Celiachia e intolleranza, no alle diagnosi fai da te: l’allarme lanciato dagli esperti, attenti ad autodiagnosi e fai da te

Intolleranza al glutine e celiachia, no alle diagnosi fai da te: l'allarme lanciato dagli espertiNon è più soltanto il glutine a destare parecchie preoccupazioni, visto che sono sempre di più le potenziali proteine alimentari colpevoli di disturbi simili alla celiachia e all’intestino irritabile. Da quanto è emerso, a finire sotto accusa sono anche le proteine del grano e dunque secondo quanto riferito da alcuni esperti, sembra che a preoccupare maggiormente sono le autodiagnosi di sensibilità al glutine, molto diffuse in alcuni Paesi, tra i quali gli Stati Uniti dove la percentuale di persone che si sottopongono ad un regime alimentare sprovvisto di glutine sia salita dallo 0,52% all’1,69%. E’ questo sostanzialmente l’allarme lanciato dalla Società italiana Gastroenterologia, Sige, che invita a rivolgersi sempre e comunque allo specialista ed a lasciare da parte le diagnosi fai da te, che potrebbe rivelarsi pericoloso. “Quando non ci sono gli elementi per far diagnosi di celiachia ma la persona riferisce che i suoi sintomi sono alleviati o scompaiono a dieta senza glutine, questa persona si auto-definisce ‘intollerante’ al glutine o affetto da ‘sensibilità al glutine di tipo non celiaco”, spiega Carolina Ciacci, ordinario di Gastroenterologia dell’Università di Salerno.

Intervenuto sulla questione, anche Antonio Craxi, ovvero il Presidente della Sige, il quale ha dichiarato: “In un mondo sempre più dominato da mitologie dietetiche fomentate da un’informazione ad alto flusso, di facile accesso ma non controllata e non sempre attendibile il ruolo di una società scientifica è quello di fornire al pubblico la visione più aggiornata, comprensibile e nel contempo bilanciata su quanto la ricerca scientifica, ma anche le mode del momento pongono all’attenzione di tutti“. Per chi non lo sapesse,purtroppo, la celiachia è un’intolleranza al glutine che attiva una risposta immunologica in persone geneticamente predisposte ed interessa almeno un italiano su 100 e mentre per quanto riguarda la diagnosi non sembrano esserci particolari problemi, la stessa cosa non si può dire per la diagnosi di sensibilità al glutine non celiaca, che risulta essere più problematica.Come già anticipato, sembrano essere sempre di più coloro i quali pur non essendo affetti da celiachia, scelgono di rinunciare a mangiare i cibi contenenti glutine, talvolta per inseguire una moda, talvolta per una cattiva informazione.

Purtroppo i dati diffusi nell’ultimo periodo non lasciano ad alcun dubbio, visto che il numero di persone che hanno scelto una dieta a base di alimenti senza glutine, senza soffrire di celiachia è aumentato dallo 0,5 per cento del 2009-2010 all’1,7 percento del 2013-2014, e dunque sembra essere triplicato in soli cinque anni. Sull’argomento ha parlato l’autore Hyun-seok Kim della Rutgers Medical School del New Jersey, il quale ha dichiarato: “Le due tendenze potrebbero essere in qualche modo legate, un elevato consumo di glutine è infatti un fattore di rischio noto per lo sviluppo di celiachia, perciò il calo dei consumi potrebbe aver portato al raggiungimento di una sorta di plateau di casi”.

Ma si tratta di disturbi di moda o problemi reali? La celiachia secondo le stime interessa almeno un italiano su 100 (come in tutto il mondo occidentale), anche se i soggetti geneticamente predisposti a questa condizione sono circa il 30% della popolazione. “La celiachia – spiega Ciacci – è una intolleranza al glutine, un complesso di proteine presenti nel grano e in altri cereali (orzo, segale, eccetera) che attiva una risposta immunologica in persone geneticamente predisposte. Nel sospetto clinico di celiachia e mentre il soggetto sta facendo una dieta contenente glutine – prosegue – vanno effettuati la ricerca di anticorpi anti-transglutaminasi IgA nel sangue e il dosaggio delle immunoglobuline IgA totali. Se il test risulta positivo si fa un secondo prelievo per gli anticorpi anti-endomisio IgA. Per avere un’ulteriore certezza si possono fare anche i test genetici. La positività di questi esami in un bambino sintomatico è sufficiente per fare diagnosi di celiachia. Nell’adulto, invece, si deve necessariamente fare la biopsia dei villi della seconda porzione del duodeno per fare diagnosi di celiachia”.

Mentre per la celiachia i criteri diagnostici sono chiari, più controversa è la diagnosi di sensibilità al glutine non celiaca. “Quando non ci sono gli elementi per far diagnosi di celiachia – afferma Ciacci – ma la persona riferisce che i suoi sintomi sono alleviati o scompaiono con una dieta senza glutine, questa persona si autodefinisce intollerante al glutine o affetta da sensibilità al glutine di tipo non celiaco. Sono stati proposti diversi protocolli per la diagnosi di questa condizione, ma in assenza di biomarcatori o di alterazioni istologiche tipiche, la diagnosi può essere solo di esclusione. In linea di massima gli esperti concordano che, se dopo 6 settimane di dieta priva di glutine non si osservano miglioramenti sui sintomi addominale, la diagnosi di ‘sensibilità’ può essere esclusa con ragionevole certezza”. E la terapia? Molti di questi soggetti presunti intolleranti finiscono con l’adottare spontaneamente una dieta gluten-free che in alcuni contesti, come gli Stati Uniti, è stata scelta anche da un americano su 4, facendo esplodere il mercato dei prodotti gluten-free che lo scorso anno ha battuto cassa per 11,6 miliardi di dollari e presenta un trend di crescita inarrestabile, concludono gli esperti.

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