mercoledì , 17 gennaio 2018

MotoGP Germania Sachsenring Streaming Gratis Diretta Live Tv Sky Rojadirecta

Rossi-Lorenzo-MotoGp

DIRETTA TV MOTOGP GERMANIA E STREAMING LIVE GRATIS, ORARI SKY E TV8. DOVE VEDERE LA  GARA DEL SACHSENRING, OGGI 17 LUGLIO 2016 Oggi giro di boa del Motomondiale, al 9° GP stagionale in Germania al Sachsenring. La pista è la più corta del campionato: 3.761 metri. Programma e Tv: ore 8.40-9 warm up Moto3; 9.10-9.30 warm up Moto2; 9.40-10 warm up MotoGP; 11 gara Moto3 (27 giri); 12.20 gara Moto2 (29 giri); 14 gara MotoGP (30 giri). Tutto in diretta su Sky Sport MotoGP HD; diretta in chiaro su TV8.

CLASSIFICHE MONDIALI MOTOGP – Piloti: 1 M. Marquez (Spa) 145; 2. Lorenzo (Spa) 121; 3. ROSSI 103; 4. Pedrosa (Spa) 86; 5. M. Vinales (Spa) 79; 6. P. Espargaro (Spa) 72; 7. Barbera (Spa) 58; 8. IANNONE 52; 9. A. Espargaro (Spa) 49; 10. Laverty (Irl) 48; 11. DOVIZIOSO 43; 12. Bradl (Ger) 37; 13. Miller (Aus) 33; 14. Redding (Gbr) e Smith (Gbr) 32; 16. Bautista (Spa) 29; 17. PETRUCCI 24; 18. Crutchlow (Gbr) 20; 19. PIRRO 19; 20. Rabat (Spa) 18; 21. Baz (Fra) 8; 22. Hernandez (Col) 3. Costruttori: 1. Yamaha 178; 2. Honda 150; 3. Ducati 108; 4. Suzuki 85; 5. Aprilia 45.

MOTO2 – Piloti: 1. Zarco (Fra) e Rins (Spa) 126; 3. Lowes (Gbr) 121; 4. Luthy (Svi) 93; 5. Nakagami (Gia) 78; 6. MORBIDELLI 66; 7. Folger (Ger) 63; 8. Syahrin (Mal) 60; 9. CORSI e Aegerter (Svi) 59; 12. BALDASSARRI 36; 17. PASINI 14; 21. MARINI 10.

MOTO3 – Piloti: 1. B. Binder (Saf) 151; 2. Navarro (Spa) 103; 3. FENATI 93; 4. BAGNAIA 79; 5. BULEGA 75; 6. ANTONELLI 52; 7. Mir (Spa) 50; 8. BASTIANINI 49; 9. DI GIANNANTONIO 47; 10. Kornfeil (Cec) 45; 12. MIGNO 37; 16. LOCATELLI 30; 24. DALLA PORTA 7. Costruttori: 1. KTM 172; 2. Honda 164; 3. Mahindra 91; 4. Peugeot 10.

E’ il Kaiser del Sachsenring. Così come può essere considerato il presidente degli Stati Uniti quando si parla di Austin, Indianapolis o Laguna Seca. Nel senso che, quando su una di queste piste si presenta Marc Marquez, gli altri si devono accontentare di correre per il secondo posto. Succederà anche oggi, quando i piloti al momento di spegnere la sveglia punteranno lo sguardo verso il cielo per capire se la temuta pioggia tornerà a scombussolare la gara? Il meteo in questo momento sembra essere il vero grande avversario di Marc, dopo che in sella alla sua Honda ha cannibalizzato ancora una volta la lotta per la pole position.

