Streaming Gratis Milan – Juventus Diretta Live Tv Web Rojadirecta

milan-juventus-streaming-in-attesa-motogp
Milan-Juventus streaming: diretta, orari TV, formazioni e info Rojadirecta, Sky e Premium

MILAN – JUVENTUS STREAMING GRATIS ROJADIRECTA – Per vedere la partita fra Milan- juventus basta cercare su Google la parola chiave Streaming Gratis ci saranno molti siti che vi spiegheranno come seguire la Diretta Live Tv, anche Smartphone e Tablet. Lo Streaming Gratis si può vedere con molte piattaforme, sia Android che iOS.

Come vedere la partita si potrà in diretta vedere in tv e in streaming a pagamento sulle piattaforme di Sky Sport e Mediaset Premium. Su Sky Sport la partita si vedrà sui canali Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, mentre su Mediaset Premium sul canale Premium Sport. In streaming, potranno guardare Milan – Juventus gli abbonati alle rispettive piattaforme che hanno attivato i servizi Sky Go e Premium Play. I più fortuna potranno seguire la gara su Rojadirecta.

MILAN – JUVENTUS DIRETTA TV La partita inizierà stasera alle 20.45, ma sia Sky sia Mediaset Premium inizieranno il loro collegamento con lo Stadio San Siro dalle ore 20, con un ampio prepartita.

Su Sky si potrà vedere Milan – Juventus sui canali Sky Sport 1 HD (canale 201), Sky Calcio 1 HD (canale 251), Sky Supercalcio HD (canale 206). Mediaset trasmetterà la gara su Premium Calcio e Premium Calcio HD.

MILAN – JUVENTUS STREAMING GRATIS – Milan – Juventus può essere vista anche in streaming su tablet e smartphone grazie alle applicazioni Sky Go e Premium Play. Chi non è abbonato né a Sky né a Premium può seguire la partita in diretta streaming su PC tramite SkyGoOnline al costo di 9,90 euro.

La Cina è sempre più vicina, ma la Juventus è lontana, lontanissima dal Milan. Non in classifica, per carità, ma a livello di fatturato, che non è e non sarà mai l’unico fattore a influenzare i risultati sportivi, però è un indice piuttosto affidabile della dimensione di un club, della sua capacità di investire e, quindi, anche delle sue possibilità di vincere. E tra la Juventus e il Milan, ora come ora, ci sta comoda comoda tutta… l’Inter. Nel senso che tra i 387,9 milioni dell’ultimo fatturato bianconero e i 200 milioni del Milan (dato del 2015, considerato il fatto che gli esercizi rossoneri seguono l’anno solare e non la stagione sportiva, essendo legati a Fininvest) ci sta tutto l’ultimo fatturato dell’Inter (172 milioni) e questo dà la misura dell’abisso economico che divide in questo momento storico i due club che fino al 2006, cioè fino a Calciopoli, avevano stabilito un implacabile duopolio che li aveva portati perfino a spartirsi una finale di Champions League, nel 2003 a Manchester.

La drammatica cesura del 2006, quando il Milan se la cava con un buffetto e la Juventus viene smantellata, separa i destini delle due squadre, con i rossoneri addirittura in grado di vincere la Champions League del 2007. Nella prima parte del decennio post Calciopoli, i bianconeri arrancano, poi con l’arrivo di Andrea Agnelli e del suo gruppo dirigente riescono a risorgere e lanciarsi in un’escalation vertiginosa di risultati sportivi ed economici, innescando un circolo virtuoso che non sembra fermarsi. Il tutto mentre il Milan imbocca la strada di un declino economico-sportivo legato anche alle vicende del suo presidente e proprietario Berlusconi.

Il succo del discorso, insomma, è che da una parte la continuità della passione di una famiglia, gli Agnelli, ha permesso di superare una crisi potenzialmente esiziale per il club; dall’altra la mancanza di un erede nell’albero genealogico di Berlusconi ha causato il declino e, ora, la discontinuità della proprietà con tutte le incognite che si porta dietro. Nel 2004 moriva Umberto Agnelli, qualche anno dopo era pronto a raccoglierne l’eredità juventina suo figlio Andrea, dopo il breve interregno del nipote Elkann, che resta comunque presente: da oltre novant’anni il testimone non è mai caduto in casa Juventus. Oggi il Milan affronta la sua rivale di sempre in una fase di transizione piena di domande, riassumibili in una: i cinesi che stanno acquisendo la società potranno ripetere l’epopea berlusconiana o anche solo avvicinarsi a quei livelli? Il punto di partenza, almeno in Italia, è molto indietro rispetto alla Juventus. Quei 190 milioni di differenza sono un Everest da scalare al momento senza neppure le bombole d’ossigeno della Champions League, di cui il Milan avrebbe disperatamente bisogno, così come di uno stadio di proprietà che ha fornito e fornisce alla Juventus una solidissima base per il proprio rilancio. E se la Champions potrebbe anche essere un piccolo grande miracolo di Montella, lo stadio è un discorso molto più lungo.

