Nebrodi shock, rubavano e macellavano clandestinamente bestiame: rischio tubercolosi

Davvero incredibile quanto sta accadendo negli ultimi giorni in alcuni Comuni dei Nebrodi, nel messinese, dove gli agenti del commissariato di polizia di Sant’Agata di Militello e della squadra mobile di Messina, coordinati dalla procura della Repubblica di Patti, hanno eseguito 33 misure cautelari, emesse dal gip Andrea La Spada, nei confronti di allevatori, macellai e veterinari in servizio presso l’Azienda sanitaria provinciale di Sant’Agata di Militello. Stando a quanto è emerso un sindaco veterinario, un comandante della polizia municipale, un sostituto commissario di polizia, potevano contare su complicità nei posti chiavi i componenti delle due organizzazioni criminali che sui Nebrodi, sostanzialmente controllavano il groppo business dei furti, macellazioni abusive di capi di bestiame e di commercio di carni infette.

I 33 soggetti destinatari delle misure cautelari, sono accusati di associazione a delinquere, furto, ricettazione, maltrattamento e uccisioni di animali, commercio di sostanze alimentari nocive, adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari, truffa aggravata per il conseguimeto di erogazioni pubbliche, vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine. Nello specifico 19 persone hanno ricevuto l’obbligo o il divieto di dimora, tre sono stati sospesi dall’esercizio del pubblico ufficio.

Le indagini hanno individuato due associazioni che facevano riferimento ai Tortoriciani e ai Cesaresi, che operavano tra Sant’Agata Militello, San Fratello, Tortorici, Cesarò, Alcara li Fusi, Caronia, composte da allevatori e macellai, che praticamente rubavano animali destinati ad una filiera clandestina che terminava con la macellazione e vendita al pubblico di alimenti praticamente considerati pericolosi per la salute; come prevedibile, questa carne non era sottoposta ad alcun controllo. In, realtà in tutto gli indagati dell’operazione «Gamma Interferon» sono 50 e ognuno avrebbe avuto un preciso ruolo nell’organizzazione della filiera illegale e clandestina delle carni parallela a quella certificata.

Come abbiamo anticipato, l’attività si svolgeva tra Sant’Agata Militello, San Fratello, Tortorici, Cesarò, Alcara li Fusi e Caronia, e proprio da queste località si controllava il commercio illegale di carne, mettendo a serio rischio la salute dei cittadini. “I miei più sentiti ringraziamenti alla dott.ssa Rosa Raffa, Procuratore della Repubblica di Patti ed ai suoi Sostituti per il lavoro costante e fondamentale messo in campo a beneficio dei Nebrodi e della collettività tutta. Complimenti vivissimi al Questore di Messina Giuseppe Cucchiara e al Dirigente del Commissariato Vice Questore Daniele Manganaro e a tutti gli uomini e le donne della Polizia di Stato che hanno lavorato e contribuito al risultato raggiunto. Grazie di cuore”, è questo quanto dichiarato nella giornata di ieri da Giuseppe Antoci, ovvero il Presidente del Parco dei Nebrodi il quale ha tenuto a ringraziare personalmente la Procura della Repubblica di Patti e la Polizia di Stato per l’operazione portata a compimento nella giornata di ieri.

Cinquanta indagati, trentatré dei quali raggiunti da misure cautelari. Undici persone arrestate, tre rinchiuse in carcere. Otto veterinari dell’Asp di Sant’Agata Militello finiti nei guai, quattro di essi si ritrovano agli arresti domiciliari, altri tre sono stati sospesi dall’esercizio del pubblico ufficio mentre l’ottavo, indagato in stato di libertà e senza alcuna misura, è il sindaco di Floresta. Fa davvero impressione il bilancio dell’operazione Gamma Interferon che ha portato alla luce una filiera sommersa delle carni nel comprensorio dei Nebrodi. Diversi allevatori e macellai facevano affari con la complicità di funzionari, mettendo a rischio la salute di non pochi consumatori. Tra i reati contestati ad alcuni soggetti, funzionali a un’organizzazione accusata d’aver attuato frodi alimentari, ci sono furti, maltrattamenti, uccisioni di animali tramite macellazione clandestina truffe. Ai funzionari si contestano abusi ed omissioni in atto d’ufficio, falsi, favoreggiamento.

