‘Le confessioni’ il nuovo film che vede protagonista Toni Servillo

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le-confessioni-servillo-banUn frate dai precedenti effimeri ma dotato di grazia e carisma. Il nuovo ruolo di Toni Servillo nel film ‘Le confessioni’, il regista Roberto Andò che torna al cinema dopo due anni di assenza. Il film è una sorta di thriller astratto, che punta su psicanalisi e dedica con alcuni difetti nella struttura. La forza mistica l’autoanalisi in una collettività dove tutto è gestito dal potere, emblema di corruzione e brutalità.

Sono impotenti che si ritrovano in un magnifico e corazzato Hotel teutonico per decidere. L’idea bizzarra è affascinante ma la sceneggiatura catene l’imbroglio di un generico complottismo moralista. La pellicola promette ma poi non mantiene lasciando tante domande senza sentenza.

Uscirà nelle sale cinematografiche il 21 aprile, Le Confessioni il nuovo film di Roberto Andò con Toni Servillo e Pier Francesco Favino. Il film è molto attuale. Roberto Andò: L’idea è nata due anni e mezzo fa. Oggi l’economia ha assunto un ruolo centrale, nonostante stia vivendo un periodo particolare. Ne è convinto anche Toni Servillo per il quale il monaco è “un eroe positivo, un uomo credibile, che non dirà mai ciò che non pensa”. Lacrime e sangue per i governi eletti che non si allineano alle decisione del sovrastante e cieco agire del Fondo monetario. L’ultimo ad averlo visto è proprio il monaco, che Roché ha desiderato avere in quei giorni e che ha raccolto la sua confessione. Roberto Andò anticipa infine di stare sviluppando, con il produttore Angelo Barbagallo, una serie televisiva di argomento politico per la Rai: Trovo molto interessante interrogare la politica con gli strumenti umani e sottili del dubbio.

Connie Nielsen, nel suo italiano perfetto, osserva come il film non voglia dare risposte o giudizi ma ponga “domande esistenziali attraverso un umorismo speciale che ho cercato di rendere chiaro anche nel mio personaggio”. Formalmente Le confessioni è un intarsio di dialoghi fitti per disvelare informazioni dirompenti a novizi scandalizzati; come irrisolvibile confronto con l’orrore del reale se non con una vicinanza/trasformazione “animalesca” che ricorda Gli Uccelli di Aristofane. Non ero interessato a fare l’imitazione di qualcuno. Che ha le sembianze di un resort, ma il profumo di un monastero.

Il film di Andò è ambientato in un grande albergo tedesco. E’ un personaggio singolare perché è un uomo di fede che ha un credo ma che si mostra come una persona credibilità e Dio sa quanto ne abbiamo bisogno! Andò ha creato un conflitto drammaturgico che avrebbe fatto gola a qualsiasi attore. Si inizia con un videomessaggio di Daniel Auteuil intrappolato dentro un teatro ottocentesco in cui si scusa di non poter partecipare alla conferenza perché impegnato in un lavoro teatrale. Connie Nielsen: Quando ho letto la sceneggiatura sono rimasta colpita dalla profondità dell’opera. Più su abbiamo fatto cenno alla letterarietà de Le confessioni (che peraltro è anche un romanzo, scritto dagli stessi sceneggiatori), che è poi uno dei limiti più tangibili in chiave filmica: la metafora è sovente dietro l’angolo, talvolta in maniera palese, mentre altre volte aleggia, minando la sospensione d’incredulità e finendo improvvisamente col farci vedere il palco entro cui i personaggi si agitano. Dopo il successo di Viva la libertà il regista siciliano ha pensato di continuare la sua riflessione sull’attuale situazione politica, allargando la sua prospettiva.

I suoi personaggi sono spesso buffi, ingenui, contraddittori, confusi. Come mai ha avvertito l’esigenza di farlo? Roberto Andò dissimula, per così dire, i propri intenti. L’etica parte dall’estetica. Ad esempio l’hotel del film è allo stesso tempo un luogo di lusso e un rifugio. “Mi sembrava naturale proseguire a parlare delle cose che mi inquietano, come alcune figure del potere”. Roberto Andò: In molte interviste mi hanno chiesto di Elio Petri, che è sicuramente un regista che amo molto. La religione, l’arte erano occasioni per dare un tono diverso al film, perché non fosse ideologico: “non mi interessava la predica”. La figura di Salus lo richiama in qualche modo a tirare fuori l’anima. Anzi, un monaco. Un certosino moralista con l’inconfondibile silhouette di Toni Servillo. La recitazione è prima di tutto trasmissione.

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