Mattarella all’inaugurazione di Vinitaly Gaffe di Salvini: “Complice e venduto”

Mattarella all'inaugurazione di Vinitaly parla di frontiere da superare e scatena l'ira di Salvini Complice e venduto

Ancora una volta il leader della Lega Nord Matteo Salvini si scaglia contro il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il quale nella giornata di ieri nel corso della sua partecipazione alla cerimonia di inaugurazione di Vinitaly a Verona e in un lungo discorso sull’importanza del marchio doc del Made in Italy ha spiegato come questo sia un esempio che conferma come il destino dell’Italia sia legato al superamento delle frontiere e non al loro ripristino.

Il leader del Carroccio dopo aver ascoltato le parole dichiarate dal Presidente Mattarella si è scagliato a muso duro contro dichiarando: ” come a dire avanti tutti, in Italia può entrare chiunque, se lo ha detto da sobrio, un solo commento: complice e venduto”. Parole molto dure ed anche pesanti quelle pronunciate dal Premier Matteo Salvini nei confronti del Presidente Mattarella e questo ha dato adito a parecchie polemiche provenienti dal mondo politico, in tanti infatti hanno attaccato Matteo Salvini a cominciare dal Presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda, che parla di eversione.

“Salvini e’ talmente ossessionato dagli immigrati che inopinatamente attacca il Presidente Mattarella mentre, inaugurando il Vinitaly, egli parla di vino e di valorizzazione del Made in Italy e non di immigrazione”, ha invece dichiarato Ettore Rosato, ovvero il capogruppo Pd alla Camera. Più tardi poi parlato a Porto Recanati dove era atteso nella gorata di ieri, Matteo Salvini fa un passo indietro e dichiara: “La mia non era una frase contro Mattarella: io difendo il diritto dell’Italia e degli italiani. Il presidente non può invitare i clandestini di tutto il mondo a venire in Italia”.Purtroppo ormai la polemica era esplosa e tante sono state le reazioni dei colleghi, tra cui anche il capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda il quale su Facebook pubblica un post nel quale si legge: “Quelle di Salvini su Mattarella sono parle di un eversione che detesta l’Europa e non ama l’Italia”.

E sempre dal Pd, Matteo Colaninno commenta: «Le offese rivolte da Matteo Salvini al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sono vergognose e inaccettabili e vanno condannate con fermezza: non si possono utilizzare espressioni che si configurano come vilipendio. Se Salvini è ossessionato dalle sue idee xenofobe in materia di immigrazione se le tenga per sè e non si permetta di scrivere insulti e falsità. Il capo dello Stato, che anche oggi ha fatto un’analisi lucida e responsabile sul tema dei migranti, ha la totale fiducia degli italiani e merita rispetto. Al presidente Mattarella va la mia solidarietà per questo vile attacco subito».Come abbiamo già anticipato, il Presidente della Repubblica nella giornata di ieri ha inaugurato il Vinitaly, giunto alla cinquantesima edizione. Il Presidente del Consorzio Zingarelli si è detto molto commosso ed onorato dalla visita del Presidente della Repubblica. 

