Napoli, condannato a 4 anni e 4 mesi il carabiniere che uccise il 16enne Davide Bifolco

Napoli, condannato a 4 anni e 4 mesi il carabiniere che uccise il 16enne Davide Bifolco

E’ stato condannato per omicidio colposo a quattro anni e quattro mesi di carcere Giovanni Macchiarolo, ovvero il militar che nella notte del 5 settembre 2014 uccise con un proiettile partito dalla pistola d’ordinanza il 16enne Davide Bifolco. Il verdetto è stato emesso nella giornata di ieri dal gup, il giudice per le udienze preliminari di Napoli Ludovica Mancini e ad attenderlo vi era una folla di amici e parenti del giovane Davide.

Per chi non lo ricordasse, era la notte del 5 settembre 2014 quando al 118 di Napoli era arrivata una telefonata per un pronto intervento, una volta giunti i soccorsi questi hanno visto un ragazzino disteso per terra privo di vita. Si trattava proprio di Davide Bifolco un giovane residente nel rione Traiano, che pochi minuti prima era stato colpito da un proiettile partito, come abbiamo già anticipato dalla pistola d’ordinanza di un carabiniere durante un inseguimento. Stando alle perizie svolte dai tecnici del pubblico ministero e quelli nominati dal giudice nel corso del processo con il rito abbreviato, il colpo sarebbe partito accidentalmente dall’arma del militare che cadde nel momento in cui afferrò il 16enne che scappava per un braccio.

Il giovane si trovava a bordo del suo scooter con Salvatore Triunfo, arrestato proprio nei giorni scorsi per spaccio di droga, ed anche una terza persona che i carabinieri ritenevano fosse il latitante ricercato Arturo Equabile. “Io ti uccido. Tu hai ucciso mio figlio bloccando il suo cuore e io il tuo me lo mangio”, ha dichiarato Flora, la madre di Davide, dopo la sentenza di condanna. “L’altro mio figlio e’ in carcere perche’ e’ stato condannato a cinque anni per un furto e lui che ha tolto la vita a mio figlio ha avuto anche di meno adesso se lui non va in galera, anche mio figlio deve uscire dal carcere”, ha aggiunto la donna.Intervenuto anche il legale di Bifolco, Fabio Anselmo il quale ha dichiarato: “Si tratta di una condanna pesantissima per omicidio colposo che assomiglia molto a una per omicidio volontario con dolo eventuale”.

“Sicuramente rende giustizia a un fatto gravissimo che noi riteniamo non sia colposo, ma che è stato portato al giudice con un compendio investigativo e con una scelta di rito abbreviato tale da rendere imbarazzante l’ipotesi di omicidio colposo ma senza il tempo di poter dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che si è trattato di omicidio volontario”, ha aggiunto il legale.L’udienza si è svolta a porte chiuse, con ingresso consentito ai solo genitori del ragazzo ucciso. Nella mattinata di ieri il padre e il fratello di Davide hanno assistito in aula alla lettura della sentenza firmata dal giudice Ludovica Mancini, che ha superato la richiesta del pm Manuela Persico che, per il carabiniere imputato erano stati chiesti infatti 3 anni e 4.

Quattro anni e quattro mesi di reclusione, un anno in più rispetto alla pena richiesta dal pubblico ministero. È stata più severa del previsto la pena inflitta al carabiniere che la notte del 5 settembre di due anni fa al Rione Traiano a Napoli uccise con un colpo di pistola il 17enne Davide Bifolco. Il giovane era in sella a uno scooter guidato da un amico, forse un pregiudicato del quartiere, che non si era fermato a un posto di blocco.

La sentenza è stata emessa dopo oltre due ore di camera di consiglio dal gup Ludovica Mancini. Il carabiniere Giovanni Macchiarolo è stato riconosciuto responsabile di omicidio colposo: per lui quasi il massimo della pena prevista per questo reato, considerando che ha beneficiato dello sconto previsto dall’adozione del rito abbreviato. Il militare, assistito dall’avvocato Salvatore Pane, ha sostenuto che il colpo era partito accidentalmente, mentre stava per cadere. Il giudice ha ritenuto che abbia agito con gravissima imperizia e negligenza ma non abbia sparato con l’intenzione di colpire il giovane, tesi proposta dall’avvocato di parte civile Fabio Anseimo, che assiste i familiari della vittima.

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