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MACCHINA DA GUERRA Ma allo Stadium la gara pare quasi proibitiva, anche se Marco Giampaolo prova a darle un senso: «Non la considero una partita impossibile, solo sulla carta è una partita proibitiva ma questa non deve essere una scusa. Anzi, è una di quelle gare che possono darci una spinta straordinaria per un finale di stagione all’altezza di quel lo che abbiamo fatto nel girone di andata». Sempre sui bianconeri: «Hanno una rosa di grande livello. Non gioca Dybala e c’è Morata, manca Alex Sandro e hanno Evra. Sono una macchina da guerra. L’unica assenza davvero pesante forse è quella di Bonucci perché è il legista difensivo ed è un giocatore importante sia sul piano tecnico che su quello tattico».

SPIRITO Anche l’Empoli ha qualche big non al top: «Tonelli e Saponata si sono allenati bene, ma devo ancora decidere se giocheranno o meno». Difficile che per una gaia così impor- tante i due fuoriclasse dell’Empoli si tirino in dietro o mollino, anzi, vorranno esserci a unti i costi. Mancherà sicuramente Laurini, sostituito da Zambelli. Quello che non dovrà manca re, come ha già detto il presidente Fabrizio Corsi, sarà o che l’Empoli ha un po’ smarrito almeno negli ultimi due mesi: «Vorrei rivedere dopo questa sosta e in uno stadio così prestigioso quella filosofia di gioco che ci ha caratterizzato nel girone di andata. Da Na poli ci chiedono simpaticamente di fermare la capolista, noi ci proveremo, ma perché abbia mo bisogno di punti per un bel finale di campionato. Pensando anche al prossimo contro con la Fiorentina due pareggi sarebbero davvero dei grandi risultati».

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JUVENTUS – EMPOLI DIRETTA TV La partita inizierà stasera alle 20.45, ma sia Sky sia Mediaset Premium inizieranno il loro collegamento con lo Stadio Olimpico dalle ore 20, con un ampio prepartita.

Su Sky si potrà vedere Juventus – Empoli sui canali Sky Sport 1 HD (canale 201), Sky Calcio 1 HD (canale 251), Sky Supercalcio HD (canale 206). Mediaset trasmetterà la gara su Premium Calcio e Premium Calcio HD.

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Massimiliano Allegri convoca i tifosi per queste ultime otto partite di campionato dove i bianconeri cercheranno di conquistare il quinto scudetto consecutivo. Il momento è importante, decisivo. Dopo una rincorsa a perdifiato i campioni d’Italia, un po’ a sorpresa, si sono ripresi il primo posto in classifica e non intendono più mollarlo. Hanno tre punti di vantaggio e una differenza reti di più uno. Meglio di così non poteva andare pensando all’inizio di stagione dove la Juve ballava tra il tredicesimo e il quattordicesimo posto, distanziata di sette-otto-nove addirittura dieci punti da chi guidava la classifica e pensava che Buffon (che all’inizio di stagione, nel momento più difficile, ha lanciato pure lui un appello) e compagni fossero fuori dai giochi. Ma la Juve ci ha sempre creduto. E con lei tutti i suoi tifosi, sempre presenti, calorosi, pronti a sostenere i propri beniamini in qualsiasi circostanza. Nel bene come nel male. 

La gente della Juve non è mai calata, neppure quando la squadra è stata retrocessa in serie B causa Calciopoli. In quei giorni ci fu addirittura la marcia dei 50mila per stare vicino a giocatori e società. E come dimenticare quel debutto a Rimini del 9 settembre del 2006 con lo stadio tutto bianconero. In quella stagione la passione per i bianconeri si moltiplicò a vista d’occhio. Il motto era: uniti contro tutto e tutti. Da allora il tifo è diventato una fede ancora più inossidabile. Il resto lo conoscete.

