La camorra truccava la Serie B nel mirino Modena-Avellino e Avellino-Reggina: 10 arresti, indagato anche Izzo del Genoa

1750828_b4.jpg.pagespeed.ce.ILCDoQpObHChissà. Magari è tutto fatto apposta. Attaccarsi alla cabala, quando non hai altro. Quando ti ritrovi con una delle Nazionali più deboli della storia – buona difesa, centrocampo spazzato via dagli infortuni, attacco da segno della croce più che da «segno una rete» (a parte Zaza, che ha giocato poco essendo chiuso nella Juve da grandi giocatori, gli altri hanno medie-gol da brividi) – non resta che affidarsi all’occulto. Ai precedenti che possono infondere un po’ di coraggio. E così, avanti con lo scandalo, avanti con le polemiche, avanti con i moralisti un tanto al chilo. Che portano bene e non si sa mai. Senza riandare al Totonero del 1980, prodromo del trionfo mundial in Spagna, basta ricordare le ultime glorie degli azzurri. Il 2006 con l’esplodere di Calciopoli, i tanti che non volevano gli juventini convocati dal ct Lippi, sopratutto Cannavaro e Buffon.

E si sa come è finita,con il trionfo a Berlino contro la Francia in una finale molto bianconera, con il difensore Pallone d’oro e il portierone subito dietro. Oppure il 2012, con la polizia nel ritiro azzurro a Coverciano, la perquisizione e l’avviso di garanzia a Criscito, mandato a casa, a differenza di Bonucci, dal ct Prandelli e poi risultato non colpevole. Anche qui un bel casotto, polemiche per il doppio standard dell’etica prandelliana, ma sul campo un grande Europeo (sconfitta in finale con la Spagna a parte). Mentre nel 2010 e nel 2014, quando le vigilie erano state tranquille,ne era venuto fuori un disastro peggiore dell’altro (più vergognoso il pareggio con la Nuova Zelanda oppure la sconfitta contro Costarica? Bella lotta). Ben venga, quindi, proprio nel giorno dell’annuncio dei magnifici 30 da parte di Anonio Conte,l’ennesima bufera scommesse e il coinvolgimento del difensore genoano Armando Izzo. Ilcui taglio era sì comunque previsto a prescindere, ma che partecipava allo stage agli ordini del commissario tecnico. Izzo risulta indagato nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sul clan camorristico “Vanella Grassi” di Secondigliano per due partite di serie B truccate nella stagione 2013-2014 (Avellino-Modena e Avellino-Reggina),quando vestiva la maglia del club irpino. Ma che c’entra Izzo, nato a Scampia (Napoli) nel 1992 e cresciuto prima giocando per le strade del quartiere e poi, pur non avendo neppure i soldi per pagare la retta, nell’Arci Scampia (squadra simbolo della lotta all’emarginazione e al crimine organizzato), con la camorra? Beh, è imparentato con il clan (uno dei capi sarebbe il marito della sorella di suamadre) e questa vicinanza sarebbe stata fatale nel rovinare la sua esemplare storia di riscatto dalla povertà e dalle cattive compagnie grazie al calcio.

Difensore rapido e tecnico, Izzo, rimasto presto orfano del padre,fa tuttala trafila nelle giovanili del Napoli (vince anche un campionato Berretti), fino a guadagnarsi la convocazione di Walter Mazzarri per il ritiro nell’estate del 2010a Folgaria.Conil capitano Paolo Cannavaro che organizza una colletta per aiutare il ragazzino di talento talmente povero da non avere nemmeno le scarpette. Poi il prestito alla Triestina in Lega Pro e all’Avellino (che porta in B), quindi l’esordio in serie A con il Genoa, che lo ha pagato appena 400mila euro, un gol a San Siro contro l’Inter e addirittura la chiamata di Conte («Emozione unica», aveva dichiarato. «Sono qui dopo aver versato tanto sudore»). Ora il colpo di scena e la favola interrotta. La speranza, ovviamente, è che finisca in un inutile polverone come nel caso di Criscito.E che porti fortuna alla povera derelitta Italietta che in Francia ha bisogno di qualcosa di più di un semplice miracolo…

Sono 10le persone arrestate ieri a Napoli dai carabinieri al termine di un’inchiesta della Dda sull’attività del clan di camorra «Vanella Grassi» di Secondigliano. L’indagine riguarda le attività del clan sulle scommesse per due partite di Serie B,AvellinoReggina 3-0 e ModenaAvellino 1-0 del 2013/14. Stando agli inquirenti, Antonio e Umberto Accurso, entrambi ritenuti esponenti del clan Vanella Grassi, avrebbero promesso 200mila euro e poi consegnato 30mila euro al calciatore Francesco Millesi, attraverso l’ex calciatore Luca Pini, per corrompere altri giocatori: in particolare a Maurizio Peccarisi per favorire la rete del Modena. Sulla partita gli Accurso avrebbero scommesso 400 mila euro, guadagnandone 60 mila. E tra le indagini è stata intercettata una telefonata: «Dobbiamo mangiare tre polpette, abbiamo la pancia piena».

