MotoGP Spagna, Streaming Gratis da Jerez: Rojadirecta diretta gratis e video liveTv

Streaming MotoGP Jerez 2016 Sky detiene i diritti tv della MotoGP che trasmetterà in esclusiva prove, qualifiche e gare. Alcuni GP potranno essere visibili in chiaro anche su TV8 che ha preso il posto di Cielo. Non è questo il caso: le Qualifiche di MotoGP saranno infatti trasmesse in diretta tv su SkyMotoGp (canale 208) e in streaming gratis per gli abbonati sull’app SkyGo alle ore 14.10.

«Totti? Uno spettacolo. Quando lo vedo giocare mi gaso. Mi piace guardare lui e Federer: “Se ce la fanno loro allora posso farcela pure io”,mi dico spesso». Insomma, che Valentino Rossi non vuol essere da meno di Francesco Totti l’aveva anticipato pure in un’intervista – alla «Gazzetta dello Sport» – celebrativa della doppietta del Pupone contro il Torino. Detto e fatto, visto che il Dottore ha risposto alla pari nelle qualifiche del Gp spagnolo di Jerez de la Frontera: pole a 37 anni in una «specialità» che non è proprio il suo forte. Lo dicono i numeri: a fronte di 112 vittorie in carriera, oggi partirà davanti a tutti in griglia solo perla 62ª volta.Un explo itancora più pesante se si pensa che Rossi non otteneva il miglior tempo da Assen 2015. I segnali, però, erano arrivati chiari e forti sin dalla terza sessione di prove libere, chiuse con il miglior crono dalla Yamaha numero 46.

La conferma che quest’anno il Dottore fa meno fatica a trovare l’assetto giusto sulla moto, anche se – visti gli strascichi della passata stagione – viene facile pensare che l’annuncio anticipato del passaggio di Lorenzo alla Ducati abbia regalato energie inattese al campione di Tavullia. Strepitoso l’ultimo tentativo sul circuito di Jerez,in particolare il T3 dove Vale ha costruito il suo tempo imbattibile per tutti. Nel frattempo il (ancora per poco)compagno di squadra rimaneva ai box, rinunciando al terzo tentativo nel Q2 a causa di un problema di grip alla ruota posteriore: il distacco sotto la bandiera a scacchi è di appena 122 millesimi. Chiude la prima fila con appena 155 millesimi di ritardo l’altro pilota di casa, Marc Marquez con la Honda. Bravo Dovizioso, buon quarto davanti a Vinales nonostante le difficoltà dellaDucati su questo tracciato. A guardare i tempi, quindi,la promessa è quella di una gara combattutissima. Sempre che Rossi riesca ad attuare il suo piano: «Per me il tempo non è una sorpresa,perché con le Michelin sono più competitivo in qualifica. È la terza prima fila consecutiva, ma fare la pole è diverso», ammette il Dottore: «Per domani (oggi, ndr) sarà fondamentale la partenza e i primi giri dove sappiamo che Lorenzo è fortissimo, se va via subito è finita. Ma c’è anche una seconda parte di casa». La strategia sarà dunque quella di rimanere incollato a Jorge per sfruttare il deterioramento degli pneumatici dello spagnolo. Ma per Rossi la festa è piena e totale in Spagna. Perché Vale riesce a fare meglio di Totti, dimostrandosi anche un grande «allenatore». Uno degli allievi prediletti del pesarese, Nicolò Bulega dello Sky Racing Team VR46, conquista infatti la pole in Moto3 alla sua 5ª gara nel Motomondiale. Nono posto per il compagno di squadra Fenati, seconda fila tutta italiana con Bagnaia-Antonelli-Bastianini (in Moto2 miglior tempo di Sam Lowes, Team Gresini).

«Sì che mi piacerebbe arrivare tutti e tre all’ultima curva. Io, Lorenzo e Marquez lì dentro insieme… sarebbe figo. Avrebbe grandissime possibilità di vincere il quarto, però». Valentino Rossi ritrova la verve dei tempi migliori insieme alla pole n.62 (52ª in top class, a quasi un anno dall’ultima: Assen) che gli permette di riagguantare Jorge Lorenzo in testa alla classifica dei polemen di sempre. E lo fa, come sottolinea con gli occhi vispi come non succedeva da tempo, «qui a Jerez, in Spagna, battendo Jorge e Marc…». E sulla pista che ha una curva intitolata al maiorchino e incassando l’orologio-premio di quello la sera prima era stato presentato come il nuovo sponsor personale del rivale (Tissot). Senza dimenticare l’annuncio del suo passaggio in Ducati. 

