Matteo Salvini e la polemica delle panchine rosse a Torino: ‘Iniziative stupide e inutili, li siedono i papponi’

Stanno facendo molto discutere nelle ultime ore le dichiarazioni rilasciate dal celebre leader della Lega Nord Matteo Salvini il quale si è espresso a proposito delle “panchine rosse” considerate il simbolo torinese contro la violenza sulle donne, delicatissimo tema oggi molto diffuso e soprattutto attuale che vede protagoniste centinaia di donne che giorno dopo giorno vengono uccise e maltrattate.

Nello specifico il leader della lega Matteo Salvini ha espresso il suo parere in merito alla decisione presa dai consiglieri leghisti della Circoscrizione 6 di votare contro il progetto di ridipingere di rosso altre dieci panchine e, nell’aver espresso il suo pensiero Salvini ha anche elogiato tale decisione. Per essere più precisi ecco che il leader della Lega Nord ha nello specifico affermato nel corso di una recente intervista rilasciata a La Stampa: “Hanno fatto bene, tra minuti di silenzio, fiocchetti e panchine, le donne sono le prime ad averne le scatole piene. Per aiutarle ci vogliono più asili e strade con meno immigrati”, proseguendo poi il suo intervento affermando “Sono stanco della sinistra che si lava la coscienza con queste iniziative inutili”. Il segretario federale della Lega Nord ha comunque voluto precisare di non essere contrario ai simboli ma che quella relativa alle panchine rosse può essere considerata una presa in giro sostenendo che le donne vanno aiutate in altro modo.

Ad esempio Salvini ha parlato dell’aiuto che la regione Lombardia offre alle donne separate e alle donne che non vogliono abortire, affermando “La regione Lombardia offre 420 euro alle donne separate e ha aperto i centri alla vita che sostengono le donne che non vogliono abortire. Così, si aiutano, non con le panchine rosse” e sulla poca presenza, nella Lega Nord, di donne ecco che Salvini ha affermato “Se per donne si intende la Guidi, la Fornero e la Boschi, preferisco non averle. In Lega Nord non crediamo nelle quote, uno è eletto se ha delle qualità. Non perché basso, gay o tifoso della Juve”.

Ma ecco che, proprio dopo tali dichiarazioni sono subito arrivate numerose repliche da parte di diversi esponenti della politica, tra questi a rispondere utilizzando i social network e nello specifico Facebook è stata Nadia Conticelli, consigliera regionale del Pd e presidente della Circoscrizione 6 di Torino, la quale non solo si è lasciata fotografare su una delle panchine in questione con un cartello tra le mani in cui vi era scritto “Io non sono un pappone”, ma sui social ha nello specifico dichiarato che la lotta alla violenza rappresenta una lotta alla sicurezza di tutti. Anche il presidente del consiglio regionale del Piemonte Mauro Laus si è espresso sulla questione replicando alle parole di Salvini e sostenendo che le donne meritano assoluto rispetto e che il segretario della Lega Nord, con le parole espresse, ha confermato la sua “pochezza culturale decidendo al posto loro”. Mauro Laus ha inoltre confermato il suo impegno a sostenere tale progetto. 

Per i consiglieri leghisti e forzisti della torinese Barriera di Milano, però, l’estensione proposta dal Pd è «solo campagna elettorale». Risultato, mercoledì scorso, durante un Consiglio di circoscrizione, i tre eletti del Carroccio si sono astenuti, Forza Italia è uscita dall’aula. Il giorno dopo, poi, la consigliera donna della Lega nel quartiere, Roberta Borio, si è smarcata dai compagni, denunciando: «E’ stato un errore politico», e che nel suo partito si sente sola e c’è poca democrazia. Ma è proprio Matteo Salvini a rintuzzare la polemica: «Sono stanco della sinistra che si lava la coscienza con queste iniziative inutili», dice il segretario del Carroccio. Si pronuncia anche sulla non nutrita presenza delle donne nella Lega: «Se per donne si intendono la Guidi, la Fornero e la Boschi, preferisco non averle nel partito. Noi non crediamo nelle quote rosa». Lo segue a ruota il consigliere comunale leghista Roberto Carbonero, disturbato soprattutto dal colore delle panchine: «Dipingerle di rosso è un affronto, una strumentalizzazione politica sotto elezioni», dice. Mentre il capogruppo Fabrizio Ricca sentenzia: «Voterei le panchine rosse, se prima Fassino riparasse tutte le altre panchine rotte». Poi aggiunge: «Certo, in un parco meglio colorarle di verde, non stona così tanto col contesto».

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