Milano esplosione palazzina in via Brioschi, Pellicanò in cella: l’agguato all’auto del rivale a due giorni dalla strage

Milano esplosione palazzina in via Brioschi, indagato il marito della vittima tubo gas manomesso

Ricorderete sicuramente quell’esplosione avvenuta nei gorni scorsi a Milano, e esattamente in una palazzina sita in via Brioschi 65 cheha provocato purtroppo la morte di una donna, ovvero Micaela Masella di 43 anni e due vicini di casa ovvero Riccardo Maglianesi e Chiara Magnamassa di 27 anni.

Adesso nel registro degli indagati vi è un nome, ovvero quello di Giuseppe Pellicano, perchè sospettato di aver provocato la fuga di gas metano che ha provocato l’esplosione e dunque la distruzione della palazzina con la conseguente morte di ben tre persone tra cui la moglie, ed il ferimento anche delle sue due bambine. L’avviso di garanzia, firmato dal pm Elio Ramondini e dal procuratore aggiunto Nunzia Gatto, è stato recapitato a Pellicanò per effettuare accertamenti irripetibili che riguardano le impronte digitali e biologiche sul tubo.I pm Elio Ramondini e Nunzia Gatto hanno chiesto la nomina di un perito all’indagato per effettuare accertamenti tecnici sulla fuga di gas.

E’ già stato assodato, comunque, che la mattina dell’esplosione a casa Pellicanò c’erano 47 metri cubi di gas metano. Le rilevazioni di A2A sul contatore hanno accertato che c’è stata una fuoriuscita di 6 metri cubi all’ora, una quantità rilevantissima: per provocare un’esplosione è sufficiente un metro cubo e mezzo di gas metano. ”L’ipotesi di una manomissione dell’impianto del gas , era già stata avanzata. Se ne era poi avuta conferma quando si è appreso che il contatore del gas di quell’appartamento aveva segnalato un improvviso picco di consumi”,ha dichiarato una parente di Chiara, la giovane studentessa morta nell’esplosione. Proprio il legale della famiglia di CHiara, ovvero l’avvocato Danilo Bompadre, entro lunedì dovrà indicare il nome di un perito di parte. Lo stesso legale, ha dichiarato: ”Bisognerà accertare la conformità dell’impianto del gas, l’usura, una eventuale manomissione, la natura delle impronte repertate ecc. Dobbiamo capire se siamo di fronte ad un’ipotesi dolosa o colposa”.

Altro punto dell’accertamento è “l’esistenza di segni o graffiature compatibili con utensili ideonei allo smontaggio del dado-ghiera di serraggio del tubo flessibile in acciaio allacciato al piano di cottura” e “la ricerca di tracce biologiche e l’evidenziazione di impronte latenti su superfici ritenute utili e in particolare alle parti dell’impianto gas che sono risultate manomesse e sugli strumenti rinvenuti utilizzabili per la manomissione”.Pellicano, tra l’altro che ancora deve essere interrogato al momento si trova ancora ricoverato presso l‘ospedale Niguarda insieme alle sue due bambine, a causa delle gravi ustioni riportate dall’esplosione. Nei giorni successivi alla tragedia, sono anche emersi dei particolari sulla vita privata di Pellicano, che hanno lanciato dei sospetti, ovvero sembra che l’uomo soffrisse di depressione motivo per il quale si trovava in cura da uno psicologo; inoltre sembra che insieme alla moglie stesse frequentando un professionista che si occupa di mediazione familiare per rendere meno traumatica una separazione.