C’è da capirlo, Lorenzo, nero come la pece. «Arrabbiato per la pole di Vale? Ha fatto un gran giro, la mia strategia è stata rovinata da una gomma fallata» sibila Jorge, che manda i suoi messaggi anche sull’ipotesi di un arrivo a tre. «Non credo che succederà. Nel caso meglio essere primo con cento metri di vantaggio e ali enormi in carena per occupare tutta la pista…». Un tocco al presente-futuro (la polemica contro le appendici Ducati), uno al passato (il mega sorpasso incassato da Valentino nel 2009). Alla fine se la gode Marquez, che con una Honda «difficile da guidare» scatta terzo e si prepara a sfruttare l’occasione che potrebbe fornirgli il più classico dei proverbi. «In tre all’ultima curva? Mi piacerebbe. E vorrei essere terzo, così posso gustarmi lo spettacolo…». 

Quello che oggi sarà assicurato in una gara chiave per la stagione, con Marc in fuga dopo due vittorie consecutive: +21 su Lorenzo, +33 su Rossi. Valentino vuole invertire la rotta, come ha già fatto nelle qualifiche, suo ormai ex punto debole. «Sono competitivo, ma per provare a vincere dovrò esserlo ancora di più». E un piano ce l’ha già, anticipato dall’aver fatto il miglior tempo con una gomma (dura) al quarto giro. «Dovrò partire bene, andare subito forte per contenere il tentativo di fuga di Jorge e gestire sul finale Marc». 

Ci riuscirà? Molti scommettono su Vale “animale da gara”. E ora pure maestro dei giovani talenti italiani, guidati ieri da Nicolò Bulega, l’ultimo arrivato. Un successo per l’ultima evoluzione di Rossi, pilota non più solo manager di sé stesso, ma anche del futuro delle moto italiane. «A me chiaramente dà più soddisfazione personale la mia pole, ma ci stiamo divertendo da matti – sorride Rossi -. E speravamo pure nell’en-plein, visto che Baldassarri e Morbidelli ci sono andati vicino in Moto2, dove Luca (il fratello Marini, ndr) è 11° a 4 decimi dalla pole. Ed è una figata per per l’Academy. Stare con questi ragazzi tutto il giorno e vederli crescere mi dà quasi lo stesso gusto come pilota e come tifoso. Stiamo costruendo qualcosa per il futuro». 

Nicolò Bulega c’è già. «E’ un talento della madonna – lo esalta Vale -. Pole alla quinta gara è tanta roba: io ci sono riuscito alle nona. E lui alla prima è arrivato 6° proprio come me vent’anni anni fa. Solo che io ricordo quant’ero felice, mentre lui in Qatar era lì a dirmi che poteva fare meglio. ‘Sti ragazzini vogliono arrivare davanti…». 

Continuate a dargli del vecchio, del pilota sul viale del tramonto, dell’ex campione più bravo a fare politica nel retrobox che non ad aprire il gas, staccare un metro più in là, inventarsi una traiettoria. Continuate a dire che è dietro l’angolo il giorno in cui Valentino Rossi diventerà prigioniero del proprio glorioso passato, statuina gloriosa da museo delle cere del motociclismo. E preparatevi, una volta di più, a essere smentiti.

GIOIA «La verità è che quando guida lo vedi felice. Si diverte così tanto in moto da diventare immune a ogni critica» se lo gode Matteo Flamigni, uno degli intoccabili di Rossi alPinterno del box, il tecnico che giocando col computer garantisce che la Yamaha sia pronta ad andare in

battaglia. Una battaglia che ieri per la 52a volta ha permesso a Rossi di conquistare la pole position. «È stato pauroso» gli fa i complimenti Andrea Dovizioso, uno non certo abituato a regalare parole al vento. Un’escalation di emozioni, la qualifica che ha portato il pesarese a migliorarsi ogni volta un po’ di più, 5 giri sempre più belli, intensi, perfetti, una sfida con il cronometro più che con i soliti rivali Jorge Lorenzo e Marc Marquez, beffati davanti al loro pubblico, che ha strappato qualche lacrimuccia di commozione a mamma Stefania e nella quale il tempo alla fine si è arreso: l’ultima volta che Rossi era scattato in pole qui a Jerez era il 2005, 11 anni fa. Nicolò Bule- ga, che ieri solo alla quinta qualifica coi colori della VR46, si è tolto la soddisfazione di rendere ancor più felice la giornata di Rossi con una pole di rara bellezza, non aveva 6 anni, e cosa fosse la moto iniziava a scoprir

lo dai racconti di papà Davide. Valentino, invece, a quei tempi era letale per chiunque. In quel weekend, che apriva la stagione 2005 della difesa del titolo conquistato con la Yamaha, bastò una curva, l’ultima, dell’ultimo giro, per mandare in frantumi la convinzione di Sete Gibernau di essere rivale vero per Rossi: nel contatto ravvicinato tra i due, Sete imboccò la traiettoria verso lo psicanalista, Vale quella per il 7° Mondiale. Manovra poi copiata da Marquez

nel 2013, quando a fare il Gi- bernau di turno fu Lorenzo, che il giorno prima si era visto intitolare proprio quella curva.