IMBATTUTO Settimo centro consecutivo in questo angolo di Sassonia, possibile prologo di quella che sarebbe anche la settima vittoria di fila su questa che è la più anomala tra le piste del Mondiale. Ha iniziato nel 2010 in 125, si è ripetuto due volte in Moto2 e ha quindi piazzato un tris in MotoGP il pupillo di casa Honda, che anche ieri, al momento di lottare contro il cronometro, ha scavato un solco importante tra sé e gli avversari. Hector Barbera – «il campione del mondo a seguire gli altri» come lo definisce Andrea Dovizioso – ha ottenuto il suo miglior piazzamento in griglia nella classe regina viaggiando con la più vetusta delle Ducati in pista nella scia della RC213V, eppure alla fine il distacco da Marquez è pesante 412 millesimi. Valentino Rossi, coinvolto nel traffico da tangenziale degli ultimi minuti di qualifica ha strappato un importante terzo posto a 506 millesimi da Marc. Lo stesso distacco al millesimo di Danilo Petrucci che però, avendolo ottenuto dopo il pesarese, con la Ducati GP15 targata Pramac oggi aprirà la seconda fila. «Sono contento, cioè, a dir la verità mi sono girate le scatole quando ho visto Barbera 2° ed io appaiato a Valentino ma fuori dalla prima fila» il commento di Petrux. Che ha confermato il processo di crescita che lo rende sempre più uno dei piloti più interessanti della griglia.

PROGRESSI IL Margine di due-tre decimi, potevo partire secondo, ma va bene lo stesso, e sono stato fortunato a restare in prima fila — si accontenta Valentino —. Sono soprattutto contento per i progressi: venerdì è stata una giornata che quando arriva sera ti chiedi se sei ancora capace di andare in moto. Era una situazione troppo brutta per essere vera. Con quel freddo non riuscivamo proprio a guidare, però siamo lo stesso stati bravi a fare quelle modifiche che oggi, complice la temperatura più calda, ci hanno fatto essere veloci».

PIOVE? Tanto che, per la gara, le ambizioni sono particolarmente alte, come riconosce Mar- quez: «Lo avevo detto venerdì, lo ripeto: Valentino non è lontano, ha un passo molto simile al mio.
Anche Pedrosa va forte, ma parte dietro: forse non vive il suo miglior momento, faticando così può essere che abbia perso motivazione, però in FP4 abbiamo girato uguali, quindi…». Però, alla fine, la pioggia che ha già recitato un ruolo da protagonista ad Assen, potrebbe tornare a guastare i piani di tutti, con scrosci previsti in mattinata e poi verso l’ora della gara MotoGP. «Se il tempo resta questo, Marquez è quello che ne ha di più, poi ci siamo Vinales, Iannone, Pedro- sa e io — è l’analisi di Vale —. Il problema è piuttosto se resta asciutto ma torna il freddo: in
quel caso saremo nella merda, giù dalla 11 a ogni giro devi recitare una preghiera. Così, se deve essere brutto, che almeno piova e che lo faccia dal warm- up: con le nuove gomme portate qui dalla Michelin, senza riferimenti faremmo tutti una gara al buio».

INCUBO Sarebbe, questo, lo scenario da incubo per Jorge Lorenzo, che ieri ha vissuto una delle sue giornate peggiori da
quando è nel Mondiale: in crisi per la mancanza di feeling con la gomma anteriore ed escluso dalla Q2 con il 15° tempo della classifica combinata dei tre turni di libere, Jorge in Q1 è caduto subito dopo essersi assicurato la Q2, per poi ripetersi quando ci si giocava la pole: scatterà 11°. A differenza di Marc, lui qui non ha mai vinto. Viste le premesse, è estremamente improbabile che possa farlo oggi.

Assen, lo aveva riconosciuto prima di lasciare l’Olanda, è stata la sua peggiore gara da quando corre nel Mondiale. Ma tre settimane dopo, Jorge Lorenzo potrebbe dover aggiornare la sua perso- naie statistica sui GP più disastrosi. E disastrati. In due giorni il campione del mondo della Yamaha ha collezionato tre cadute: venerdì, in un primo turno complicato per il freddo e qualche goccia di pioggia, Jorge è finito nella ghiaia della curva 11, tradito dalla chiusura dell’anteriore al momento di affrontare la prima curva a destra dopo sette consecutive a sinistra. Ieri, dopo avere girato lontanissimo dai primi sia in FP3 (15° e fuori dall’accesso diretto in Q2) sia in FP4 (11°), in Q1 è caduto rovinosamente alla curva 8, reo di avere tagliato troppo sul cordolo («Con le Bridgestone lo facevo, con le Mi- chelin non si può») mentre stava comunque facendo un super giro. Quindi in Q2 ha fatto il bis, giù alla prima curva (a destra) nel primo giro lanciato con gomma posteriore nuova. «Non ho frenato forte, forse non ho scaldato bene la gomma — spiega —. Fatto sta che ero ancora dritto, ho frenato e sono andato giù. Ma non posso dire che è sfortuna, gli altri hanno le mie stesse gomme e non sono caduti. Ho sbagliato io».