Con l’apertura dello Stadium, l’8 settembre del 2011, cinque anni dopo la prima di serie B, i tifosi bianconeri sono diventati per davvero l’uomo in più della squadra. Gli stessi avversari, anche di grandi club stranieri, hanno ammesso che lo Stadium pieno e carico d’entusiasmo mette i brividi. Sì, anche un po’ di paura. Perché sembra che a giocare in campo ci siano anche i tifosi. Ecco perchè Massimiliano Allegri può stare tranquillo, in queste cinque partite casalinghe i bianconeri non saranno soli, il ruggito dei 41 mila si farà sentire, sarà un traino per i campioni all’inseguimento dei tre punti e dello scudetto. Perchè l’ultimo è sempre il più bello. Questo, poi, sarebbe il massimo del massimo. La gente lo sa, l’ha capito, e ha voglia di festeggiare, non vuole farsi scappare l’occasione tricolore dopo aver abbandonato, ingiustamente, il sogno Champions League. Perché contro il Bayern i bianconeri meritavano di passare, hanno giocato ad armi pari, senza remore, dimostrando di essere oramai alla pari con tutti i più forti. 

 Contro l’Empoli, stasera, ci sarà il pubblico delle grandissime occasioni. O meglio: il solito pubblico. Perchè lo Juventus Stadium convive, oramai, con il tutto esaurito indipendentemente dal tipo di partita. Le coreografie saranno sempre l’antipasto di una giornata di festa, perchè lo stadio è considerato un luogo di divertimento. Tutto è pronto, anche nei più piccoli particolari, per l’importante partita di questa sera: novanta minuti considerati di notevole importanza visto che le giornate che mancano si assottigliano sempre più e non c’è tempo per passi falsi. L’allenatore, che oramai ha conquistato tutti, ha voluto caricare l’ambiente perchè dell’Empoli non si fida: una squadra che scenderà in campo senza pressioni, problemi di classifica, con il solo obiettivo di fare il colpo della vita per rendere storico un campionato di per se già esaltante visto che i toscani hanno già conquistato la salvezza con un girone d’andata da incorniciare. Quindi stasera non avranno niente da perdere ma tutto da guadagnare. Non c’è da stare tranquilli, ci vorrà una grande Juve. E Massimiliano Allegri vuole tutti allo Stadium. Fino alla fine, fino allo scudetto.

In un Paese dove il mattone è sempre stato un totem dell’economia, c’era da aspettarselo che costruirsi una casa sarebbe stato un successo. Ma forse neppure Antonio Giraudo che più o meno nel 1995 iniziò a pensare al progetto di uno stadio della Juventus, realizzato una quindicina di anni dopo, poteva pensare che l’impatto fosse così violento sotto il profilo economico, sportivo ed emotivo. L’ex amministratore delegato bianconero aveva pensato soprattutto ai ricavi che un impianto di proprietà avrebbe potuto produrre, adesso lo Juventus Stadium è qualcosa di più che una sorgente di ricavi per il club e il suo popolo. In meno di cinque anni (li compirà il prossimo settembre), la casa bianconera ha prodotto 192 milioni di euro di incassi, fra biglietti e abbonamenti, ripagando virtualmente il suo costo (155 milioni) e posizionato la Juventus a livelli accettabili nelle graduatorie europei di ricavi da stadio, per quanto ancora lontana dagli inarrivabili top club inglesi, dal Real, dal Barça e dal Bayern. Tant’è che la sensazione di averlo «fatto troppo piccolo» è diventato un tormentone fra quei tifosi che amano fare i conti in tasca al club (e che spesso dimenticano come nei momenti difficili quei 42mila posti possano diventare pure troppi). 

Ma è stato più sorprendente scoprire che lo Stadium non era una questione di soldi, ma soprattutto di cuore. Dal momento dell’inaugurazione, l’8 settembre del 2011, il popolo bianconero ha reso assolutamente concreta la metafora di Andrea Agnelli che aveva iniziato la cerimonia con un «benvenuti a casa» e forse neppure lui pensava quanto i tifosi bianconeri avrebbero iniziato a considerare lo Stadium come un’effettiva appendice della loro abitazione. Nella prima stagione l’indice di riempimento è stato pari al 91,5% dei posti disponibili, come dire che c’è quasi sempre stato l’esaurito. Si diceva: «E’ l’effetto novità, con il tempo calerà». Quel tempo non è ancora arrivato se nell’ultima stagione l’indice è passato al 92,9%. I quattro scudetti consecutivi e i successi hanno aiutato, sono in molti ad aspettare al varco i tifosi bianconeri quando la squadra infilerà una stagione meno brillante, ma intanto lo Stadium è diventato un’abitudine, un simbolo, un luogo che i tifosi adorano come un giocatore. E più di qualsiasi calciatore ha aumentato il legame dei tifosi con il club, che ha trovato una sua solidissima proiezione nella struttura che ospita più o meno ogni quindici giorni il rito pagano della religione juventina. 

