La storia e la cultura del vino va insegnata nelle scuole: presentato da Stefàno un ddl in Senato

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E se vi dicessimo che presto nelle scuole potrebbe essere insegnata la storia del vino? Non si tratta di una bufala, ma di una possibilità non attuale ma futura. Si tratta di un’iniziativa del senatore Dario Stefàno il quale nella giornata di oggi a Roma e nello specifico nella Sala Nassirya del Senato della Repubblica alla presenza di Federvini, Unione italiana vini, assoenologi e al Professor Attilio Scienza ha presentato un disegno di legge.

“Nelle scuole primarie e secondarie, di primo e di secondo grado, è istituito l’insegnamento obbligatorio di una disciplina denominata storia e civiltà del vino”, si legge nel primo articolo del disegno di legge presentato da Dario Stefàno. All’articolo 2 invece viene introdotta l’individuazione dei docenti abilitati all’insegnamento di questa materia ed ancora l’articolo 3 demanda al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca l’avvio dei corsi di qualificazione professionali per i docenti, ed il quarto infine dispose che i programmi didattici di Storia e Civiltà del vino vengano stabiliti da un’apposita commissione istituita dal Miur.

“È giunto il momento che anche l’Italia, orgogliosa della sua storia vitivinicola promuova una maggiore consapevolezza e conoscenza, a cominciare dalla scuola dell’obbligo, di quello che è anche un percorso identitario, valoriale e unificante del Paese”, ha ancora aggiunto Stefàno. La proposta del politico salentino nasce dalla considerazione che il vino fa comunque parte del tessuto culturale e sociale dell’Italia che ha contribuito a scrivere la storia del Paese e dunque per questo motivo dovrebbe essere celebrato nelle scuole studiandone la sua origine.

“Non si tratta solo di una bevanda ma di un vero e proprio simbolo distintivo del Paese, attorno a cui gravitano valori, riflessioni, economie. Oggi l’Italia ha sorpassato la Francia ed è il primo produttore mondiale, quindi “è tempo che recuperi anche il gap culturale, formando i propri ragazzi attraverso uno dei suoi principali tratti identitari”, ha aggiunto ancora Stefàno.

Come abbiamo già anticipato il politico salentino ha presentato il decreto legge nella giornata di ieri al Senato alla presenza del professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore il quale ha tenuto a precisare quanto segue: “Si è persa l’abitudine di consumare vino in famiglia, i ragazzi attorno ai 15 anni consumano alcol almeno una volta a settimana, ma fuori casa. E lo fanno con la logica dello sballo. Riportiamo il vino nelle case, nelle scuole, nell’alveo della cultura mediterranea perché il vino non si beve per ubriacarsi, è origine dell’identità e dell’appartenenza. Facciamolo ritornare ad essere una bevanda popolare”.In realtà quella di Stefàno non è l’unica proposta di legge presentata,visto che lo scorso 5 ottobre 2015 anche l‘Onorevole Luca Sani,ovvero il Presidente della Commissione Agricoltura della Camera ne aveva presentato un’altra come titolo “Riconoscimento del vino quale elemento del patrimonio culturale nazionale e disposizioni per la diffusione della conoscenza della storia e della cultura del vino.

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  1. A fronte dei disastri provocati nella popolazione giovanile dal bere, una Legge, sacrosanta, proibisce la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche ai minori di 18 anni. Sono proprio quelli che vanno nelle scuole primarie e secondarie, che, quindi, secondo questa bizzarra proposta di legge, si vedrebbero promuovere a scuola, dallo Stato, quella stessa bevanda che lo stesso Stato proibisce loro di acquistare. Mi pare educativo mandarli in confusione già da giovani: si devono abituare prima possibile alle schizofrenie del mondo adulto.

  2. Il vino contiene alcol, potente cancerogeno di gruppo 1 IARC (aumenta in maniera significativa il rischio di diversi tumori già con il famoso buon bicchiere al pasto), particolarmente tossico – per motivi enzimatici – proprio per i minori di 18 anni, quelli che frequentano le scuole. Renderli consapevoli significa insegnare loro a non bere affatto. Dopo tutte le smentite alla storica bufala del vino rosso che farebbe bene perché contiene resveratrolo, pochi giorni fa è stata definitivamente demolita anche la teoria secondo la quale un consumo moderato avrebbe qualche effetto protettivo rispetto al non bere affatto http://www.jsad.com/doi/10.15288/jsad.2016.77.185 . Ai produttori di vino conviene tenere i cittadini nell’ignoranza, perché, se cominceranno ad informarsi davvero, i consumi interni andranno ancora più a picco di quanto già stanno andando da qualche decennio a questa parte.

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