Milano Shock, Visite in tre ospedali alla fine muore incinta assieme ai gemelli per emorragia

Milano, donna incinta di due gemelli alla 24° settimana muore dopo un cesareo d'urgenza insieme ai feti si indaga

Una donna di appena 36 anni è morto lo scorso venerdì a Milano. La donna, originaria della Valtellina, era purtroppo in attesa di due gemelli e tra l’altro per poter rimanere incinta si era affidata alla procreazione medicalmente assistita per riuscire a coronare il sogno di diventare madre.

La donna, che già si trovava alla ventiquattresima settimana di gravidanza, si era recata in ospedale perchè aveva avuto avvisaglie di un parto spontaneo,ma dopo essere arrivata in ospedale, purtroppo le sue condizioni di salute erano peggiorate tanto da essere trasfeita alla clinica Mangiagalli del Policlinico dove si trovano delle strutture speciaizzate e dove è presente un reparto di terapia intensiva neonatale, nel caso di parto prematuro. Purtroppo la situazione sembra essere degenrata nelgiro di pochissimo tempo, tanto che quando è subentrata un’emorragia i medici hanno deciso di praticare un cesareo d’urgenza, che purtroppo non è riuscito perchè la donna è morta insieme ai suoi due gemelli.

Adesso inevitabilmente èstata avviata un’indagine e la Procura ha aperto un’inchiesta in seguito all’esposto presentatato dalla famiglia della giovane donna. Anche il Policlinico aveva avviato un’inchiesta interna,prevedendo che fosse effettuata l’autopsia sul corpo della donna, autopsia che è stata rinviata dopo l’intervento della magistratura. “Abbiamo immediatamente avviato un’indagine interna per ricostruire ogni dettaglio della vicenda, e i nostri operatori hanno sin da subito dato la loro piena collaborazione alla magistratura per tutti i rilievi del caso“, ha fatto sapere la direzione del Policlinico di Milano. La direzione, inoltre ha aggiunto: “bisogna attendere l’esito delle indagini, per fare luce e capire se questa tragedia rientra in quei casi, per fortuna pochissimi, in cui la medicina non è purtroppo in grado di evitare l’inevitabile. Siamo tutti vicini alla famiglia in questo momento di gravissima perdita, così come siamo accanto alla nostra squadra di esperti per dare loro tutto il nostro appoggio. Abbiamo piena fiducia nell’operato dei nostri medici e delle nostre ostetriche, che hanno reso il nostro ospedale uno dei migliori e più sicuri punti nascita d’Italia. Non a caso la donna ci era stata affidata da un’altra struttura, proprio perché siamo punto di riferimento per gravidanze in cui sono possibili complicazioni”.

La donna aveva già avuto una minaccia di aborto e per questa ragione era stata ricoverata al San Raffaele fra il 13 e il 21 aprile.L’ipotesi più probabile è che la donna sia morta per un’emorragia gastrica, provocata da chissà cosa. Possibile che nessun medico, nelle numerose visite a cui la donna si è sottoposta in ben tre ospedali, si sia accorto che qualcosa non andava? Purtroppo per conoscere la vera causa che ha portato la mamma ed i due gemellini alla morte,bisognerà attendere che venga effettuata l’autopsia sul corpo della mamma.Sequestrate le cartelle mediche in entrambe le strutture in cui la donna è stata ricoverata, messe a disposizione dal Policlinico.

La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta dopo l’esposto presentato dai familiari della donna. “Siamo tutti vicini alla famiglia in questo momento di gravissima perdita, così come siamo accanto alla nostra squadra di esperti per dare loro tutto il nostro appoggio”. E’ quanto ha dichiarato in una nota la direzione generale del Policlinico di Milano. “Abbiamo piena fiducia – si legge ancora nella nota – nell’operato dei nostri medici e delle nostre ostetriche, che hanno reso il nostro Ospedale uno dei migliori e più sicuri punti nascita d’Italia”.

L’ospedale assicura poi di aver “immediatamente avviato un’indagine interna per ricostruire ogni dettaglio della vicenda, e i nostri operatori hanno sin da subito dato la loro piena collaborazione

alla Magistratura per tutti i rilievi del caso” “Ora – ha concluso la direzione generale del Policlinico di Milano – bisogna attendere l’esito delle indagini, per fare luce e capire se questa tragedia rientra in quei casi, per fortuna pochissimi, in cui la medicina non è purtroppo in grado di evitare l’inevitabile”. La Procura ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche sia del San Raffaele che della Mangiagalli e l’autopsia sul corpo della donna.