E sono stati 4 milioni e 700mila gli adepti in meno di cinque anni nelle 123 partite giocate finora. In pochi mesi si sfonderà il tetto dei cinque milioni di spettatori, al ritmo di un milione a stagione. Un esercito che ha spinto la squadra a un record europeo: nessuno ha conquistato così tanti punti in casa come la Juventus che nella sua casa ha una percentuale di vittorie del 76,23% in media, con picchi del 85,19% nella stagione dei record di Conte (che ha contribuito a creare l’atmosfera dello Stadium, pungolando i tifosi affinché non lo trasformassero in un «teatro», ma contribuissero attivamente alla creazione della «bolgia»). La Juventus in casa è diventata sostanzialmente imbattibile e tutte le squadre che si sono affacciate nell’impianto bianconero ne hanno subito l’effetto. Anche solo psicologicamente intimidite dall’ambientazione degli spogliatoi, dove ci si trova la cospetto della storia juventina sapientemente spiattellata fra iconografia (coppe, scudetti e foto dei grandi campioni) e filosofia (le frasi più esaltanti ed eccitanti dei bianconeri di sempre).

Tutto questo, per la cronaca, è avvenuto sotto gli occhi di tutti gli altri club della Serie A, fra i quali solo l’Udinese ha sentito l’esigenza di seguire un modello così clamorosamente vincente. Certo, molti si sono impelagati nei pantani della burocrazia, ma tutto sommato trovandoli luoghi comodi per continuare a chiacchierare.

Il mini torneo per lo scudetto scatta senza Paulo Dybala. L’argentino, come era filtrato nei giorni scorsi, non ha ancora risolto del tutto il problema muscolare alla coscia. Massimiliano Allegri, in accordo con lo staff medico, ha deciso di esentare l’argentino dalla partita di stasera contro l’Empoli. Il numero 21 non è nemmeno stato convocato: tornerà protagonista la prossima settimana (9 aprile) nel big match di San Siro contro il Milan. Con l’assenza di Dybala, spazio a Mario Mandzukic e Alvaro Morata, con quest’ultimo segnalato in vantaggio su Simone Zaza. Di fatto toccherà all’attacco protagonista per un’ora nel derby, visto che contro i granata, prima della sosta, Morata aveva sostituito l’ex palermitano nel primo tempo. 

Dybala è l’unico a restare in infermeria (oltre ovviamente al lungodegente Caceres: per l’uruguaiano la stagione è finita in anticipo), ma le assenze pesanti sono molte di più: Allegri, infatti, sarà privo dei tre squalificati Leonardo Bonucci, Alex Sandro e Sami Khedira. Defezioni che obbligano il tecnico ad alcuni cambiamenti. Nelle ultime prove tattiche il “Conte Max” ha privilegiato il 3-5-2 al 4-3-1-2. Così, a meno di ripensamenti dell’ultima ora, Roberto Pereyra prenderà il posto di Khedira. Il jolly argentino agirà da mezzala destra accanto al rientrante Claudio Marchisio (in vantaggio su Hernanes in regia) e Paul Pogba. Sugli esterni spazio a Patrice Evra e Stephan Lichtsteiner. La sensazione è che Juan Cuadrado, reduce dal viaggio in Sud America, verrà impiegato a partita in corso. La rifinitura, come detto, sembra aver convinto Allegri sull’impiego di Marchisio: il Principino ha risolto il problema al polpaccio pre-Bayern, ma negli ultimi giorni era apparso un po’ affaticato. I riscontri positivi delle ultime ore lasciano pensare a un rilancio immediato e dal primo minuto già stasera contro l’Empoli. Scelta dettata anche dall’assenza dell’altro equilibratore (lo squalificato Khedira).