LOTTA A TRE I tifosi, che quando questi tre incrociano traiettorie sentono l’odore del sangue come un toro nell’arena, oggi sognano per le Yamaha e la Honda un finale da cuori forti. «Sarebbe bellissimo. Però avrebbe una grandissima possibilità di vincere il quarto» è la risposta da premio Nobel della comunicazione di Rossi. Che oggi a 9 anni di distanza punta al 10° successo su una pista dove ai tempi delle gomme Michelin faceva il padrone di casa. Salvo un harakiri collettivo, il GP oggi sarà un affare tra questi tre. In una qualifica nella quale solo all’ultimo Vale ha ribaltato la prima fila, tra lui e Marquez (3°) ci sono solo 155 millesimi, appena 33 tra i due spagnoli. Andrea Dovizioso, 4° e bravo a mettere una pezza al

weekend disastroso della Ducati, paga 844 millesimi, uno meno di Maverick Vinales, Andrea Iannone è addirittura 11° a 1”3.

FENICE Ma se Jorge e Marc lì davanti sono una costante, a sorprendere è la capacità di Rossi di reinventarsi in qualifica, suo tallone d’Achille. Quella di ieri è stata la terza prima fila consecutiva, dopo il 2° posto in Argentina e il 3° in Texas. Domanda da Rischiatutto: da quanto non ci riusciva? Da fine 2009, anno dell’ultimo Mondiale, quando scattando in pole position a Sepang chiuse un fi- lotto di 11 gare. Da allora, la miseria di 3 pole, l’ultima un anno fa ad Assen. Quando Rossi dominò prove, qualifiche e in gara, respingendo l’assalto di Marquez alla chicane finale e facendo cross sulla sabbia, chiarì allo spagnolo che lui, no, all’ultima curva non fa come un Gibernau qualsiasi.

 «Che padre sono? Non di quelli che in genere si vedono nel paddock. Io me ne sto da parte. Alla Graziano». Davide Bulega in fondo sta al figlio Nicolò come il signor Rossi (uno che viene ogni tanto e che come divisa ha un foulard colorato in accostamenti balordi con il resto della mise) sta a Valentino. «Magari» sorride. Piloti entrambi, con i figli che li hanno superati. Anche Davide, torinese di nascita ma romagnolo d’adozione per amore (delle moto e della moglie Nathalia: «La vera ultras della famiglia»), campione italiano di Sport Production nel 1989 approdato al Mondiale nel ’93 e arrivato fino al 10° posto in 250 a Imola nel 1996 («l’anno dell’esordio di Vale»), segue Nicolò fresco di pole portandogli casco e orologio-premio. T-short e jeans, nessuna divisa. «Mai, l’avevo soltanto quando gli ho fatto da team manager all’inizio della sua avventura, nel 2013». 

Davide Bulega come Julià Marquez, il papà di Marc e di Alex (due figli nel Mondiale, come mamma Stefania Palma ex in Rossi). Un altro dei padri che sono sempre lì a fare sentire la presenza, ma discreta. Salvo tenere sempre le dita perennemente incrociate dietro la schiena e perdere un po’ il controllo l’anno scorso. Ma chi non l’ha fatto?

Il più timido e restio alle interviste era Giordano Capirossi. Il più forte ma con misura Paolo Simoncelli, che tre anni e mezzo fa gli è toccato guardare i segni delle ruote sul corpo del figlio Marco. E che il prossimo anno tornerà in questo paddock con i suoi nuovi figli, i pilotini che sta crescendo nel Civ (Tricolore) e Cev (l’ex campionato spagnolo ora Mondiale jr, quello che ha vinto l’anno scorso Bulega) con la Sic58 Squadra Corse.  

