Juno, la sonda presto incontrerà Giove e ci svelerà i segreti del pianeta gigante

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Un grande appuntamento per tutti gli appassionati dell’ astronomia visto che oggi 5 luglio 2016 intorno alle ore 5:20 del mattino Juno, ovvero la sonda lanciata lo scorso 5 agosto 2011 realizzata dal Jet Propulsion Laboratory della NASAHA, incontra per la prima volta il gigante del sistema solare per captarne i segreti.

Stiamo ovviamente parlando di Giove, che ancora oggi nonostante i grandi passi in avanti effettuati in astronomia, risulta essere un pianeta ancora misterioso le cui dimensioni sembra abbiano condizionato la storia e la struttura del nostro sistema planetario e del quale comunque ancora da oggi signora se abbia un nucleo roccioso. “Giove, da solo, rappresenta i 9/10 della massa dei pianeti del sistema solare, mentre ha un campo magnetico 10 volte più intenso di quello terrestre”, ha dichiarato Enrico Flamini, coordinatore dell’Asi il quale ha aggiunto che si tratta di un gigante che ruota ad una velocità pazzesca, così che il giorno è di sol 9 ore e 55 minuti.

Juno, avrà dunque l’obiettivo di strappare i segreti e dunque le caratteristiche del pianeta ancora oggi sconosciute; bisognerà anche capire l’origine complessa delle sue aurore che proprio in questi giorni sono state” raccontate” dalla sonda Juno, che come anticipato è stata lanciata il 5 agosto del 2011 e che ha viaggiato per 25 anni percorrendo la bellezza di 3 miliardi di chilometri e che finalmente nella giornata di oggi entrava nel l’orbita di Giove per studiarlo più da vicino. Ovviamente non si tratta della prima sonda lanciata nello spazio al fine di studiare dove visto che già negli anni 70 le sonde Bionaire sono state le prime a passare vicino al gigante pianeta catturando nei dettagli riguardo alle macchie le aurore le maree, ma Juno sembra essere tutt’altra cosa perché si addentrerà fin dove le altre sonde non sono arrivate.Larga 20 metri Juno è alta 4,5 e come già anticipato il primo veicolo spaziale a energia solare impegnato in una missione così lontana dal sole ed ancora sarà il primo veicolo spaziale a sorvolare i poli di Giove.

A guidare Juno anche in questa parte del suo viaggio il sensore d’assetto italiano Autonomous Star Tracker, realizzato da Leonardo-Finmeccanica; sono italiani anche due dei nove strumenti scientifici ovvero lo spettrometro Jiram (JovianInfraRedAuroral Mapper) finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e realizzato da Leonardo-Finmeccanica a Campi Bisenzio (Firenze) sotto la responsabilità scientifica dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Iaps-Inaf), e KaT (Ka-Band Translator), progettato dall’Università Sapienza di Roma e realizzato dalla Thales Alenia Space Italia con il supporto dell’Asi.La sonda è dotata anche di tre pannelli solari lunghi circa 9 metri ciascuno e montano complessivamente 18698 celle solari e forniscono i circa 500 watt necessaria a mantenere la temperatura richiesta all’interno della sonda ea far funzionare strumenti e comunicazioni.

Il traguardo è ormai raggiunto. La sonda «Juno» della Nasa, lanciata il 5 agosto 2011 da Cape Canaveral, è arrivata alla meta: Giove, il pianeta più grande del sistema solare, di cui ci aiuterà a comprendere origine ed evoluzione. Lo farà nel giorno dell’Independence Day americano: in Italia saranno già le 5.35 di domani mattina.

Lo stadio «Centaur» del razzo «Atlas» aveva spedito la sonda nella sua traiettoria interplanetaria e ora si collocherà in un’orbita polare attorno al «Gigante». Orbiterà a circa 4 mila km dalla superficie gassosa: è quanto basta per non esporsi troppo a un bombardamento di radiazione e campi magnetici che potrebbero danneggiarle gli apparati di bordo.

«Juno» è la sonda alimentata a energia solare ad essersi spinta più lontano dalla nostra stella madre, grazie ai suoi tre maxi-pannelli solari, ognuno lungo 9 metri e con 18.698 celle solari. La missione prevede il completamento di oltre 30 orbite attorno a Giove prima della conclusione, prevista per fine 2017. Il programma è ambizioso, perchè gli studi di «Juno» andranno dalla magnetosfera fino all’interno del pianeta stesso. La sonda fornirà una visione dettagliata grazie al suo carico scientifico composto da 10 apparati, compresi i due realizzati dai centri italiani dell’Inaf per l’Asi, l’Agenzia Spaziale italiana.

Giove è un «sole mancato»: con un diametro di 143 mila km, è un’enorme sfera di idrogeno ed elio, che pesa 318 volte la Terra. Se fosse stato 50 volte più grande sarebbe stato una piccola stella, una nana rossa. Molto nota (ed evidente) è la sua macchia rossa, grande quanto tre pianeti come la Terra. Una tempesta che dura da secoli e che da Ovest a Est misura 40 mila km.

D’altra parte «Giove, da solo, rappresenta i 9/10 della massa dei pianeti del sistema solare, mentre ha un campo magnetico 10 volte più intenso di quello terrestre», spiega Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Asi: «È un gigante che ruota ad una velocità pazzesca: così il giorno è di sole 9 ore e 55 minuti». La dinamica e la struttura dell’atmosfera sono quindi aspetti cruciali per svelarne i tanti misteri: dalla velocità differenziale tra le diverse bande all’ipotetico nucleo roccioso.

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