Obama lancia la sfida: “Entro il 2030 primi uomini su Marte”

obama-annuncia-grande-progetto-entro-il-2030-primi-uomini-su-marte

“Abbiamo fissato con chiarezza un obiettivo vitale per la storia dell’America nello spazio: inviare esseri umani entro il 2030 e farli ritornare sani e salvi, con l’ambizione definitiva di fare in modo, un giorno, che possano restare lì per un tempo prolungato“, ha scritto il Presidente Usa sul sito della Cnn. Ebbene si, un grande progetto dunque quello annunciato dal Presidente degli Stati Uniti, aggiungendo di essere al lavoro in partnership con delle aziende private per inviare degli uomini su Marte, una missione con l’obiettivo di rendere la vita dell’uomo migliore qui sulla Terra.“Ottenere questo risultato richiederà la cooperazione tra il governo e il settore privato più innovativo, e già siamo ben messi su quella strada. Entro due anni compagnie private invieranno per la prima volta astronauti verso la stazione spaziale internazionale. Il prossimo passo è andare oltre i confini dell’orbita della Terra”, ha aggiunto ancora il Presidente Obama.“Habitat che possano sostenere e trasportare astronauti in missioni di lunga durata nelle profondita’ dello spazio. Queste missioni ci insegneranno come gli esseri umani possono vivere lontano dalla Terra, cosa fondamentale in vista del lungo viaggio verso Marte“,spiega il Presidente americano.

La notizia è stata commentata da Charles Bolden, amministratore capo della Nasa il quale ha dichiarato: “Siamo lieti di annunciare due nuove iniziative della Nasa che si basano sulla visione del presidente Usa e che prevedono l’utilizzo di partenariati pubblico-privati per consentire agli esseri umani di vivere e lavorare nello spazio in modo sostenibile“.In realtà di questo progetto si era già parlato nel 2010 e del resto l’alleanza fra Nasa ed aziende private sembra essere diventata in questi anni possibile ed anche operativa da quando magnati come Elon Musk con Space X, Jeff Bezos con Blue Origin avevano fatto intendere di essere interessati e di voler effettuare degli investimenti verso lo spazio, un settore che tra l’altro sembra garantire proventi non indifferenti che possono anche andare da 3 a 8 volte la cifra impiegata.

 Il Presidente Obama nel suo intervento, ha dunque fissato anche un chiaro traguardo, e stando a quanto emerso dalle sue dichiarazioni l’obiettivo di questo nuovo progetto non è quello di arrivare per primi sul Pianeta Rosso, ma quello di poter rimanere li per un periodo di tempo prolungato. Proprio a tal riguardo, Obama in un’editoriale pubblicato sul sito della Cnn, aveva dichiarato: “Un giorno spero di potere issare i miei nipoti sulle spalle. Guarderemo ancora con meraviglia verso le stelle, come hanno fatto gli umani dall’inizio dei tempi. Ma invece di attendere con ansia il ritorno dei nostri intrepidi esploratori, sapremo che grazie alle scelte fatte oggi, saranno andati nello spazio non solo per visitarlo, ma per rimanerci e, facendo questo, per rendere migliori le nostre vite sulla Terra”.

Barack Obama sogna di essere vivo il giorno in cui la prima spedizione umana arriverà a colonizzare il pianeta Marte. Il presidente americano vuole issare quel giorno sulle sue spalle uno dei nipotini che le due figlie potrebbero avergli regalato, proprio come suo nonno issò un Obama bambino, con la bandierina americana in mano, il giorno che altri astronauti ammararono al termine di una delle missioni di preparazione allo sbarco sulla luna, e nonno e nipote li accolsero in una parata celebrativa alle Hawaii. Obama ha affidato quel sogno ad un proclama pubblicato ieri dalla CNN, un po’ come JFK aveva fatto con il suo celebre discorso del 1962, che rilanciava la sfida spaziale e aprì le porte alla corsa verso la Luna.

Nel suo scritto, Obama indica approssimativamente la data di arrivo per il programma nella decade dei 30, e specifica le tappe necessarie per giungere alla meta. Il presidente americano si trova al momento in una sorta di terra di mezzo. Da una parte è impegnato a far campagna a fianco della collega di partito Hillary Clinton per la successione alla Casa Bianca. Esegue questo compito con trasporto e intensità, come ha fatto ieri in un comizio elettorale a Greensboro in Nord Carolina nel quale è tornato a stigmatizzare l’immaturità di Donld Trump e la sua inadeguatezza a rivestire la massima carica pubblica del paese. Dall’altra sta prendendo lentamente le distanze dalla poltrona che consegnerà il prossimo gennaio al suo successore, ed è quindi concentrato a ritoccare l’immagine che consegnerà alla storia e al suo paese al momento di ritirarsi a vita privata. In quella immagine la visione di un’America ancora lanciata sulla strada del progresso scientifico e della conquista di primati è un messaggio che gli sta molto a cuore, anche perché aiuta gli americani a distaccarsi dalla quotidianità di un dibattito elettorale relegato ad un livello molto più basso, al limite dello scurrile.

La sfida per la conquista di Marte era parte del primo discorso che Obama pronunciò dopo l’insediamento alla Casa Bianca. Nel 2010 era tornato a ribadire la priorità del traguardo in un discorso pronunciato al Kennedy Space Center, nel quale aveva fissato la scadenza per il 2040. Il proclama di ieri anticipa quella data di quasi un decennio, e spiega che la strada che sta permettendo di abbreviare i tempi è l’apertura delle missioni alla partecipazione delle aziende private.

«Oggi, grazie alle solide fondazioni costruite nel corso di decenni dalla Nasa, un migliaio di società private partecipano ai programmi spaziali – si legge nel messaggio presidenziale – e un terzo delle attività correlate sono passate dalla mano pubblica a quella della società civile». Sette tra queste aziende sono state scelte dal governo Usa per ricevere finanziamenti pubblici che li aiuteranno a portare a compimento la complessa attività scientifica e l’ambizioso progetto ingegneristico necessario per il successo. Tra queste ci sono certamente la Space X di Elon Musk che da tre anni sta mandando rifornimenti regolari alla volta della Stazione Spaziale, e la Mars One di Bas Lansdorp, la quale sta costruendo i moduli abitativi nei quali i primi viaggiatori dovranno rifugiarsi per sopravvivere all’alta concentrazione di anidride carbonica dell’atmosfera marziana.

Un centinaio di persone tra le 200.000 che avevano fatto domanda si stanno addestrando a turno in una base desertica nelle Hawaii a produrre alimenti e adattarsi alla vita di reclusione, due standard di vita che per i primi esploratori potrebbe diventare un viaggio senza ritorno. Elon Musk sta invece disegnando con l’ITS (Interplanetary Transport System) un vettore gigantesco capace di trasportare 100 persone, e razzi alimentati a metano che potrebbero essere riforniti di carburante anche sulla superfice marziana, e permettere quindi il ritorno degli astronauti. Obama si appresta a fare il punto dello stato attuale della ricerca e delle tappe future per realizzare il sogno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.