Obama e Putin a colloquio, uniti verso contro l’Isis e per il cessate-fuoco in Siria

Stretto accordo tra il Presidente russo Vladimir Putin e quello americano Barack Obama i quali hanno insieme concordato sulla necessità di collaborare ed agire contro l’Isis. I due presidenti non hanno avuto un incontro privato faccia a faccia ma solo telefonico, ma si sono trovati subito d’accordo sul progetto di collaborazione che li vedrà impegnati nei prossimi mesi al solo fine di combattere e distruggere una volta per tutte l’Isis. Per raggiungere questo obiettivo però i due leader hanno trovato una convergenza sull’opportunità di stabilire stretti contatti di lavoro e tra il ministero della Difesa russo ed il dipartimento della difesa statunitense. Nel corso della telefonata Barack Obama avrebbe chiesto a Vladimir Putin di fermare i bombardamenti contro l’opposizione siriana, e proprio lo stesso Presidente degli Stati Uniti avrebbe poi riferito alla stampa di aver comunque voluto insistere sull’importanza che nelle aree assediate arrivino al più presto degli aiuti umanitari ed ancora avrebbero insistito sulla necessità che queste ostilità finiscano una volta per tutte.

Dunque il colloquio avvenuto ieri tra i due presidenti ha comunque l’obiettivo di applicare l’accordo sulla Siria siglato a Monaco, il quale prevede una temporanea cessazione delle ostilità in Siria, una pausa delle armi che da quanto sembra dovrebbe arrivare a breve. In una nota diffusa dal Cremlino e resa pubblica da Interfax si legge quanto segue: “Collaboreranno dunque le agenzie diplomatiche e altre strutture allo scopo di attuare la dichiarazione dell’International Syria support group adottata a Monaco”. Intanto nelle ultime ore è intervenuto anche il ministro degli esteri saudita Adel al-Jubeir il quale avrebbe riferito:

La Russia fallirà nel suo tentativo di salvare Bashar al Assad, così come l’Iran.” Mosca deve fermare i suoi raid aerei contro l’opposizione moderata siriana.La caduta di Assad è solo questione di tempo, prima o dopo il regime cadrà, aprendo la strada per una nuova Siria senza Assad”, ha concluso Jubeir.  Tra i tanti temi affrontati nel corso della telefonata tra Barack Obama e Vladimir Putin anche il terrorismo e la lotta contro l’Isis e come già anticipato i due leader hanno sottolineato l’importanza di agire con particolare urgenza rafforzando i contatti tra i vertici militari dei due paesi per combattere l’Isis e le altre organizzazioni terroristiche.

 Ultimo tema affrontato nel corso della telefonata avvenuta ieri tra i due leader è stato anche quello legato all’Ucraina ed a tal riguardo Putin ha detto di auspicare che Kiev faccia dei passi in avanti molto concreti per avviare un dialogo diretto con il Donbass. Tornando alla questione legata alla Siria, nei giorni scorsi è intervenuto Mogherini, il quale avrebbe dichiarato che purtroppo in Siria non c’è soluzione puramente militare. “C’è stata una presa di responsabilità della comunità internazionale, che in un momento di stallo dei negoziati, avviati e sospesi a Ginevra, ha assunto su di sé il compito di dare una spinta a tradurre in pratica accordi già presi, verificando con le parti internazionali e regionali le condizioni per far cessare le ostilità e sbloccare l’accesso agli aiuti umanitari. Serviva che tutti, da Stati Uniti e Russia fino a Turchia e Arabia Saudita, si impegnassero in tal senso. Lo abbiamo fatto giovedì notte con la creazione di due task force”, dichiara Mogherini.

Se telefonando. Barack Obama chiama Vladimir Putin, e questo gesto sembra già sciogliere gli scenari da «guerra fredda» evocati dal premier russo Dmitri Medve- dev appena il giorno prima, a Monaco di Baviera, con l’inchiostro ancora umido sugli accordi di «cessazione delle ostilità» in Siria. E l’immagine di una telefonata risolutiva è suggerita dal ministro britannico degli Esteri, Philip Hammond: «C’è un uomo in questo pianeta al quale basterebbe una telefonata per porre fine alla guerra civile, e questo uomo è Putin».

