Lutto nel mondo del cinema e della tv italiana, addio a Riccardo Garrone morto all’età di 90 anni

Lutto nel mondo del cinema e della televisione italiana. E’ morto Riccardo Garrone, l’attore protagonista di tante serie tv ed anche del famoso spot per Lavazza. L’attore è morto alla veneranda età di 90 anni la notte scorsa in ospedale a Milano. Esordì con Mario Mattioli in Adamo ed Eva e poi divenne protagonista di altri film nei quali collaborò con altri attori tra i più grandi del cinema italiano tra i quali Federico Fellini, Mario Monicelli, Dino Risi ed Ettore Scola.

Indimenticabile la sua partecipazione nel ruolo di Nicola Solari nella serie televisiva Un medico in famiglia nel 1998 e tornato poi nel 2004 nella quarta stagione anche se solo per due episodi. Tra i suoi ruoli ricordiamo il prete Don Fulgenzio in Venezia, la luna e tu, il fusto in Belle ma povere il poliziotto in Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo di Bolognini, l’amico sciupafemmine di Alberto Sordi in Bello, onesto emigrato Australia sposerebbe compaesane illibata.

Negli anni 50 cominciò a lavorare anche in teatro prima con la compagnia Gassman-Torrieri-Zareschi poi anche con la compagnia Morelli-Stoppa, diretta da Luchino Visconti.La notizia al momento è stata battuta da tuttele principali agenzie e riportata su tutte le testate giornalistiche italiane ma non risulta ancora nota la causa della morte.

L’attore Riccardo Garrone s’è spento ieri a Milano all’età di 89 anni. In oltre 60 di carriera aveva percorso tutti i generi del cinema italiano. Aveva lavorato con tutte le su- perstar della regia e della recitazione. Ma la maggiore popolarità, anche presso le giovanissime generazioni, gli era venuta in anni recenti dallo spot del caffè Lavazza dove impersonava un burbero e bonario San Pietro sempre pronto a mettere in riga Laurenti e Bonolis.

Con Garrone se n’è volata via la bella avventura del cinema italiano degli ultimi dodici lustri. Dodici vissuti da probo professionista e da brava persona. In una lunga intervista di una decina d’anni fa trovò il modo di parlarmi di tutto e di tutti. Quasi sempre con buone parole. Tranne in un caso, Alberto Sordi. Colpevole secondo lui di avergli tolto spazio in parecchi momenti buoni della carriera. Colpevole forse d’a- vergli impedito di diventare una stella come altri della sua generazione. La generazione è quella di chi era trentenne negli anni 50, quando tanti talenti esplosero e portarono il nostro spettacolo in prima fila.

Garrone cominciò (e dici poco) con Fellininella parte del malvivente che picchia a morte Broderick Crawford nel finale del Bidone. E poi, poco dopo, il padrone di casa che minaccia di menare Mastroianni nella villa della Dolce vita. Colla sua taglia atletica e il suo vocione profondo, Garrone era plausibile dovunque lo mettessi. Era giusto quando faceva soffrire Yvonne Sanson nel melodramma matarazziano L’ultima violenza. Ma anche quando si pappava Marisa Allasio in Belle ma povere. Buono e nobile mentre strappava Anouk Aimee a Vittorio Gassman in Il successo.

Losco e sgradevole come ex compagno di mattane di Walter Chiari in La rimpatriata. Dieci anni fa, all’epoca dell’intervista, era vicino all’ottantina, ma fu tutto una mitragliata di aneddoti. Sul divo francese Jean Marais intristito durante Ponzio Pilato dall’assenza del suo amichetto del cuore. Sulla regina dell’horror Barbara Steele che il massiccio Mario Brega (il caratterista di Verdone e Sergio Leone) si rifiutò di violentare in una storia di vampiri. («Ma come faccio? Nun c’ha le zinne!»).
Grande Garrone. Nessuno ti scorderà mai. Come potrebbe ? Sei stato in ogni film (pure nel western e nel peplum). Chiunque parlerà o scriverà del cinema nostrano non potrà evitare di parlare di te.

Loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.