L’inseguimento del Milan alla Juventus, quindi, è destinato a essere difficile e lento. Un contrappasso per il tempo perso nel dopo Calciopoli in cui solo la squadra che era stata distrutta ha pensato a costruire, mentre il resto del calcio italiano ha sperperato sul mercato il denaro delle tv come se provenisse da una sorgente infinita (che ora invece vede diminuire il suo flusso) e ha trasformato la Lega in una rissosa assemblea di un condominio sempre più sgangherato. Il Milan, in questo, non ha poche responsabilità, e in quel divario di fatturato ne può leggere in parte le conseguenze.

Trasferta milanese ricca di insidie per la Juventus. Innanzitutto perché Vincenzo Montella arriva al big match di stasera con la squadra all’apice della condizione psico-fisica. Il Milan, secondo in classifica, è la vera sorpresa di questo inizio di stagione e il merito è da ascrivere soprattutto al suo tecnico che ha saputo rivitalizzare un ambiente depresso creando un clima costruttivo nello spogliatoio, presupposto necessario per poi innestarci le sue idee di gioco. La fisionomia della squadra cresce di partita in partita. Pur avendo ancora dei cali prestativi nei 90′ (si sono visti anche col Chievo) i tratti distintivi sono sempre più evidenti, segno che il lavoro sta entrando sempre più nella testa e nelle gambe dei giocatori.

Montella si sta dimostrando più pragmatico rispetto al passato. Non pretende di dominare sempre l’avversario, accetta anche che gli altri possano avere il pallino del gioco senza perdere la testa, senza perdere coesione. Ad eccezione della vittoria rocambolesca con il Sassuolo, il Milan ha sempre puntato molto sulla sicurezza difensiva: spirito di sacrificio, difesa con tutti e tre i reparti, attesa del momento giusto per “strappare” coi suoi uomini migliori. Il 4-3-3 rossonero è poco più di un punto di riferimento. Le dinamiche di gioco e le contrapposizioni con l’avversario rendono il modulo fluido, ricco di interscambi, aperto alle libere interpretazioni dei singoli.

Spesso nella fase di costruzione del gioco Abate si alza a destra, lasciando agli altri 3 elementi del reparto arretrato il compito di impostare il gioco. Questa situazione è quella più critica di tutta la struttura di gioco. I 3 difensori si aprono molto, ma non hanno grande qualità tecnica. In queste prime giornate molti sono stati i break subiti con questa modalità: la Juve dovrà aprofittarne mandando in pressione Khedira e l’altra mezzala, che a sorpresa potrebbe essere Sturaro.

Niang ha una posizione di partenza molto larga da dove può partire palla al piede sfruttando la sua potenza per seminare gli avversari, ma se non riceve subito palla si alza affiancandosi alla prima punta. Bacca garantisce opportunismo sotto porta e forza fisica nei duelli, però è anche molto anarchico e a volte fa perdere i tempi di gioco alla squadra.

Interessante l’organizzazione del pressing del Milan. La squadra tende a compattarsi nella propria metà campo almeno con un blocco di 7 giocatori per poi iniziare a pressare i portatori di palla. La Juve, che per stessa ammissione di Allegri ha un possesso palla ancora troppo lento, è avvisata. Troppi passaggi orizzontali potrebbero essere fatali perché ultimamente il Milan è stato abile a intercettarli e ripartire.

Dybala e Higuain vanno in gol con una certa regolarità, ma ancora non hanno trovato la giusta intesa. Anche a Lione l’ex palermitano ha sempre preferito lo spunto individuale (quasi mai a buon fine) alla scambio col compagno. Al tempo stesso Higuain si accende solo a sprazzi non riuscendo a svolgere quella funzione di centro nevralgico delle operazioni che era a Napoli. Non avendo il centrocampo bianconero grande qualità nel palleggio appoggiarsi più spesso al Pipita potrebbe essere utile, essendo poi lui in grado di distribuire e ripartire.

