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Il rischio (concreto) è che Sinisa Mihajlovic faccia la fine di Alberto Zaccheroni, esonerato in diretta tv da Silvio Berlusconi dopo l’1-1 con il Deportivo La Coruña (13 marzo 2001) e annessa eliminazione dalla Champions. Stasera il presidente è atteso a San Siro e, nel malaugurato caso di un rovinoso ko con la Juventus, potrebbe andare in scena l’ultimo capitolo di questa surreale stagione, iniziata con i botti estivi e terminata nel modo in cui tutti sappiamo. Il presidente ha pensieri solo per Cristian Brocchi che è già stato pre-allertato e che risponderà signorsì alla chiamata, il tutto al netto del parere contrario di Adriano Galliani che, oltre ad augurarsi che Berlusconi cambi idea sulla promozione dell’attuale tecnico della Primavera, fa il tifo perché Mihajlovic arrivi fino al termine della stagione (ieri l’ad era presente alla rifinitura).

Lo scenario, come è facile immaginare, è alquanto mutevole. L’unica certezza è che il Milan dovrà giocare una partita al di sopra delle sue attuali possibilità per riuscire a fare bella figura con la Juventus. Aiuta a pensare positivo l’idea che, nel 2016, i risultati migliori Mihajlovic li abbia ottenuti contro le big (vittorie nel derby e sulla Fiorentina più i pareggi a Roma e a Napoli), però sotto gli occhi di tutti c’è il Milan visto a Bergamo, deragliato senza praticamente opporre resistenza nonostante si fosse trovato in vantaggio dopo una manciata di minuti per il rigore regalato da Stendardo. 

Un ko, è storia recente, che ha consigliato Mihajlovic di ordinare il ritiro a tempo indeterminato. Decisione che ha dimostrato come il gruppo fosse tutt’altro monolitico rispetto a quanto ci è stato raccontato finora: Bacca – fresco di rientro dagli impegni con la Nazionale, trovatosi costretto alla clausura – ha mostrato chiaramente di essere contrario (un disappunto che trovato eco in tutti i sudamericani), il tutto al netto dell’autogol di Mexes e Balotelli con la foto di dubbio gusto pubblicata su instagram nel giorno dei fumerali di Cesare Maldini.

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MILAN – JUVENTUS DIRETTA TV La partita inizierà stasera alle 20.45, ma sia Sky sia Mediaset Premium inizieranno il loro collegamento con lo Stadio San Siro dalle ore 20, con un ampio prepartita.

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Le probabili formazioni Milan (4-4-2): Donnarumma; Abate, Alex, Romagnoli, Antonelli; Honda, Kucka, Montolivo, Bonaventura; Bacca, Balotelli. A disposizione: Diego Lopez, Livieri, Zapata, Mexes, Calabria, Locatelli, Ely, Mauri, De Sciglio, Poli, Luiz Adriano, Boateng. Allenatore: Mihajlovic

Juventus (3-5-2): Buffon; Barzagli, Bonucci, Rugani; Lichtsteiner, Sturaro, Marchisio, Pogba, Alex Sandro; Mandzukic, Morata. A disposizione: Neto, Rubinho, Romagna, Padoin, Cuadrado, Lemina, Hernanes, Asamoah, Evra, Zaza. Allenatore: Allegri

Non ha mai battuto Allegri in carriera Mihajlovic e per provarci ha scelto una formazione che – almeno sulla carta – non dovrebbe (quanto meno) sbagliare approccio: in tal senso vanno ascritte le decisioni di rilanciare Alex per Zapata e quella – ancor più clamorosa – di dare fiducia a Balotelli al posto di Luiz Adriano. Supermario finora ha molto deluso però ha un dna da fuoriclasse e quell’Everest chiamato Juve potrebbe essere l’avversario migliore per favorirne la resurrezione. Gli altri due cambi rispetto a Bergamo saranno i rientranti Honda e Kucka per De Sciglio e Bertolacci.