CADUTE Questa, con Assen, è la pista che Lorenzo soffre di più: nel 2013 in Olanda lo spagnolo si ruppe la clavicola nelle libere, si operò al volo, corse la gara, ma poi proprio qui cadde sulla stessa spalla sinistra, proprio alla curva 11, per una nuova operazione che riparò l’osso ma fece emergere pericolosi fantasmi. Che, a volte, spesso con il cielo gonfio d’acqua, riemergono preoccupanti. Le tre cadute di questi due giorni equivalgono a quelle dell’intera stagione 2015. Addirittura, quest’anno Lorenzo è già a quota 8, quante nei tre anni precedenti (furono 3 nel 2013 e 2 nel 2014) e mai dal 2009 (7) a oggi il cinque volte iridato era caduto tanto. Certo, il passaggio alle gomme Michelin ha avuto la sua influenza, ma la contrapposizione tra il Lorenzo in versione Dottor Jeckyll, imbattibile nelle giornate di grazia, e quello Mr. Hyde, capace di naufragare in un bicchier d’acqua, è lampante.

 DUBBI E inevitabilmente fa nascere qualche domanda. La prima: vale i 25 milioni che la Ducati gli assicurerà per i prossimi due anni considerando che se gli alti sono davvero alti e assolutamente incontestabili, i giorni bui, quando arrivano, sono altrettanto bui? E, ancora, cosa succederà se, alla Ducati, il maiorchino si renderà conto che la Desmosedici è molto, ma molto diversa dalla Yamaha guidata negli ultimi nove anni e il processo di adattamento sarà lungo e faticoso? Considerando anche che lo spagnolo affronterà questa avventura da solo, visto che nessuno dei suoi uomini oggi in Yamaha lo seguirà e, quindi, metodo di lavoro e aspettative nei primi mesi necessiteranno di un rodaggio.

FIDUCIA «Io non so cosa succede in Yamaha, non ci immischiamo, ma uno che ha vinto 3 titoli in sei anni non è discutibile — lo difende Davide Tardozzi, team manager Ducati —. Magari Jorge ha qualche problema che non conosco, ma non puoi non fidarti di uno che va fortissimo. In passato ha già avuto crisi, ma si è tirato fuori alla grande e se è il caso lo rifarà. In Ducati non abbiamo minimamente pensato che possa nascere un problema Lorenzo, passeremo un inverno a conoscerci e conoscerlo. Non mi fascio la testa per 2 gare storte».

TESTA DURA E tranquillità ostenta chi ci lavora assieme da tanti anni: «Tre cadute in due giorni sono straordinarie, parlando di Jorge — dice Lin Jarvis, responsabile Yamaha —. Ma aspettiamo la gara prima di emettere verdetti». Perché, come dice Maio Meregalli, team manager di Iwata, «Jorge ha una testa dura pazzesca. Pensi che un problema lo possa piegare e lui torna più forte di prima. In Q1 quando è caduto andava fortissimo, in gara sarà pericoloso». Lo pensa pure il suo compagno Valentino Rossi: «Lui ha il potenziale di svegliarsi bene, fare una gara della Madonna e salire sul podio».