La Juve difende a uomo in queste situazioni per cui è un rischio calcolato. E’ ugualmente calcolato il rischio sulle punizioni laterali? In questi casi la difesa è a zona. La terza palla gol sventata da Buffon è servita a rimediare a un buco nella linea bianconera. Al momento della battuta si è aperta una voragine tra Alex Sandro e Dani Alves (ultimo della fila) creando un corridoio incredibilmente invitante per Tolisso. A mio avviso piazzare in quella zona i due esterni bianconeri è stato un rischio troppo grande, a prescindere dall’errrore di posizionamento. In quella zona arrivano il 50% dei cross a rientrare ed è una zona sempre aggredita dai giocatori avversari più strutturati fisicamente. Sarebbe opportuno che Allegri mettesse almeno come penultimo una delle sue torri.

A parziale giustificazione delle scelte del tecnico c’è da dire che a Lione non c’erano in campo molti giocatori “alti”. Anche per questo è probabile che stasera torni nell’undici titolare Benatia. L’ex difensore del Bayern Monaco può dare una mano non solo nei calci piazzati contro ma anche in quelli a favore avendo un certo intuito nel capire dove va a finire la palla nelle aree intasate.

L’apertura mentale verso l’innovazione è il tratto caratterizzante di Montella. Mi ha sempre colpito come ha costruito i suoi staff. Solitamente gli allenatori scelgono uomini di fiducia quasi a prescindere delle loro competenze.Invece Vincenzo ha sempre tenuto il radar acceso su giovani con determinate specificità. A Firenze si portò un giovanissimo match analyst come Simone Montanaro, allora collaboratore di Simone Beccaccioli, uno degli analisti più apprezzati. Un altro ingaggio di qualità fu quello di Riccardo Manno, specializzato nel calcio a 5 e in grado di arricchire la library di esercitazioni percettivo-cognitive in spazi stretti: un aspetto chiave per migliorare il possesso palla. E che intesa quest’anno con Alfredo Magni, il preparatore dei portieri più rivoluzionario in Italia: lo sanno bene Donnarumma e Plizzari (classe 2000).

Un paio di anni fa, nel ritiro viola, Montella mi colpì per l’organizzazione. La scheda dell’allenamento era distribuita a tutti specificandone gli obiettivi. Le animazioni delle esercitazioni erano visualizzate sui monitor della palestra dove i giocatori facevano il pre-riscaldamento. In questo modo sarebbero stati più consapevoli, evitando lungaggini nelle spiegazioni verbali, considerando i tanti stranieri. A fine allenamento lo staff aggiornava il database di informazioni. Questa mentalità scientifica non toglie niente alla creatività, anzi: le offre una solida base. E’ questo l’approccio filosofico che caratterizza il pensiero tattico di Montella. La squadra deve avere una matrice data da sistema e principi di gioco, ma su questi ogni giocatore deve saper fare la propria lettura per trovare la soluzione migliore.

La matrice cognitiva in un contesto organizzato aiuta l’inserimento dei giovani. L’infortunio di Montolivo e l’inserimento di Locatelli (classe ’98) fra i titolari ha accelerato il processo. Oggi il Milan ha un’età media di 25 anni e tanti profili in orbita azzurra. Il tecnico chiede coraggio e applicazione, loro rispondono con entusiasmo e incoscienza. Da questo mix è nata una squadra meno presuntuosa della sua Fiorentina, più coesa, dinamica e molto più attenta alla fase difensiva.Il possesso palla non è più una priorità assoluta ed è molto aumentata la percentuale di verticalizzazioni, conseguenza di un baricentro più basso e di una maggiore disponibilità ad attaccare gli spazi senza palla (sono triplicate le accelerazioni e diminuiti i dribbling). Il pressing alto non è bandito, ma deve essere portato dopo che la squadra si è ricompattata. Negli spazi stretti è più facile chiudere le linee di passaggio e questo permette un maggior numero di intercetti e una minore necessità di accettare gli “uno contro uno” e commettere falli. Il risultato è una più spiccata facilità nell’arrivare al tiro da dentro l’area di rigore. Oggi il Milan ha quasi una media di due gol segnati a partita, pressoché il doppio rispetto all’ultimo anno di Montella a Firenze.