Non è dato a sapersi se basterà, però Mihajlovic – che all’ultimo ha recuperato pure Montolivo – ritroverà il toto il suo centrocampo titolare. La speranza però è quella di ritrovare il Milan di un mese fa, perché è pensiero comune a Milanello che il black out iniziato dal ko con il Sassuolo abbia fatto riaffiorare dubbi, incertezze e paure che parevano superate in una squadra che si è dimostrata parecchio fragile psicologicamente, come peraltro spiegato con franchezza pure da Montolivo: «La differenza tra un campione e un giocatore normale la fa la testa e non i piedi. Questo gruppo ha qualità, ma abbiamo faticato molto a livello di concentrazione con le piccole».

Un Mihajlovic che ieri è apparso alquanto dimesso rispetto ai suoi standard: probabilmente ha iniziato a metabolizzare l’idea che la grande chance in rossonero sta evaporando, anche perché pure il più inguaribile degli ottimisti oggi scommetterebbe un euro sulla sua permanenza in panchina fino alla naturale scadenza di contratto. A fine stagione mancano 7 partite più la finale di Coppa Italia a Roma però alcune espressioni dell’allenatore («Ho la coscienza a posto perché le ho provate tutte») denotano come Mihajlovic aspetti in serenità un destino che pare già segnato. In ogni caso non resterà disoccupato, considerato che è in pole position per la panchina della Lazio dove, per uno strano scherzo del destino, Sinisa potrebbe raccogliere il testimone da un altro Inzaghi, Simone.  

Un po’ la bruciatura di Monaco e un po’ il progetto che gli hanno presentato i dirigenti: Massimiliano Allegri, rispetto a qualche tempo fa, è convinto di poter trasmettere ancora tanto ai giocatori bianconeri (aspetto psicologico fondamentale per un tecnico) e, quindi, del fatto che la sua avventura alla Juventus sia ancora lontana dai titoli di coda. «Il rinnovo? Qui sto benissimo, dobbiamo solo incontrarci e parlare, non aspetto assolutamente altre squadre». Giuseppe Marotta avrebbe voluto mettere gli autografi (prolungamento fino al 2018, ingaggio intorno ai 5 milioni) già prima dell’Empoli, ma il tecnico ha chiesto col sorriso di poter rimandare tutto per potersi così concentrare su campo, tattiche e volata scudetto, che stasera vivrà una tappa fondamentale nella notte di San Siro contro il Milan. I dirigenti juventini lo hanno accontentato, del resto ci sono aspetti che contano più di una firma. “Il Conte Max”, oltre che strizzare l’occhio a parole, sta già pianificando la prossima stagione, con tanto di indicazioni sui giocatori che vedrebbe volentieri nel campetto juventino 2016-17.  

Per carità, di per sé la programmazione della nuova stagione non necessariamente rappresenta una garanzia (vedere il precedente-Conte nel 2014, per credere…), ma nel caso di Allegri c’è dell’altro: il tecnico toscano è sempre più persuaso della bontà del progetto dei campioni d’Italia. L’ambizione di una carriera europea alla Ancelotti è sempre viva, ma il livornese è consapevole delle potenzialità e dei margini di miglioramento della sua squadra. I senatori sono ancora una garanzia e con gente come Paulo Dybala, Paul Pogba, Daniele Rugani e Alex Sandro il futuro può essere davvero straordinario. Soprattutto se all’ossatura dei big verrà aggiunto qualche altro top, a partire da quell’Edinson Cavani recentemente osservato di persona pure dal ds Fabio Paratici.  

 La Coppa non è uno sfizio, è un pallino. All’Allianz Arena la Juventus si è bruciata parecchio, ma ha anche capito di non essere lontana da una superpotenza come il Bayern Monaco. Allegri in quella notte ha compreso che la Juve è al livello degli squadroni che lo hanno corteggiato negli ultimi mesi. Il Chelsea, futuro club di Conte, aveva valutato anche il bianconero nei mesi scorsi. E il nome di Allegri era stato consigliato pure a Florentino Perez per il dopo Zidane al Real Madrid. Eppure: «Non aspetto assolutamente altre squadre come il Real. Sto bene alla Juventus», ha garantito ieri il tecnico. «Invidioso di Conte che allenerà il Chelsea? No, l’invidia non fa parte del mio carattere, Conte ha fatto molto bene con la Juve e in Nazionale. Avrà la possibilità di fare un’esperienza all’estero e di confrontarsi con un campionato, una mentalità e una cultura diversa.
Antonio ha tutto per fare bene». Saranno anche top club europei, ma il Chelsea a differenza della Juve sarà fuori dalla prossima Champions e il club bianconero, seppur con un fatturato inferiore, in questo momento è di sicuro un posto migliore per allenare rispetto alla turbolenta Madrid, dove non a caso si pensa a un ritorno di Mourinho. 