E davvero sconcertante lo scenario sul quale ieri mattina in Questura, i vertici della Polizia di Messina e del Commissariato di Sant’Agata, hanno tenuto una conferenza stampa molto importante. Oltre alla rivendicazione delle indagini ad alta specializzazione messe a segno dal Commissariato e dalla Procura, perprimo il questore Giuseppe Cucchiara e poi i dirigenti della Squadra mobile Franco Oliveri e del Commissariato di Sant’Agata, Daniele Manganaro, si sono soffermati sui pericoli connessi alla macellazione clandestina e alla vendita della carne cosi ricavata. Hanno rivelato i rischi intollerabili per la salute umana che nel comprensorio del Parco dei Nebrodi sono stati prodotti dalla sottrazione ai controlli di sicurezza di una certa quantità di carni, salumi o derivati del latte «che finivano sulle tavole dei consumatori».

Senza fare eccessivo allarmismo, «perché una cosa è la filiera illegale scoperta, un’altra resta la carne macellata e venduta correttamente nei canali ufficiali, secondo la legge», si è comunque fatta la constatazione che con la vendita accertata «di carni di animali in regime di contiguità con capi infetti da tubercolosi o da brucellosi, è stata messa a grave rischio la salute dei consumatori». Sconcerta che al vertice di variegate attività illegali, vi fossero ben gruppi criminali imperanti l’uno a Tortorici e l’altro a Cesarò, rispettivamente guidati da Biagio Salvatore Borgia e Nicolino Gioitta .Eche il secondo gruppo, sempre secondo l’accusa, si sarebbe avvalso di svariate complicità nell’area Igiene e salute dell’Asp di Sant’Agata. Il dirigente Antonino Ravì Pinto e tre medici veterinari – Fortunata Grasso, Sebastiano Calarmi Runzo e Antonino Calanni – sono stati posti agli arresti domiciliari e devono difendersi dall’accusa di avere favorito quanti mettevano a rischio la salute pubblica. Altri quattro sono i veterinari indagati e tre di loro sospesi dall’esercizio del pubblico ufficio.

E così all’alba di ieri i poliziotti del commissariato e della Mobile hanno dato esecuzione alle 33 misure cautelari emesse dal gip di Patti, Andrea La Spada, su richiesta del sostituto procuratore Francesca Bonanzinga. Ad una decina di indagati è contestata l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di un numero elevato di reati. Complessivamente sono 148 i capi d’imputazione variamente distribuiti: furti, ricettazione, e maltrattamento ed uccisione di animali, commercio di sostanze alimentari nocive, truffa aggravata per conseguire erogazioni pubbliche, abuso o omissione in atto di ufficio, falso, favoreggiamento. Tra le persone raggiunte da misura oltre una ventina sono allevatori o macellai: ciascuno
avrebbe avuto un ruolo preciso nella filiera clandestina. Su questo mondo sommerso il commissariato coordinato dalla Procura pattese (i sostituti Luca Melis e Francesca Bonanzinga, con la guida del procuratore capo Rosa Raffa) hanno avviato nell’autunno 2014 indagini concluse a fine 2015, quasi un anno dopo. Secondo l’accusa gli indagati, con compiti differenti, avrebbero tutti concorso ai differenti passaggi della filiera. Alcuni con il reperimento della“materia prima”, tramite furti seguiti da caccia di frodo e sistemazione di gabbie disseminate nel Parco. Altri con il trattamento dei capi bovini e ovini, macellati clandestinamente, altri ancora con la messa in commercio ai danni del consumatore. Complessivamente sono dieci i macellai indagati, distribuiti tra diversi comuni di competenza del commissariato di polizia di Sant’Agata Militello.