Mentre Andrea Dovizioso e Andrea Iannone, i piloti ufficiali, fanno a gara a sprecare occasioni importanti, Hector Barbera e Danilo Petrucci si contendono il ruolo di miglior pilota Ducati, pur guidando Desmosedici meno evolute. Il risultato finale premia Barbera, bravo a sfruttare il riferimento di un pilota davanti a sé (in questo caso Marquez), ma il più consistente è Petrucci, nonostante sia stato costretto a passare dalla Q1. «In tutti i turni sono sempre stato tra i primi 8, tranne negli ultimi 30 secondi della FP3…» sorride Danilo. In Q1, il pilota del team Pramac è stato bravissimo (1° con un gran tempo), e in Q2 si è migliorato, grazie anche al riferimento di Dovizioso.

Quando ha tagliato il traguardo e ha visto che era quarto ha gioito, poi… «…Sono passato davanti a un mega schermo e ho visto che c’era Barbera secondo, ed era quindi lui il migliore dei privati: mi sono dato la prima martellata. Quando poi ho saputo di aver fatto lo stesso tempo al millesimo di Rossi, mi sono dato la seconda» scherza Pe- trucci, costretto a partire quarto perché il secondo tempo più veloce di Valentino è migliore del suo. Per Danilo è il miglior piazzamento in MotoGP. «Tutti mi danno favorito in caso di pioggia, ma spero in una gara asciutta, anche per scaramanzia: voglio stare con i migliori con le “slick”». Più effimero il secondo posto di Barbera («lui è il più bravo a sfruttare la scia» spiega Dovizioso), ma Hector è convinto di poter fare bene («l’obiettivo è finire nei primi sei), mentre nel box Ducati si accende una sterile polemica, innescata da Iannone, caduto a inizio delle Q2. «Fino alle FP4 sono andato fortissimo e con un gran passo: non ho fiducia nell’anteriore, ma ci provo lo stesso e non mi accontento. Per questo sono caduto: spero in futuro di avere anch’io il telaio di Dovizioso» commenta. «Ho un telaio che abbiamo provato a Barcellona (e che ha testato Stoner a Misano; n.d.r.), ma la differenza è minima» replica Dovi.

Vabbè, la gara è oggi ma il buongiorno si vede sempre dal mattino, anche se qui in Sassonia il clima è isterico e capace di passare dall’inverno all’estate nel giro di mezza giornata. Fra il freddo e l’umido delle prove di venerdì con cadute a raffica alla famigerata curva 11 e il caldo di ieri bisogna fare una media, anche se nemmeno così il campione in carica, Jorge Lorenzo – ieri due volte in terra, tre errori nel fine settimana – prende la sufficienza. Ma andiamo con ordine.Il più veloce ieri in una giornata assolata è stato Marc Marquez, ma questa non è una notizia visto che su questa pista lo spagnolo vince di fila da sei anni. Lo ha fatto in Moto3, due volte in Moto2 e da tre anni consecutivi è imbattuto anche in MotoGP. Ah, e questa è anche la sua settima pole consecutiva.

LA PISTA DI MARC. C’è poco da fare: come guida al Sachsenring il pilota della Honda non guida nessuno e la conferma arriva dai tempi: su una pista così corta Marc ha rifilato quattro decimi a Hector Barbera – una sorpresa, il più veloce dei ducatisti con la 14.2 vecchia di due anni – e cinque a Valentino Rossi. In ottica gara però Marquez e Rossi hanno un passo molto vicino, ma probabilmente strategie diverse. Vale infatti ha bisogno di vincere perché è terzo in campionato dietro anche al compagno a -42 punti, ma Marc non vince da cinque gare, cosa che potrebbe convincerlo a lasciare da parte la prudenza che gli ha consentito di primeggiare in questa stagione dove va avanti chi sbaglia di meno. Lorenzo invece non ha strategie, se non quella di cercare di partire bene – scatterà dalla quarta fila con l’11° tempo – e di risalire la corrente come un salmone sperando di non perdere troppi punti.

