Jennifer Aniston: “Ragazzi staccatevi dai cellulari e guardate la vita, scegliete la vita no ai falsi miti”

214301454-9232c5f3-dd7b-4d32-81b7-be1f37b47c9fButtate i cellulari, parlatevi, guardatevi intorno, vivete la vita, seguite i vostri sogni». Jennifer Aniston lo dice, con convinzione, davanti alla Sala Truffaut gremita dei giovanissimi giurati del 46e Giffoni Film Festival. Tutti armati di telefonino con cui si affannano a catturare trofei in forma di selfie o video, mentre annuiscono entusiasti. È sorpresa l’attrice americana dall’abbraccio di ragazzini che non erano nati quando lei, negli anni Novanta, era la regina di «Friends» («C’è un revival insensato, non pensavo fosse così popolare tra i giovani, mi fa piacere, mi fa sentire 3oenne come Rachel» scherza con la stampa).

A dispetto della rigidità del suo staff — che pur di evitarle i fuori programma intercetta i doni dei fan, un ritratto con tanto di cornice, pacchi di caffé da un gruppetto di Santo Domingo — Aniston si gode l’atmosfera. E non blocca le lacrime. Sgorgano di botto solo al sentire il nome di Garry Marshall (il regista che l’ha diretta in Mother’s Day scomparso mentre lei era già in viaggio per l’Italia): «una persona stupenda», sussurra. E quando una ragazzina le chiede: «Ti è mai capitato di non sapere chi sei, di non riconoscerti?» fa il bis. «Tante volte risponde commossa —. Queste domande sono una terapia. Siamo esseri umani, i vostri idoli hanno le stesse vostre debolezze, a volte ci si trova di fronte a muri insormontabili e si avrebbe voglia di mollare tutto. Cercate in voi e negli altri la forza. Io faccio co-
sì, sono una che combatte».

Anche a costo di scrivere all’Huffington Post, come nei giorni scorsi, per sfogarsi contro l’intrusiva curiosità dei tabloid. «Per la cronaca, non sono incinta. Sono stanca dell’esame minuzioso condotto quasi come uno sport, dell’umiliazione quotidiana del corpo femminile celati sotto la maschera del “giornalismo”». E quello che dice ai ragazzi, e soprattutto alle ragazze, contro l’ossessione per l’aspetto fisico e i falsi miti, non è molto diverso. «Amate ogni parte di voi, non vi preoccupate di altezza, peso, colore della pelle, accettatevi per quello che siete». Si infervora. «Isolate i bulli, ora sono più codardi perché si nascondono dietro i computer. Createvi una cerchia di amici, per me è stata una salvezza». In quanto a lei, sta girando la commedia Office Christmas Party di Josh Gordon e Will Speck e aspetta l’uscita di The Yellow Birds di Alexandre Moors, «sulla perdita dell’innocenza attraverso la guerra». Da produttrice sta per realizzare un progetto che insegue da un decennio, The Goree Girls (vorrebbe farne anche un musical teatrale), sulla band di detenute in una prigione texana negli anni ‘40. «Lo dirigerà Mimi Leder».Non sarà lei la protagonista. «Dieci anni fa l’avrei fatto, ora la mia finestra per quel ruolo si è chiusa». La finestra che vuole aprire, ora, è la regia. «Presto capiterà. Servono più storie scritte, prodotte, dirette da donne. Tocca anche a voi — dice ai ragazzi —, scrivetele».

Jennifer Aniston piange. La diva quarantasettenne si commuove a Giffoni Experience 2016 ricordando il recentemente scomparso Garry Marshall, grande regista di Pretty Woman con cui aveva da poco lavorato in Mother’s Day: «Era un essere umano meraviglioso», afferma la Aniston prima che le sue parole vengano rotte dall’emozione senza permetterle di continuare nel ricordo. Nonostante questo momento di tristezza, la mitica Rachel della serie tv di culto Friends è sembrata in gran forma durante l’incontro con la stampa, a partire dal riflettere circa il ruolo delle donne nella Hollywood di oggi: «Penso che la nostra scalata gerarchica sia lampante. Non siamo ancora così influenti dentro lo studio system come penso che dovremmo essere ma vedo sempre più donne in ruoli chiavi a Hollywood, sia come sceneggiatrici che come produttrici».

Pronta ad incontrare i giovani frequentatori del Festival di Giffoni, la Aniston ricorda le sue prime cotte artistiche di bimba: «Quando ero alle elementari frequentai il teatro della scuola. Quell’esperienza mi cambiò per sempre. Gli insegnanti non erano interessati a dirti che saresti diventato una star. Erano piuttosto tesi a introdurci dentro un mestiere difficile ed eccitante come quello dell’attore. Il teatro è stata la mia palestra. Oggi vedo i ragazzini attaccati agli schermi dei loro cellulari senza aver più voglia di frequentare i palcoscenici. Mi sembra un grave errore». Il cinema non la stregò particolarmente da piccola: «Certamente non posso dimenticare le visioni di Superman o Guerre stellari», ricorda l’attrice: «C’era la ritualità dell’uscire la sera per vedere un film. Qualcosa che si è perso oggi per via della fruizione singola del prodotto audiovisivo. Ripenso a quell’atmosfera magica grazie ad enormi schermi, i nomi giganteschi degli attori nonché l’odore dei popcorn. Ma la mia infanzia newyorchese fu più teatrale. Non potrei mai scordarmi quando vidi a Broadway per la prima volta Laurence Olivier oppure la pièce Figli di un Dio minore scritta da Mark Medoff».

Recentemente acclamata dalla critica, e vicinissima a una nomination Oscar, per il suo ruolo drammatico in Cake, la Aniston è pronta anche al grande salto come produttrice: «Io e mio marito Justin Theroux siamo finalmente a due passi dal realizzare The Goree Girls, un film che sviluppiamo da dieci anni e che vedrà Mimi Leder alla regia. Dopo l’uscita in sala lo porteremo anche a teatro come musical». La pellicola dedicata alla prima band country di sole donne formatasi nel carcere di Gorre, in Texas, negli anni ‘30 non è l’unica nuova avventura cinematografia dell’attrice: «The Yellow Birds mi vedrà nel ruolo di una madre che aspetta il ritorno del figlio dalla Guerra in Iraq, mentre Office Christmas Party sarà una commedia scatenata in cui un gruppo di impiegati perde completamente le staffe durante un festino natalizio altamente alcolico». E mentre Friends sta tornando di moda, l’ex moglie di Brad Pitt ha sempre più fiducia nel piccolo schermo: «E’ evidente che la serialità televisiva sia più interessante del cinema del presente. In sala puoi vedere solo kolossal sui supereroi. Mancano quei film per adulti della mia giovinezza come Voglia di tenerezza (1983) di James. L. Brooks o Io & Annie (1977) di Woody Allen. In televisione c’è maggiore creatività e vogliadi sperimentare”.

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