Mette un mazzo di fiori sul luogo dove il figlio è morto, e viene multato. Respinto il suo ricorso

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Lasciare un fiore alla memoria del proprio bambino morto, essere visto dalla polizia, e venire multato per 50 euro, perché l’accesso al punto dell’incidente fatale era chiuso. Cinque anni fa, Andrea Rossato, 9 anni, perse la vita su una pista sciistica indicata come “azzurra”, ma in realtà “nera”, sul canalino della Tofana, nei pressi di Cortina d’Ampezzo. Il corpo venne trovato vicino a un grosso larice. Lo scorso venerdì si è chiuso il processo a carico dei gestori dell’impianto e al maestro di sci che accompagnava il bimbo, con la condanna a un anno ciascuno, con sospensione della pena.
La pista, dal giorno della morte di Andrea, è chiusa.

Un divieto ottusamente irremovibile anche per il padre, Mauro, ingegnere di Mestre, che l’anno scorso, il giorno della tragedia, ha voluto lasciare un mazzo di fiori sul punto maledetto.Ma è stato avvistato dalla polizia di Cortina, che, seguendo con zelo il regolamento, lo ha multato per aver violato il divieto di accesso nel la pista. Il papà, che avrà pensato a quel genere di scherzi di pessimo gusto che la vita ti tira, tanto per infierire, quando già sei con le spalle al muro, si è pazientemente, e con la stessa aderenza alle procedure, impegnato per contestare la multa. Ieri è arrivata la notizia che i vigili di Cortina, ascoltate le controdeduzioni della polizia, hanno respinto la richiesta del multato di annullare la sanzione.

Il padre non doveva entrare nella pista, sia pure con il lodevole, umano, pietoso, disperato, doloroso, comprensibile (a meno di non essere fatti non di carne e sangue, ma di morta materia meccanica) scopo di lasciare un mazzo di fiori vicino al larice dove suo figlio aveva trovato la morte, in una pista colpevolmente definita più facile di quanto non fosse. Niente da fare, tutto ciò non vale a scusare il contravventore, non vale a giustificarlo, il regolamento va applicato, come fossimo dei robot.

Una vicenda che, se da un lato segna la morte del sentimento, dello spirito nell’amministrazione civile, che diventa così pura meccanica disumana, procedura fine a se stessa, senza minimamente tenere conto dei soggetti che in essa vengono irretiti, dall’altro farebbe pensare al trionfo della regola, del rispetto della norma, della persecuzione di qualunque violazione, senza farsi condizionare dalle ragioni, sia pure le più umane, che l’hanno determinata.

Ma è un trionfo vero e proprio, o un’esibizione di inflessibilità esteriore, quella della polizia cortinese? Conosciamo le nostre città molto bene, conosciamo le mille violazioni, infrazioni, la vendita abusiva di qualunque oggetto, dal fiore al caricatore del cellulare al più inutile gingillo fino alle copie degli accessori di grandi firme, in ogni vicolo, piazza dei centri storici o di maggior traffico, il tutto effettuato alla luce del sole, giorno dopo giorno, da anni. E non si contano le vetture di grossa cilindrata, da cui discendono saltellanti giovanotti, parcheggiate in tripla fila, sui cui cruscotti, come immeritate medaglie, spiccano i contrassegni del permesso per gli invalidi.

Insomma, non ci pare che, in generale, in pianura diciamo, sia diffuso questo puntiglioso, implacabile rigore. Rigore che, risaliti sul massiccio delle Tofane, nei pressi del punto dove un bambino di 9 anni, che sciava felice, ha perso la vita, improvvisamente si fa gelido come l’aria.Il sindaco di Cortina, con evidente imbarazzo, ha detto che lui non c’entra, la decisione è di spettanza dei vigili urbani. Se ne lava le mani.

Ora, non vogliamo troppo proseguire con la scontata similitudine del gelo dei ghiacci e quello dei cuori, però verrebbe quasi da dar ragione a certi odiosi luoghi comuni circa una certa, diciamo così, durezza montanara, che porta a dire a un padre: guardi, lei deve pagare quei 50 euro alle casse comunali, anche se voleva deporre fiori alla memoria di suo figlio morto sulla nostra pista indicata azzurra che poi in realtà era più nera della pece.

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