 I papà dei due Andrea della Ducati invece li vedi in divisa ufficiale, anche se hanno imparato a stare più in disparte. Antonio Dovizioso e Regalino Iannone (insieme all’altro figlio Angelo) seguono però sempre i loro figli-pilota. Che poi è davvero così, ogni pilota è figlio di suo padre. Anche nel distaccarsi. Come Jorge Lorenzo, che è arrivato in questo mondo cupo e orgoglioso come papà Chico, suo primo insegnante, un ruolo che ancora adesso porta avanti nella scuola per pilotini a Palma di Maiorca. Un uomo duro, durissimo, con il quale per anni ha rotto quasi ogni rapporto e con il quale s’è riavvicinato da poco. Dopo aver trovato un nuovo sé. Lasciandolo però lo stesso a casa. Mai nei box. Che poi, diciamolo, è la cosa migliore.

 

Non partiva dalla pole dal GP d’Olanda 2015 e, soprattutto, non scattava davanti a tu tti a Jerez dal 2005: è quest’ultimo il dato più significativo, perché dopo 11 anni ritrovarlo primo dopo le qualifiche la dice lunga sullo stato di forma di Valentino Rossi. «Questa è una pista che mi piace, ma qui negli u ltim i anni ho sempre faticato» spiegava alla vigilia. Ma al di là di quello che dice la classifica generale (terzo staccato di 33 punti da Marc Marquez) il Rossi in versione 2016 va fortissimo, è ancora più competitivo dell’anno scorso, soprattutto in prova: tre prime file in quattro GP è un altro dato che conferma la crescita di Valentino nei 15 minuti decisivi. Insomma, è una pole ricca di significati, anche psicologici: soffiare a Lorenzo e Marquez il primato a pochi secondi dalla bandiera a scacchi, a casa loro, è certamente motivo di grande soddisfazione, anche per un campione abituato a ben altre imprese. «Naturalmente sono molto contento, conquistare la pole dà sempre una grande adrenalina e riuscirci qui, a Jerez, davanti a loro è figo! Mi sono d ive rtito , è stato bello perché battere Marquez e Lorenzo è sempre tosto. Ma l’importante sarebbe ripetersi in gara: la pole è una bella soddisfazione e dà qualche metro di vantaggio, ma il GP è un’altra cosa».

Le ali della discordia. Tutti le studiamo e le mettono, ma quasi tutti cercano di farle vietare. Tranne la Ducati, perché l’arma forse più evidente e significativa della sua riscossa (anche a livello di immagine: difficile per i giapponesi accettare di dover “copiare” gli italiani sulle moto) sono proprio le appendici aerodinamiche che fanno sembrare le MotoGP sempre più simili a bolidi di F1.

Ieri, nelle prove libere del GP di Spagna, hanno completato il “fronte” Suzuki e Aprilia, introducendole sulle moto di Aleix Espargarò e Stefan Bradl. In tinta (azzurre) quelle Suzuki, con un triplano per lato della carena (una più evidente sul cupolino, due più piccole di fianco); nere-carbonio quelle Aprilia e soltanto davanti. «Si avvertono alcuni benefici, anche se è solo una prima impressione» dice il tedesco, dopo aver rifilato 4 decimi al compagno Bautista che non le aveva. «Niente di rivoluzionario, ma rappresentano un miglioramento» sostiene lo spagnolo, che per la prima volta ha staccato il compagno Viñales, issandosi al 3° posto di giornata. 

Ma la vera battaglia si gioca dietro le quinte, con Honda e Yamaha a combatterle. Per altro ingrandendone sempre più la dimensione. I boss lavorano in GP Commission per vietarle dalla prossima stagione, i piloti le criticano. «Ho provato quelle più grandi, ma i vantaggi nel limitare l’impennamento si pagano nelle curve veloci, dove bisogna stare attenti a non perdere l’anteriore o a scaldare troppo le gomme» afferma Marquez. «Sono pericolose, s’è visto in Argentina col contatto tra Marc e Iannone» ribadisce Dani. «Danno un piccolo aiuto nel tenere a terra la gomma davanti. Io sono aperto a ogni soluzione, ma sinceramente ne farei a meno. Perché sono brutte» sostiene Valentino.  

Il suo ormai quasi ex compagno di squadra Jorge Lorenzo invece le sfrutta eccome, volando su una pista che ama, specialmente negli ultimi due curvoni veloci. Ma per non entrare in terreni minati (deve disputare ancora 15 GP con la Yamaha e provare a vincere il Mondiale) glissa. «Dipende dalle situazioni, per ora io le preferisco». 

L’aspetto curioso è che qui non stanno aiutando proprio la Ducati, in difficoltà più di altri sul posteriore, con le nuove Michelin (questo sì un cambiamento in corsa che dovrebbe far discutere di più, ma tutti dicono: «La sicurezza prima») che spinnano molto. Però Gigi Dall’Igna le difende. «E’ più sicura una moto con la ruota davanti attaccata a terra o una con la gomma che galleggia nell’aria? – provoca il responsabile di Ducati Corse -. Non vorrei che questo fosse un pretesto per bloccare l’evoluzione che qualcuno ha iniziato per primo e per questo motivo ha quindi vantaggi. Mi auguro che i regolamenti siano corretti e rispettosi di tutto quello che i costruttori hanno fatto in questi anni». 

