Morte di Prince, eseguita l’autopsia: nessun segno sul corpo, si esclude il suicidio

Rivelazione shock sulla morte di Prince Ricoverato per overdose sei giorni prima della sua morte

Si continua a parlare dell‘improvvisa morte di Prince e proprio all’indomani del ritrovamento del suo corpo senza vita emergono interessanti particolari che cominciano a fare luce su quanto accaduto. Stando a quanto emerso nella giornata di oggi sembra che Prince sia finito in ospedale sei giorni prima di morire per un’overdose; la notizia è stata diffusa dal sito di gossip Tmz ovvero il sito che per primo nella giornata di ieri ha annunciato la morte di Prince.

In realtà, l’episodio raccontato dal sito Tmz, fa riferimento a quando Prince fece effettuare un atterraggio d’emergenza all’aereo sul quale viaggiava lo scorso venerdì, dopo un concerto ad Atlanta. In quell’occasione si era parlato di un malore che Prince avrebbe avuto nel corso del viaggio, dovuto ad una brutta influenza che aveva colpito la star da diverse settimane.

In quell’occasione Prince fu portato d’urgenza in ospedale e li gli fu somministrata una siringa salvavita, cioè la tipica azione che s’intraprende per controbilanciare gli effetti di un oppiaceo. Secondo quanto riferito, inoltre, da altre fonti i medici avrebbero consigliato a Prince di restare in ospedale per almeno 24 ore ma la star avrebbe preferito andare via dopo solo tre ore dal ricovero.

Sulla morte di Prince è stata aperta un’inchiesta e sarà l’autopsia che verrà effettuata nelle prossime ore a stabilire con chiarezza quali sono statele cause del decesso.

Dopo la morte, puntuale arriva il giallo, il fattaccio di cronaca che tanta malizia genera quandola persona scomparsa non è un uomo o una donna qualunque, ma una star. Prince se ne è andato e la sua morte ha aperto l’ennesimo dossier: come era accaduto con il suo rivale di pop Michael Jackson, con Elvis, con Brian Jones, con John Lennon, con Kurt Cobain, con Amy Winehouse. Non si può morire in pace nel giardino delle stelle della musica. Se si è eccezionali in vita, impossibile non diventarlo nella morte.

Nel caso di Prince i dubbi non solo restano ma vengono ingigantiti ora dopo ora dal tam tam di notizie che giungono dagli Stati Uniti dove tutto fa spettacolo, soprattutto se un colosso della musica muore malinconicamente nell’ascensore della propria megavilla. Al povero Elvis Presley, andò peggio: spirò sul water. Michael Jackson in una stanza attigua alla cucina. Jimi Hendrix, sepolto dal suo stesso vomito,in una vasca da bagno. I dubbi sulla morte dell’uomo che ha inventato la pioggia di note color porpora si sono alimentati nelle ultime ore sopratutto sul web.L’equazione è stata immediata: star del pop uguale droga.Così sostiene l’informatissimo sito Tmz, anche se al momento restano soltanto illazioni quelle che riportiamo con il dovuto garbo, per onor di cronaca.

Ma «non vi sono motivi» finora per sospettare che Prince si sia suicidato, ha detto lo sceriffo della Contea di Carver County, Jim Olson,«non vi erano segni evidenti di lesioni» sul corpo. Occorre attendere l’esito dell’autopsia, eseguita ieri, e gli esiti degli esami tossicologici. Soltanto allora si saprà se il cuore del 57enne artista ha smesso di battere per motivi naturali o perché il suo corpo era intossicato da sostanze psicotrope. Come sono catalogati gli antidolorifici che Prince assumeva, nelle ultime settimane, in grande quantità per alleviare – sostengono i medici -un persistente dolore a una gamba. Stesse spiegazioni fornite a suo tempo da i dottori che «curavano» Elvis Presley oMichael Jackson. Il primo scomparso nel 1977, il secondo nel 2009. Entrambi stroncati da abusi di farmaci.Due storie fotocopia,forse, di quella di Prince,vittima di una probabile dipendenza totale da sostanze chimiche, una prigionia dalla quale è impossibile liberarsi, fare marcia indietro.

La cuoca personale del folletto di Minneapolis lo esclude: «Droga? Assolutamente… Era un salutista, un vegetariano, un uomo che teneva alla propria alimentazione,figuriamoci». Tmz insiste, però, con la tesi della tossicodipendenza: secondo il sito statunitense, Prince era stato ricoverato il 15 aprile scorso in ospedale per una overdose di oppiacei e non per una banale influenza come invece aveva dichiarato dal suo manager. In quella data l’aereo privato di Prince aveva effettuato un atterraggio d’emergenza in Illinois, di ritorno da un concerto ad Atlanta, e l’artista era stato ricoverato d’urgenza. Lo stesso Tmz in quell’occasione parlò, citando il suo manager, di un ricovero di qualche ora dovuto al peggioramento di un malessere con la quale Prince era alle prese da alcuni giorni.