Imperativo, sia per lui che per Rossi, non sbagliare. Più facile naturalmente a dirsi che a farsi visto che i due si marcano a vicenda. Senza contare che in momenti diversi del GP sia l’uno che l’altro potrebbero avere a che fare con piloti che normalmente troviamo nella pancia del gruppo e che al Sa- chs invece sono andati decisamente forte. Uno su tutti: Danilo Petrucci, 4° ma con l’identico tempo di Rossi. E poi Pol Espargarò, Maverick Vinales, Dani Pedrosa e probabilmente i due Andrea di casa Ducati, Dovizioso e Iannone. «E’ così – riconosce il nove volte iridato – quella di venerdì è stata una di quelle giornate in cui ti chiedi se non sai più guidare, ma per fortuna poi è arrivata l’estate anche qui… e speriamo che rimanga perché se il meteo peggiorerà come sembra saranno guai». Strano, comunque, che sia Vale a dirlo. Se fosse nelle scarpe di Lorenzo cosa penserebbe?

«Jorge prima di cadere era molto veloce, ma andando in terra ha perso la concentrazione, commettendo un secondo errore. Ha avuto una settimana difficile ma, inutile che lo dica io, ha il potenziale per fare una bella gara». Ovviamente il favorito è Marquez. «Sì, lui ne ha di più. Poi ci siamo io, Iannone e Vinales. Ovviamente nelle condizioni atmosferiche di oggi (ieri, ndr) perché se aprendo gli occhi al mattino saremo di nuovo in inverno sarà dura. Con l’asfalto freddo bisogna dire una preghiera ogni volta che si passa nella curva 11 e c’è di peggio. E’ possibile che si possa fare il warm up con l’asciutto e la gara sotto la pioggia. Si partirebbe al buio».

FREDDO ALLEATO. Il freddo che Rossi teme non è invece un nemico per Marc.«La nostra moto va addirittura meglio con temperature un po’ più basse, ma non ho ancora le idee chiarissime perché abbiamo provatomolte cose, incluso un nuovo telaio e rimane il punto interrogativo in caso di pioggia».Le variabili, insomma, nel Gran Premio di Germania sono molte. In parte date dal tempo, ma in parte anche dalla conformazione delle pista che induce facilmente all’errore. Anche perché al giro di boa del campionato serpeggia un po’ di nervosismo fra le file dei piloti, per motivi diversi.Un esempio? Iannone lamenta di non aver ricevuto il nuovo telaio utilizzato da Dovizioso ma si sente molto veloce.Per i primi giri vi consigliamo di attaccarvi saldamente ai braccioli delle poltrone e di non utlizzare televisori 3D. Deboli di cuore, astenersi.

Se ieri Marquez ha detto che non vincere non sarebbe un dramma, continuando a battere la strada dell’affidabilità che lo ha portato in testa al Mondiale, al contrario Jorge Lorenzo, a -24 punti dal connazionale, perlomeno ha battuto una strada diversa. Quella del rischio.In estrema difficoltà venerdì, addirittura 16°, ieri è stato costretto a partire per la prima volta in carriera dalle forche caudine della Q1, passandole ma al prezzo di una caduta. Scivolata poi replicata in Q2.Il risultato è stata una qualifica pessima – 11° tempo, quarta fila – che oggi lo costringerà a una rincorsa difficilissima per non perdere troppi punti dai rivali, Marc Marquez e Valentino Rossi.

CRISI. Inevitabilmente tutti hanno iniziato a parlare di crisi, anche perché è il secondo gran premio consecutivo che Porfuera sembra l’ombra di se stesso. Lui però è di opinione diversa. «Nella prima caduta ho sbagliato a tagliare il cordolo interno e di conseguenza non sono più riuscito a tenere la moto. La seconda invece è avvenuta in curva 1. Non stavo andando nemmeno così veloce, però è bastato, perché la gomma non era calda nella parte destra. Con queste gomme quando l’anteriore chiude non si recupera, credo che Michelin debba ancora migliorare sotto questo aspetto. Ovviamente sono molto dispiaciuto, anche perché commettere tre errori non è normale, ma se non fossi finito in terra probabilmente sarei in prima fila. E’ vero, sono caduto diverse volte, però ho la consapevolezza di essere competitivo. Ad Assen invece sono stato lento per tutto il fine settimana. Meglio qualche caduta piuttosto che non riuscire a tenere il passo degli avversari come tre settimane fa».