La verità sulla strage è in un verbale datato 10 giugno con l’intestazione del commissariato Ticinese di via Tabacchi. Sono le 10.05 e Salvatore Manganaro, il nuovo compagno di Micaela Masella, presenta denuncia ai poliziotti dopo aver trovato la sua Suzuki Swift devastata. La macchina era parcheggiata davanti al civico 41 di via Brioschi, a un centinaio di metri dal palazzo dove Micaela viveva con le due figlie di 11 e 7 anni e Giuseppe Pellicanò. Manganaro l’aveva lasciata in sosta tra il primo e il 9 di giugno. L’ha rivista la mattina di venerdì con la gomma anteriore destra tagliata, lo specchietto retrovisore destro divelto, rigature su tutte le portiere e sul baule. Sul cofano c’erano gli insulti a vernice spray bianca «vac…» e «putt…» e un grande disegno a forma fallica sul tettuccio. Due giorni dopo, alle 8.57 di domenica 12 giugno, l’esplosione del palazzo per una fuga di gas causata, secondo la Procura, dal compagno di Micaela Masella sopravvissuto all’esplosione: voleva sterminare la famiglia per vendicarsi della nuova relazione di Micaela che entro pochi giorni sarebbe andata a convivere con Salvo.

L’interrogatorio

Ieri, nelle stesse ore del sopralluogo dei periti nel condominio sventrato, i pm Nunzia Gatto ed Elio Ramondini erano a Niguarda per interrogare Pellicanò. Lui non ha parlato e s’è avvalso della facoltà di non rispondere. Alle 16.40 gli investigatori della Omicidi sono tornati in ospedale per portarlo in carcere. Pellicanò sarebbe stato dimesso, e per evitare il pericolo di fuga i magistrati hanno deciso di fermarlo («anche considerando le consistenti disponibilità economiche»). Lui, titolare di un’agenzia di pubblicità, è rimasto «glaciale e indifferente». I magistrati, nel provvedimento di fermo per strage, parlano di «uno stato psicologico rivendicativo e rabbioso». Non aveva accettato la separazione da Micaela. Lei due anni fa aveva conosciuto Salvo, collega del teatro Carcano, ma i coniugi avevano continuato a vivere insieme per il bene delle piccole, soprattutto della secondogenita, autistica.

«Rabbia per la separazione»

Pellicanò non accettava l’idea di una separazione definitiva. La depressione, l’ansia e poi le visite dallo psichiatra il 14 marzo e il 14 aprile: il medico aveva riscontrato «scarso controllo della rabbia» e anche «ansia, insonnia, deflessione del tono dell’umore e rimuginazioni sulla separazione». Fra le macerie gli investigatori hanno trovato i disegni delle bimbe, ancora ricoverate al Niguarda, e le lettere scritte da Pellicanò dove supplicava la donna di non lasciarlo. Le stesse parole trovate anche negli sms e nelle chat. Secondo i magistrati, Pellicanò ha svitato il tubo tra l’impianto del gas e il piano cottura intorno alle 2 di notte. Per farlo ha utilizzato una pinza e un «pappagallo» che hanno lasciato graffi sulla ghiera d’ottone del tubo. Il gas ha riempito l’appartamento con una fuoriuscita di 45 metri cubi, contro un normale consumo di meno di un metro. Nell’esplosione sono morti anche gli studenti e vicini di casa Riccardo Maglianesi e Chiara Magnamassa. Già tra giovedì e venerdì, mentre era solo in casa, Pellicanò aveva provocato un’altra abbondante fuga di metano. Poi aveva richiuso il rubinetto e rinviato il suo piano di morte a domenica.

Chiesta convalida del fermo

Per Pellicanò, sabato il pm di Milano Elio Ramondini ha chiesto la convalida del fermo e l’applicazione della misura della custodia cautelare in carcere. Sull’istanza deciderà il gip Giuseppina Barbara. Nella richiesta il pm ha ritenuto sussistenti il pericolo di fuga, in quanto Pellicanò ha possibilità economiche tali da poter lasciare l’Italia, il pericolo di inquinamento probatorio, in quanto inquirenti e investigatori stanno ancora ascoltando parenti e amici, e il rischio di reiterazione del reato, a causa della sua indole. Il pm e gli agenti della squadra mobile, oltre ad aver interrogato Pellicanò (che si è avvalso della facoltà di non rispondere), hanno anche ascoltato anche la figlia maggiore dell’uomo la quale, con la sorellina, è ancora ricoverata a Niguarda per le ustioni riportate in seguito all’esplosione. Gli atti relativi alle due ragazzine, per altro, sono stati inviati alla Procura dei minorenni affinché avvii tutte le procedure necessarie per un eventuale affidamento delle bimbe ai nonni materni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.