Davanti a Gigi Buffon, nonostante l’assenza dello stakanovista Leonardo Bonucci, si va verso la difesa a tre. Allegri ha annunciato l’impiego di Daniele Rugani («Sarà della partita al 99 per cento) e il ritorno di Giorgio Chiellini, assente per tutto il mese di marzo (si era fermato il 28 febbraio contro l’Inter). Ma alla fine anche Andrea Barzagli, reduce da qualche problema muscolare, sarà della partita. Trio inedito e tutto toscano. Barzagli agirà “da Bonucci” (cioè in mezzo), Rugani e Chiellini si posizioneranno rispettivamente sul centro destra e centro sinistra.

L’alternativa sarebbe la difesa a quattro con conseguente cambio di sistema in 4-3-1-2 o 4-4-2. In ogni caso Daniele Rugani affronterà l’Empoli da protagonista. Più che la partita del cuore, per il 21enne di Lucca sarà la terza passerella consecutiva da titolare in campionato dopo quelle contro Torino e Sassuolo. Un altro segnale della crescita del ragazzo, ben avviato a diventare un titolare aggiunto. Rugani nei mesi scorsi ha dimostrato pazienza e tenacia. Atteggiamento positivo, in perfetto stile Juve. La società sul suo conto non ha mai avuto dubbi, del resto a gennaio ha rifiutato offerte da 25 milioni di euro.

Troppo facile, banale, persino ingiusto ridurre il tutto a un dono della fortuna. La Juventus che “dice” 15 a livello di reti realizzate nell’ultimo quarto d’ora è la naturale concretizzazione di un motto (accoppiato al simboletto dell’hashtag sempre in pole tra i più twittati) – fino alla fine – naturalmente accostato a chi ha scritto, scrive e scriverà la storia del club bianconero. Non è un primato (perché la Lazio è leggermente davanti ai campioni d’Italia con 16 gol segnati), però è segno di un’innegabile forza, di uno spirito non comune, di un carattere indomabile e pure – visto che in tema di infortuni in questa stagione si è detto e scritto di tutto – di una tenuta atletica adattissima alla stretta contingenza. In altri termini: se il campionato si decide in volata, Alvaro Morata e compagni sono pronti al volatone tricolore. 

 Già, il madrileno che il Real proverà a riportare alla base è stato l’ultimo bianconero in ordine di tempo a griffare una rete se non in extremis, almeno nel quarto d’ora conclusivo delle partite. E’ accaduto al minuto 77 dell’ultimo derby della Mole, all’Olimpico granata, quando l’attaccante ha completato la doppietta personale nel 4-1 finale. Ma gli esempi sono numerosi e tutti di straordinaria importanza, a partire dal 6 marzo quando Mario Lemina ha slalomeggiato fra le sagome atalantine, sigillando il successo di Bergamo, già agevolato dal primo gol di Andrea Barzagli. E’ la storia di una squadra che non smette di crederci, che mira alla vittoria persino quando ogni cosa sembra remare contro, che accumula sorrisi su sorrisi gonfiando le reti altrui con quella costanza che, ripetuta negli ultimi minuti, fa ancor più godere il popolo juventino. La rete di Emanuele Giaccherini al 92’ del match interno contro il Catania (10 marzo 2013, 1-0 lo score) generò un entusiasmo raramente toccato in seguito allo Stadium, anche se pure in questa stagione i bianconeri hanno avuto modo di esultare e scatenare l’euforia della gente. L’esempio più indimenticabile? A parte la rete di Juan Cuadrado nel derby di andata, sul primo gradino dell’ideale podio c’è il missile scagliato da Simone Zaza contro il Napoli nel big match del 13 febbraio: minuto 88, lì lo scudetto ha cominciato a cambiare direzione. Anche perché, il 24 gennaio, la Juventus ha battuto la Roma in casa (1-0) con gol di Paulo Dybala, mentre in precedenza il 13 dicembre i bianconeri avevano superato (3-1) la Fiorentina grazie a Mario Mandzukic e all’argentino negli ultimi minuti. E poi ci sono gol ugualmente determinanti perché mettono al sicuro il risultato. Come il rigore trasformato da Morata il 28 febbraio contro l’Inter per il 2-0 finale, o il sinistro a giro della Joya nel recupero di Frosinone, oppure il gol del 3-1 conclusivo dello stesso argentino proprio ad Empoli, un girone fa. Altro replay questa sera?