Un cerchio che si chiude dopo quasi due anni di indagini serrate. Tessere di un puzzle nefasto ricostruito dal lavoro degli agenti del commissariato di Polizia di Sant’Agata Militello, guidato dal vice questore aggiunto Daniele Manganaro. Abigeati e maltrattamento di animali, macellazioni clandestine, immissione sul mercato di alimenti pericolosi per la salute, privi di controlli sanitari e ad altissimo rischio per la trasmissione di malattie infettive. Ma nel puzzle ci sono anche truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, abuso d’ufficio, falso, omissione in atti d’ufficio e favoreggiamento. Sono tutti i capi d’imputazione mossi, a vario titolo, alle 33 persone destinatarie delle misure cautelari disposte dal gip Andrea La Spada.
L’operazione “Gamma Inter- feron” ha portato in carcere Biagio Borgia, 30enne di Militello
Rosmarino, e Nicolino Gioitta, 48enne di Alcara Li Fusi, allevatori ritenuti al vertice di due distinti gruppi dediti all’organizzazione criminosa. Arresti domiciliari per Tindara e Carmelo Ferraro, rispettivamente la compagna ed il cognato di Borgia, Tindaro Agostino Ninone, titolare di una macelleria di Mirto, Carmelo Gioitta e Salvatore Artino Inferno.
Nella rete sono finiti anche medici veterinari in servizio presso l’Asp di Sant’Agata Mditello. Ai domiciliari sono stati ristretti Antonino Ravì Pinto, referente locale dell’area di igiene
e salute dell Asp ed 1 veterinari Fortunata Grasso, Sebastiano Calanni Runzo ed Antonino Ca- lanni. Altri allevatori sono stati raggiunti da obbligo di dimora nei rispettivi comuni di residenza.
Si tratta di Sebastiano Conti Mammamica, Carmelo Galati Massaro, Giancarlo Fontana, Nicola Paraci, Antonio Faraci Treonze, Antonino Calò, Giuseppe Calcò Labruzzo, Giovanni Girbino, Aurelio Claudio Pa- terniti,VincenzoMaenza, Tommaso Blandi, Giuseppe Oddo, Gaetano Liuzzo Scorpo, Nicolò Calanni, Luigi e Filadeflio Vieni, Sebastiano e Salvatore Mu- sarra. Divieto di dimora a Torto- rici, invece, per Alberto Paterni-
ti. Infine per tre veterinari è stata disposta la sospensione dal servizio. Nicolò Maimone, sospeso per un anno, Carmelo Scillia, per otto mesi, ed Onofrio Giglia, per sei mesi. Cinquanta in tutto i nomi dei soggetti finiti nell’inchiesta, coordinata in origine dal sostituto procuratore Luca Melis, e quindi dalla pm Francesca Bonazin- ga che ha firmato le richieste. L’indagine ha preso le mosse dal riscontro da parte della Polizia di una recrudescenza sospetta dell’antico reato di abigeato.
Gli animali, reperiti attraverso furti, caccia di frodo e sistemazione di gabbie nell’area protetta dei Nebrodi, venivano macellati clandestinamente, in spregio ad ogni controllo e senza rispetto dello stesso animale e delle norme igienico sanitarie. La carne così prodotta veniva quindi posta in commercio. A garantire la filiera clandestina, secondo la ricostruzione degli inquirenti, la complicità di medici veterinari dell’Asp di Sant’Agata Militello. I reati loro contestati vanno dall’abuso d’ufficio al falso, quindi omissione in atti d’ufficio, diffusione di malattie degli animali e favoreggiamento. Il loro ruolo sarebbe stato quello di garantire la “legalizzazione” sulla carta con falsa documentazione e apposizione di marchi identificaficati o infetti, né l’utilizzo di importanti quantitativi di farmaci irregolari e illegali da somministrare agli animali destinati al consumo umano.

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