Il riferimento di Hammond è all’influenza che il presidente russo esercita su Damasco. Una consapevolezza probabilmente anche di Obama, che ha chiamato il presidente russo blandendolo. Il presidente degli Stati Uniti ha chiesto a Putin di cessare i bombardamenti in Siria contro quella che Washington definisce «opposizione moderata» del dittatore Bashar al Assad. Ma il tono della telefonata, così come riportato dalle note ufficiali, è stato all’insegna della distensione, della collaborazione e del ruolo determinante di Mosca. «In particolare – è la nota della Casa Bianca – il presidente Obama ha enfatizzato l’importanza per la Russia di giocare ora un ruolo costruttivo ponendo fine alla campagna aerea contro le forze dell’opposizione moderatain Siria».

Mosca ha peraltro sempre negato di bombardare civili o insorti che non fossero «terroristi», e ieri aveva di nuovo colpito con i suoi raid nelle province di Aleppo e Latakia. Ma ora Putin vede riconosciuto pienamente il suo ruolo di leader, e su questo probabilmente fa leva Obama. Le due potenze, dice ancora la nota di Washington, manterranno le comunicazioni per arrivare a una tregua effettiva (mancano quattro giorni al termine prefissato per un “cessate il fuoco”) e collaboreranno per facilitare gli accessi umanitari alle città ancora sotto assedio (dall’esercito come dagli insorti). Il primo importante convoglio umanitario di medicinali è già arrivato a Douma, in mano agli insorti e assediata dalle truppe di Assad, mentre altri verranno consegnati tra domani e dopodomani. Non solo: i due ministeri della Difesa collaboreranno con «stretti contatti» in chiave anti-Isis.

Cosa è successo dai toni minacciosi di sabato a ieri? Sembra abbia prevalso il buon senso, quando tutto sembrava destinato ad affossare i fragili buoni propositi della conferenza di Monaco. Addirittura Obama e Putin si sono trovati (il primo magari con qualche sforzo) in sintonia sull’Ucraina, augurandosi entrambi che Kiev solleciti il dialogo con la regione secessionista del Donbass. Una nota che responsabilizza Mosca su Damasco. Anche se il premier Me- dvedev continua ad argomentare la difesa del ruolo di Assad: noi non lo sosteniamo, ma è il presidente legittimo, che piaccia o no. E toglierlo di mezzo «porterebbe al caos». Si è visto – ha detto ancora il premier russo – cosa è successo in Libia forzando le cose.

Ma non ci sono solo le bombe russe sul corpo martoriato della Siria. La Turchia ieri ha continuato a bombardare i curdi da una frontiera all’altra, e qui sono intervenute la Francia, chiedendo ad Ankara di fermarsi, e ancora gli Stati Uniti, invitando a concentrarsi contro l’Isis. Damasco, da parte sua, accusa Ankara di avergli bombardato l’esercito, e denuncia all’Onu che sarebbero entrati in territorio siriano un centinaio di militari turchi, al valico di Bab al-Salameh, nei pressi dell’aerea di Azaz colpita dall’artiglieria di Ankara. Appena il giorno prima truppe saudite si erano appostate in Turchia, in prossimitàdel confine con la Siria. E il premier turco Ahmet Davoto- glu risponde a Parigi parlando con…Berlino. Alla cancelliera Angela Merkel, Davotoglu dice che continueranno i bombardamenti contro i curdi-siriani accusati di essere «terroristi» collegati al Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan, illegale in Turchia). In questo scenario, con i sauditi che – sempre con l’alibi della lotta al terrorismo – sono pronti a lanciare dalla base turca di Incirlik i propri caccia, ma poi nelle dichiarazioni ufficiali sostengono che la caduta di Assad è questione di tempo, l’Iran a sua volta minaccia di prendere «le misure necessarie». Con realismo Federica Mogherini, Alto rappresentante per gli Esteri della Ue, dice che l’intesa di Monaco se non altro sta agevolando gli aiuti umanitari. Dopo cinque anni di guerra, la pace ha ancora troppi nemici.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.