C’è un minimo comune denominatore nella vigilia del Milan. Ed è il tentativo di mantenere un profilo basso, di non farsi ammaliare dalle sirene che descrivono una squadra in salute e in grado di mettere in difficoltà la grande Juventus. Vincenzo Montella, su questa filosofia, ha impostato tutta la conferenza: un modo per restituire al mittente tutti i complimenti, cominciando proprio da quelli che Massimiliano Allegri, che l’ambiente rossonero conosce come le sue tasche, ha elargito in misura cospicua. «Si sta parlando troppo delle cose positive. Io e la squadra non dobbiamo cascarci. Restiamo con i piedi per terra. Questa gara va affrontata con la massima umiltà». Parla per sè, ma parla soprattutto per i suoi giocatori, specie i meno esperti: «Ci sono state tante interviste e tanti complimenti. Abbiamo tanti giovani e potrebbero cadere nel tranello. Dobbiamo essere bravi ad isolare i ragazzi per farli arrivare alla partita con la giusta concentrazione». E poi ancora, tanto per ribadire il concetto: «Fanno piacere anche le parole di Marotta, ma ripeto che non voglio distrazioni. Ci stanno facendo grandi complimenti, sono parole sincere, ma non dobbiamo distrarci».

Sono molti i modi per riportare l’attenzione sulle cose che più interessano a Montella. Punto primo: ricordare la forza degli avversari. «Se vincono da cinque anni è perché sono più forti di tutti sotto tutti i punti di vista. Dovremo cercare di essere superiori fisicamente». Punto secondo: ironizzare sul modo di affrontarli. «Mi chiedete se penso a utilizzare la difesa a tre, dovesse servire. Ma io vi rispondo che schiererò anche la difesa a sei, se dovesse essere necessaria per portare a casa la partita. E anche il doppio portiere, se me lo consentono». Punto tre: non dare l’impressione di avere una strategia particolare, men che meno vincente. «Ho visto la partita contro l’Inter, l’unica che hanno perso in campionato. La Juventus è brava sia ad aspettare che ad attaccare gli avversari. Non ho visto cose particolari».

Tutto ciò non toglie che anche Montella sia capace di provare sentimenti e che questa partita, pure per lui, non sia come tutte le altre. «Vivo le stesse tensioni provate alla vigilia della finale di Coppa Italia e semifinale di Europa League». Ci sarà un “contorno” importante, con almeno 76mila spettatori e San Siro ribollente di entusiasmo. «Vorrei emozionarmi nel vedere così tanta gente allo stadio». Salvo poi frenare subito dopo: «Non credo comunque che sarà decisiva, per me sarà più importante la gara di Genova, martedì prossimo». E tornare concreto nell’analisi degli avversari: «Non sono in difficoltà. Serve massima concentrazione e grande umiltà per affrontare questa partita. Bisogna fare bene tutto. Serve compattezza e decisione».

Ma prima e dopo le chiacchiere, restano i fatti. E sono questi a dar ragione a Montella, nell’analisi timorosa del match. Perché l’ultimo successo del Milan contro la Juventus, ha radici antichissime: 25 novembre 2012, grazie ad un rigore di Robinho (e con Allegri in panchina, che beffa…) Perché le sconfitte consecutive, nelle ultime partite contro i bianconeri, sono ben sette, che diventano addirittura nove se si aggiungono le due finali di Coppa Italia, nel 2013 e nel 2016. Perché, altro dato non particolare piacevole, non c’è nessun giocatore del Milan, tra gli undici che scenderanno in campo dall’inizio che abbia già segnato, nella sua carriera, almeno un gol ufficiale a Buffon. Ci sono riusciti soltanto Bertolacci, Antonelli e Zapata, ma solo il colombiano sarà tra i convocati, peraltro con chance molto limitate di poter giocare qualche minuto.

Tutto ciò sta a significare che Milan-Juventus sarà un esame più che un verdetto. «Non è uno spartiacque in nessun caso. Dobbiamo pensare a fare una partita importante, mettendo in campo le nostre caratteristiche». E servirà a dare una risposta, seppur non definitiva, alla reciproche ambizioni. Cinque punti di distacco, al momento. Se vince la Juventus, si lotta per la zona Uefa. Se vince il Milan, il sogno può continuare. Staremo a vedere .

