Mafia ed estorsioni ad Ostia, blitz dei carabinieri con dieci arresti al clan spada

carabinieri4-kcAC-U43170660458698zmG-1224x916@Corriere-Web-Roma-593x443Ostia questa mattina all’alba si è svegliata con sirene spiegate, cani antidroga ed elicotteri in vol: ilblitz dei carabinieri del Comando Provinciale diRoma è scattato alle 5 di questa mattina.

La famiglia Spada, assieme a quelle Fasciani eTriassi, è considerata uno dei clan che controlla gli affari illeciti sul litorale romano. A vario titolo sono accusati di gambizzazione ed estorsione con l’aggarvante del metodo mafioso. Secondo quanto si è appreso, viene contestata l’aggravante di aver agito avvalendosi delle condizioni di cuiall’art. “Le infiltrazioni mafiose, che interessano quel territorio come ormai la maggior parte delle zone del Paese, si contrastano infatti con la repressione e gli strumenti giudiziari, ma il primo e imprescindibile strumento rimane il risveglio delle coscienze, l’orgoglio di una comunità che antepone il bene comune alle speculazioni e ai privilegi, contrastando in tutte le sedi la criminalità organizzata e i suoi complici”, conclude Libera.

Sono partite dalla gambizzazione di Massimo Cardoni, conosciuto come il “Baficchio”, ferito con due colpi di pistola lo scorso ottobre davanti a un supermercato in via Cagni ad Ostia, le indagini che hanno portato stamattina all’arresto di alcuni appartenenti alla famiglia Spada.

Esecutore materiale del ferimento sarebbe Manuel Granato, 32 anni, che per i carabinieri “ha condotto materialmente l’azione di fuoco con il supporto di altri sodali che nella circostanza ricoprivano il ruolo di vedetta e ai quali era stato assegnato il compito di segnalare gli spostamenti della vittima”.

E se da un lato troviamo «la famiglia Spada in espansione» si legge nell’ordinanza, «dall’altra c’è lo schieramento opposto a cui risulta collegato Massimo Cardoni, che fa capo al gruppo familiare Cardoni/Galleoni, conosciuti ad Ostia con lo pseudonimo Baficchio: il soprannome di suo cugino, Giovanni Galleoni, freddato a colpi di pistola il 22 novembre del 2011 insieme a Francesco Antonini, detto Sorcanera. Per gli inquirenti il movente era quello di contenere l’ascesa criminale dei due, che dopo l’uccisione del boss della Banda della Magliana, Paolo Frau e successivamente di Emidio Salomone, avevano preso il loro posto. A determinare la gambizzazione e non l’uccisione di Massimo Cardoni è stata la pax mafiosa che vige a Ostia. E’ quanto emerge dalle intercettazioni tra la nuora di Cardoni e la compagna.

Dalle telefonate viene fuori anche il racket delle case popolari. «Sono venuti, vogliono pigliarsi casa mia – dice Tamara, la moglie del figlio di Cardoni ad Ada, la sua compagna – mi hanno detto che vengono con le pistole. Lo zingaro mi ha detto: eh devi stare attenta, non ci frega un c…che sei donna. Perché mo’ sta cosa, sta pax mafiosa. A tuo suocero (Massimo Cardoni) non l’abbiamo ammazzato perché era un avvertimento, non uscite per un mese di casa». Lo zingaro sarebbe Massimiliano Spada.

Gli Spada, che sono loro vicini di casa, volevano impossessarsi del loro alloggio popolare perché posizionato in una zona strategica che consente di controllare l’intero quartiere e di notare la presenza delle forze dell’ordine. Tra gli affiliati agli Spada emerge la figura di Massimo Massimiani detto Lelli, che dopo essere stato picchiato e ferito da un colpo di arma da fuoco esploso vicino all’orecchio da Baficchio, suo alleato, passò con gli Spada. Lui e altri venti «zingari» si sono presentati sotto casa di Michael Cardoni per minacciarli e costringerli a lasciare l’abitazione. «Lelli m’ha portato sulla spiaggia dice Tamara – con la pistola insieme alla ragazza stava, mi hanno minacciato che me levano casa. Io non vivo più sto dentro un lager qua con questi zingari, stanno co le pistole hanno detto che glie fanno fa a fine de Giovanni e Franchino. Me fanno le ronde sotto casa, passano come i tedeschi». In un’altra intercettazione il figlio di Cardoni dice alla madre: «Mamma questi so’maledetti se dovemo venne casa e andà via pure noi»

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