Motivi sufficienti per far credere ad Allegri che in questo momento la Juventus sia il posto migliore per lui. Lasciare un club come quello bianconero non è mai facile a prescindere e lui, forse, il passo lo avrebbe compiuto solo in caso di nuova finale o di una vittoria in Champions. A quel punto migliorarsi sarebbe stato impossibile. L’eliminazione precoce contro il Bayern si è invece trasformata in un grande stimolo per il futuro. Il primo passo ufficiale sarà il rinnovo, poi seguiranno i regali di mercato. Cavani è il primo nome in caso di addio di Morata o di Mandzukic (Lukaku e Benteke le alternative). Quasi certamente otterrà anche il trequartista tanto richiesto (Pastore, Mkhitaryan, Oscar e Isco i prescelti) e magari un talento alla Rabiot o alla André Gomes.

Stasera incrocerà Massimiliano Allegri, prima della partita. Un Allegri – per carità – teso a dovere per l’importanza d’un match che potrebbe di fatto cucire lo scudetto sulla prossima maglia della Juventus; ma comunque sereno, ottimista, fiducioso. Orientato verso una nuova festa tricolore, appunto, se tutto andrà come auspicato, nonché verso un prolungamento di contratto sontuoso almeno quanto sontuose sono le ambizioni sue e della società bianconera tutta.  

E allora penserà, Mihajlovic (che invece è in bilico, sfiduciato, criticato, a rischio esonero imminente): tutto questo/quello sarebbe potuto esser mio. Tutto questo inteso come: gli scudetti, l’organico da Champions League… Insomma, la Juventus. 

Già, la Juventus. C’è mancato davvero un pelo perché toccasse proprio al tecnico serbo l’onore, la grande chance, di raccogliere l’eredità di Antonio Conte alla Juventus. Correva l’anno 2014, era di maggio. E l’attuale commissario tecnico azzurro, ai tempi fresco di scudetto vinto e pressato dal club affinché accettasse in tempi brevi (tendenti al subito) di firmare un prolungamento di contratto… beh, l’attuale commissario tecnico azzurro cominciava a manifestare in modo tutt’altro che diplomatico i suoi maldipancia, i suoi dubbi, i suoi segni di insofferenza circa la permanenza a Torino. Era tutto un rimandare, un “non so vediamo”, un “sì però”, un “ci sto ma a certe condizioni”. Tanto che, vista la malaparata, il presidente Andrea Agnelli e l’amministratore delegato Beppe Marotta decisero di portarsi avanti con i lavori e iniziare a preparare un piano B qualora i tentennamenti fossero sfociati in una vera e propria rottura. Il prima candidato alla panchina bianconera, in caso di “arrivederci e grazie” di Conte, fu individuato proprio in Mihajlovic. Prontamente convocato per una chiacchierata faccia a faccia, utile a sondare il terreno e gettare le basi per una intesa. Lo stessa Marotta, in seguito, avrebbe confermato: «A maggio, giugno, il suo nome era di moda, ma sembrava che si potesse andare avanti con Conte».

Sì perché dopo un po’ di tentennamenti, Conte decise di restare e la società – era il 19 maggio – diramò lo scarno comunicato: «Stagione 2014/15: allenatore Antonio Conte». A quel punto i discorsi scemarono e Mihajlovic decise di dare la sua parola al neopresidente blucerchiato Massimo Ferrero. 

