Livorno shock, madre dimentica la figlia di 18 mesi nell’abitacolo per quattro ore, morta per l’eccessivo calore

0

Livorno, è morta la bambina di 18 mesi lasciata in auto per quattro ore sotto il sole sotto shock i genitori

Sarebbero davvero poche le speranze di vita della piccola di 18 mesi, dimenticata in auto dalla mamma per quasi quattro ore. E’ questo quanto accaduto a Vada, in provincia di Livorno nella giornata di martedì dove una donna dopo aver finito di lavorare, intorno a mezzogiorno è andata verso l’auto ed ha trovato la sua bambina di appena 18 mesi all’interno, ormai praticamente priva di sensi, purtroppo la lunga permanenza all’interno dell’auto le è stato fatale e purtroppo adesso le sue condizioni di salute sono davvero gravi, tanto che i medici dicono che è senza speranza.

In stato di shock i genitori della piccola, così come tutta la comunità del paesino sulla costa livornese dove la famiglia è piuttosto conosciuta. “Le condizioni della bambina sono gravi, in mattinata la situazione si è ulteriormente complicata, sicuramente c’è un danno che potrebbe aver compromesso le funzioni neurologiche”, è questo quanto dichiarato dal direttore sanitario del Meyer Francesca Bellini che ha parlato del caso della bambina di un anno e mezzo dimenticata dalla madre in auto nella giornata di martedì per quattro e lunghe ore.

Come già anticipato, la bambina sarebbe rimasta chiusa all’interno dell’auto per quasi quattro ore e sarebbe stata soccorsa intorno alle ore 12.30 quando ormai la bambina era priva di sensi; la piccola è stata immediatamente trasferita in elisoccorso al Meyer di Firenze dove i medici le hanno diagnosticato in un primo momento un forte stato di disidratazione. In un secondo momento la piccola è stata sottoposta ai primi esami dai quali si era riaccesa una speranza, ma purtroppo nella giornata di ieri la situazione sembra essere precipitata. La macchina era parcheggiata all’ombra, ma questo conta poco perché quando fa caldo la temperatura all’interno di un abitacolo può aumentare anche di 15 gradi in 15 minuti. Purtroppo le condizioni di salute  della piccola sono peggiorate e nella giornata di ieri è arrivato il decesso; la famiglia ha acconsentito a donare gli organi.”Da tempo chiediamo misure in grado di evitare simili episodi e salvare la vita ai bambini.In particolare abbiamo avanzato una proposta alle case costruttrici di automobili: oggi, nelle auto moderne, ci sono avvisi acustici che mettono in allarme il guidatore su diversi fronti: cinture di sicurezza non allacciate, fari accesi, portiere aperte, freno a mano tirato, serbatoio in riserva, ecc”, ha spiegato il Presidente del Codacons, Carlo Rienzi.

Proprio lo scorso anno il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin aveva pubblicato un opuscolo sui rischi dei colpi di calore per i bambini, spiegando che la temperatura di quest’ultimi e dei neonati può salire 3-5 volte più rapidamente rispetto a quello di un adulto. L’ultimo episodio risale allo scorso anno, e nello specifico allo scorso mese di luglio del 2015 quando un uomo aveva lasciato il bambino di tre anni in macchina per accompagnare l’altro figlio a scuola; erano stati alcuni passanti a notare il piccolo piangere disperatamente nella vettura e proprio grazie all’intervento della polizia si è potuto evitare il peggio.

È morta la bambina di 18 mesi che martedì la madre aveva dimenticato in auto, a Vada (Livorno). La donna aveva accompagnato la figlia maggiore, di 4 anni, al centro estivo, e avrebbe dovuto lasciare la piccola al nido. Invece era andata al lavoro, aveva parcheggiato la macchina, ed era scesa lasciando dentro la bimba. La macchina era all’ombra, ma quando la madre, quattro ore dopo, è tornata, la figlia era già priva di sensi. Dentro l’abitacolo la temperatura era salita come in un forno. La donna è rimasta per mezz’ora in stato di shock, prima di chiamare il 118. Portata prima all’ospedale di Cecina, poi, in elicottero, a quello pediatrico di Firenze, il Meyer, la bambina, dopo un improvviso peggioramento ieri mattina, è morta nel pomeriggio.

Le statistiche dicono che quasi la metà dei casi di bambini lasciati in macchina avviene per questi momenti di buio da parte dei genitori, e non per un’intenzionale sottovalutazione del rischio. Madri o padri che accompagnano centinaia di volte i loro bimbi a scuola, e poi, un giorno maledetto, lo lasciano nel sedile posteriore. Scendono, fanno le loro cose, finché, in un momento, quel tragico buco nella routine di una normale giornata, non viene illuminato dalla consapevolezza. E allora crolla tutto. A volte invece non se ne rammentano allatto, finché non aprono la portiera della macchina. Le spiegazioni date dagli esperti a questi blackout si riducono a indicare come causa principale lo stress. E quindi si raccomanda ai genitori di bambini piccoli di fare attenzione a segnali come

insonnia, irritabilità, comportamenti automatici. Ma fare le cose meccanicamente può rendere ragione del dimenticarsi un oggetto: le chiavi, il portafogli, la borsa, il cellulare; non un figlio. Non possiamo accettare che il cervello e il cuore di un genitore possa entrare in uno stato di confusione e distrazione così acuto, da non percepire illegame d’attenzione e di cura verso il proprio bambino.

Come può una madre, di cui conosciamo l’intensità istintiva con cui sente il figlio, la preoccupazione, le angosce che la assillano circa il suo benessere, arrivare a tagliarlo fuori, cancellarlo dal suo mondo, per ore? Lo stress avrà certamente un peso, ma supponiamo che agisca qualche altro motivo misterioso. Adesso vorremmo solo essere vicini alla madre di Vada, che a nostro modo di vedere è del tutto incolpevole, e che patirà tantissimo prima di riuscire a perdonarsi, ad accettare il fatto che ciò che è successo è stata una disgrazia. Se mai riuscirà a perdonarsi. Il fatto è che l’istinto di cura, di protezione materna o paterna, forse, a volte, ha un naturale rilasciamento. Come se la mente si rifiutasse di pensare 24 ore su 24 solo alla cura parentale. E in effetti è così: c’è il resto della vita, anche per il più amorevole e responsabile dei genitori. E in questa “tregua”, può accadere la tragedia.

Rispondi o Commenta