Niente crisi, dunque, per Lorenzo che comunque ha di fronte a sé una gara difficilissima. « I miei due rivali partiranno dalla prima fila, e purtroppo io non potrò influenzare l’esito della loro prova. Dovrò solo recuperare, giro dopo giro, e avvicinarmi a loro il più possibile. Come mi sento? Indolenzito dappertutto, ma sono intero, non ho niente di rotto. Nel Q1 abbiamo dimostrato di essere veloci con le gomme nuove, mentre nel Q2 abbiamo fatto una modifica sulla moto che si è rivelata utile».

AUTOCRITICA. Jorge comunque è onesto e non vuole sentire parlare di sfortuna. « Non si può dire che sia stato sfortunato. Ho fatto troppi errori. Questa pista poi gira tutta a sinistra e io da sempre mi sento più a mio agio nelle pieghe a destra, ma le prove non sono state il disastro che sembrano. Arriveranno circuiti più favorevoli». Nell’attesa di tracciati veloci, con curve lunghe da percorrere in pieno – le sue preferite – il futuro ducatista oggi si troverà però a combattere come capitava spesso ai cow boy: chiuso in un cerchio stretto con altri venti guerrieri ansiosi di fargli lo scalpo. Se sarà abbastanza furbo da non farsi coinvolgere nella mischia iniziale, non lo daremmo per spacciato. Buffer Overflow

Il mondo alla rovescia. In ventiquattro ore in Germania si passa dall’ invemo all’estate e Valentino Rossi (ma non solo lui) ritrova il feeling tirando un sospirone di sollievo («in giornate come quella di venerdì arrivi alla sera che ti chiedi se sei ancora capace di andare in moto») e ima prima fila che prospetta una gara quanto meno da podio, forse in scia o battaglia con Marc Marquez. Molto dipenderà dal meteo, ancora, visto che le previsioni partano di un nuovo brusco calo delle temperature e scrosci d’acqua sul Sachsenring.
Pronostici soweriti
l,a verità però è che fare previsioni in questo 2016 della MotoGP rivoluzionata dall’elettronica unica, dalle gomme Michelin e da un mercato piloti molto anticipato e in fermento, è davvero inutile. Di sicuro ci si espone all’errore. E infatti di sbagli (leggi cadute ma non solo) se ne sono visti tanti in questa prima metà di campionato. Soprattutto si sono visti pronostici sulla carta che in pista si sono stati puntualmente sovvertiti. Specie per Valentino, che nelle occasioni più ghiotte (Mugello e Assen) è passato troppo in fretta da possibili vittorie a due “zeri” pesantissimi perla sua classifica, che lo vede terzo a 42 punti da Marc Marquez. Ecco perché in una gai a che doveva essere in difesa, perdendo meno terreno possibile dallo spagnolo che in Germania e di casa (imbattuto da sei anni, tre in MotoGP), si potrebbero per lo stesso motivo riaprire i giochi del Mondiale. Specie perché le condizioni si prevedono appunto molto difficili.
E’ il pensiero di tutti. Anche di Valentino, ovviamente, che intanto arriva alla gara dopo aver ribaltato come un calzino la sua Yamaha M1 e il suo muore. «Sono molto contento di questa giornata, perché sono riuscito ad essere veloce dall’inizio. Venerdì abbiamo capito quello che ci serviva e l’innalzamento della temperatura ha fatto la differenza». Anche se Rossi ha rischiato di non scattare dalla terza fila (terzo tempo identico a quello di Danilo Petiucci, che però scatterà quarto perché l’ha fatto dopo, e molto traffico nell’ultima uscita nella quale non s’è migliorato).
«/Via fine sono stato anche un po’ fortunato – riconosce Valentino -. Peccato essere rimasto invischiato nel traffico con la seconda gomma, perché secondo me altri due o tre decimi ce li avevo. Ma alla fine non avrei potuto battere Marc, quindi secondo o terzo non cambia. L’importante era partire in prima fila e ce l’ho fatta».
Troppe incognite
A questo punto però ogni congettura dipende dalla pista che Valentino & C. troveranno alle due di pomeriggio. Per non parlare dell’ipotesi di un’altra gara flag-to-flag o addirittura divisa in due partenze come ad Assen. «Adesso la bega è cosa troveremo – conferma Rossi -. La cosa peggiore sarebbe se fosse asciutto, ma con basse temperature. In quelle condizioni saremmo nei casini, perché non riusciamo a far lavorare la gomma davanti. Se farà freddo come venerdì c’è d’avere paura: ogni giro vai giù nella discesa facendo una preghiera, perché hai sempre la sensazione di cadere. Se ci dovrà essere tempo brutto, almeno speriamo che piova. Anche se è sempre un punto interrogativo un po’ per tutti. Però sarebbe molto preoccupante se ci fosse il warm-up asciutto e la gara bagnata, perché a quel punto veramente bisognerebbe partire senza sapere cosa fare a livello di set-up e che gomme montare».
Ecco perché gli avversari per Valentino non sono solo i colleghi, Marquez su tutti. «E’ quello che ne ha di più, poi ci siamo io, Iannone e Vi- nales, ma anche Pedi osa e Poi Espargaro non sono messi male. Lorenzo? E’ stato un weekend difficile per lui, ma ha il potenziale per svegliarsi e fare tuia grande gara». Per il Dottore infatti oggi «i veri nemici saranno il freddo e la pioggia».

