Manifestazioni a Parigi, Nantes e Rennes contro la riforma del lavoro bufera in Francia: fermati 49 manifestanti

APTOPIX France Labor ProtestsGiornata di scontri quella appena trascorsa a Parigi dopo il si alla riforma del lavoro. Adottata in prima lettura senza voto la scorsa settimana grazie al ricorso all’articolo 49-3, la proposta legge concede maggiore flessibilità alle imprese in materia di orari, organizzazione del lavoro e licenziamenti per ragioni economiche.

Le manifestazioni andante in scena nella giornata di ieri sono state organizzate dai sindacati in seguito alla riforma del lavoro ovvero della legge El Khomri.Gli scontri da quanto emerso sarebbero cominciati tra dimostranti e forze dell’ordine a Nantes, nell’oves, dove un fotogrago di un noto quotidiano francese è rimasto gravemente ferito dal lancio di una bottiglia sulla testa. “Siamo stati ignorati, quindi ci impegneremo ancora di più per farci sentire”, ha assicurato Philippe Martinez, il segretario della CGT, la prima confederazione sindacale del Paese.

La polizia proprio nel centro di Parigi ha cominciato a lanciare gas lacrimogeni ed ha fermato circa 49 dimostranti in una gionrata di guerriglia durante una nuova manifestazione di protesta organizzata da sindacati e studenti.Sicuro di quanto fatto nelle ultime settimane, il Presidente Hollande ha avvertito che la sua battaglia contro la disoccupazione non è ancora vinta e che non intenderà rinunciare alla riforma.Inoltre, intervenuto ad una radio francese ma in onda in altri paesei europei, il Presidente Hollande ha dichiarato: “Non torno indietro, non cederò, perché molti governi hanno già ceduto.Preferisco che la gente abbia una immagine di un presidente che ha fatto riforme, piuttosto che di uno che non ha fatto niente”.

Ed ancora Hollande ha aggiunto che la legge è stata comunque ampiamente discussa, emendata , corrette e dunque passerà senza alcun problema.Dopo gli episodi registrati nei giorni scorsi, gravi scontri si sono verificati anche nella capitale, con scene di guerriglia a Montparnasse, dove giovani hanno lanciato pietre contro la polizia, che ha risposto con lacrimogeni. Bernard Zazeneuve, ovvero il Ministro dell’Interno ha dichiarato che dinnanzi al Parlamento soltanto nella giornata di ieri sono state fermate 49 persone, le quali sono risultate essere in possesso di armi improprie, acidi e proiettili.”Siamo stati ignorati, quindi ci impegneremo ancora di più per farci sentire”, ha assicurato Philippe Martinez, il segretario della CGT, la prima confederazione sindacale del Paese. Disordini anche a Rennes, dove i manifestanti si sono scontrati con la polizia che cercava di bloccarli.  Proteste anche a Bordeaux, con scontri con la polizia, Tolosa, Marsiglia, Lione, Montpellier, Grenoble, fa sapere Le Monde. Cortei a Marsiglia, dove molti cassonetti sono stati incendiati e la polizia ha disperso i manifestanti con i lacrimogeni, Montpellier, Tolosa e Rennes.Il Ministero dell’Interno ha immediatamente provveduto ad inviare provvedimenti di divieto di manifestare a decine di giovani in varie città, divieto che in molti casi non è stato ascoltato.

Francois Hollande l’ha detto subito, alle otto e mezzo del mattino, in diretta alla radio: «non cedo, la legge passerà». E la risposta è arrivata il pomeriggio: sesta giornata di manifestazioni contro la legge El-Khomri, il Job’s Act di Francia. Ieri ci sono stati cortei a Parigi, Nantes, Rennes, Marsiglia, Tolosa, Lione: non erano in tanti, meno di 70 mila in tutto il paese, ma sempre più infuriati e fuori controllo. Il sindacato di sinistra Cgt ha sfilato protetto da un suo servizio d’ordine armato di manganelli e spranghe. Che non è servito ad evitare gli assalti: lanci di bottiglie, sassi, attacchi alla polizia, ai sindacalisti, cariche da una parte, assalti dall’altra. Alla fine: quasi cento fermi, 11 agenti feriti, e domani si ricomincia, almeno per sei giorni.

Per Hollande e per il governo socialista di Valls, a portare laguerriglia per le strade di Francia sono i «casseurs», i professionisti della violenza, e la risposta, come ha detto il premier, «sarà chiara». Ma i ragazzi che tirano su il cappuccio e che ieri hanno sfilato a Nantes dietro allo striscione «Resistenza: non siamo violenti, siamo arrabbiati», dicono di essere solo dei «giovani rivoluzionari», in lotta contro una legge che considerano ingiusta, una legge fatta su misura «per i padroni» da un governo socialista che ha dimenticato i valori della sinistra e la giustizia sociale. A un anno dalle prossime presidenziali, un Hollande sempre ai minimi di popolarità, è però intenzionato ad andare fino in fondo. All’entrata in vigore delle nuove norme del codice del lavoro che promettono più flessibilità, ma anche più occupazione e più ossigeno per le imprese, manca soltanto il sì del Senato, dopo un passaggio all’Assemblée na-tionale che il governo ha dovuto forzare mettendo la fiducia.

«Troppi governi hanno ceduto ed è la causa delle condizioni in cui ho trovato il paese nel 2012 -ha detto Hollande ieri mattina -La riforma è stata discussa, concertata, corretta, emendata: i sindacati riformisti appoggiano il testo e la maggioranza dei socialisti lo vota». Stessa determinazione sui casseurs: «è ora di finirla, quello che fanno non potrà restare senza risposta. Manifestare è un diritto, distruggere è un reato». Il braccio di ferro tra governo e piazza dura ormai da due mesi. Ieri, oltre ai cortei e agli scontri, le azioni di protesta della Cgt e Force Ouvrière, sindacati che non hanno firmato il Job’s Act, sottoscritto invece dai più moderati, hanno paralizzato il porto di Le Havre, di Saint Na-zaire e la raffineria di Donges vicino a Nantes. Blocchi stradali hanno ingolfato il traffico a Rennes, Calais, Caen. E’ solo l’inizio

di una settimana di scioperi. «Non siamo ascoltati, quindi ci faremo sentire ancora più forte» ha detto Philippe Martinez, segretario della Cgt.

Ieri a farsi sentire sono stati soprattutto i casseurs. A Parigi, un corteo non autorizzato ha tentato di raggiungere Mati-gnon, il palazzo del Governo, con scontri, lancio di lacrimogeni e dodici fermati per porto d’armi abusivo. Guerriglia anche a Nantes, dove è stata assaltata la Prefettura, con una guerriglia dilagata poi in centro, vicino al castello dei Ducs de Bourgogne. Vittima degli assalti dei manifestanti, anche un gruppo di giornalisti e fotografi. Un fotografo di Ouest-France è stato ferito alla testa dal lancio di una bottiglia. Nell’ambito dello stato d’emergenza, in vigore dagli attentati del 13 novembre, a 53 manifestanti che avevano partecipato ad azioni violente nelle scorse settimane era stato recapitato un divieto della prefettura a tornare nei cortei. Divieto annullato dal tribunale: «non si può impedire a nessuno di manifestare, è una violazione delle libertà fondamentali».

 

 

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