Marco Corini: Il legale di Gigi Buffon ucciso dalla sorella per l’eredità

Fonte: Settimanale Giallo di Rita Cavallaro Tu l’hai capito che se io non avessi sedato Marco, in quel giorno lui non sarebbe morto?”. A parlare al telefono con un’amica è Marzia Corini, il medico anestesista di 52 anni, arrestata nei giorni scorsi con la pesante accusa di omicidio volontario aggravato e falso in testamento. Gli inquirenti ne sono convinti: è stata Marzia a uccidere suo fratello Marco Valerio, l’avvocato dei vip deceduto il 25 settembre del 2015 nella sua casa di Ameglia, in provincia di La Spezia. Corini, noto per essere legale e socio del portiere della Juventus Gigi Buffon in alcune iniziative commerciali, nonché per aver difeso i vertici della polizia per le violenze al G8 di Genova, era malato terminale. Ad agosto aveva scoperto di avere un tumore incurabile e nell’ultimo periodo era stato assistito proprio dalla sorella.

Nell’arco di un mese le condizioni di Marco si erano aggravate ulteriormente e, in un primo momento, sembrava che la sua fine fosse avvenuta per cause naturali. Le rivelazioni della giovane fidanzata dell’avvocato, però, hanno dato il via alle indagini. La ragazza, Isabò Michelle Barrack, 23enne originaria delle isole Seychelles, ha raccontato agli investigatori che Marco, saputo del male incurabile, aveva scritto un testamento e stava accelerando le pratiche per sposarla. Dice Isabò, da quattro anni compagna dell’avvocato: «Esisteva un testamento che Marco aveva sottoscritto in mio favore. Era custodito in una cassaforte, ma è sparito durante uno degli ultimi ricoveri del mio fidanzato».

Gli accertamenti hanno fatto emergere uno scenario inquietante: Marzia sarebbe prima intervenuta sul testamento, riuscendo a sostituirlo con uno per lei più vantaggioso, poi avrebbe cercato di convincere il fratell0 a sottoporsi all’eutanasia. Al rifiuto di Marco, gli avrebbe iniettato una dose massiccia di morfina, che l’ha ucciso proprio nel giorno in cui l’avvocato aveva un appuntamento con il suo notaio per delucidazioni sul testamento. A rafforzare i sospetti, una sorta di ammissione che Marzia, ignara di essere intercettata, fa al telefono con un’amica: «Tu l’hai capito che se io non avessi sedato Marco, in quel giorno lui non sarebbe morto? Quando una settimana prima ho chiesto a Marco di dirmi quando la sua vita non sarebbe stata più tollerabile, lui mi ha detto: “No, io ho ancora piacere nel vedervi”. In realtà ho deciso io per lui quando non era più tollerabile. Volevo soltanto che fosse chiaro che ho deciso io che sarebbe morto quel giorno. Non ce la facevo più a vederlo star male. Però è stata una decisione solo mia».

Mettendo fine alla vita del fratello, dunque, l’anestesista ha evitato che Marco potesse scoprire e rivedere il testamento che aveva sostituito il precedente. Il nuovo documento permette infatti a Marzia di mettere le mani su un milione di euro dell’eredità del fratello. Altri 270mila andrebbero all’avvocato Giuliana Feliciani, per anni collega di studio di Corini e ora indagata per falso e circonvenzione d’incapace. Secondo i magistrati Luca Monteverde e Giovanni Maddaleni, sarebbe stata lei, d’accordo con la sorella, a riscrivere il testamento che ha estromesso Isabò e a farlo firmare a Marco una settimana prima della morte.

Nel documento sono stati inseriti anche altri destinatari di una fetta di eredità di Corini. Tra questi, che al momento risultano estranei ai fatti, c’è pure l’amica alla quale Marzia aveva svelato le circostanze della morte di Marco. Nell’intercettazione ci sono altri elementi che fanno capire cosa sia successo quella mattina. Dice Marzia: «Perché lui è morto perché io l’ho sedato». Allora l’amica chiede: «Sennò quanto andava avanti?». E Marzia risponde: «Forse un mese- due». Poi l’anestesista racconta del fratello: «Ha scherzato con me quella mattina, siamo andati in bagno… no, non sarebbe mai morto! Né quel giorno né il giorno dopo, né, sennò dopo una settimana… ma non ce la faceva più a stare male e io non ce la facevo più a vederlo stare male, stavamo comunque andando contro un muro».

Infine Marzia rivela di aver fatto lo stesso con il padre, inducendolo all’eutanasia: «Ma perché non aveva senso e perché lui era troppo attaccato alla vita per dirmi di farlo, non era come mio padre». Ora la dottoressa è agli arresti domiciliari, perché il gip ha ravvisato il “concreto e attuale pericolo di ricaduta in reati della medesima specie”, e la possibilità di fuga, visto che l’anestesista lavora in Paesi in via di sviluppo, dove i controlli sulle pratiche dell’eutanasia sono meno rigorosi. Accuse infondate, secondo il difensore della Corini. Spiega l’avvocato Alessandro Rapelli: «E stata lei ad accudire fino all’ultimo il fratello, lo amava, non avrebbe mai potuto ucciderlo». Intanto il testamento è stato impugnato ed è scattato il sequestro dei beni delle due indagate.

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