Bologna, Pasqua a scuola senza benedizione Il Tarla vieta

Nella giornata di ieri il Tar dell’Emilia Romagna ha accolto il ricorso di alcuni genitori ed insegnanti, annullando di fatto la delibera con cui il consiglio di una scuola di Bologna aveva autorizzato le benedizioni pasquali a scuola. Tali benedizioni era state chieste dai parroci dei plessi dell’Istituto comprensivo 20 e l’ok del consiglio creò molte polemiche arrivate per lo più dal mondo politico. «Con l’accoglimento del nostro ricorso si è affermato un principio importantissimo, non solo per la scuola di Bologna, ma per la scuola italiana. L’indicazione è estremamente chiara: la scuola è laica. A scuola si insegna a vivere insieme, si fa cultura. Le pratiche religiose restano fuori. È stato affermato un principio della Costituzione», commenta in questo modo Monica Fontanelli, ovvero una delle insegnanti che ha presentato il ricorso accolto dal Tar.

A proporre le benedizioni lo scorso anno ed esattamente nel mese di gennaio del 2015 erano stati i sacerdoti di Santa Maria della Misericordia, San Giuliano e Santissima Trinità, ovvero le tre Parrocchie vicine alla scuola, presente nel quartiere Santo Stefano, e mentre in due di queste la richiesta non ha provocato conseguenze nell’ultima ovvero alle Fortuzzi è andata diversamente.

Un gruppo di insegnanti palesemente contrari alla richiesta hanno persino deciso di mettere nero su bianco la loro contrarietà alla decisione di voler far benedire la scuola, scatenando in questo modo una polemica infinita. Fu quello il momento in cui sette insegnanti decidero di agire legalmente presentando ricorso al Tar. «Una iniziativa discriminatoria che calpesta la laicità dello Stato», dichiararono gli insegnanti che si schierano contrari sin da subito. Ebbene, per chi ricorda il caso, la benedizione arrivò comunque prima della pronuncia del Tar sulla sospensiva.

Giornata importante dunque quella di ieri, giornata in cui è stato accolto il ricorso grazie al giudizio dei giudizi i quali hanno dichiarato nello specifico quanto segue: “Il princincio di costituzionalità della laicità o non confessionalità dello stato non significa indifferenza di fronte all’esperienza religiosa, ma comporta piuttosto equidistanza e imparzialità rispetto a tutte le confessioni religiose. Ciò fa sì che anche la tutela della libertà religiosa non si risolve nell’esclusione totale dalle istituzioni scolastiche di tutto ciò che riguarda il credo confessionale della popolazione, purché l’attività formativa degli studenti si giovi della conoscenza di simili fenomeni se ed in quanto fatti culturali portatori di valori non in contrasto con i principi fondanti del nostro ordinamento e non incoerenti con le comuni regole del vivere civile». “Si è affermato un principio importantissimo, non solo per la scuola di Bologna, ma per la scuola italiana”, dichiarano invece alcune delle persone, tra insegnanti e genitori che sin da subito avevano deciso di presentare ricorso, accolto soltanto dopo un anno. 

«No alle benedizioni a scuola». A sorpresa (e proprio nel primo giorno di Quaresima) ieri il Tar dell’Emilia-Romagna ha accolto il ricorso presentato da alcuni insegnanti e genitori e dal comitato «scuola e costituzione» annullando così la delibera con cui un consiglio d’istituto di Bologna aveva autorizzato le benedizioni a scuola. La decisione, senza «consolidati precedenti giurisprudenziali», come la definiscono anche i giudici, è arrivata a quasi un anno di distanza da una vicenda che suscitò forte polemica, arrivando persino sulla prima pagina del New York Times. Ora il primo banco di prova saranno le prossime benedizioni pasquali.

I giudici hanno spiegato che la decisione assunta «non significa indifferenza di fronte all’esperienza religiosa, ma equidistanza ed imparzialità rispetto a tutte le confessioni religiose». D’altro canto la scuola «non può essere coinvolta nella celebrazione di riti religiosi che sono essi sì attinenti unicamente alla sfera individuale di ciascuno» hanno inoltre precisato, «e si rivelano quindi estranei a un ambito pubblico che deve di per sé evitare discriminazioni». L’annullamento delle benedizioni è stato, ovviamente, accolto con soddisfazione dagli autori del ricorso: «Si è affermato un principio importantissimo, non solo per la scuola di Bologna, ma per la scuola italiana. L’indicazione è estremamente chiara: la scuola è laica. A scuola si insegna a vivere insieme, si fa cultura. Le pratiche religiose restano fuori. È stato affermato un principio costituzionale», ha detto l’insegnante Monica Fonta- nelli.

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