Non sappiamo se nella giornata di ieri qualcuno tra le autorità abbia alzato il gomito, esagerando nelle libagioni. Sta di fatto che intorno all’inaugurazione del Vinitaly è scoppiato un putiferio. Al presidente della Repubblica durante una visita agli stand della rassegna enologica veronese è scappato un fervorino sulla necessità di tenere aperte le frontiere, perché – sotto inteso, ma molto sotto – si favoriscono gli scambi commerciali. Diciamo che il discorso aveva qualche margine d’ambiguità, perché qualcuno avrebbe potuto cogliere un invito a spalancare le porte agli immigrati, e infatti al segretario della Lega solo a sentire parlare di frontiere aperte è saltata la mosca al naso. Impegnato nelle Marche in alcuni comizi, Matteo Salvini si è subito incendiato come un fiammifero, accusando Sergio Mattarella di essere complice di chi ci vuole invadere e bollando il capo dello Stato con parole di fuoco. In serata i paladini del Quirinale hanno provato a circoscrivere l’incendio, spiegando che le frasi del presidente si riferivano esclusivamente al vino e non al resto, ma ormai la frittata era fatta. Nel pomeriggio dunque siamo stati inondati di dichiarazioni in difesa dell’inquilino del Colle: corazzieri in servizio permanente come Luigi Zanda e Deborah Serracchiani (Pd) nonostante la giornata festiva si sono dati un gran da fare per rispondere al capo della Lega, sollecitandone addirittura l’incriminazione per vilipendio al capo dello Stato. La tempesta naturalmente finirà come è cominciata, ossia  in un bicchiere di vino, perché nei prossimi giorni, se non verrà sollecitata qualche Procura, nessuno si ricorderà più dello scambio di battute. Ciò detto, ci sia consentita qualche riflessione a margine dell’incidente.

La prima riguarda il presidente della Repubblica, cui chiediamo di occuparsi un po’ meno di tagliare i nastri è un po’ di più di tagliare la spesa pubblica. Sappiamo che il Quirinale non ha il potere di impugnare le forbici per ridurre le uscite statali, ma se si cominciasse da quelle che riguardano la residenza del capo dello Stato, forse quest’ultimo avrebbe titolo per mettere bocca su quelle dei ministeri. In fondo altri presidenti in passato fecero pressioni sul governo e sul Parlamento, sollecitandoli ad agire. In questo caso, nessuno fra gli italiani intravedrebbe una indebita intromissione, ma semmai una sacrosanta sollecitazione. Dunque, invece di raccomandare l’apertura delle frontiere, Mattarella si adoperi per chiudere i rubinetti da cui fuoriescono, per disperdersi in mille sprechi, i soldi degli italiani.

La seconda considerazione riguarda invece il ruolo di Matteo Salvini. In questi anni il leader della Lega ha dimostrato di essere molto abile, tanto abile da aver ereditato un partito moribondo e averlo trasformato nella principale forza politica di centrodestra. Il capo del Carroccio, pur senza disporre dello spadone di Alberto da Giussano e nemmeno delle ampolle celtiche di Bossi, ha portato il movimento là dove neppure il suo fondatore era riuscito. Secondo i sondaggi la Lega oggi sarebbe al

15 per cento, un punto o due più di Forza Italia e tutto ciò era impensabile solo due anni fa. Tuttavia, pur riconoscendo i molti meriti di Salvini, non possiamo non notare una cosa e cioè che la politica del capo della Lega arrivata a questo punto o fa un salto di qualità e riesce ad avvicinare quell’elettorato moderato che un tempo era di Forza Italia e ora si rifugia nel non voto, o la spinta propulsiva che ha fatto conquistare al Carroccio ciò che neppure al Senatur era riuscito di prendere rischia di esaurirsi. Salvini ha il 15 per cento che unito al 4 o 5 di Fratelli d’Italia fa il 20 per cento, ma questo pacchetto di voti se non può essere sommato a quello degli altri partiti moderati rischia di essere inutile. Insomma, quello che vogliamo dire è semplice: arrivato dove è arriva-

to, Salvini se non vuole restare ai margini dei giochi politici deve cercare di conquistare l’elettorato di centrodestra che è meno tifoso. I duri e puri la Lega li ha già, ora servono gli incerti, quelli più cauti. In pratica, ora deve parlare al cuore del vero elettorato moderato. Ma per farlo il leader della Lega deve cambiare registro e forse spartito.

Si tratta di una svolta necessaria e forse anche urgente, perché se è vero che Matteo Renzi non è più l’inamovibile ducetto di Rignano (copyright Dagospia), è anche vero che se si deve licenziare un governo, serve che un altro sia pronto a subentrare. Dunque, se vuole davvero mandare a casa Renzi, Salvini deve darsi da fare per convincere gli italiani di non essere un pericoloso incendiario.

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