iPhone 6SE, si chiamerà cosi l’ultimo modello dell’iPhone in uscita a settembre?

C_2_articolo_3022544_upiImageppOggi, congiuntamente alla pubblicazione dei conti trimestrali, attesi a mercati Usa chiusi, Apple potrebbe raggiungere una pietra miliare: vendite di iPhone pari a un miliardo di unità. È la stima degli analisti sentiti dal Financial Times , che in media si aspettano per il solo trimestre chiuso a fine giugno vendite pari a 40 milioni di iPhone. Se così fosse, il totale arriverebbe a quota 987 milioni di pezzi.

Ma siccome per il trimestre in corso sono attese vendite di almeno altri 40 milioni di unità, gli analisti stimano che Apple stia per raggiungere o abbia già raggiunto quota un miliardo. Per mettere queste cifre in prospettiva, l’Ft cita un analista che ricorda che Apple aveva venduto 397 milioni di iPod quando nel 2014 smise di fornire il numero esatto di pezzi acquistati (quel dato ora è incluso nella voce «altri prodotti» in cui rientrano per esempio l’Apple TV e l’Apple Watch).

Un altro esempio: dal 1981 i pc venduti hanno superato probabilmente quest’anno quota 5 miliardi e Nokia al suo picco nel 2010 aveva venduto 453 milioni di cellulari in un solo anno. Nonostante il raggiungimento di una pietra miliare simile, Apple domani annuncerà probabilmente un calo del 15-18% degli iPhone venduti rispetto allo stesso trimestre del 2015.

Va ricordato che lo scorso aprile, il gruppo guidato da Tim.

Con il passare delle settimane e l’accumularsi di news ed informazioni – più o meno attendibili – i media hanno cominciato a riferirsi al nuovo modello di smartphone Apple per il 2016 come ad iPhone 7 ma potrebbe non essere questo il caso.

La quantità di voci di corridoio ed indiscrezioni è cresciuta negli ultimi giorni, offrendo sempre più dettagli su quali saranno le caratteristiche del prossimo top di gamma della società di Cupertino. Tra queste anche le notizie pubblicate da Evan Blass, noto anche come @evleaks, che, in contraddizione con quanto emerso finora, affermava che la nuova famiglia sarà composta solamente da due modelli, chiamandoli semplicemente “iPhone 2016”.

Stando a quanto riportato dal blog tedesco apfelpage.de, invece, il modello standard dello smartphone targato Apple prenderà il nome di iPhone 6SE, un appellativo che indicherebbe più un aggiornamento dell’offerta che un vero e proprio salto di generazione. Non ci sono informazioni specifiche invece su quello più grande da 5,5 pollici.

Questo andrebbe a spezzare il tradizionale balzo di generazione che avviene ogni due anni nella lineup Apple rinviandolo di un anno ancora – più precisamente in concomitanza con il decimo anniversario della nascita di iPhone.

Naturalmente si tratta ancora solamente di voci di corridoio non confermate ma la notizia sarebbe in accordo con tutte le informazioni raccolte finora che sostengono che, in effetti, l’iPhone 2016 non sarà rivoluzionario nella propria offerta – né in termini di design né per quanto riguarda le caratteristiche tecniche – ma si limiterà a potenziare quanto già proposto l’anno precedente.

Se tutto va come anticipato da Blass, potremmo veder confermate o smentite queste ipotesi già nella prima settimana di settembre.

Il 9 gennaio 2007, dal palco di MacWorld, Steve Jobs l’aveva definito — con quello che oggi pare uno dei rarissimi momenti di understatement della sua vita da straordinario comunicatore — «una rivoluzione nella telefonia mobile». E, perfezionista com’era, è probabile che se Jobs fosse ancora qui, invece di accogliere con un sorriso la notizia del miliardesimo iPhone venduto — uno ogni sette abitanti del pianeta — si chiederebbe come mai ci sono voluti nove anni invece di otto, o sette, e penserebbe già al prossimo prodotto, alla prossima rivoluzione. D’altronde nessuno era più bravo di lui nel chiedere al suo team concentrazione assoluta: il suo braccio destro Andy Hertzfeld dai tempi eroici dell’Apple II era abituato a vedersi strappare il cavo del computer dalla presa di corrente nel muro, se l’amico Steve riteneva che non gli stesse prestando la dovuta attenzione.

Ieri sono stati diffusi i conti trimestrali del gruppo di Cupertino: 42,3 miliardi di dollari di ricavi, 7,8 miliardi di utili. Un miliardo di iPhone, al netto delle conseguenze sul titolo in Borsa, hanno un significato preciso: per un miliardo di volte qualcuno, nel mondo, ha comprato un computer da taschino, che oltre al lavoro del pc fa anche quello della fotocamera digitale e del telefono. Il gadget come estensione della nostra mano e dei nostri pensieri, l’iPhone come la Kodak Brownie (nella categoria di prezzo più popolare) e la Leica I (più costosa) che liberarono le macchine fotografiche dal treppiede rendendole portatili, con una pellicola molto più piccola di quelle tradizionali, addirittura da trasportare (quella della Leica) in un piccolo cilindro, anche in tasca.

L’iPhone come le prime macchine per scrivere portatili: la Blicken- sderfer in quella scatola di legno che oggi ci pare un po’ buffa ma nel 1892 fu rivoluzionaria e che rese portatile la Remington da scrivania, che fino ad allora poteva essere usata solo in ufficio, sul tavolo. E poi le macchine- capolavoro (di design) della Olivetti, prima tra tutte la MP1 resa immortale dalla fotografia di Fedele Toscani scattata qui, in via Solferino 28: Indro Montanelli nel 1940 al ritorno dal fronte, che scrive seduto su una pila di copie del Corriere della Sera.

Oggetti rivoluzionari come il Walkman Sony che nel 1979 rese possibile ascoltare un nastro magnetico ovunque, senza cavi elettrici, e che ispirò l’iPod del 2001. Jobs diceva che i prodotti che cambiano il mondo sono quelli che non seguono le richieste del pubblico, ma anticipano i desideri (quando la fabbrica non riusciva a consegnare nei tempi stabiliti il suo sfortunato, innovativo computer Next, Jobs insisteva che non era in ritardo, ma in anticipo di 5 anni). E se la piccola, elegante scatoletta della Sony grande appena a sufficienza per contenere un nastro magnetico, le pile e la presa per le cuffie, rivista 37 anni dopo ci pare goffa, dovremmo ricordare le parole di un altro che di rivoluzioni se ne intendeva, Benjamin Franklin. Che, osservando felice i primi palloni ad aria calda — antenati della mongolfiera — levarsi nel cielo, rispose a chi gli chiedeva a cosa potessero mai servire, così lenti e fragili: «A che cosa serve un neonato?»

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