Sarà battaglia, con Paolo Ciabatti a tessere una mediazione. «E’ giusto fare un regolamento sulle appendici aerodinamiche, ma come in F1 per stabilire la forza in base alla quale devono rompersi o deformarsi – afferma il Project Manager -. E’ normale che chi è indietro cerchi di fermare chi è partito prima, però serve serenità, non urlare al lupo al lupo. Abolire le alette penalizzerebbe molto la Ducati che ci ha investito e lavorato molto». 

 Non guarderà la finale di “Ballando con le Stelle”, perché domattina fin dal warm up si giocherà una gara chiave per la rincorsa al Mondiale, ma l’appello di Nicole Orlando su Tuttosport non è passato inosservato. «Vorrei conoscere Valentino» ci ha detto la giovane campionessa mondiale dell’atletica riservata a chi convive con la Sindrome di Down, che stasera proverà a volare e piroettare sui tacchi per vincere anche in tv. E Vale risponde: «Molto volentieri. Ci organizziamo per invitarla a qualche Gran Premio, magari già al Mugello».  

Poi Vale si rituffa nel suo, di ballo. A Jerez, patria del flamenco. Dove deve combattere con una torma di spagnoli guidati da Lorenzo e Marquez. Jorge vola sulla pista che ama, dove ha debuttato nel Mondiale 15enne sabato 4 maggio 2002 (per regolamento ha dovuto saltare il venerdì) e dove gli hanno già intitolato una curva: la 13, dove sta facendo la differenza. Marc è l’unico a tenere il passo su una Honda in crisi di grip (Pedrosa soprattutto), ma staccato sul giro secco di oltre tre decimi. 

Rossi è 5° a 7 decimi, per nulla preoccupato però. «Jorge è messo meglio, ma alla fine ha usato la gomma nuova. Io no, ho sempre usato la stessa – sostiene -. Ho lavorato in previsione della gara, cercando di capire come funzionano le gomme dopo 15-20 giri. Per questo sono piuttosto soddisfatto. Il feeling con la moto c’è stato fin dalla prima uscita. Lorenzo e Marquez sono più veloci, ma non così lontani. Devo migliorare, specie nell’ultimo settore, ma mi sento competitivo». 

Rossi è anche a suo agio con le nuove Michelin, quelle con una carcassa più rigida introdotte dopo lo scoppio capitato a Redding in Argentina, scombinando i piani di molte Case (Honda e Ducati in primis) e delle quali molti piloti si lamentano. «La sicurezza viene prima di tutto – taglia corto Vale -. E poi anche con le Bridgestone qui si faceva fatica. Il problema è che i giapponesi usavano sempre la stessa carcassa e cambiavano le mescole in base alle temperature. Era più semplice. I francesi invece non hanno ancora fatto una scelta. Spero che dal prossimo GP ci sia e chi si usi una sola carcassa anche davanti». 

La parola più ricorrente in Casa Ducati, quella di oggi e soprattutto quella che sarà, è genio. Così Jorge Lorenzo definisce Gigi Dall’Igna, citato tra i motivi principali della sua scelta di sposarsi in rosso («con lui il mio è stato un rischio, ma calcolato»). Così l’ingegnere vicentino, che dopo aver vinto tutto (pure col maiorchino) nelle classi minori con l’Aprilia ha accettato la sfida di riportare sul tetto del mondo la Ducati in MotoGP, definisce gli uomini rossi («siamo una squadra e lavoriamo come una squadra: geni sono quelli che mettono in pratica quello che pensiamo e vogliamo») ma ancor più Giorgio. Sì, perché così lo chiamava ai tempi della Derbi e così continua a chiamarlo adesso. «Lui è un genio della moto, saprà adattarsi alla nostra e vedrete che non dovrà cambiare molto le sue caratteristiche. Stiamo già lavorando al prototipo 2017 pensando a lui e non vedo l’ora di fargliela provare a fine stagione».  

