Shock a Legano disabile vittima di Cyber bullismo, nessuno la vuole stare in camera rinuncia alla gita scolastica

Legnano, nessuno la vuole in camera ragazzina disabile rinuncia alla gita scolastica, la protesta dei genitori

I compagni di classe non la volevano in camera,così la giovane studentessa della scuola media di Legnano ha deciso di rinunciare alla gita scolastica. E’ questo quanto accaduto, come abbiamo già anticipato a Legnano ad una ragazzina disabile, studentessa della scuola media della città, la quale in seguito ad alcuni sfottò arrivati dai compagni e soprattutto dopo che in tanti le avevano detto di non volerla in camera, ha deciso di voler rimanere a casa, rifiutando di andare in gita scolastica. Appresa la notizia i genitori della ragazzina disabile hanno deciso di rivolgersi al Provveditorato ed al Ministero ed infine hanno voluto portare la vicenda anche all’attenzione del Movimento cinque stelle della città.

I genitori hanno portato anche delle prove a testimonianza di quanto denunciato, ovvero delle conversazioni via WhatsApp tra le compagnette della figlia, nelle quali appunto esprimevano la loro volontà a non voleva assolutamente in camera con loro.

“Ci dareste una responsabilità troppo grande“, si legge nelle conversazioni chat. I genitori non hanno sopportato questa forma di discriminazione, ragion per cui hanno deciso di andare a parlare prima con gli insegnanti chiedendo un consiglio di classe, e poi sono passati anche a chiedere spiegazioni ai dirigenti; come abbiamo anticipato però non si sono fermati qui,perchè hanno anche portato la vicenda all’attenzione del Provveditorato e del Movimento cinque stelle.

“I ragazzi possono sbagliare ma l’importante è rendersi conto dell’errore e non continuare. Se tornano le leggi razziali – dice la mamma dell’alunna usando un paradosso – la cosa è giustificata. Ma se c’è uno stato di diritto chiedo che lo Stato faccia qualcosa”. Ed ancora la mamma della ragazzina disabile, spiega le reali condizioni della figlia, dichiarando: “dal punto di vista fisico è autonoma frequenta gli scout” e anche nei giorni scorsi è andata a dormire in tenda senza problemi. Ma questo non è successo e invece hanno visto “offese gratuite” e affermazioni “che non stanno né in cielo né in terra”.

La speranza dei genitori era che gli insegnanti capissero lo sbaglio degli alunni e li portassero a prendere una decisione più saggia cosa che purtroppo non è accaduto. Posta all’attenzione del Movimento cinque stelle, è intervenuta la consigliera regionale 5 stelle Paola Macchi la quale ha dichiarato: “Quello di Legnano è un caso emblematico, purtroppo uno dei rari emersi in Lombardia che ci ricorda che il fenomeno sotterraneo del bullismo e della discriminazione verso bambini e ragazzi ritenuti ‘diversi’ dai loro compagni a scuola continua mietere vittime ed è lontano dall’essere risolto. In questo caso la giusta e doverosa battaglia di due genitori coraggiosi ha ottenuto come risultato solo un ulteriore isolamento da parte dei compagni della ragazza”.Questa storia arriva dopo quello dell’alunno autistico di 14 anni di Livorno il quale è stato lasciato da solo a scuola, mentre tutti gli altri compagni erano in gita.

«Una responsabilità troppo grande». Se lo scrivevano su WhatsApp i ragazzini di una scuola media di Legnano (Milano) parlando della gita e soprattutto della possibilità di dormire in camera con la compagna disabile. Nessuno ha voluto dormire con lei. E lei ha dovuto rinunciare al viaggio in Austria, con tappe a Salisburgo e al campo di concentramento di Mathausen. Non solo. I genitori della ragazzina si sono visti anche arrivare dalla scuola la richiesta di pagamento di una penale per aver saltato il viaggio scolastico. E scoppia il caso con la consigliera regionale dei 5 Stelle Paola Macchi che chiede un intervento all’assessora regionale all’Istruzione Valentina Aprea e al direttore dell’ufficio scolastico lombardo, perché questi sono «atti di discriminazione e cyberbullismo».

«Abbiamo letto offese gratuite e cose che non stanno né in cielo né in terra» spiegano i genitori della ragazzina. Dopo aver visto la chat dei compagni di scuola con il rifiuto di dormire in camera con la figlia perché «ci dareste una responsabilità troppo grande», hanno contattato la scuola e chiesto spiegazioni agli insegnanti. Non ne hanno ricevute. Ma è arrivata invece la richiesta di una penale da pagare per la mancata partecipazione della ragazzina alla gita con gli altri compagni di classe. Sarebbe dovuta partire il prossimo lunedì. «Ancora non abbiamo avuto il coraggio di dirglielo», dice la mamma all’agenzia Lapresse.

  «La disabilità è una realtà – continua la mamma -, come il mare, il cielo e la natura. Non è una cosa a parte, piaccia o no. E le insegnanti non avrebbero dovuto permettere di lasciarsi influenzare nella decisione su dove far dormire mia figlia». Eppure, dice il papà, «nostra figlia dal punto di vista fisico è autonoma, frequenta anche gli scout ed è andata a dormire in tenda senza problemi». La coppia ha scritto quindi all’ufficio scolastico regionale e al ministero dell’Istruzione: «I ragazzi possono sbagliare, ma l’importante è rendersi conto dell’errore e non continuare», dice la mamma. E aggiunge: «Se c’è uno stato di diritto chiedo che lo Stato faccia qualcosa». Con un comunicato, l’ufficio scolastico di Milano fa sapere di seguire «con attenzione e la dovuta discrezione» la vicenda, «in un contesto reso ancor più delicato dalla prematura scomparsa, proprio in questi giorni, della preside dello stesso Istituto».

È intervenuta la consigliera lombarda del Movimento 5 Stelle Paola Macchi che definisce le parole dei ragazzini sulla chat «atti di discriminazione e cyberbullismo». E chiede un intervento della Regione Lombardia, cui ha scritto una lettera indirizzata anche all’assessore all’inclusione sociale Giulio Gallera in cui chiede che «vengano prese tutte le misure a tutela della minore e venga verificato il comportamento della scuola in merito all’accaduto. Bisogna intervenire su casi emblematici come questo, anche per fare in modo che non si ripetano; i ragazzi devono capire la profonda ingiustizia e disumanità del loro comportamento, non si può mandarli in gita come se nulla fosse, è educazione civica, ma ancora di più di umanità».

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