Migranti, ancora un naufragio nel Mediterraneo: 200 morti annegati e oltre 400 dispersi

Migranti, ancora un naufragio nel Mediterraneo 200 morti annegati ma tanti ancora i dispersi

 La notizia dell’orrore rimbalza per tutta la giornata ma alla fine non trova conferma: il barcone naufragato con a bordo 400 persone è una nave fantasma. Nessuno è certo dell’esistenza dell’imbarcazione salpata dall’Egitto e diretta in Italia, non risulta alla Marina militare, alla Guardia costiera, al ministero degli Esteri, così come a Frontex e al Viminale. E neppure l’Egitto riesce a confermare la notizia. E’ certo che, se mai ci sia stato il naufragio, non è avvenuto a poche miglia dalle coste italiane. La versione cambia nel pomeriggio, quando il ministero dell’Informazione somalo ribadisce le condoglianze alla nazione per il naufragio in cui risultano coinvolti 200 migranti, somali etiopi ed eritrei, «partiti dalla Libia verso l’Italia».

In serata, da Mogadiscio, l’Ansa riporta una testimonianza diffusa da un sito locale: «Eravamo in 500 e siamo sopravvissuti in 23» ma la versione è diversa: la nave, partita da Alessandria, sarebbe naufragata in acque greche e soccorsa da un’imbarcazione filippina. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, invita alla prudenza: «Stiamo cercando conferme dalle autorità egiziane», del resto neppure la Guardia costiera greca ha notizie sulla vicenda. Nessun dubbio, invece, un’altra tragedia, quella del gommone che trasportava circa 140 persone: sei corpi sono rimasti in mare, in 106 sono stati soccorsi. E mentre le notizie si rincorrono, cresce l’attenzione sulla nuova possibile rotta delle migrazioni: quella che dall’Egitto porta in Italia.

A parlare è Awale Warsame, dice di essere scampato al naufragio nel Mediterraneo nel quale sarebbero annegate almeno 200 persone, a intervistarlo è il sito somalo Goobjoog News.
«Sulla barca eravamo 500, in maggioranza somali – dice – solo in 23 siamo sopravvissuti. Abbiamo usato pezzi di legno della barca che si è capovolta per restare a galla. Siamo partiti da Alessandria, il 7 aprile, la barca si è rovesciata il 12. Ma siamo stati soccorsi da una nave filippina, al largo di un’isola greca, solo cinque giorni dopo».

I primi segnali sono arrivati qualche mese fa: il 22 febbraio, 105 migranti, salvati nel canale di Sicilia, hanno raccontato di essere partiti sette giorni prima dall’ Egitto. Il 7 aprile erano in 314, il porto di partenza, anche questa volta, era egiziano e a intercettare i naufraghi sono state le navi greche. Sono tre, in tutto le partenze negli ultimi due mesi, per una rotta che sembrava del tutto “azzerata”. E adesso il timore è che la chiusura dell’asse balcanico, con l’accordo Ue-Turchia per bloccare le partenze verso le isole greche, apra nuovi fronti. Le migliaia di disperati in fuga da guerre e fame si sposterebbero verso il nord Africa e il Mediterraneo centrale, con l’obiettivo di raggiungere l’Italia. Sono oltre 24mila i migranti
sbarcati sulle nostre coste, il doppio dell’anno scorso, e i numeri delle ultime settimane dicono che sono in aumento le partenze da Libia, Egitto e Tunisia, come dimostra il gommone approdato ieri a Sant’Antioco, in Sardegna, con 16 tunisini ed algerini.

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