Da perfezionista, Massimiliano Allegri non si limita ad accettare i verdetti positivi del campo senza cercare una strada per crescere ancora. Doppio snodo, come spesso capita: tecnico e psicologico, due aspetti che si intrecciano in maniera indissolubile. «A volte abbiamo troppa fretta di trovare il gol, di chiudere la partita. Serve pazienza, perché non si può andare sempre al riposo avanti 3 gol a zero. Può capitare qualche volta, non deve essere la nostra filosofia». E’ quanto successo a Lione, è ciò che vuole evitare questa sera a Milano. «Con il Milan è uno scontro diretto, non giriamoci attorno. Se loro ci battono, in classifica arrivano a -2. A Lione nel primo tempo avremmo dovuto martellare i nostri avversari, invece dopo dieci minuti ci siamo innervositi, abbiamo avuto fretta».

La crescita passa da un miglioramento del gioco: «Dobbiamo crescere per quanto concerne la qualità della manovra, dobbiamo muoverci maggiormente senza palla e sfruttare di più le caratteristiche dei giocatori in rosa, indipendentemente dal sistema di gioco». E poi serve quel pizzico di spensieratezza, appunto, che è diventata l’arma in più della formazione di Vincenzo Montella: «Il Milan ha tanti giovani molto bravi che saranno il futuro della Nazionale italiana. Ed è una squadra che ha un ottimo allenatore. Ecco, loro hanno grande entusiasmo dettato proprio dalla gioventù, sicuramente a loro manca un po’ l’esperienza però l’entusiasmo, il coraggio e l’incoscienza non mancano, anzi. L’incoscienza non dovrà mancare nemmeno a noi che siamo più esperti, però il Milan ha qualità, gioca un buon calcio, quindi credo si meriti il secondo posto che occupa attualmente. Si tratta di una partita di cartello, dovremo sfoderare una prestazione di alto livello».

Allegri cita un episodio molto recente per tenere alta la concentrazione dei bianconeri. Stesso stadio, San Siro, diverso l’avversario: c’era l’Inter, una sconfitta che in qualche modo ha portato la Juventus a una svolta. «Occhio, perché anche con l’Inter eravamo dati per nettamente favoriti da tutti. E poi sappiamo come è andata a finire. Siamo tornati a casa con una bella legnata addosso, mettendoci anche parecchio del nostro per rimediare questa sconfitta. Ci deve servire da lezione». Allegri dunque vuole riprendersi San Siro sapendo che l’ultima volta in cui il Milan ha battuto i bianconeri sulla panchina rossonera c’era proprio il Conte Max. La sfida è pure una delle ultime con Berlusconi presidente: «Io sono affettivamente legato a lui come lo sono a Galliani, abbiamo lavorato insieme per diverso tempo. Come sarò legato al presidente Agnelli, a Marotta e a Paratici quando andrò via dalla Juventus. Berlusconi per 30 anni ha scritto la storia del Milan, gliene va dato atto». Il futuro in campo ha tanti nomi, tra i quali quello di Manuel Locatelli, 18 anni. «Ma da bambino già si capiva che aveva talento. Bastava lanciargli un pallone per capire quanto fosse abile nel giocare a calcio», racconta Allegri. I suoi giovani hanno altri nomi e uno di questi, nato a Vercelli nel 2000, si scalda per il debutto: «Kean potrebbe anche avere uno spezzone di partita, vediamo come va. Nel calcio tutto è possibile».

L’elogio di Juan Cuadrado viene naturale dopo la prodezza che ha risolto la complicata sfida di Lione in Champions, con i bianconeri in inferiorità numerica: «Nel mio primo anno alla Juve abbiamo vinto il campionato e gli uomini dalla panchina, soprattutto nella seconda parte, sono stati determinanti; nella passata stagione è capitata la stessa cosa. Quando si costruisce una squadra – e la società è stata molto brava – bisogna avere gente che può spaccare la partita partendo dalla panchina. Noi ne abbiamo due: uno è Cuadrado, l’altro è Pjaca. Ora Pjaca non c’è e quindi abbiamo solo Cuadrado. Lui “poverino” meriterebbe di giocare titolare, tuttavia in questo momento ho bisogno che inizi dalla panchina per dare una svolta a gara in corso». Su Dani Alves: «E’ un giocatore che non si discute. E Lichtsteiner ha sempre risposto bene quando è stato chiamato in causa». Su Buffon: «Ha già dimostrato tutto in 20 anni di carriera e per lui parlano le parate determinanti a Lione». Su Pjanic: «E’ già stato decisivo con gol e assist. Può giocare mezzala e pure davanti alla difesa». Su Higuain e Dybala: «La loro intesa è buona e rappresentano la mia certezza per Milano».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.