E’ l’anno delle scoperta made in Italy: Leucemia Linfatica Cronica, scoperta nuova terapia la causa sono i Macrofagi

Leucemia linfatica cronica- attualmente dall’ospedale San Raffaele di Milano arrivano buone notizie in fase di ricerca scientifica, per i pazienti affetti da uno dei rumori del sangue più diffuso in Europa. I ricercatori sono riusciti a capire quali fossero le cause dello sviluppo delle cellule leucemiche, riuscendo a sviluppare un metodo che spiega come le stesse siano alimentate da cellule macrofagi, cioè cellule del sistema immunitario che in uno stato di normalità e che diventano l’organismo dalle infezioni.

La luce mia linfatica cronica in ambito medico, s’intende un tipo di leucemia, dove i linfociti B CD5+, si allargano e si accumulano in varie parti del corpo, tra cui il nostro sangue, i linfonodi e il midollo osseo.

Questo tipo di leucemia e quella più diffusa specialmente nei paesi occidentali con preminenza nel sesso maschile. I rapporti ha calcolato 5-15 su 100.000 persone. Tutto era quanto riguarda l’età si diffonde particolarmente alla quinta decade, toccando l’incidenza massima nell’ottava decade. Per questo è stata ribattezzata la luce mia dell’anziano.

“Bloccare queste interazioni, solo in parte bersagliate dalle terapie convenzionali – spiega il professor Federico Caligaris, direttore scientifico di Airc – rappresenta la chiave di volta per mettere a punto nuove terapie efficaci contro l’evoluzione del tumore”.
“Abbiamo studiato lo sviluppo della leucemia in vari modelli sperimentali, osservando che la malattia non progredisce o addirittura regredisce in assenza dei macrofagi, – aggiunge la dottoressa Maria Teresa Sabrina Bertilaccio, ricercatrice presso l’Irccs Ospedale San Raffaele. – La nostra speranza – conclude – è che i pazienti affetti da malattie linfoproliferative possano beneficiare in futuro di questi nuovi approcci terapeutici”.
Dicevamo dunque dei progressi che la medicina sempre più frequentemente registra grazie alla professionalità dei ricercatori italiani con vere e proprie terapie “made in Italy”.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Cell Reports, ha identificato una nuova terapia che mirano a colpire proprio questa interazione cellulare.

La ricerca è stata finanziata dall’ Associazione italiana per la ricerca contro il cancro (Airc).Lo scopo della stessa era quello di bloccare l’avanzare del tumore. I ricercatori hanno analizzato le diverse interazioni molecolari tra le cellule malate e il microambiente, fino ad oggi tutte le terapie adottate hanno avuto un impatto solo parziale sulla malattia, ma grazie al nuovo studio sarà possibile mettere a punto nuove tecniche al fine di bloccare in modo definitivo l’avanzare e l’aggressività del tumore.

Leucemia linfatica cronica, dalla ricerca del San Raffaele nuova terapia a base di macrofagi

Il punto chiave

I macrofagi, sono la chiave determinante per una cura concreta “Abbiamo studiato lo sviluppo della leucemia in vari modelli sperimentali, in assenza dei macrofagi la malattia non progredisce ma addirittura regredisce “, spiegano gli esperti del San Raffaele.

Risultati positivi – “L’eliminazione selettiva dei macrofagi tramite l’inibizione della molecola CSF1R, presente sulla superficie di queste cellule, è in grado di migliorare la sopravvivenza in modelli sperimentali, senza causare effetti collaterali”, ha osservato Giovanni Galletti.”La speranza dei ricercatori è quella che in un futuro prossimo i pazienti affetti da tali patologie possano beneficiare di questi nuovi approcci terapeutici”.

I macrofagi (noti anche come istiociti o istociti) sono cellule mononucleate tissutali che appartengono al sistema dei fagociti. Di quest’ultimo sistema fanno pure parte igranulociti neutrofili e i monociti. Essi svolgono un ruolo molto importante nelle risposte immunitarie naturali e specifiche. La loro funzione principale è la fagocitosi cioè la capacità di inglobare nel loro citoplasma particelle estranee, compresi i microrganismi, e di distruggerle. Secernono inoltre citochine ad attività proinfiammatoria e presentano l’antigene ai linfociti T-CD4.

Origine dei macrofagi

La cellula progenitrice dei macrofagi, come peraltro di tutte le altre cellule ematiche, è lacellula staminale multipotente. Nel midollo osseo questa cellula si differenzia in vari stipiti cellulari tra cui quello che dà origine al monoblasto; maturando questa cellula lascia il midollo e si riversa nel torrente circolatorio sotto forma di monocita.

I monociti in circolo sono circa 500-1000/mm3, hanno un diametro di 10-15 micron, un nucleo reniforme o a fagiolo e un citoplasma finemente granulare contenente lisosomi, vacuoli fagocitici e filamenti di citoscheletro.

Dal sangue migrano nei tessuti e maturando si trasformano in macrofagi. Quindi i monociti e i macrofagi tissutali rappresentano due stadi di uno stesso stipite cellulare spesso denominato sistema dei fagociti mononucleati; questo sistema era indicato in passato con il termine ormai abbandonato di sistema reticolo-endoteliale.

Nella sede di migrazione, caratterizzata dalla posizione strategica dalla quale captare gli agenti microbici, i macrofagi assumono caratteristiche citomorfologiche diverse a seconda del tessuto nel quale si sono localizzati:

  • Nel fegato rivestono i sinusoidi vascolari e prendono il nome di cellule di Kupffer.
  • Nel sistema nervoso centrale sono stati denominati cellule della microglia.
  • Nel polmone prendono il nome di macrofagi alveolari.
  • Nell’osso invece osteoclasti.
  • A volte sviluppano un abbondante citoplasma e per la somiglianza con le cellule epiteliali cutanee sono state chiamate cellule epitelioidi.
  • Altre volte più macrofagi possono fondersi insieme per formare le cellule giganti multinucleate (cellula di Langhans).

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