Malasanità, melanoma scambiato per semplice neo, 31enne muore a Scorrano: sette medici indagati

Son finiti sotto accusa sette medici per aver scambiato un melanoma, ovvero un gravissimo tumore della pelle, per un neo intradermico ad un paziente che purtroppo dopo un lungo calvario è morto. La vicenda che stiamo per raccontarvi è avvenuta a Scorrano in provincia di Lecce dove una giovanissima ragazza di 31 anni residente nella città, Roberta Filippo si era recata in ospedale per controllare un neo, ma i medici non hanno saputo diagnosticare il melanoma scambiandolo per un banalissimo neo intradermico.

La giovane purtroppo dopo un lungo calvario morì il 6 marzo del 2011. Ad oggi a distanza di tanti anni, il gip Giovanni Gallo ha disposto l’imputazione coatta per sette medici, ovvero cinque camici bianchi in servizio presso l’ospedale di Scorrano, una dermatologa un anatomo patologo di un Centro specializzato leccese ed uno specialista in reumatologia che all’epoca dei fatti prestava servizio presso l’Ospedale di Maglie.

«Si considera che un intervento tempestivo sulla paziente avrebbe potuto evitare un decesso prematuro della vittima, dipeso da un mancato intervento terapeutico. Se la paziente fosse stata debitamente curata, la morte non sarebbe stata la conseguenza di una serie di condotte omissive. ma sarebbe stato l’esito del progressivo aggravarsi della malattia», sono queste le parole dichiarate dal giudice che ha disposto l’imputazione coatta di omicidio colposo per i sette medici indagati per la morte della 31enne. il giudice Giovanni Gallo, dunque, ha deciso di non archiviare il caso richiesta avanzata dal pubblico ministero Donatina Buffelli. Erano stati i familiari della giovane Roberta Filippo a presentare querela tramite gli avvocati Stefano Chiriatti, Giovanni Bellisario, Giuseppe Presicce, Ilaria Toma e Massimo Manfreda, nei giorni successivi alla morte della paziente, avvenuta dopo tre giorni dal conseguimento della laurea in Architettura.

La giovane si era recata in Ospedale per asportare il neo e dopo un anno dall’intervento le sue condizioni di salute cominciarono a peggiorare giorno dopo giorno, ma i medici si resero conto troppo tardi che quello non era un semplice neo ma un melanoma e purtroppo il tumore era già in stato avanzato e dunque molto grave sviluppatosi proprio dove era stato rimosso. Ricoverata in ospedale la giovane cominciò ad accusare di dolori alla spalla, al torace, poi alla schiena; in seguito arrivò la febbre e difficoltà respiratorie e le venne diagnosticato dapprima una pielonefrite e poi problemi reumatologici e solo alla fine dell’anno grazie ad un controllo effettuato nell’ospedale di Ancora i medici diagnosticarono il tumore molto grave purtroppo in stato molto avanzato tanto che la giovane morì dopo poco tempo. “I sanitari non hanno proceduto ad approfondire scrupolosamente la patologia che interessava la vittima, limitando il numero e la scelta degli esami da effettuare”, ha dichiarato il gip.

L’odissea della 31enne, con alle spalle una laurea in Ingegneria, così come denunciato, inizia nel giugno del 2010. La Filippo ha un nevo sulla spalla destra che le dà fastidio perché visibile. Si reca da una dermatologa per farlo asportare e, subito dopo l’intervento, il materiale estratto viene esaminato in un centro medico specializzato del capoluogo. I risultati sarebbero rassicuranti così come gli esami effettuati con il successivo ricovero presso l’ospedale di Scorrano e la donna viene dimessa con una diagnosi per “sospetta polimialgia reumatica”. “I sanitari” – annota il gip – “non hanno proceduto ad approfondire scrupolosamente la patologia che interessava la vittima, limitando il numero e la scelta degli esami da effettuare”. A distanza di un anno, infatti, la Filippo incomincia ad accusare sintomi poco rassicuranti.

Ricoverata presso l’Ospedale “Riuniti” di Ancona, alla Filippo viene accertata la presenza di un nevo ricresciuto nel punto già operato e le viene diagnosticata una gravissima forma tumorale. Un check up confermato con il successivo ricovero presso il “San Raffaele” di Milano nel febbraio del 2011 Il frammento di nevo intradermico, asportato nel giugno dell’anno prima, analizzato in laboratorio, fornisce risultati opposti a quanto accertato nel Centro specialistico leccese. La diagnosi è impietosa e il 6 marzo di cinque anni fa sopraggiunge il decesso della Filippo “per un melanoma con metastasi polmonare e ossea”. Gli imputati sono difesi, tra gli altri, da Luigi e Roberto Rella, Luigi Covella e Maria Petrachi. I familiari della vittima e il suo fidanzato, invece, sono assistiti dagli avvocati Giuseppe Presicce, Ilenia Toma, Giovanni Bellisario e Stefano Chiriatti.

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