Malaria: diminuita l’incidenza mondiale, ma ancora 3,2 miliardi di persone a rischio

Malaria diminuita l'incidenza mondiale, ma ancora 3,2 miliardi di persone a rischio

Si torna a parlare di una malattia molto antica, che sembrava essere stata superata ma purtroppo i dati diffusi dall’Oms, ovvero Organizzazione Mondiale della Sanità dicono tutto il contrario. Nella giornata di ieri si è celebrata la Giornata Mondiale per la lotta contro la malaria e proprio in occasione di questa giornata l’Organizzazione mondiale della Sanità ha diffuso alcuni dati secondo i quali sarebbero circa 438 mila le persone morte a causa di questa patologi solo nello scorso anno ovvero nel 2015, mentre oltre 200 milioni ne sono state colpite.

Numeri piuttosto alti, nonostante negli ultimi 15 anni il tasso globale della malattia si è ridotto del 60%,ma purtroppo la metà della popolazione mondiale è ancora a rischio. ” La malaria oggi è ancora una delle principali cause di infezione e anche di morte, soprattutto nei Paesi delle zone povere, più sottosviluppate: parliamo quindi della fascia equatoriale, tropicale, dove soprattutto è diffusa la zanzara che è il veicolo di trasmissione di questo parassita – il plasmodio – che poi infetta le cellule del sangue e quindi causa la patologia”, ha dichiarato Giovanni Maga il virologo al Consiglio Nazionale delle ricerche di Pavia, intervistato proprio negli ultimi giorni.

Lo stesso Giovanni Maga ha dichiarato ancora che sono più di 100 anni che si conoscono le modalità di trasmissione di questo parassito che provoca la malaria ma c’è una certa difficoltà a controllare la diffusione della malattia. Secondo quanto aggiunto ancora dal virologo esistono dei farmaci efficaci sia per la profilassi sia per la terapia, ma il fatto che venga trasmessa da una zanzara rendere difficile il contenimento di questa infezione. Occorre, secondo quanto riferito dagli esperti, perseguire continue strategie di prevenzione, diffondere tali tecniche nei Paesi più poveri ed estendere l’interesse, la vigilanza e le capacità di diagnosi nei Paesi potenzialmente meno a rischio soprattutto sui flussi di ritorno dalle aree a maggiore diffusione.

“L’estrema globalizzazione dei nostri giorni consente spostamenti di persone, cose e anche di malattie, prima impensabili. Per questo è importante il ruolo del Fondo Globale che da solo a livello internazionale garantisce la metà dei finanziamenti mondiali per la lotta contro la malaria, l’80 per cento di quelli contro la tubercolosi e oltre il 20 per cento destinati all’Aids e ha contribuito a salvare milioni di persone nel mondo”, dichiara Stefano Vella, vicepresidente di Friends of the Global Fund Europe nonchè esperto di Salute globale dell’Istituto Superiore di Sanità. Ad oggi, purtroppo le aree più colpite sono i paesi dell’Africa Sub-Sahariana con il 90% dei decessi, seguite da alcuni paesi del Sud est asiatico con il 7% e le aree del Mediterraneo orientale con il 2%. «Grazie agli interventi messi in atto dall’OMS dal 2000 si è ridotto il numero di decessi del 72% nelle Regione del Centro e Sud America, del 65% nell’Area del Pacifico occidentale, del 64% nei paesi del Mediterraneo orientale e del 49% nel Sud est Asiatico. Per la prima volta nel 2015 non si sono avuti casi autoctoni nei paesi Europei» ha ricordato Annibale Raglio, responsabile Controllo Infezioni Ospedaliere, ASST Papa Giovanni XXIII, Bergamo e Coordinatore Comitato di Studio della Parassitologia dell’AMCLI.

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