Loretta Goggi: “Adoro i bambini ma sarei stata una mamma burbera”

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Freud sosteneva che sono due i mestieri in cui si può essere certi di fallire: professore e genitore. E, alle coppie preoccupate di crescere bene i propri figli, suggeriva: «Fate al meglio, ad ogni modo sarà mal interpretato…».

È un po’ il presupposto di partenza da cui prende vita la nuova fiction Come fai sbagli, dal 20 marzo in prima serata su Raiuno. Le storie si sviluppano attorno a due nuclei familiari principali, gli Spinelli (Daniele Pecci e Francesca Inaudi), abbastanza alternativi, e i Piccardo (Caterina Guzzanti ed Enrico Ianniello), più tradizionalisti. Si preannuncia interessante e divertente il personaggio a cui presta il volto una scoppiettante Loretta Goggi: «Interpreto una nonna, Nora, mamma di Valeria (la Inaudi, ndr). Una professoressa di matematica in pensione. Io ero una frana in quella materia e la mia insegnante, all’epoca, aveva un aspetto molto rigido! Nora, invece, nel privato è una donna assolutamente dinamica – parte in vacanza con le amiche, si veste in maniera moderna… – anche se si sente più vicina all’altra famiglia, più conservatrice. E critica molto la figlia per le scelte che ha fatto. Assisterete a diversi scontri “ideologici”, tra le due e tra tutti gli altri protagonisti, con risvolti simpatici».

A 65 anni, grazie alla recitazione e alle sue numerose passioni, la Goggi sembra vivere una nuova primavera, dopo quella “maledetta” del 2011, quando ha perso l’amato marito Gianni Brezza. Un  momento molto difficile, da cui, però, è rinata più  luminosa e temprata di prima. «Altro che fragilità! Sfogarsi, essere tristi, avere paura richiede tanto  coraggio. Quello di guardarsi dentro, fino in fondo. Ma il tuo punto debole puoi farlo diventare un I punto di forza». Ed è con i rinnovata energia che  Loretta continua a dedicarsi al suo mestiere, come ha fatto anche in 1 questa nuova fiction.
In Come fai sbagli, troviamo due maniere totalmente diverse di concepire la famiglia. La tua personale a quale delle due somigliava di più?
«Direi più ai Piccardo. Mio papà lavorava alla Camera dei Deputati. Sempre in giacca e cravatta, con tanti obblighi professionali. Ma né da parte sua né da quella di mia madre c’era la tendenza a essere pignoli e rigorosamente borghesi. Erano genitori seri, che insegnavano tutti quei valori oggi caduti un po’ in disgrazia. Ma spero tanto che tornino ad affacciarsi nelle case, perché possono essere la salvezza di questa gioventù!».

Sei molto legata a tua sorella Daniela. Su quali aspetti del carattere c’è più sintonia?«Più che di sorellanza, mi piace parlare di amicizia, tra me e Daniela. Tale rapporto nasce dal fatto che abbiamo solo due anni e nove mesi di differenza e che, da piccina, Daniela voleva essere vestita e pettinata come me! Era un desiderio reciproco di somigliarci a vicenda. Abbiamo sempre condiviso giochi, scuole, amici. Tutto tranne un uomo: è stato già qualcosa! Allo stesso tempo, ci siamo scontrate molto e sempre nell’approccio agli altri. Lei è molto diretta, io sono più diplomatica. Arrotondo. Smusso. Lei è più giovane di me, ma, forse, dal momento che è diventata mamma, ha acquisito una saggezza, un atteggiamento nei confronti della vita più riflessivo. Io sono ancora una molto “di lancia”».

In Come fai sbagli interpreti una nonna, anche se nella vita non hai avuto figli. Hai mai pensato a che tipo di madre saresti stata? «Me lo sono domandato spesso, soprattutto vedendo le mie sorelle. Oltre a Daniela, che ha una figlia, c’è Lilli, che, a sua volta, mi ha dato due nipoti. Non incarnano certo l’immagine della casalinga disperata o piatta, però sono molto motivate. E pazienti! Io sono un’intransigente: penso che sarei stata una madre un po’ più burbera e severa. Malgrado adori i bambini, avrei chiesto loro una disciplina leggermente esagerata. Non ne ho avuti, e continuo a pensare che il Padreterno faccia le cose per bene. “Manda il freddo secondo i panni”, come diceva la mia mamma».