 Quando poi, a luglio, Conte sbottò in maniera definitiva a ritiro iniziato, l’ipotesi Mihajlovic non era più praticabile e Agnelli e Marotta, come noto, puntarono (scommessa azzeccatissima) su Allegri. Ancora non sapeva, allora, Mihajlovic, quanto gli sarebbe pesata in futuro questa serie di incroci…

La decisione definitiva sarà presa nelle ore immediatamente precedenti la gara contro il Milan: Massimiliano Allegri non ha ancora sciolto le riserve su chi accompagnerà Alvaro Morata per comporre il tandem offensivo bianconero. «Dybala non è disponibile, ma non è detto che giochino dall’inizio Mandzukic e Morata». Non è detto, ma è comunque probabile. Simone Zaza vive le ore che lo separano dalla sfida di San Siro come dovesse giocare dal primo minuto, ma sa che l’attaccante croato ha qualche chance in più di ricevere la maglia da titolare. 

Un’ora di Mandukic, mezz’ora di Zaza. Questa, come già contro l’Empoli, la probabile staffetta di questa sera. Va da sé, l’ex del Sassuolo vorrebbe essere buttato immediatamente nella mischia (non è da escludere, in assoluto), però è consapevole, pur essendo al primo anno di Juventus, di essere stato capace di ritagliarsi uno spazio da assoluto protagonista. Con un gol segnato ogni 110 minuti giocati, Zaza è il bianconero più prolifico rispetto al tempo speso in campo. In totale le reti dell’attaccante di Policoro sono state 7: tutte preziose, alcune importanti, una decisiva. Quella segnata al Napoli il 13 febbraio: Koulibaly se lo perde, Zaza calcia trovando la deviazione di Albiol e buca Reina. E’ il gol che dà i 3 punti alla Juve nello spareggio scudetto contro gli azzurri, quello che fiacca la rincorsa della squadra di Sarri al primo posto. Una rete realizzata da subentrato – al 13’ della ripresa al posto di Morata – e che ha fatto impennare l’autostima del ragazzo e crollare la quota della scommessa relativa al successo della Juve in campionato.

 Da titolare o più probabilmente a gara in corso, ma anche contro il Milan (gara definita da Allegri «decisiva») Zaza ha chiaro l’obiettivo da traguardare. Una vittoria della squadra, coronata da un altro gol da tre punti alla “Scala del Calcio”. Già, San Siro, un luogo che per l’attaccante juventino ha un’atmosfera unica, speciale, in un certo modo famigliare. Zaza è cresciuto con il mito di Marco Van Basten, idolo del papà che ne registrava le partite per mostrare a Simone la bellezza del calcio. Il gol vittoria al Milan avrebbe un sapore unico, avvicinerebbe la Juve al quinto scudetto consecutivo e Zaza al sogno Europeo. La stagione della consacrazione, dopo l’approccio positivo alla Serie A con il Sassuolo, potrebbe infatti chiudersi con la convocazione di Conte in vista della rassegna francese. Una possibilità molto concreta, in virtù dell’eccellente stato di forma di Zaza e dell’alta considerazione che il ct azzurro nutre nei suoi confronti. Il top, per il centravanti, sarebbe un gol in Francia per mettere la firma anche sull’Europeo, dopo le 4 reti segnate fin qui in campionato, quella al Siviglia in Champions League e la doppietta al Torino in Coppa Italia.

Il singolare ballottaggio tra il capitano del Milan e un possibile esordiente appena diciottenne (Locatelli) si è risolto a favore di Montolivo. Ieri il capitano ha fatto parte dell’allenamento in gruppo e tanto basterà per vederlo in campo stasera contro la Juventus. Un match che il Milan giocherà dopo aver trascorso quasi una settimana in ritiro punitivo. Scelta che ha prodotto scorie, come prova il fastidio di Montolivo nel rispondere alle critiche. Il capitano, tra l’altro (per la prima volta) ha pure incluso la società nel calderone dei colpevoli: «Si può dire tutto a questa squadra ma non che non si sia presa le proprie responsabilità. La società? Non è il luogo per parlarne, ma se le cose negli ultimi anni non sono andate bene la colpa è di tutti, in primis, ovviamente, di chi va in campo». Quattro le new entry rispetto a Bergamo, ovvero Alex per Zapata, Honda per De Sciglio, Kucka per Bertolacci e pure Balotelli per Luiz Adriano. 

2 commenti

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