La Nazionale italiana vince 3 a 2 soffrendo contro una buona Macedonia

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SKOPJE, MACEDONIA - OCTOBER 09:  Head coach Giampiero Ventura of Italy reacts during the FIFA 2018 World Cup Qualifier between FYR Macedonia and Italy at Nacionalna Arena Filip II Makedonski on October 9, 2016 in Skopje, Macedonia.  (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

L’Italia la sfanga contro la Macedonia e resta in vetta al girone con la Spagna (a conferma che sarà una sfida tra loro due per il primo posto) che ha battuto l’Albania. Ma se vi accontentate del risultato, allora è inutile che leggiate il resto o che si provi ad analizzare il percorso di crescita di una squadra.L’Italia, appunto: molle nel primo tempo, ribaltata in avvio ripresa quando ha rischiato di essere travolta, salva nel finale grazie alla straordinaria qualità di Candreva che l’ha letteralmente presa per mano e trascinata fuori dalle sabbie mobili. Ma adesso basta, però: non è possibile continuare ad andare avanti ad adrenalina, rischiare “Caporetto” contro squadre che stanno al numero 156 del ranking mondiale. Non sarà sempre possibile sistemare le partite con i cambi e sperare che risolvano errore precedenti. Perché è inutile girarci attorno: la squadra che Ventura ha messo al campo in avvio era, oltre che sotto ritmo anche dal punto di vista mentale, scombinata tatticamente con la zona di destra male assortita (due esterni) e le distanze tra i reparti troppo ampie. Ne ha cambiati sei rispetto alla Spagna: dentro Verratti, Bernardeshi, Candreva, Bonaventura dall’inizio (a Torino era entrato al posto dell’infortunato Montolivo) e l’intero attacco affidato alla coppia Immobile-Belotti. Che, loro due sì, hanno risposto ampiamente alle attese. E sarebbe sbagliato ridurre tutta l’analisi di questa fatica assurda con gli errori individuali: questa Italia deve ancora cercare un adeguato assetto tattico e, sopratutto, deve ritrovare sicurezze perdute che non le sono ancora state ridate. E lo deve fare presto.

Anche perché questi della Macedonia non ricordano in alcun modo le falangi di storica memoria: niente compattezza offensiva che possa travolgere tutto cò che trova sul proprio cammino, ma casomai una linea difensiva folta (e anche parecchio arruffona) con la speranza che Pandev e Nestorovskj possano combinare qualcosa là davanti. Come gli era quasi riuscito dopo appena un minuto e mezzo con uno scambio che ha messo l’attaccante del Genoa solo davanti a Buffon, bravo a uscirgli tra i piedi. Un segnale di “approccio molle” da parte degli azzurri? Potete leggerlo anche così, ma la nostra sensazione è che sta benedetta coperta continui a rivelarsi corta per una squadra che, per forza di cose, ancora non riesce a muoversi con l’adeguata compattezza: se provi ad attaccare rischi di scoprirti, se stai basso fatichi a ripartire con la manovra corale. E, difatti, nei primi minuti si è vista spesso un’Italia lunga, stirata addirittura per una cinquantina di metri con conseguente scollegamento tra i reparti propri e concessione di praterie per le scavallate altrui come quella, un’altra, pericolosa, di Alioski al 15′ pt favorita da una palla persa sciaguratamente da Verratti sulla propria tre quarti. O poco incline alla pressione, come quando la difesa azzurra ha permesso a Nestorovskj di battere da una ventina di metri un tiro che ha sorpreso nettamente anche Buffon, ma che si è stampato sulla traversa. No, decisamente non l’inizio che ci si attendeva da una squadra, l’Italia, che nelle dichiarazioni avrebbe voluto riscattare l’imbarazzo patito contro la Spagna. Poi, certo, pur nell’ambito di una svagata mollezza e di un colpevole sussiego, ogni volta che è capitato di buttare la palla in area avversaria qualche spavento lo si è creato, compreso un gol annullato a Candreva al 9′ per evidente fuorigioco. O un tiro Immobile che ha fruttato il primo angolo dopo ormai 23 minuti. Ecco, è bastato quello, una leggera accelerazione perché su quella palla dalla bandierina si sia potuto scagliare un potente, per quanto liberissimo, Belotti a segnare il suo primo gol azzurro e a dare un senso a una squadra che, fino a quel momento, non ne aveva avuto gran che. E che, a conferma di un equilibrio ancora instabile, ha rischiato di subire il gol in contropiede (Ristovskj atterrato in area azzurra, ma era in fuorigioco) proprio mentre provava ad approfittare dello sbandamento macedone.