Ma il punto chiave del matrimonio in rosso più clamoroso dopo quello (sfortunato) di Valentino Rossi, sta nel fatto che Gigi Dall’Igna è il primo a sgombrare il campo da dubbi e di fatto a mettersi a nudo di fronte a tutti, proprietà (l’Audi che ha coperto la mega offerta di 25 milioni in due anni per Lorenzo) in primis, facendo una cosa quasi per nulla italiana: «Quando sono arrivato il piano era sviluppare la moto e portarla al livello di quelle giapponesi, quindi attirare un top rider. Ci siamo riusciti. Adesso l’unico obiettivo è vincere il titolo mondiale e non abbiamo più scuse. Non significa che con gli attuali piloti non ci saremmo riusciti, ma ho spesso letto e sentito che era così. Con Lorenzo non abbiamo più alibi. Il che significa che se con lui non vinceremo me ne andrò a casa». 

Dall’Igna lo dice sorridendo guardandoti negli occhi. Capisci che è vero, ma anche quanto creda fermamente che non avverrà. Non soltanto perché conosce Lorenzo («la stima è rimasta quella di quando ha iniziato con me bambino e rimarrà tale: non abbiamo mai smesso di parlarci»), ma perché ha in mano i dati per sostenerlo. «Come ho convinto Giorgio? In questi due anni siamo stati la moto con il migliore tasso di crescita». Addirittura Paolo Ciabatti, il responsabile del progetto MotoGP della Ducati, si spinge oltre. «E’ una sfida che tutti vogliono vincere e siamo sicuri che porterà risultati. Così come vorrei che Jorge, dopo aver vinto diversi titoli mondiali, chiuda la carriera con noi». 

Di sicuro il punto è questo: vincere con la Ducati dove ha fallito Valentino. «Farei la storia, più che conquistare il quarto titolo con la Yamaha» ammette Lorenzo, che dopo aver ribadito «la necessità di avere una nuova sfida», riconosce che nella sua scelta ha pesato il fatto di sentirsi davvero il numero 1 in un team.  

In realtà Dall’Igna sostiene che, «quanto meno nella prima parte della stagione», tratterà sempre tutti e due i suoi piloti da numeri 1. La sostanza però è chiara. Come è chiaro che la Ducati ha imparato dai propri errori passati e non aprirà il proprio box al “Team Lorenzo” in blocco. «Avrà al suo fianco qualcuno di fiducia, ma abbiamo visto con Valentino che non ha funzionato prendere tutti tecnici e meccanici nuovi. Meglio avere chi conosce bene la moto e la sua storia. E in Ducati abbiamo gente di valore» dice Ciabatti. Insomma, non arriverà il capomeccamico Ramon Forcada. Così come è chiara la posizione di Borgo Panigale: «Non faremo tre moto ufficiali, l’altro pilota sarà uno tra Dovizioso e Iannone. Alzerà la pressione tra loro? Non credo e ci dispiace, ma una scelta va fatta e speriamo sia quella giusta».  

E qui si apre il discorso dei due Andrea. Entrambi vogliono rimanere per chiudere il lavoro iniziato con la Ducati, ma entrambi ora si guardano attorno. Come entrambi salutano l’arrivo di Lorenzo. «Sono molto contento che arrivi un pilota così forte e veloce, la Ducati ha fatto un’ottima scelta – dice Iannone -. A me dispiacerebbe andare via, ma non voglio pensarci. Di sicuro non accetterei una moto ufficiale nel team Pramac. Tra me e Dovi? Parleranno le gare». E Dovizioso: «Jorge è un gran valore aggiunto, sono contento per la Ducati. Il mio desiderio? Conta fino a un certo punto, sono sereno». E Lorenzo che dice? «Sono tutti e due bravi e veloci, uno dei due lotterà con me per vincere». L’ unica vera parola chiave di questa operazione. 

In qualifica ha fatto tanti giri consecutivi veloci, non solo uno. Cos’è cambiato dall’anno scorso: solo le gomme o altro?

«Ogni pilota ha una sua caratteristica: Lorenzo, per esempio, quella di essere velocissimo già dal primo giro. Io, solitamente, ho la qualità di andare in progressione, ma con le Michelin riesco a essere più veloce da subito: non so perché. Arrivo alla qualifica più rilassato e concentrato, sapendo di poter fare bene e, di conseguenza, viene tu tto più facile».

Come è messo sul passo gara?

«Lorenzo sembra avere qualcosa in più. Però guido forte e la Yamaha mi piace. Mi fa piacere perché questa era una delle p iste dove, da giovane, con le M ichelin andavo sempre forte, in vece con le Bridgestone ho sempre fatto fatica. Siamo veloci: bisogna vedere se basta».

Lorenzo nei primi giri potrebbe tentare la fuga?

«A inizio gara è quasi im battibile. Bisognerà quindi provare a tenere il suo ritmo ma, allo stesso tempo, cercare di conservare le gomme per la seconda parte di gara, perché qui il posteriore può andare in crisi».

