un genere molto complesso, dove il contenuto rappresenta tutto». Se dal tutto si toglie il particolare resta solo ciò che non fa danni. Anche Vespa, stando a quanto emerso in commissione Antimafia, dovrà allinearsi al nuovo corso. E il segnale arriva proprio daCampoDall’Orto. Il manager, durante la sua audizione a Palazzo San Macuto, ha spiegato che la liberatoria (il documento con il quale l’intervistato autorizza l’emittente a mandare in onda il servizio) è stata firmata da Riina «alla fine» della registrazione (dopo averla rivista), ma «le domande sono state fatte in libertà». Un modo, quello dell’amministratore delegato della Rai, per ingenerare un dubbio serio:accordo o preventivo o limite alle domande? Un meccanismo perfetto, tanto che Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare ha seguito Campo Dall’Orto nel suo ragionamento.«Vespa domandava, ma lui non rispondeva. È chiaro che era lui che conduceva la partita. Ha firmato la liberatoria perché quello era il messaggio che voleva mandare», dice la presidente della Commissione Antimafia. «Mi pare di capire», ha chiosatolaBindi, «che sulla liberatoria dovremo sentire Vespa. La conclusione è che il presidente del Senato firma prima e Riina firma dopo». «Quando vado in Raila liberatoria mi viene fatta firmare prima, anche quando si tratta di una registrazione, perché stavolta no?», commenta Pietro Grasso. No, il problema non è Riina, il problema sono Vespa e Verdelli.«La decisione sicuramente delicata di trasmettere il programma», spiega Campo Dall’Orto, «è legata al fatto che dopo un confronto con il direttore editoriale (Carlo Verdelli,ndr) questi ha ritenuto che fosse giornalisticamente difendibile e potesse aiutare al confronto sul racconto della mafia in un modo meno scontato, che potesse aiutare il confronto su un tema importante. Il mio compito», sostiene l’ad, «non è quello di essere un censore nél’ultimo decisore su tutto,ma quando serve». Insomma, Verdelli e Vespa hanno agito insieme. E siccome l’ex direttore della Gazzetta dello Sport ragiona da giornalista e non da manager, anche se indicato da Palazzo Chigi con l’imprimatur del cerchio magico renziano, Campo Dall’Orto ha preso la palla al balzo per metterlo nel mirino. «Troppo tecnico e poco politico», sussurrano a viale Mazzini. Infine il presidente della Rai Monica Maggioni, che a caldo concede ad Avvenire un’intervista in cui attacca l’azienda («La Rai non può subire certe fascinazioni») mentre in Commissione corregge il tiro.«Il racconto del figlio di Riina è stato insopportabile, non ha rinnegato il padre e ha fatto dall’inizio alla fine un’intervista da mafioso.Dire però che oggila Rai ha fatto questo per distrarre da altre questioni non lo accetto». Probabilmente la Maggioni ha ragione, ma resta il fatto che tutto ciò serve a mettere con le spalle almuro Vespa e Verdelli.

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