Pereyra deve svoltare. Meritarsi la conferma per la prossima stagione. Lo ha fatto capire ieri in conferenza stampa Massimiliano Allegri: «Pereyra ha lavorato bene, stare a Torino senza andare in Nazionale gli ha fatto bene, aveva bisogno di allenarsi. Adesso è in buona condizione. E’ un giocatore che da qui alla fine dovrà fare la differenza e dovrà risultare un giocatore importante, visto che quest’anno, nei primi sei mesi, non ha fatto quello che ha confezionato la passata stagione». Una strigliata di classe ma pur sempre un avvertimento. Perchè l’argentino ha le possibilità di fare la differenza e, invece, a Monaco contro il Bayern, quando è entrato nei supplementari, è andato male. Molle su ogni pallone, sicuramente una partita da dimenticare. Pensare che poteva lasciare un segno. 

Massimiliano Allegri, comunque, ha una grandissima considerazione del giocatore di San Miguel de Tucumàn e lo ha dimostrato la scorsa stagione quando l’argentino era il dodicesimo, il primo cambio della Juve, e spesso e volentieri pure titolare. Una fiducia ricambiata alla grande con 56 presenze e sei gol. Quest’anno, invece, è stato un calvario nel vero senso della parola tra infortuni (tantissimi) e una condizione psico-fisica ottimale non ancora ritrovata. E se aggiungiamo le difficoltà tattiche il quadro è desolatamente completo. Solo tredici presenze (10 in campionato, 2 in Champions League, più un’apparizione nella Supercoppa) e nessun guizzo degno di nota. Per tre volte è subentrato è per quattro è stato sostituito. I minuti giocati sono 622. Eppure ha numeri importanti. Per questo Massimiliano Allegri questa sera contro l’Empoli lo getterà nella mischia dal primo minuto in una partita considerata di fondamentale importanza.

 Ecco perchè Pereyra deve conquistarsi la conferma. Arrivato alla Juve in prestito oneroso nel 2014 dall’Udinese per 1,5 milioni la stagione successiva è stato riscattato per 14 milioni pagabili in tre anni. Adesso è di completa proprietà bianconera ma questo non significa che abbia la certezza di rimanere se in questi ultimi match non tirerà fuori gli attributi. Ha la possibilità di farlo, stasera toccherà a lui scendere in campo dal primo minuto. Un’occasione che non può fallire anche perchè probabilmente sarà l’ultima. 

 Cuadrado, l’uomo in più della Juventus in quest’ultimo periodo, molto probabilmente andrà in panchina per poi entrare a partita in corso. Il colombiano, infatti, arriva dal Sud America dove ha giocato con la sua Nazionale. E’ arrivato in buone condizioni fisiche e psicologiche ma difficilmente Massimiliano Allegri lo schiererà subito. Darà un po’ di riposo al centrocampista offensivo che, comunque, di sicuro verrà impiegato nei secondi quarantacinque minuti soprattutto se la partita non si dovesse mettere bene. Cuadrado sta disputando una stagione importante anche se tutti sanno che tra un po’ di tempo tornerà a Londra nel Chelsea. Con l’arrivo di Antonio Conte sulla panchina dei blues, infatti, è fisiologico il suo rientro. La Juve non ci potrà fare niente visto che quest’estate la ho preso in prestito senza diritto di riscatto. Chi partirà sicuramente dall’inizio è Mario Mandzukic, il croato che con la sua Nazionale contro l’Ungheria ha realizzato il suo primo gol del 2016. Anche lui in questo entusiasmante finale di stagione può risultare decisivo. Stasera giocherà al fianco di Morata. Zaza, come sempre, andrà ad accomodarsi in panchina con la speranza di entrare nella ripresa. Senza Dybala… ce la può fare a volata scudetto è lancia ta. Juventus e Napoli ini ziano a schierare in testa al gruppo le rispettive punte di diamante : va preparato lo scatto decisivo. Allegri, in partico lare, chiede ora ad Alvaro Mo rata di tirare il trenino bianco nero, in attesa che Mandzukic (zero gol nel 2016) e soprattutto Dybala (ai box per un guaio muscolare) ritrovino la giusta «pedalata».

