L’Istat conferma, nel 2015 più morti che nascite

Il calo delle nascite tocca un nuovo record in Italia, che diventa un Paese sempre più vecchio. Lo certificano i nuovi dati ufficiali dell’Istat. I bambini nati nel 2015 sono stati 488mi- la (otto ogni mille residenti), cioè 15mila in meno rispetto al 2014. Si tratta di un nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia a oggi, sottolineano gli esperti, con il saldo naturale (la differenza tra nascite e decessi) che scende ancora: l’anno scorso nel nostro Paese sono morte 165mila persone in più rispetto a quanti bambini sono venuti al mondo. In base ai dati, quindi, il 2015 risulta il quinto anno consecutivo di riduzione della fecondità: siamo ormai a 1,35 figli per donna. E l’età media al momento del parto è salita a 31,6 anni.

Merita un approfondimento il capitolo decessi. Il record di 653mila morti del 2015, 54mila in più dell’anno precedente (più 9,1 percento), viene infatti registrato nell’anno classificato come il più caldo dal 1880, con una temperatura superiore di 1,42 gradi alla media. Lo ha osservato la Coldiretti, commentando un tasso di mortalità, pari al 10,7 per mille, che risulta il più alto tra quelli misurati dal secondo dopoguerra in poi. In totale, la popolazione residente in Italia al primo gennaio 2016 è diminuita di 139mila persone (-2,3 per mille). Gli stranieri crescono di 39mila unità, toccando quota 5 milioni e 54mila e rappresentando l’8,3 percento della popolazione.

Scende però il saldo migratorio (ingressi contro cancellazioni), soprattutto rispetto al 2007 che fu l’anno storico per i flussi migratori intemazionali.

Numeri, soprattutto quelli riguardanti le nascite, che fanno chiedere «un intervento a livello istituzionale con politiche di sostegno della natalità, aumentando il grado culturale sulle problematiche della fertilità»: sono proprio questi gli obiettivi del “Manifesto per la fertilità”, presentato in questi giorni a Roma da un gruppo di esperti endocrinologi che lancerà a breve il sito www.vogliounfiglio.it.

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