Sotto questo aspetto, la Yamaha ha un vantaggio rispetto alle altre moto?

«Anche noi soffriamo tanto, ma la nostra è una moto gentile e in una pista stretta come questa, con un asfalto un po’ p a rticolare la velocità in curva della Yamaha dà una bella mano. Stiamo lavorando bene, però anche la Honda pare efficace».

Ma sarà una gara di velocità pura o più di tattica, d’impegno fisico, resistenza?

«Credo che Lorenzo proverà subito ad andare via e d i conseguenza la partenza e i p rim i g iri saranno fondamentali. Marquez è veloce all ’inizio , ma più pronto per la sfida nel fin a le .

L’obiettivo è non far scappare Lorenzo».

Ha scelto le gomme per la gara?

«No, almeno per quanto r iguarda l’anteriore (per il posteriore, sicuramente quella più dura, n.<J.r.): vanno bene sia la media sia la dura. Bisognerà anche capire che temperatura ci sarà. Se farà più caldo come previsto».

Si può sognare un arrivo all’ultima curva con lei, Lorenzo e Marquez?

«Difficile, anche se lì si sono decise tante gare».

Le piacerebbe che accadesse?

«Sarebbe bellissimo, ma se così fosse c re d o avrebbe grandissime possibilità d i vincere chi è quarto in quel momento…».

Oltre alla sua pole, può festeggiare la prima posizione di Nicolò Bulega, uno dei ragazzi della sua VR46: quale delle due le dà più soddisfazione? «Sicuramente la mia, ma è comunque gratificante anche vedere Bulega in pole. Ci stiamo divertendo e vogliamo mettere le basi per rimanere in questo ambiente: stare con loro è una grande soddisfazione, perchè ci alleniamo anche insieme».

Andrea Dovizioso, mai pensato di andare a Lourdes?

(ride) «Mai creduto nella sfortuna. Chi si nasconde dietro sbaglia. Certo, essere centrato in 2 gare su 3… qualcosa ti fa pensare. Ma succede. Sono tranquillo: non ho sbagliato nulla. Certo, è pesante guardare la classifica e pensare ai punti che avrei potuto avere».

Appare rilassato anche se nelle ultime due gare è stato trasformato in birillo e con l’arrivo di Lorenzo c’è solo un posto tra lei e Iannone in Ducati. E’ andato dallo psicologo?

(sorride) «No. E’ la conseguenza della maturità. Riesco a vedere la vita in modo diverso. Quella in moto e quella a casa, da babbo. Ho smesso di fare discorsi troppo “chiusi”, pensando solo a corse e risultati, un approccio che ti annebbia la realtà. Così arrivano anche più risultati».

La barba è il segno di questa maturità?

«Mi ero stufato di farla quasi tutti i giorni. Temevo che col casco desse fastidio, invece no. E mi piace».

Dovi babbo. Pochi giorni fa ha postato una foto con sua figlia Sara di sei anni: la prima volta in moto insieme. Che effetto fa?

«Non lo faccio quasi mai perché sui Social si sta andando troppo oltre. Non vedo perché condividere con tutti quello che fai in privato. A parte farsi figo, che per me è stupido. Ma è successa una cosa importante: mia figlia in minimoto!»

Emozionato?

«Tanto. Non l’ho organizzato. Amici mi hanno chiesto di portare i figli a provare per la prima volta in moto. C’era Sara. Ha visto i suoi amichetti prepararsi e senza dire nulla s’è vestita. E non è una da moto: fa ginnastica artistica».

Cosa pensa delle donne-pilota? Ecclestone dice che non possono guidare una F1: e una MotoGP?

«C’è una questione fisica. Una donna in MotoGP può fare bene, ma non avere la stessa intensità di un uomo su un mezzo che richiede forza per domarlo».

Dovi uomo. Dicono che sia troppo serio e troppo buono.

«Più che serio direi che non sono superficiale. Troppo buono sì, alla fine sì».

Una carambola tra lei e Pedrosa era destino: in un mondo di lupi siete i panda.

«E’ vero. Ma la sua reazione, il correre da me per scusarsi, per me è normale».

Non ha avuto l’istinto di dare un pugno a Iannone prima e Pedrosa poi?

«Non ne ho mai dato uno, neppure da ragazzino. E non sono impulsivo. Esserlo non è maturo e neppure producente. Io sono uno razionale, riesco a pensare anche in quei momenti».

Ed è pure aziendalista: portare a piedi la Ducati al traguardo non è passato inosservato.

«Quello invece è stato istintivo. Io corro così, per portare a casa il massimo risultato in ogni condizione. Sempre. E’ stata vista come una roba da eroe. Certo, paragonarlo con quello che hanno fatto altri è diverso, ma per me è assolutamente normale».

