Isis, rapiti 300 lavoratori nella città di Damasco scomparsi da martedì: non si sa nulla della loro sorte

L’Isis torna a colpire questa volta in Siria dove nei giorni scorsi L’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) ha riferito che 20 militari siriani, tra i quali tre ufficiali, sono rimasti uccisi nelle ultime 24 ore durante l’offensiva dell’Is nella regione di Dumair, ha rapito ben 300 lavoratori di una fabbrica di cemento vicino Damasco, nei pressi della cittadina di Dumair, a nord est della capitale, proprio dove ultimamente lo Stato islamico ha lanciato un’offensiva. La notizia è stata diffusa da una televisione di Stato siriana.

I 300 lavoratori, che da quanto emerso sarebbero ancora nelle mani dell’Isis si trovavano nella fabbrica di cemento Al Badia, vicino a Dumair una cittadina di circa 50 chilometri a nord-est di Damasco proprio nella strada che conduce a Palmira.«Abbiamo informazioni secondo cui gli operai potrebbero essere stati rapiti dall’Isis e portati via», ha detto all’agenzia di stampa Dpa il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman.

“Da lunedi’ si sono persi i contatti con 250 operai della cementeria Badia e non sappiamo dove siano” ha affermato un amministratore della societa’, le famiglie temono siano stati rapiti dai miliziani islamisti.Altre fonti, fra cui l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), si limitano a dire che i contatti sono stati interrotti con gli operai, quantificati in alcune ‘decine‘.

Purtroppo i combattimenti continuano anche in altre regioni libiche, soprattutto a sud di Aleppo dove l’esercito conduce da diversi giorni un’offensiva a nord della città contro le milizie dell’Isis nel tentativo di strappare loro la città di Al Rai che si trova al confine con la Turchia. Un altro attacco è avvenuto alla diga e alla centrale elettrica di Tishreen, a soli 15 km dal centro di Damasco. Anche qui i militari sono riusciti a respingere l’offensiva e a proteggere la zona. Non ci sono ancora notizie su eventuali vittime. In questo scenario di guerra, l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura sta cercando di lavorare al fine di arrivare ad una soluzione e proprio nella giornata di ieri ha annunciato la ripresa dei negoziati tra governo ed opposizioni lo scorso 13 aprile a Ginevra.  “L’inizio concreto e reale della transizione politica”, come si e’ egli stesso espresso.

Lo Stato islamico torna ad attaccare Damasco. Dopo la pesante sconfitta a Palmira gli islamisti tentano di cogliere di sorpresa l’esercito siriano dalle loro posizione sul Mont Qalamoun, a nord-est della capitale, e nei sobborghi a est.

L’attacco più importante è avvenuto alla base aerea di Dumair. Un’ondata di veicoli corazzati kamikaze ha attaccato le linee di difesa dei governativi che sono riusciti a respingere l’assalto con l’aiuto di elicotteri. Almeno 15 soldati sono stati uccisi, decine i feriti.

In contemporanea gli islamisti hanno attaccato la vicina fabbrica di cemento. Sono riusciti a penetrare nel complesso, l’hanno danneggiato e saccheggiato e hanno rapito 334 operai. Ora si teme che saranno usati come ostaggi e scudi umani in ulteriori operazioni.

 Un altro attacco è avvenuto alla diga e alla centrale elettrica di Tishreen, a soli 15 km dal centro di Damasco. Anche questo attacco è stato respinto ma dimostra che lo Stato islamico non è ancora al collasso e riesce a pianificare controffensive tattiche per alleggerire la pressione dell’esercito sulla direttrice Palmira-Deir ez-Zour-confine con l’Iraq.

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