Migranti, foto shock: bambino di 1anno annegato e tra le braccia del soccorritore: scossa l’intera Europa

Migranti, foto shock ritrae bambino di 1anno morto e tra le braccia del soccorritore scossa l'intera EuropaAncora tragedie in mare e ancora una fotografia con protagonista un bambino molto piccolo sta destando parecchio scalpore e soprattutto sta lasciando senza parole l’Europa intera e non solo. Nei mesi scorsi a lasciare senza parole il mondo intero è stata la fotografia con protagonista un altro bambino ovvero il piccolo Aylan ovvero il bambino siriano di soli tre anni trovato privo di vita su una spiaggia di Bodrum, ancora vestito e con la faccia in giù e le braccia abbandonate, ed ecco che adesso, nello specifico, la fotografia in questione vede come protagonista un bambino di un anno circa, senza vita, in braccio ad un soccorritore il quale a sua volta ha dichiarato di averlo tenuto tra le proprie braccia teneramente, come testimonia la fotografia in questione, quasi come se fosse vivo e volesse proteggerlo e nello specifico ecco che l’uomo di nome Martin e padre di tre figli ha dichiarato “L’ho preso in braccio per proteggerlo, come se fosse ancora vivo, con i suoi occhi luminosi e amichevoli, ma immobili” e ha poi proseguito il suo racconto pronunciando delle parole che hanno molto commosso davvero tantissime persone.

L’uomo, infatti, ha proseguito il racconto affermando “Ho cominciato a cantare per trovare conforto e dare un senso a questo incomprensibile e straziante momento perchè fino a qualche ora fa il bambino era vivo”. Il corpo senza vita del piccolo di soli un anno è stato recuperato dalla ong Sea-Watch proprio lo scorso venerdì a largo della Libia e il soccorritore che come precedentemente anticipato ha dichiarato di chiamarsi Martin, proprio a proposito del corpicino senza vita del piccolo, ha dichiarato che sembrava proprio una bambola ma con le braccia tese.

E proprio la ong Sea-Watch si è espressa sulla delicatissima questine affermando che “Se non vogliamo più vedere queste immagini dobbiamo smettere di fabbricarne” proseguendo poi il suo intervento rivolgendo anche un duro attacco rivolto alle autorità affermando “Sulla scia di questi eventi disastrosi, diventa evidente per le organizzazioni che operano sul campo che gli appelli dei politici europei ad evitare ulteriori morti in mare non sono altro che parole”.

L’obiettivo della ong Sea-Watch è proprio quello di convincere le autorità europee a rendere più sicuri i viaggi intrapresi da migliaia di gente, disperata, e soprattutto in fuga da guerra, fame e miseria e dunque mettere in condizione di sicurezza tutti i migliaia di migranti che attraversano il mare, rischiando la propria vita, solo per fuggire dalla miseria assoluta e in questo caso sbarcare sulle coste italiane in cerca e nella speranza di trovare una vita migliore. La foto shock diffusa dall’organizzazione umanitaria Sea-Watch e con protagonista il piccolo, di un anno, morto annegato sta davvero scuotendo l’Europa.

«Sembrava una bambola». Invece era un bambino, di non più di un anno, inghiottito dal Mediterraneo. Il suo corpicino nudo è avvolto tra le braccia di un soccorritore sconfortato: l’ennesima tragedia del mare è stata documentata in una foto shock diffusa da un’organizzazione umanitaria, come duro monito all’Ue affinché garantisca passaggi sicuri alle migliaia di disperati in fuga da guerre e povertà. Il piccolo cadavere è stato recuperato dalla ong Sea-Watch venerdì scorso a largo della Libia, subito dopo che un barcone di legno era affondato con 45 persone a bordo. «Sembrava una bambola, con le braccia tese», ha raccontato il soccorritore.

«L’ho preso in braccio per proteggerlo, come se fosse ancora vivo, con i suoi occhi luminosi e amichevoli, ma immobili», ha continuato nel suo racconto l’uomo, padre di tre figli che ha detto chiamarsi Martin. «Ho cominciato a cantare per trovare conforto e dare un senso a questo incomprensibile e straziante momento», perché «fino a qualche ora fa il bambino era vivo». «Se non vogliamo più vedere queste immagini dobbiamo smettere di fabbricarne», ha spiegato in un comunicato la ong Sea-Watch, lanciando un duro attacco alle autorità: «Sulla scia di questi eventi disastrosi, diventa evidente per le organizzazioni che operano sul campo che gli appelli dei politici europei ad evitare ulteriori morti in mare non sono altro che parole». I numeri dell’Onu sulle tragedie del mare sono impietosi e confermano che quella appena conclusa è stata una delle peggiori settimane di sempre: tre naufragi, 65 corpi recuperati, 700 dispersi, almeno 40 dei quali bimbi. Una strage nella strage, quella dei più piccoli, che l’Unicef chiama «genocidio» e che era stata documentata in un altra foto che lo scorso ottobre aveva fatto il giro del mondo: quella di Aylan, bambino siriano di tre anni trovato morto su una spiaggia di Bodrum, paradiso turistico della Turchia, con la faccia in giù, appena lambito dall’acqua, le braccia abbandonate, ancora vestito.

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