R1, arriva nelle nostre case il primo personal robot che funge da maggiordomo e tutto in italiano

0

1864776_pronto_r1Dopo il personal computer, il personal robot. Lo ha progettato e costruito l’Istituto italiano di tecnologia di Genova in 16 mesi, con una squadra di 22 scienziati, età media 37 anni. Il personal humanoid, il robot per uso domestico, si chiama per ora Rt, o Robott, ma ognuno potrà dargli il nome e la voce che preferisce. È pensato per essere usato a casa o in strutture sanitarie ma in futuro potrebbe diventare pure un assistente personale in ufficio.

A voler semplificare al massimo, è un computer in forma umanoide che ti ascolta, risponde, fa quello che gli chiedi, ha ruote che gli permettono di muoversi (velocità massima: 2 chilometri orari, giudicata dai progettisti il limite di sicurezza), ha mani che gli consentono di afferrare oggetti e quindi cucinare, fare le pulizie, ma può anche ricordarti che devi prendere una medicina.
Immaginiamo la mattinata tipo di un anziano che vive solo: programma il suo R1 perché lo svegli alle 8, gli porti la pillola per la pressione e prepari il caffè, trasmetta, grazie alla scheda wireless, i suoi dati sanitari al medico di base e si colleghi al supermercato per fare la spesa online. Niente di più facile. Ma quanto costa? Il prototipo costruito all’Iit, un pezzo unico, è costato 50 mila euro; nella fase di preindustrializzazione scenderà a 25 mila; e quando, fra circa 18 mesi, sarà pronto per entrare in produzione di massa — grazie all’intervento di un investitore privato — l’obiettivo è portarlo a costare quanto uno scooter, intorno agli 8 mila euro.

R1 è stato progettato con l’apporto di designer e neuroscienziati che ne hanno valutato l’impatto non solo visivo per rendere più «normale» possibile l’interazione con l’uomo: il suo volto è uno schermo led a colori e può mutare espressione, le sue mani sono rivestite di una pelle artificiale in grado di avvertire e calibrare la pressione in modo da poter prendere un bicchiere o stringere una mano senza arrecare danni. Perché la prima legge della robotica, scriveva Asimov, è non far male agli umani e Ri deve essere prudente in ogni movimento.

Un metro e 20 estensibile fino a 1,45, con braccia estensibili a loro volta, Ri pesa 50 chili e si ricarica come un cellulare. Quanto ai comandi, si possono dare verbalmente o tramite un device come il telefonino. Appena entrato in casa il personal humanoid mappa il luogo in modo da riconoscerlo e muoversi con sicurezza. In parte Ri è l’applicazione in scala commerciale del gioiello dell’Iit, il robot bambino iCube. Software e hardware in Ri sono cresciuti insieme e non sono stati «innestati» uno sull’altro: questa è la novità progettuale del nuovo humanoid. Ma ci sarà davvero Ri nel nostro futuro domestico? Gli scienziati genovesi pensano di sì.

«R1 è la nostra prima piattaforma umanoide a basso costo pensata per un’ampia distribuzione nelle case» e in futuro sarà realizzato con materiali biodegradabili «come plastiche di nuova generazione. Fin dall’inizio per questi prodotti di largo consumo futuro bisogna prevedere la sostenibilità, per evitare errori come sono stati fatti con l’elettronica oggi molto difficile da smaltire a fine ciclo». Lo ha detto il direttore scientifico di Iit Roberto Cingolani parlando del nuovo R1 – your personal humanoid – nato nei laboratori dell’Istituto. «Stiamo discutendo con Ibm Italia di alcuni pacchetti di intelligenza che dovrebbero consentire di utilizzare R1 in casa come assistente domestico per aiutare le persone bisognose come gli anziani, in ospedale o sul posto di lavoro – ha detto Cingolani -. L’idea è che di fatto sia una specie di computer al quale si associa un software dedicato per specifica applicazione. In futuro queste macchine lavoreranno in cloud e saranno sempre più performanti. Però R1 nasce con l’idea di essere utilizzabile ogni giorno».

Il percorso di R1 – your personal humanoid sarà quello di essere utilizzato come interfaccia per alcuni servizi, fornire informazioni o aiutarci in un centro commerciale o in un aeroporto o alla stazione poi sviluppare applicazioni utili in casa. Lo ha detto Giorgio Metta, papà di iCub e di R1, vicedirettore scientifico dell’Iit. «Le prospettive commerciali sono immense – ha detto Metta presentando R1 -. Questo è un mercato “blue ocean”, tutto da sviluppare. R1 costerà alcune decine di migliaia di euro per poi scendere progressivamente di prezzo. Nel frattempo avrà tutte quelle applicazioni utili per il supporto domestico». R1 oggi è un prototipo: «è necessaria una fase di industrializzazione per renderlo producibile – ha detto Metta -. Questo vuol dire selezionare i componenti perché siano fabbricabili in larga scala. E perché sia disponibile per tutti è necessario un finanziamento di tipo industriale, connettersi alle realtà produttive perché non possiamo farlo come centro di ricerca».