Invece,ha sostenuto il sito di gossip, Prince era stato sottoposto a un trattamento urgente (nel glossario medico il «save shot») per una overdose da stupefacenti. I medici avrebbero voluto trattenerlo in ospedale, sostiene ancora Tmz, ma non essendo disponibile una stanza privata l’entourage del cantante ha chiesto di farlo dimettere. Le ultime uscite pubbliche, come quella agli ultimi Grammy’s, mostrano un Prince sempre più magro, quasi dimezzato nella sua esplosiva voglia di apparire, più timido di quel che era e desideroso di una privacy insolita per un uomo che ha fatto dell’arte in pubblico una ragione di vita. Due anni fa, con una mossa a sorpresa, tolse la propria musica dal web,da tutte le piattaforme digitali,lui che era stato tra le prime pop-star a esplorare le potenzialità delle vendite su Apple Music e poi su Spotify. Un pioniere del futuro che ha finito la sua corsa in un ascensore. Chiudendo una grande storia di musica, aprendo il solito giallo.

E la storia drammatica del talento che lotta per sopravvivere, il racconto della morte improvvisa di Prince, genio irresistibile della musica. Almeno così appare (in attesa del responso definitivo dell’autopsia effettuata ieri che, se ha escluso una morte violenta e il suicidio, richiederà alcuni giorni per i risultati tossicologici). Roger Nelson combatteva da anni contro il dolore che lo perseguitava alle gambe, alle ginocchia e alle anche, effetto dei tanti anni e dei tanti eccessi come ballerino (a partire da un incidente, dovuto a un salto spericolato, negli anni di Purple rain). Avrebbe dovuto operarsi almeno dal 2005, ma si era a lungo rifiutato in quanto testimone di Geova (religione che vieta le trasfusioni di sangue). Per continuare a esibirsi, per tenere fede alla sua fama di performer scintillante e inesauribile, così sembra, sarebbe ricorso a un antidolorifico oppiaceo pericolosissimo, il perco- cet. E, proprio per un overdose da percocet, venerdì sarebbe stato ricoverato d’urgenza in ospedale, a Moline, dopo uno scalo del suo jet privato che lo stava riportando a casa da Atlanta, dove aveva fatto un concerto. Inevitabile collegare la sua morte a quell’ultimo episodio. Per i medici di Moline Prince avrebbe dovuto restare sotto osservazione, ma siccome l’ospedale non aveva stanze singole, il cantante decise di tornare a Pasley Park. La

cosa curiosa è che, dopo due giorni, ha organizzato perfino un dance party che doveva servire a dimostrare che, nonostante tutto, stava bene.

Ieri, poi, i giornali americani hanno pubblicato una sua foto, scattata poche ore prima della crisi fatale: lo si vede tornare a casa dopo essere stato in farmacia ad acquistare medicinali. Insomma, non è azzardato ipotizzare un ulteriore uso dell’antidolorifico seguito da una crisi letale. Non solo, la sua situazione fisica fin dalla nascita aveva affrontato problemi (a cominciare dall’epilessia) e da anni combatteva contro fasi di depressione. Un quadro che, da una parte svela un ritratto inedito di una star che in ogni sua apparizione (l’ultima volta lo avevamo visto a Perugia, a Umbria jazz, in uno show fantasmagorico durato tre ore e, poi, subito dopo spese la notte andandosene in giro in bicicletta per la città) faceva di tut-
to per dimostrare di essere al massimo e, dall’altra, era pronto a combattere la guerra dei cent’ anni contro le major discografiche.
Mentre l’unica concessione che offriva sul proprio privato era di trasmettere un’immagine da sciupafemmine inarrestabile (da Kim Basinger a Madonna, a Sheila E). In realtà non era così e restare Prince, probabilmente, gli costava pesanti sforzi. Insomma, anche se la sua non è la solita fine della star maledetta consumata dal successo, Roger Nelson sarebbe finito nella spirale che ha stroncato le vite di tanti protagonisti della musica, proprio lui orgoglioso rappresentante della black comunity, salutista, vegano, testimone di Geova. Non possono, così, non venire alla mente le morti di altre super- star consumate dal problema di restare al passo con la propria immagine, da Michael Jackson ai tanti divi vittime della dipendenza da terribili antidolorifici capaci di risolvere all’istante fastidiosissimi problemi, come il povero Elvis Presley. Una spirale che, giovedì, ha portato alla tragedia segnata da una paradossale telefonata alla polizia, degna di un film dei Coen (non a caso Minneapolis è la capitale del Minnesota, lo stato che fa da scenario al film e alla serie «Fargo), pubblicata ieri dai giornali Usa: c’è una voce maschile confusa che segnala che c’è un morto a casa di Prince e il poliziotto che chiede insistentemente l’indirizzo, mentre il suo interlocutore, nel pallone, balbetta e ripete «lo sto cercando, lo sto cercando» incapace di dare indicazioni precise. Per paradosso il clamore della sua scomparsa, che ha coinvolto fans e colleghi (commossa in particolare la testimonianza di Stevie Wonder), ora minaccia di svelare ogni particolare della vita che Roger Nelson aveva sempre custodito gelosamente (ma, da qualche mese, aveva cominciato a scrivere un’autobiografia). Una star capace di abbandonare ogni social, pronto a combattere contro you tube e a vietare, nelle sue esibizioni, qualsiasi ripresa (ecco perché sono mancate immagini evocative appropriate). C’è molto da scoprire su di lui. A cominciare da quelle duemila canzoni inedite che conservava in cassaforte (lo ha raccontato il suo ingegnere del suono Susan Rogers, descrivendole con aggettivi roboanti). E c’è un mistero finale: a chi andrà il suo patrimonio (calcolato in 300 milioni di dollari)? Alla sorella, Tyke Nelson, o ai testimoni di Ge- ova?

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