ABITUDINE REAL Dunque, oggi contro l’Empoli la pressione sarà quasi tutta sul 23enne attaccante spagnolo, al quale di certo non tremano le gambe nei momenti caldi. Normale amministrazione per chi è cresciuto nel Real Madrid ascoltando i consigli di Emilio Butragueno e studiando quotidianamente sul campo Cristiano Ronaldo. Non è un caso che in questa avventura juventina il ragazzo di Madrid abbia dato il meglio in Europa, nell’Europa che conta per intenderci: stratosferica Champions l’anno scorso (cinque reti nelle ultime sette partite, buca ti Borussia Dortmund, Real Madrid e Barcellona), altri due gol in questa stagione (in casa del Manchester City e a Torino contro il Siviglia), oltre alla fantastica prestazione di Mona co (Alvaro venne sostituito con la Juve avanti 2-0 sul Bayern). Obiettivamente meno scintillante il rendimento in campo nazionale, ma comunque significativo nel 2015-2016 il segno lasciato da Morata sia in Coppa Italia sia in campionato: doppietta nella semifinale d’andata di Coppa contro l’Inter; firme di prestigio in campionato sempre ai danni dei nerazzurri e poi nel derby (doppietta) vinto 4-1.

Insomma, l’attacco bianconero è in buonissime mani. Dieci le reti stagionali di Alvaro, sette delle quali segna te nel 2016. Un cambio di marcia che di fatto lo ha spinto a un passo dall’Europeo: non a caso promosso titolare da Del Bosque contro gli azzurri a Udine. Stasera lo spagnolo giocherà la gara numero 87 in bianconero: 25 le reti all’attivo. In questa stagione non farà in tempo a raggiungere i 100 gettoni, può al massimo arrivare a 95 (otto giornate di campionato e la fina le di Coppa Italia).«Il mio futuro? Sto bene alla Juve…», ha spesso detto ai media, ma l’impressione è che sarà molto dura girare le spalle al Real Madrid.

Juventus, Fiorentina e Lazio. Un trittico da paura per Empoli, tutto nelle prossime due settimane. Azzurri che dopo la sosta ripartono dai più forti, dagli imbattibili. I numeri e i record dei bianconeri e di Buffon in campionato sono spaventosi,ma c’èuna statistica che potrebbe far «tremare» i tifosi juventini: l’ultima vittoria della squadra di Giampaolo è stata proprio a Torino, in casa granata, 1-0 il 10 gennaio scorso. Poi da lì l’Empoli non ha più tinto , tanto che nel girone di ritorno sono sei i punti dei toscani in 11 gare disputate, con sei pareggi e cinque sconfitte.

Paulo Dybala ha lasciato il ritiro della nazionale argentina e ieri è tornato a Torino per iniziare il recupero dall’infortunio muscolare subito nel derby. Al rientro dalla sosta, i bianconeri affronteranno l’Empoli, ed il tecnico campione d’Italia conta di recuperare qualche pedina per la sfida contro la squadra di Giampaolo. Le sue condizioni saranno quotidianamente monitorate per valutare la disponibilità nella partita con l’Empoli. I giocatori rimasti a Vinovo in questi giorni di impegni con le Nazionali oggi infatti si sono dedicati ad una seduta tecnica, con scambi in serie e conclusioni in porta. Domani, squadra nuovamente in campo al mattino. Non saranno della partita invece gli squalificati Bonucci, Alex Sandro e Khedira, fermati dal giudice sportivo. Problema al polpaccio per Lichtsteiner, Marchisio in dubbio. Dybala rimarrà sotto questo tetto, dovrebbe arrivare a guadagnare poco meno di Pogba. Il suo nuovo ingaggio dovrebbe essere intorno ai 4 milioni di euro con bonus, il contratto è già lungo e potrebbe allungare di un solo anno: se ne discuterà a fine campionato.

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