Hai esordito giovanissima. Quanto ha influenzato il tuo carattere iniziare a lavorare da bambina? «Fin da quando avevo dieci anni, ho sempre avuto grandi responsabilità. Studiavo e lavoravo. Così, da una parte il mio cervello s’è sviluppato in maniera egregia, dall’altra, nella vita, ho fatto tutto con un ritardo pazzesco. Il primo bacio penso di averlo dato dopo i sedici anni! Però, poi, ho trovato l’amore ed è tutto cambiato. Mi sono scoperta una persona diversa da quel che pensavo. Sono diventata uno spirito libero, più sportiva, più aperta all’amicizia e agli altri».
Cantante, attrice, imitatrice, ballerina, scrittrice. Tutte vocazioni alla pari o una di queste forme d’arte ti appartiene più delle altre?

«La mia passione più grande è la danza. Per la quale non sono eccelsa: non sono fisica- mente portata né l’ho studiata fin dalla tenera età. Ma l’ho amata molto ed è stata la cosa che ho continuato a fare e a cui, se avessi tempo, mi dedicherei totalmente adesso. Se rinascessi oggi, vorrei essere una Carla Fracci. O Margot Fonteyn, che ballava con Nureyev. Non a caso, la ricordo anche nel mio ultimo libro, Mille donne in me».

Ha avuto grande successo a Sanremo Virginia Raffaele. £ alcuni la considerano una sorta di tua figlia artistica. «Mi fa piacere! Vedete che alla fine ce l’ho fatta, e sono diventata mamma! (ride, ndr). Ho un giudizio meraviglioso su di lei. Avevo letto un’intervista in cui Virginia diceva che, fin da quando era bambina mi considerava un suo mito, e che s’è sempre ispirata a me. Anche a Sanremo l’ho apprezzata molto. Trovo che la sua comicità vada al di là della presa in giro dei suoi personaggi».

Quali altre giovani artiste donne stimi? «Le mie attenzioni vanno a tutti quelli che sacrificano il facile guadagno e la facile popolarità per costruirsi una “rotondità professionale”, a 360 gradi. Come la Cortelle- si. Sia lei che la Raffaele sono complete e fanno imitazioni in una maniera molto moderna. Virginia segue una strada più “pop”, Paola ha fatto una scelta più elitaria».
Non hai fatto mistero di aver vissuto un periodo di profonda tristezza, legata alla scomparsa di tuo marito, Gianni Brezza. Ti ha aiutato l’affetto del pubblico? «E stato importante tornare nei cuori delle persone con un programma come Tale e Quale Show. Anche riprendere a recitare e a scrivere ha rappresentato una grande valvola di sfogo e continua a esserlo. E mia sorella Daniela è stata fondamentale. Poi mi sostiene la fede: pensare che Gianni c’è ancora, anche se non fisicamente. Ma i miei pensieri sono i suoi, il suo modo di guidare e parcheggiare è diventato il mio. Adopero spesso delle sue battute!».

Riesci a immaginare di poterti innamorare ancora? «No. Non so nemmeno se m’interessa una compagnia per la vecchiaia. Anche se ci penso, che sono sola. Per esempio, nei momenti in cui ti ammali – sono reduce da una bronchitete ne rendi conto. O davanti a un panorama bellissimo come quello che di notte mi regala Matera, dove sto girando un’altra fiction (per Raiuno, diretta da Cinzia Th Torrini, ndr). Vedere una simile meraviglia da sola mi fa rabbia!». Torniamo al tuo nuovo libro, Mille donne in me: di che cosa tratta? «E un percorso che faccio approfondendo figure femminili, vissute, per lo più, tra Ottocento e Novecento, di cui non sapevo molto, ma che hanno avuto sempre, ai miei occhi, un certo quid. Solo per citarne una, Estée Lauder, fondatrice dell’impero cosmetico che porta il suo nome».

Nello show business, chi ti ha deluso di più e chi ti ha sorpreso positivamente? «Più di qualcuno nello specifico, mi ha deluso lo show business stesso. Sono una che crede nei valori delle persone. La meritocrazia ha una sua rilevanza. Quello dell’artista è un lavoro duro: serve studiare sodo. Non mi piace l’idea che oggi si possa improvvisare. Come se fosse un gioco, come se non si sudasse e faticasse. Il punto è saper durare nel tempo. E, per poterlo fare, occorrono soMde basi».

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