Stavolta la tragedia è avvenuta nel tempio dell’ostetricia italiana. Dopo visite mediche ripetute in ben tre ospedali. Giovedì intorno alle due del pomeriggio alla clinica Mangiagalli di Milano è morta Claudia Bordoni, alla 24 esima settimana di gravidanza. Originaria di Grosio in Valtellina, ma milanese d’adozione, 37 anni, ancora nessun figlio, il suo sogno era di diventare mamma. Grazie alla fecondazione assistita era riuscita a restare incinta di due gemelli. Morti nella sua pancia insieme a lei.
Sei mesi trascorsi a entrare e a uscire dagli ospedali. Il San Raffaele, dove si è sottoposta Pma e ha eseguito numerosi controlli. Busto Arsizio, dove si è rivolta al Pronto soccorso. Infine la Mangiagalli, dov’era ricoverata nel reparto di Patologia della gravidanza da 36 ore. Il problema ricorrente era la minaccia di aborto, il rischio di perdere quei due bimbi desiderati a lungo. Per metterli al sicuro, Claudia non ha mai esitato a rivolgersi ai medici all’insorgere di ogni minimo dolore e perdita di sangue. Solo in Mangiagalli era stata visitata almeno cinque volte. Eppure giovedì è stata trovata agonizzante nel letto dell’ospedale, dove è morta vomitando sangue dalla bocca. I medici hanno cercato
di salvare i bebè con un cesareo d’urgenza che non è riuscito. Il papà della donna, un ricercatore universitario, ha presentato un esposto alla magistratura per fare chiarezza sulle cause del decesso. La Procura ha aperto un’inchiesta. Sono già state sequestrate
le cartelle cliniche. Nelle prossime ore sarà svolta l’autopsia.
Una morte di parto è sempre sconvolgente, al di là delle statistiche che la considerano un evento raro, ma purtroppo non inevitabile: in Italia muoiono ogni anno di parto 50 donne, anche se il dato è considerato tra i più bassi a livello europeo (il tasso medio di mortalità nei Paesi industrializzati è di 12 vittime ogni 100 mila parti). Quest’ultimo decesso, però, è più sorprendente di altri perché avvenuto nella fabbrica dei bambini d’Italia dove ogni anno vengono al mondo 6.500 neonati. La Man- giagalli è considerata uno dei punti nascita più sicuri a livello nazionale. Qui non c’è nessuna delle criticità che di solito espongono le donne a correre maggiori rischi, a partire da un possibile numero limitato di parti svolti all’interno della struttura (sotto le 500 nascite l’anno la sicurezza diminuisce drasticamente). Non solo: la donna era stata appena ricoverata per una settimana, dal 13 al 21 aprile, al San Raffaele, altro ospedale top della Lombardia. Il 25 aprile si era di nuovo rivolta al Pronto soccorso dell’ospedale che fu di don Verzé. E due giorni fa aveva chiesto aiuto alla Mangiagalli. «Siamo tutti vicini alla famiglia in questo momento di gravissima perdita, così come siamo accanto alla nostra squadra di esperti per dare loro tutto il nostro appoggio — scrive in una nota l’ospedale —. Abbiamo piena fiducia nell’operato dei medici e delle ostetriche, che hanno reso la Mangiagalli uno dei migliori e più sicuri punti nascita d’Italia. Non a caso la donna ci era stata affidata da un’altra struttura, proprio perché siamo punto di riferimento per gravidanze in cui sono possibili complicazioni. È stata avviata immediatamente un’indagine interna per ricostruire ogni dettaglio della vicenda e i nostri operatori hanno sin da subito dato la loro piena collaborazione alla magistratura per tutti i rilievi del caso».

L’ipotesi più probabile è che la donna sia morta per un’emorragia gastrica, provocata da chissà cosa. Possibile che nessun medico, nelle numerose visite a cui la donna si è sottoposta in ben tre ospedali, si sia accorto che qualcosa non andava? Per sapere che cosa è successo è necessario attendere l’esito delle indagini e i risultati dell’autopsia: «Bisogna capire se questa tragedia rientra in quei casi, per fortuna pochissimi, in cui la medicina non è purtroppo in grado di evitare l’inevitabile».

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