E’ il momento dei team satellite, non quello della Ducati ufficiale. Anche al Sachsenring il borsino di Borgo Panigaie fa pensare. I due Andrea in rosso non sono i più veloci con le Desmosedici e sembrano concentrati più su aspetti polemici, lannone ha un ottimo passo poi cade in qualifica e finisce 9° («a volte forse dovrei accontentarmi»), lamentandosi per il diverso trattamento: «Vorrei avere il nuovo telaio dato a Dovizioso». Il quale è 7° e a chi gli fa notare che davanti ci sono due Ducati satellite risponde: «Petrucci è andato forte, Barbera ha fatto un gran giro ma è il campione del mondo a prendere la scia».
Sfruttando Marquez, lo spagnolo del team Avintia si issa in prima fila, seconda casella, ma è anche vero che Barbera guida una GP14.2 e che in campionato è il miglior ducatista: 7°. Insomma, fa più punti dei due
Andrea ufficiali. «Su questa pista senza chicane siamo più competitivi, ecco perché siamo più vicini ai primi – afferma Hector-. Cosa mi manca per fare grandi risultati? Una moto migliore. Ne ho una vecchia di due anni e nei team ufficiali ci sono più mezzi».
Molto carico anche Danilo Petrucci, che apre la 2a fila nonostante un crono identico a Rossi. «Mi girano un po’ le p… – dice senza mezzi termini il ternano -. Prima ho visto Barbera davanti, poi ho scoperto di avere fatto lo stesso tempo di Valentino… Mi sarebbe bastato essere un millesimo più veloce per partire in prima fila. Però sono contento, perché sono passato dalla Q1. Per la gara mi sento fiducioso. Sono curioso di sapere per quanti giri potrò stare con i migliori».

Il giro di boa di un mondiale ancora lunghissimo che scatta nel circuito più corto e intricato in calendario. La nona gara della stagione sulla pista tedesca del Sachsen- ring, feudo delle moto Honda da ormai sei anni, si presenta con una pole position annunciata per il vincitore già designato, Marc Mar- quez, veloce ma contemporaneamente cauto nell’amministrare il suo vantaggio. Sa che il dottore di Rossi, dopo la imperdonabile caduta di Assen, deve e può recuperare. Valentino parte terzo, in prima fila, al fianco di un sorprendente Hec- tor Barbera in sella ad una Ducati non ufficiale vecchia del 2014. Le insidie, per Valentino sono altre: «È andata bene. Sono stato molto fortunato ad essere rimasto in prima fila anche se ho aspettato troppo e sono rimasto nel traffico alla
fine della qualifiche». La gioia vera per Valentino sta però nella prestazione imbarazzante del suo rivale Jorge Lorenzo, che oggi parte in undicesima posizione dopo aver collezionando ben due cadute in prova nell’arco di 5 minuti. Il ma- iorchino non trova nessuna familiarità con la prima parte del circuito, e in particolare con la curva numero 11, una tra le più famigerate dell’intero mondiale, una piega a destra che segue una lunga serie di curve a sinistra. Tra chi ha gradito questo mix, con le nuove gomme Michelin, sicuramente Danilo Pe- trucci, quarto con lo stesso tempo di Rossi. Male invece le Ducati ufficiali di Dovizioso e Iannone. Tutto secondo copione, compresa l’altra probabilità di pioggia durante la gara, il peggio che teme Marquez «Valentino è molto vicino e domani in gara sarò molto dura».
Ordine di partenza: 1) Marquez; 2) Barbera; 3) Rossi; 4) Petrucci; 5) Poi Espar- garo; 6) Vinales; 7) Dovizioso; 8) Aleix Espargaro; 9) lannone; 10) Pedrosa; 11) Lorenzo; 12) Hernandez; (Ducati)
In tv: Gara ore 14 (Sky MotoGp HD e Tv8)