Dovi apprezzato per com’è, come lavora e sviluppa le moto: perché allora ha cambiato tante Case e rischia di farlo pure ora?

«Eh… Il primo errore in questo mondo è quello di etichettare a vita un pilota per ciò che ha fatto. E’ vero, pochi riescono a cambiare in carriera, ma io ci sono riuscito. In passato non ho ottenuto certi risultati perché avevo un approccio diverso, ora però la gente ha capito quello che so fare».

Ovvero?

«Sono arrivato in Hrc nel 2009 con una moto che non andava e nel 2011 c’era soltanto la Honda. E loro sanno benissimo perché, anche se è normale che abbiano scelto Stoner e Pedrosa. Lo stesso in Ducati. Sono arrivato in un momento buio e guardate ora dove siamo, con una moto che è riuscita a prendere il campione del mondo».

Quindi…

«Nessun pilota e nessun ingegnere da solo riesce a ottenere certi risultati. Nessuno è Dio in terra. Ma sta di fatto che in una situazione così in Honda e in Ducati i risultati sono stati questi. A livello personale ne sono molto soddisfatto».

Ha fatto con la Ducati quasi quello che è riuscito a Vale con la Yamaha. Sente riconoscenza?

«Da un lato sì, perché stiamo lavorando bene. Ma se davvero quello che è stato realizzato in questi quattro anni è stato riconosciuto lo potrò dire tra poco, cioè quando verrà efettuata una scelta».

Correre a fianco di Lorenzo le fa paura?

«Assolutamente no. Dall’Europeo alla MotoGP abbiamo fatto tutta la carriera assieme, cambiando categoria nello stesso momento, ma sempre da avversari. Lui è stato più bravo, è riuscito ad evolversi di più e soprattutto a vincere. E’ un dato di fatto. Mi piacerebbe molto avere la possibilità di correre con la stessa moto, che ho creato anch’io».

Dire che Lorenzo toglierà tutti i dubbi sulla capacità della Ducati di vincere il Mondiale non significa che con lei e Iannone non è possibile?

«E’ normale che una Casa voglia chi come Lorenzo, Valentino e Marquez ha portato a casa i campionati».

Ha detto che aspetta la scelta Ducati…

«No no, non sto dietro la dietro la porta ad aspettare. Mi guardo in giro, ci sono più opzioni (Suzuki, Ktm e forse Honda, ndr). Farò la mia scelta e, indipendentemente da come ragionerà Ducati, sono sereno. Se vogliamo prendere la stessa strada convinti ben venga, se Ducati la pensa diversamente nessun problema».

Non sarebbe dispiaciuto?

«Certo, perché non è un progetto finito. Però la vivrei serenamente. Cambiare per me non è un problema».

Perché lei e perché Iannone?

«Io ce l’ho la risposta, ma non sono la persona che deve darla».

Troppo buono?

«Sì. Sono di parte, non sarebbe corretto».

AMPIA OFFERTA DI CONTENUTI – A vantarne i diritti in esclusiva SKY, che trasmetterà l’evento su Sky Sport MotoGP HD (canale 208). I 5 canali del mosaico interattivo in HD, lo Sky Sport Tech e il “Ghost”, per analizzare traiettorie e dinamiche, arricchiranno l’appuntamento in terra iberica.

ITALIA CONTRO SPAGNA – Marc Marquez ha 33 punti di vantaggio su Valentino Rossi, ma le prestazioni incoraggianti della M1 incoraggiano il “Dottore” ad avviare la rimonta. Serio candidato al trionfo pure Jorge Lorenzo, che da questa pista aveva iniziato a macinare punti pesanti nella passata stagione. Il suo obiettivo è confermarsi campione mondiale con Yamaha, prima di approdare alla Ducati, mentre Andrea Dovizioso e Andrea Iannone sono decisi a lottare per la conferma nel team. In Moto3, il pilota dello Sky Racing Team VR46 Romano Fenati, dopo la vittoria ad Austin,  è atteso alla conferma su un circuito dove ha già conquistato due successi (2012-14).

LE VOCI – Guido Meda commenterà la Moto GP, insieme a Mauro Sanchini. Zoran Filicic sarà invece ai microfoni di Moto2  e Moto 3, rispettivamente con Roberto Locatelli e Sanchini. A condurre le operazioni dal Paddock Irene Saderini, affiancata dalle analisi di Loris Capirossi. Inviati ai box Sandro Donato Grosso e Marco Selvetti, con gli interventi di Giovanni Zamagni. Sotto vi riportiamo la programmazione completa della giornata:

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