E il pari della Macedonia, al netto del gravissimo errore di Verratti, è comunque meritato perché l’Italia ha continuato a giocare con sussiego mentale e con strabismo tattico: un combinato disposto che ha consentito ai macedoni di approfittare del black out azzurro. Non solo un altro errore in disimpegno a favorire il raddoppio: pure altri rischi in mischia, confusioni mentali e assetto disordinato che ha esposto perfino ai “torelli” macedoni. E adesso non meniamola con i cambi che hanno trasformato l’Italia nel 4-2-4 (Candreva e Sansone esterni d’attacco). I due gol di immobile, dopo che l’Italia aveva rischiato ancora di capitolare due volte, sono figli della qualità di Candreva, del crollo atletico e della (enorme) modestia tecnica altrui. Farsi spaventare così dalla Macedonia a noi pare un segnale molto inquietante, poi fate voi…

Una fatica terribile, con la grande paura che dura fino a quarto d’ora dalla fine. Poi ci pensa Ciro Immobile a ribaltare il match e a far tornare l’Italia con tre punti preziosi dalla Macedonia, per tenere il passo della Spagna vincente in Albania. «Titolare per il futuro? No, mi sento importante, ora – sottolinea il centravanti -. Avvertire la fiducia del ct e del gruppo mi fa stare bene». E lui fa stare meglio gli azzurri, importante a Torino e decisivo a Skopje, con due gol che hanno dato un senso diverso alla serata: «E’ stata una partita diversa da quella che ci aspettavamo, l’avevamo preparata con i tagli per i centrocampisti, ma non riuscivamo a fare quello che volevamo: loro erano tutti indietro, chiusi in area, noi quasi timorosi». Eppure l’inizio era stato promettente… «Siamo stati bravi a passare in vantaggio con Belotti, poi quei 10’ nel secondo tempo ci hanno tagliato le gambe: non ci aspettavamo il loro pareggio e la loro rete del vantaggio. Abbiamo affrontato il secondo tempo un po’ molli, questi sono stadi dove ti mangiano, occorre avere più cattiveria. C’è andata bene, ma deve essere un insegnamento per il futuro, dobbiamo imparare a essere più svegli. Però sono stati passaggi importanti, gli ultimi 30’ contro la Spagna e il primo tempo qui. Peccato per quell’ultimo quarto d’ora ma abbiamo saputo reagire, siamo stati bravi in questo». Un timore che, secondo Immobile, non è dovuto al peso della maglia: «La Nazionale è il top cui ambire, a volte le emozioni ti prendono». Emozioni che non hanno attanagliato Andrea Belotti: «Sono contento per mio esordio dall’inizio e per il gol. Abbiamo sofferto fino all’ultimo, non dobbiamo fare così. Questa squadra è forte, deve crescere e non fare regali come quelli alla Macedonia. Però, come contro la Spagna, abbiamo mostrato un grande cuore: ripartiamo da questo».

E Gian Piero Ventura ha sofferto non poco in panchina. Per tutta la partita è stato in piedi, a stimolare la squadra, a far sì che non affondasse dopo aver subito quell’1-2 impressionante poco dopo il quarto d’ora del secondo tempo: «Ma si è trattato al 90% di nostri errori – osserva il ct -, a volte per inesperienza e a volte per superficialità (e Verratti, all’origine dell’1-1, non si nasconde: «Con il mio errore gli ho fatto prendere fiducia: pensavo che Bonucci fosse più vicino. Ringrazia i miei compagni, che mi hanno “salvato”. Prometto di non farne più»). Con tanti giovani in campo è inevitabile, occorre avere pazienza. In quei dieci minuti non eravamo noi. Verratti non l’ha fatto apposta, non mi sono sentito tradito. Il blackout avviene quando avviene. Ma è una strada obbligata, quella dei giovani, la strada giusta. Immobile? Ha fatto il suo dovere… Dobbiamo piuttosto analizzare i gol che abbiamo preso. Nessuno ha avuto il senso di un gol, sono stati errori nostri. Quindi migliorabili».

Dopo il doppio impegno con Spagna e Macedonia, il cammino degli azzurri verso la qualificazione ai Mondiali proseguirà con la sfida al Liechtenstein in programma il 12 novembre a Vaduz. Per l’Italia sarà l’ultima sfida ufficiale del 2016 perché tre giorni dopo, il 15 novembre, la Nazionale scenderà ancora in campo, ma in una gara amichevole. Appuntamento a Milano per scrivere un altro capitolo del romanzo con la Germania. La gara contro i tedeschi sarà anche l’occasione per un’altra sperimentazione del Var, l’arbitro assistente video che l’Italia ha tenuto a battesimo contro la Francia a Bari. Prima di chiudere l’anno di lavoro sul campo, Ventura darà vita, il 21 e 22 novembre, al primo stage sperimentale con gli Under 23 che sono entrati o che potranno entrare a far parte del “giro” azzurro. Da segnalare che il ct non potrà convocare i giocatori delle squadre impegnate nelle Coppe europee.

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