L’Iit ha investito nella sua storia una settantina di milioni di euro per sviluppare una serie di piattaforme robotiche che vanno da iCub a Walkman al plantoide e la robotica chirurgica – ha detto Metta -. Da questa ricerca sono filiate la riabilitazione come prostetica e esoscheletri. R1 è un altro di questi figli, un robot si servizio che potrà essere utilizzato in situazioni domestiche». R1 tra 10 anni «sarà costruito con nuovi materiali, la parte elettronica incorporata nella struttura, batterie di nuova concezione e funzionalità avanzate. Sempre connesso a internet, sarà il centro dell’internet delle cose. R1 ci seguirà, verrà con noi e ci aiuterà perché al contrario di altri elettrodomestici non rimane fermo».

«Abbiamo già ricevuto delle offerte da investitori privati. Ora stiamo procedendo molto in fretta perché, nel mondo, in molti stanno puntando allo sviluppo di umanoidi commerciali», spiega Metta, alle prese ora con la creazione delle varie applicazioni per R1 (che dovrà saper fare il caffè e rispondere anche alla chiamata di un anziano), oltre che con i test di validità del software, che verrà poi aggiornato da remoto. «Basta pensare alla diffusione dei telefonini, la cui crescita esponenziale li ha portati nel 90% delle famiglie in soli 15 anni: lo stesso potrebbe accadere con i robot umanoidi», prevede il padre di R1.

La pervasività delle nuove tecnologie robotiche potrebbe essere solo in parte rallentata dalla necessità di una costante manutenzione meccanica, eseguita da «un concessionario del robot che faccia un servizio di post-vendita». E qui c’è anche una delle principali sfide per gli scienziati: «R1 pesa 50 chili, è di plastica e di fibra di carbonio e metallo. Stiamo lavorando a materiali intelligenti, come quelli basati su grafene, polimeri biodegradabili, sensori sofisticati, batterie più efficienti». Non dimentichiamo che dovrà lavorare 16 ore al giorno e, quindi, «bisogna puntare a un’affidabilità e a una robustezza paragonabili a quelle di un aeroplano. Tutto a prova di usura».

R1 è stato realizzato in soli 16 mesi grazie alla collaborazione di una squadra di 22 scienziati e tecnici di IIT guidati da Giorgio Metta, alcuni progettisti industriali dell’area genovese, e un gruppo di industrial & graphic designer, esperti di entertainment e illustratori proveniente da due diverse realtà creative: una di Milano che ha coordinato lo sviluppo del concept creativo, l’individuazione degli scenari di interazione e mercato coordinata da Andrea Pagnin e Luigi Focanti per 6.14 Creative Licensing, e l’altra di Barcellona coordinata da Pierpaolo Congiu di Drop Innovation, che ha collaborato con la realtà milanese per la realizzazione del design delle superfici dell’umanoide.

L’altezza di R1 è variabile, il suo corpo si estende da 125 a 140cm grazie a un busto allungabile. Similmente, le sue braccia si possono estendere di 13cm in avanti, per raggiungere oggetti lontani. Il torso, oltre a muoversi in alto e in basso, può anche torcere lateralmente. Il movimento in autonomia è garantito da una batteria per circa 3 ore; quando si scarica, basta collegarlo alla presa elettrica di casa tramite un alimentatore, proprio come qualsiasi elettrodomestico. R1 riesce a muoversi negli ambienti grazie a ruote con cui raggiunge una velocità di 2 km/h, valore che i progettisti hanno determinato come limite di sicurezza.

Il volto è costituito da uno schermo LED a colori, le cui facce stilizzate danno al robot le espressioni utili alla comunicazione non verbale con l’uomo. Brevettato da IIT, lo schermo è pensato per avere un costo basso, e ospita i sensori per la visione: 2 telecamere stereo e 1 scanner 3D; quelli per l’equilibrio: 1 accelerometro e 1 giroscopio; e quelli per la generazione e percezione del suono: altoparlanti e 1 microfono. Nella pancia alloggiano, inoltre, i 3 computer che governano le capacità del robot, dal calcolo al movimento della testa e al controllo dei sensori. Una scheda wireless permette al robot di collegarsi alla rete internet, ricavando informazioni utili alla sua interazione con l’uomo o aggiornamenti del suo software. Il software, infatti, ha parti Open Source in modo da beneficiare della collaborazione della community che già opera intorno alla robotica umanoide di IIT.

Inizialmente il costo sarò proibitivo, come una piccola autovettura e pensato solo per grandi strutture, come può essere un centro anziani, In futuro il costo srà più accessibile ed aperto ad un mercato consumer.

Rispondi o Commenta