Mafia, è morto il boss Bernardo Provenzano: polemica sul 41 bis, vietati funerali in Chiesa

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Mafia, è morto il boss Bernardo Provenzano polemica sul 41 bis, vietati funerali in Chiesa

È morto nella giornata di ieri il boss Bernardo Provenzano il quale da da tempo ormai ed esattamente dal 9 aprile 2014 si trova ricoverato presso l‘Ospedale San Paolo di Milano.Negli ultimi giorni sembra che le sue condizioni di salute fossero talmente tanto peggiorata tanto che la moglie e figli hanno ritenuto opportuno giungere a Milano lo scorso 10 luglio, notizia confermata dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, e subito dopo il loro arrivo sono state autorizzate ad incontrare il boss ormai in fin di vita.Pare che la famiglia del boss abbia tentato di incontrare nuovamente Bernardo Provenzano facendo un’ istanza al Dap, ma sembra non abbiano ottenuto alcuna risposta, e questo quanto lamentato dall’avvocato Rosalba Di Gregorio legale del boss Bernardo Provenzano il quale pare sia un morto senza aver potuto salutare nessuno della sua famiglia.

“So che il Dap era in attesa dei pareri delle procure competenti, cioè Palermo, Caltanissetta e Firenze ma fino a ieri non avevano ottenuto alcuna risposta e nel frattempo il mio cliente è morto”, ha aggiunto il legale.

“La mia è una rabbia di un difensore che ha inutilmente tentato di spiegare che l’Italia stava commettendo qualcosa di disumano per impedire a Provenzano di avere dei contatti con la criminalità organizzata.I veri detenuti al 41 bis sono i parenti, il regime di restrizione è stato applicato ai figli e alla moglie impedendogli di poterlo vedere. E’ da più di tre anni che il mio assistito non era più in condizione di capire né dove fosse né di parlare: era un vegetale nutrito artificialmente. Eppure alla famiglia è stato impedito”, ha aggiunto il legale Di Gregorio, lo stesso che proprio nei mesi corsi aveva chiesto che il boss potesse essere ammesso al circuito carcerario ordinario per poter avere vicino i familiari visto che pi perizie avevano sancito che le sue condizioni neurovegetative non gli consentivano più di essere ricettivo o di poter passare ordini o messaggi fuori dal carcere. Anche la famiglia del boss si era mossa in tal snso, rivolgenodosi alla Corte europea dei diritti umani che aveva già avviato l’esame del icorso depositato nel 2013, sostenendo che la sua detenzione e nello specifico il regime del 41bis erano incompatibili con le attuali condizioni di salute dello stesso. La ichiesta della famiglia del boss avanzata nel 2013 venne respinta.Sulla base di quanto appena enunciato, in seguito alla diffusion della notizia della morte di Provenzano, nella giornata di ieri il procuratore generale di Palermo Nico Gozzo, ha voluto polemizzare parlando di vendetta nei confronti di Provenzano.

“In questo momento mi sento pure di dire che lo Stato italiano avrebbe potuto, in questi ultimi anni, marcare la propria differenza. Far sentire, nel momento in cui Provenzano “non ci stava più con la testa” , la differenza tra uno stato di diritto, che applica le norme, anche nei confronti di un mafioso – e dunque, se uno non ragiona e non comunica, non può essere pericoloso – e le belve di Cosa Nostra, che le regole le fanno solo a loro uso e consumo, calpestando sempre la vita umana. Ed invece si è voluto continuare ad applicare il 41 bis ad un uomo già morto cerebralmente, da tempo. Con ciò facendo nascere l’idea, in alcuni, che la Giustizia possa essere confusa con la vendetta. O che il diritto non è uguale per tutti. È ciò, per me, è inaccettabile”, è questo quanto scritto nella giornata di ieri da Gozzo su Facebook.I familiari di Provenzano potranno accompagnare in forma privata la salma del congiunto nel cimitero di Corleone, ma senza che si svolga la cerimonia funebre in chiesa.

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