Marò, Salvatore Girone è a casa: “Grazie al popolo italiano”

Corte Suprema Indiana, il marò Salvatore Girone rientra in Italia Renzi 'Sarà con noi il 2 giugno'Le prime parole sono state per il suo Paese: «L’Italia è bella, amo l’Italia, ringrazio tutti, siamo un bel popolo». Il primo abbraccio per il nonno. Quasi svenuto dalla gioia, tra bandierine, palloncini, vicini festosi e bambini che gridavano, sui gradini del nuovo appartamento a Bari. Lo ha visitato per la prima volta Salvatore Girone, dopo il bagno di folla affettuosa, nel suo quartiere di Torre a Mare. É entrato e si è concesso qualche decina di minuti faccia a faccia, con la moglie Vania, il figlio quattordicenne e la piccola di nove anni. A guardarsi a stringersi, ad accarezzarsi, senza riuscire nemmeno a parlare. Chiudendo fuori dall’uscio l’ufficialità.

Quella si era risolta nemmeno in un’ora, nel pomeriggio. Appena sceso dal Falcon in Italia, a Ciampino, era stato accolto con calore dai ministri degli Esteri, Paolo Gentiloni, e della Difesa, Roberta Pinotti. Dopo i baci, lontani dai flash, tra le lacrime, ancora a bordo dell’aereo, dove erano saliti per primi Vania, i ragazzi, la mamma e il papà. E a loro aveva detto: «Solo il fatto che siamo stati uniti, mi ha dato la forza per mantenere la serenità».

Poi, sulla scaletta, quel gesto esultante, con le mani unite in alto a mo’ di vittoria. Quindi il brindisi di benvenuto, tra gli altri, con i presidenti delle commissioni Esteri, Cicchitto e Casini nella saletta dell’aeroporto militare In un clima allegro. Quasi a stemperare l’emozione che gli velava gli occhi mentre ringraziava ciascuno, gli hanno chiesto della splendida forma fisica: «Ho continuato a tenermi in forma — ha risposto Girone — e a studiare. Perché voglio continuare a servire il mio Paese. Anche nelle istituzioni». E il cane Argo dov’è? «Ho dovuto asciarlo a New Delhi, perché era troppo grande per venire a bordo dell’aereo di Stato. Ma tornerà nei prossimi giorni. Me lo hanno promesso».

Nessuna dichiarazione ufficiale. Una linea di «sobrietà», scelta dal governo. E apprezzata da Casini: «Non è il momento di inutili esibizionismi che non hanno senso, teniamo presente che la vicenda non è finita». Una linea che ha spinto anche Torre a Mare ad evitare clamori. Unico rappresentante istituzionale ammesso in casa, ma solo in quanto divenuto ormai un amico di famiglia, il governatore pugliese Michele Emiliano. Niente feste di piazza. «Non torna un eroe, ma un uomo che ha avuto una grande disgrazia. Siamo contenti che questa famiglia può tornare a riunirsi», dice don Fabio, il parroco. Lo hanno detto ai cronisti, ieri, parenti e amici che si assiepavano nel cortile della palazzina bianca, che è una gioia del tutto privata. Sotto festoni con ancore, timoni e un salvagente con i colori del Bari calcio. E uno striscione con su scritto: «Bentornato a casa». Proprio mentre la zia continuava a ripetere: «L’Odissea è finita, l’Odissea è finita». E un bambino sventolava una bandierina tricolore cantando «arriva Girone». Hanno chiesto all’unisono: «Lasciateci la nostra privacy».

«Felicissima!!!!!!!!! Finalmente insieme». Le labbra strettissime. Per trattenere le lacrime che non sono mai uscite. E le parole che non devono uscire mai. Vania Girone, ieri, a Ciampino, ha dismesso per un attimo l’abito che le è stato imposto in questi lunghi anni. E ha cambiato status. Come sul suo profilo di what- sApp: la donna del suo Salvo e la mamma dei due bambini, o poco più, che hanno pianto per il papà lontano e ora lo possono finalmente riabbracciare.
Avvolta in una camicia di seta bianco sfavillante e con il capello pilastrato alla perfezione, Vania ha accolto a Roma l’uomo che ama da quando aveva 15 anni. Come se fosse tornato da una delle sue missioni all’estero. Quelle che Salvatore faceva per amore del suo lavoro e per arrotondare lo stipendio (e che ora, fino a che sarà in attesa di giudizio non potrà più fare). Facendosi bella e stringendo le mani ai suoi figli. Ma Vania sa che questo non è un ritorno di routine. E la gioia di portare Salvo a casa, nell’appartamento nuovo di Torre a Mare, è incrinata dalla paura. Un terrore che le è rimasto dal giorno più choccante per la famiglia Girone. Quello in cui Salvatore, tornato a casa per le vacanze di Natale del 2013, divenne oggetto di strumentalizzazioni politiche e di un braccio di ferro diplomatico. E, senza preavviso, fu costretto a lasciare tutti e ripartire per New Delhi. Mentre i siti online pubblicavano la notizia che in India poteva attenderli la pena di morte.
É una ferita profonda in quella famiglia, quel momento. Il papà Michele in questi giorni di attesa, a chi gli chiedeva se era contento, ha continuato a ripetere: «Lasciamolo arrivare».
Non era superstizione. Ma il timore che non sia finita e che qualcuno possa tornare a giocare con la vita di suo figlio, da più di quattro anni accusato dell’omicidio dei due pescato-
ri del Kerala senza ancora nemmeno un capo di imputazione.
Non lo dice la famiglia Girone, nel suo riserbo dignitoso e assoluto, ma su quella ferita bruciano come sale le polemiche di questi giorni. Le schermaglie politiche sull’arrivo a orologeria alla vigilia del voto amministrativo. Lo psicodramma sulla partecipazione alla parata militare del 2 giugno, che non ci sarà. Mentre è possibile che ci sia un incontro con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 9 giugno, in occasione della Festa della Marina.
E anche ieri, accanto alle dichiarazioni di soddisfazione per l’arrivo in Italia di Girone, non sono mancate frecciatine tra partiti in clima pre-eletto- rale. Ed è proprio questo il punto. Per anni questa vicenda è stata una bandiera da sventolare in cerca di consenso politico. Tutti contro tutti. Anche se il disastro diplomatico ha molti autori. Dunque negli incubi dei familiari c’è persino il timore che in questo momento delicato tutte queste schermaglie politiche possano nuocere alla causa del rientro definitivo e la magia di questi giorni possa dissolversi.
Per questo la linea della «sobrietà», chiesta dal governo, è totalmente condivisa, anzi auspicata, dalla famiglia Girone. Ieri il fuciliere di Marina l’ha raccomandata a tutti. Quando dal cancelletto di casa sono entrati, applaudendo, un nugolo di vicini, li ha guardati con dolcezza, ha sorriso e si è raccomandato: «Vi prego. Devo mantenere un profilo basso». Ma ora quell’invito a abbassare i toni, a placare le polemiche, la famiglia, vorrebbe rivolgerlo, a mani giunte, anche alla politica.

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