Juno, la sonda spaziale è entrata in orbita attorno a Giove: la Nasa esulta “Fatta la cosa più difficile di sempre”

L'accensione del motore di frenata di JUNO-k6dE-U10801105091378JLF-1024x576@LaStampa.it

Lo avevamo anticipato e finalmente il grande momento è arrivato, ovvero dopo cinque anni di viaggio la sonda Juno è finalmente entrata nell’orbita di Giove ed è pronta per esplorare il più grande pianeta del sistema solare.

A diffondere la notizia è stata l’agenzia Deep Space Network della Nasa che ha diffuso la notizia del completamento dell’accensione dei motori a bordo della navicella che si è correttamente inserita nell’orbita polare del più grande pianeta del Sistema solare. Una volta effettuata con successo la manovra, Juno si è nuovamente rivolta verso il Sole per permettere alle sue 18.698 celle solari di ricominciare a produrre energia, come è stato nel corso del lungo viaggio che ha portato la sonda fino al suo traguardo.La buona riuscita della complessa manovra è stata celebrata anche da Google che ha dedicata alla navicella della Nasa il suo doole del 5 luglio.“La navicella ha funzionato perfettamente, il che è sempre una buona cosa quando stai conducendo un veicolo il cui contachilometri segna 1,7 miliardi di miglia”, spiega Rick Nybakken, project manager di Juno per il Jet Propulsion Laboratory (JPL).

“L’inserimento nell’orbita di Giove era un grande passo, il più complesso tra quelli rimasti nel nostro piano di missione, ma ce ne sono altri che dovranno accadere prime che si possa dare al team scientifico la missione che stanno cercando”, aggiunge l’esperto.La sonda Juno ha degli obiettivi scientifici che consistono prevalentemente nel comprendere l’origine e l’evoluzione del pianeta Giove, determinare la struttura interna del pianeta e cercare se presenta un nucleo solido, esplorare la magnetosfera polare e ricercare l’origine del campo magnetico, misurare l’abbondanza dell’acqua, caratterizzare i venti nella basse atmosfera e caratterizzare le abbondanze relative di ossigeno e azoto e le variazioni dovute a fenomeno atmosferici.

Di grande rilievo è stato il contributo italiano alla missione, come ha sottolineato Barbara Negri ovvero la Responsabile Unità Osservazione dell’Universo dell’ASI: “I due strumenti italiani a bordo del satellite JUNO, realizzati dall’ASI, rappresentano un esempio di eccellenza scientifica e tecnologica. Lo strumento JIRAM (Jovian InfraRed Auroral Mapper) è stato progettato per studiare la dinamica e la chimica delle aurore gioviane nel vicino infrarosso. A differenza di altri strumenti di questo tipo che si trovano a bordo di altre missioni planetarie, questo è il primo che funziona su di satellite spinnato. E’ anche il primo strumento che usa un sistema di raffreddamento passivo e che si trova ad operare in un ambiente caratterizzato da forti radiazioni”Nicolò D’Amico, presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, si è detto entusiasta:Un altro grande risultato per l’Italia e per l’INAF, che ha la responsabilità scientifica di JIRAM, strumento made in Italy a bordo della missione Juno, ideato dal gruppo di ricerca guidato dalla nostra planetologa Angioletta Coradini, scomparsa cinque anni fa. Si apre ora un nuovo affascinante capitolo dell’esplorazione di Giove, in cui i nostri ricercatori giocheranno un ruolo da assoluti protagonisti”.

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