Per quanto riguarda la partita Avellino-Reggina,Antonio Accurso è accusato di aver offerto 50 mila euro, consegnati sempre attraverso Pini a Millesi che li avrebbe utilizzati per corrompere giocatori della Reggina e favorire la vittoria dell’Avellino sulla quale lo stesso Accurso aveva scommesso 400 mila euro guadagnandone 110 mila. L’inchiesta è nata in seguito alle dichiarazioni del boss Antonio Accurso, arrestato nel 2014 mentre festeggiava proprio le vincite in seguito alla vittoria dell’Avellino (che rischia per responsabilità oggettiva, visto che la procura Figc ha aperto un’indagine) sulla Reggina. Accurso ha spiegato agli inquirenti come il clan ha combinatole partite, oltre a «decifrare» i numerosissimi sms intercettati e a tirare in ballo il difensore del Genoa Izzo.

NAPOLI Ci risiamo, verrebbe da dire a guardare l’orologio. Dieci anni dopo si torna a parlare di calcio truccato, di presunte combine, di frasi smozzicate e intercettate, di carabinieri che piazzano «cimici» nei punti giusti e rileggono alcune presunte combine. Maggio 2016, dieci anni dopo lo scandalo calciopoli che travolse la massima serie dello sport nazionale, ancora indagini eccellenti, ancora un colpo alla credibilità del gioco più amato dagli italiani. Sette presunti camorristi di Secondigliano finiscono in cella, mentre il giudice applica i domiciliari a due ex, in una vicenda in cui finisce sotto inchiesta per concorso esterno in associazione camorristica anche l’attuale difensore del Genoa Armando Izzo: si tratta di un nome di grido, dal momento che Izzo rientra nella rosa dei primi convocati della Nazionale di Conte in partenza per gli Europei. Ma a svelare i risvolti della nuova pagina nera, a proposito di calcio e camorra, è il capo della Dda di Napoli Filippo Beatrice, dieci anni fa titolare della calciopoli culminata nella condanna definitiva dell’ex dg juventino Luciano Moggi, e il pm della Dna Maria Vittoria De Simone.

Spiega ora Filippo Beatrice: «C’è un’area grigia che si interfaccia con criminali, vi sono alcuni soggetti che non giocano solo a pallone ma coltivano relazioni per ottenere informazioni e realizzare illeciti». E, a margine della conferenza stampa, ai microfoni di Sky, Beatrice aggiunge: «Non è cambiato niente, a distanza di dieci anni il sistema resta un po’ malato, per usare un termine intermedio». Ma in cosa consiste la nuova calciopoli napoletana? Riflettori puntati sul gruppo dei «girati», quelli della Vannella Grassi, in particolare sul boss Umberto Accurso (di recente arrestato per omicidio, ritenuto responsabile degli spari contro la caserma di Secondigliano) e del fratello Umberto (dal 2014 collaboratore di giustizia). È il pentito della «Vannella» a ricordare le combine calcistiche, con l’aiuto di Izzo.

Quale sarebbe stato il ruolo del difensore? Avrebbe fatto da «facilitatore», contattando l’ex calciatore Luca Pini e Francesco Millesi (centrocampista dell’Aci- reale), finiti ai domiciliari con l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica assieme allo stesso Izzo. Anche Maurizio Peccarisi, difensore dell’Avellino, è indagato a piede libero per un’ipotesi di frode sportiva. Triangolazioni servite a truccare due partite, per le quali si ipotizza il reato di frode sportiva: la prima è Modena-Avellino del 17 marzo 2014; la seconda è Avellino-Reggina del 25 maggio dello stesso anno. Altri tentativi di combine sono invece saltati subito dopo l’arresto di Umberto Accurso e la sua decisione di collaborare con la giustizia, mentre agli atti restano pesanti sospetti su Avellino-Trapani e Padova-Avellino.

Ma non ci sono solo le accuse dei pentiti, al centro delle indagini napoletane sulle scommesse della camorra. Decine le intercettazioni telefoniche, ma anche gli sms raccolti nel corso dell’ordinanza firmata dal gip Ludovica Mancini. Nipote diretto del boss della Vannella Grassi Salvatore Petriccione, cugino dei fratelli Accurso (ma anche dei Magnetti, altri esponenti di vertice della «Vannella»), Izzo avrebbe mantenuto un rapporto stretto con Secondigliano. Avrebbe risposto a telefonate, messaggi, fino a ricevere in casa il cugino boss Accurso, quando militava nella Triestina.

Difeso dal penalista napoletano Rino Nugnes, Izzo (assieme agli altri indagati) si dice convinto di riuscire a dimostrare la propria estraneità alle accuse della Dda di Napoli, provando a fare leva sulla testimonianza dell’ex coach e degli ex compagni di squadra presenti nell’ordine di cattura a carico degli Accurso. Vicenda amara, soldi sporchi messi in circolo dalla camorra, che – in alcuni casi – vince molto meno di ciò che investe per corrompere e per puntare, di fronte alla necessità di riciclare proventi di droga e racket.
Ma torniamo alle frasi intercettate. In una conversazione con tale «Geremia», Luca Pini sembra aver avuto al conferma di un accordo chiuso per Avelli- no-Reggina, tanto da esultare con una frase destinata a fare titolo: «Ci mangiamo tre polpette, ho la pancia piena». Frasario convenzionale, che serve a camuffare una serie di investimenti andati a buon fine. A seguito dell’inchiesta finiscono in cella altri sette nomi, per fatti legati alla droga, che non rientrano nella calciopoli infinita della Procura di Napoli.

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