Sarà una sfida estrema e Valentino è pronto a giocarla. Questo simil kartodromo tedesco, pieno di insidie nell’asfalto e nel cielo, è il giardino dei giochi di Marc Marquez, che sembra averlo disegnato per sé con le proprie mani: lui ci vince dal 2010 (3 volte in Moto2, 3 in MotoGp) e lui ieri si è preso la pole position. Ma Valentino figurarsi se si spaventa e dopo un venerdì horror, uno di quelli che «alla sera ti chiedi se sai ancora guidare», si è rimboccato le maniche, ha lavorato sul set up della Yamaha (con particolare attenzione alla forcella), ha sfruttato il caldo ritrovato e ha conquistato il terzo tempo dietro Barbera, il signore della scia, bravissimo ad agganciarsi al treno di Marquez e fare un figurone.
Per Rossi significa prima fila e la chance di giocarsela fianco a fianco con Marquez. Non è poco, e infatti il Dottore era molto soddisfatto: «La prima fila era un obiettivo importante. Peccato solo perché nel secondo attacco al tempo ho trovato traffico: avrei potuto fare 2-3 decimi in meno». Anche così però va benissimo, sulla stessa linea di Marquez e con gli altri molto indietro. Lorenzo, reduce da uno zero e un decimo posto, è in crisi nera: se forza cade, se cade s’impaurisce, se s’impaurisce va lento come il 99 barrato. Ieri ha toccato il suolo due volte, è finito 11° e partirà in quarta fila. Pe- drosa ha un buon passo ma è 10°, Vinales idem ma è 6°. Le Ducati stanno bene, piazzano l’ottimo satellite Pramac Petrucci
4° in seconda fila e gli ufficiali Dovizioso (7°) e Iannone (9°) in terza, ma conoscono i propri limiti. «Siamo veloci ma non abbastanza per vincere», spiega Dovizioso, per il quale un podio sarebbe manna dopo tanta sfortuna.
In questo apparente deserto di avversari, Rossi spera tanto di poter fare il duello con Marquez: «In condizioni normali sono competitivo». Lo spagnolo conferma: «Valentino non è lontano». Il problema è il meteo. Oggi si prevede pioggia e un nuovo calo della temperatura. Rossi teme soprattutto il secondo: «Per la Yamaha il freddo è uno schifo e ogni giro è una preghiera. Piuttosto meglio la pioggia, che almeno è un’incognita per tutti». L’acqua, si sa, lava via le gerarchie (cfr. la vittoria di Miller ad As- sen) così Rossi, dopo il disastro olandese, giura che stavolta starà cauto: «Be’, certo, dopo Assen ci vorrà un approccio di-
verso… ». Senza contare che — asciutto o bagnato — in agguato c’è sempre la trappola della famosa curva 11 (quella a destra dopo 29” in piega a sinistra), un triangolo delle Bermude pronto a inghiottire chi sbaglia. Un lusso che Valentino non potrà permettersi: dopo 3 zeri in 8 gare, la via della rimonta passa per un percorso netto senza più inciampi. Sapendo che anche un secondo posto dietro il principe di Sassonia sarebbe un grande risultato: dopo, in fondo, c’è ancora mezzo campionato da correre.
Alessandro Pasini

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